Berlino. Louise Bourgeois: The Woven Child al Gropius Bau.

Berlino. Louise Bourgeois: The Woven Child

“Venivo da una famiglia di riparatori. Il ragno è un riparatore. Se colpisci la ragnatela di un ragno, non si arrabbia. La tesse e la ripara”.

— Louise Bourgeois

Bourgeois, ( 1911-2010) nella sua ultima ricerca, ha forgiato un corpus di opere incentrati sull’ esplorazione dell’identità, della sessualità, relazioni familiari, riparazione e memoria. In quest’ ultimo corpus di opere, The Woven Child ha indagato “il potere magico dell’ago… riparare il danno” offrendo “una pretesa di perdono”.

A partire dalla metà degli anni ’90 e fino alla sua morte nel 2010, Bourgeois ha creato una gamma di sculture sorprendentemente fantasiosa e psicologicamente carica mediante materiali come tessuti domestici, inclusi vestiti, biancheria e frammenti di arazzi, spesso provenienti dalla sua stessa famiglia e dalla sua storia personale. Questo allontanamento dai materiali scultorei tradizionali ha rappresentato un ritorno alle radici dell’artista. Il legame di Bourgeois con il tessuto è iniziato nella sua infanzia, durante la quale ha aiutato la sua famiglia in Francia nell’atelier di restauro degli arazzi. La sua decisione di creare opere d’arte dai suoi vestiti e tessuti per la casa è stata quindi un mezzo per trasformare e preservare il passato evitando l trauma della separazione o dell’abbandono.

Per Louise Bourgeois, pertanto, il cucito, la tessitura e la riparazione sono fondamentali.

Ora, alla Gropius Bau, Stephanie Rosenthal, la Direttrice,

esamina le 89 opere di The Woven Child, gamma completa di opere d’arte in tessuto che Bourgeois ha prodotto durante i suoi ultimi due decenni. La mostra comprende importanti installazioni, in particolare molti dei “Poli” e delle monumentali “Celle” di Bourgeois, in cui configurazioni sospese di vecchi vestiti, sottovesti e altri indumenti fanno riferimento direttamente alla sua storia personale. L’imponente installazione Spider (1997) e il relativo pezzo Cell, Lady in Waiting (2003), incorporano frammenti di arazzi antichi.

Bourgeois considerava il ragno sia come protettore che come predatore e lo associava a sua madre, una tessitrice e restauratrice di arazzi. La sua capacità di tessere una rete dal proprio corpo era una metafora che Bourgeois ha utilizzato anche per descrivere il suo processo artistico ed è un’immagine particolarmente toccante all’interno di questa rassegna del suo lavoro sui tessuti.

ullstein bild Getty Images

La mostra, inoltre, presenta una selezione significativa delle teste di tessuto dell’artista, che rivelano l’ampia gamma di espressioni che ha elaborato in questi ritratti inquietanti e di grande impatto.

Julienne Lorz è la co-curatrice di The Woven Child, composta da sculture, vivaci disegni su tessuto, libri, stampe e collage di Bourgeois.

The Woven Child è curata da Ralph Rugoff, direttore della Hayward Gallery e Julienne Lorz, ex capo curatore del Gropius Bau. La mostra è organizzata dalla Hayward Gallery, Londra, in collaborazione con il Gropius Bau di Berlino. La mostra è accompagnata da un ricco catalogo con saggi di Ralph Rugoff, pubblicato da Hayward Gallery Publishing e Hatje Cantz, oltre a un programma pubblico di conferenze ed eventi.

Anna Maria Di Paolo

Gropius Bau. Louise Bourgeois: The Woven Child

Niederkirchnerstraße 7, 10963 Berlin, Germany

22 July – 23 October 2022

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UNA GRANDE STAGIONE PER I TRE MUSEI STATALI SUL GARDA. Desenzano, Villa Romana – Castello Scaligero di Sirmione, Grotte di Catullo

UNA GRANDE STAGIONE PER I TRE MUSEI STATALI SUL GARDA

Desenzano, Villa Romana – Castello Scaligero di Sirmione, Grotte di Catullo

Una grande stagione per i
tre Musei Statali sul Garda.

The Best Scaliger Castle (Castello Scaligero) Tours & Tickets 2020 ...

Sirmione. Castello scaligero

Il lago di Garda, dopo la pandemia, ripropone, per la stagione turistica culturale nazionale e internazionale, un pregevole sistema museale statale con restauri del Castello Scaligero e delle Grotte di Catullo di Sirmione, oltre che della Villa Romana di Desenzano.

Sono tre complessi monumentali, molto visitati tanto che si collocano nel novero dei 30 dei musei italiani più visitati.

La Villa Romana di Desenzano, avrà una nuova copertura dei pavimenti in mosaico e la protezione inoltre coinvolgerà anche i percorsi e l’Antiquarium.

Pavimentazioni a mosaico della Villa Romana di Desenzano del Garda

La villa fruiva di un’eccellente situazione ambientale, ora area archeologica, I sec. D. C. e paesaggistica, ampia zona verde, essendo situata poco a Nord della via Gallica, che collegava Bergomum, Brixia e Verona, in una splendida posizione lungo la riva meridionale del lago di Garda.

Da Desenzano a Sirmione ecco il Castello Scaligero e le Grotte di Catullo dove il restauro coinvolgerà le murature esterne della darsena fino ai paramenti murari del fortilizio sul lago.

Grotte di Catullo

Un progetto artistico, multimediale e immersivo ricostruirà emotivamente le travaganze Imperiali, e così la mostra-evento nei mesi di giugno e luglio abbinerà a bellezza dell’antico e del contemporaneo in una cornice storica e paesaggistica unica la cui peculiarità è stata ampiamente compresa da anni dai tedeschi che qui hanno acquistato case e fatto man bassa delle ville, inaccessibili per prezzo agli stessi italiani.

In questa meravigliosa cornice, dunque, la Direzione della Regione Lombardia ha impiegato le sue energie economiche non solo per la salvaguardia, ma anche per la valorizzazione del grandioso complesso archeologico attraverso interventi di restauro, pulizia e consolidamento dei resti romani.

A tutto ciò si affianca il recupero dell’antico oliveto, ricco di esemplari plurisecolari, ulteriore patrimonio paesaggistico e naturalistico in un contesto perfetto oltre che di pratica produttività. Le olive di queste antiche piante danno infatti luogo ad una delle eccellenze dei luoghi col marchio “ olio del Garda” delicato e un po’ fruttato. Non è più certamente ricavato dagli antichi frantoi di epoca romana, ma con alta tecnologia che ne esalta tutte le caratteristiche conservando quell’ eccellenza attestata non solo da Virgilio, ma anche da Goethe, Carducci e D’Annunzio.

Oliveti a Lago

Del resto la sua alta qualità, al tempo destinata a pochi, era proibitiva ai più tanto che “cinque kg di olio gardesano valevano quanto un maiale molto grande”!!! Ora per fortuna non è più così; si è creata inoltre una sorta di “estetica” dell’ulivo, potato come un salice piangente e dal 1968, la rinominata “Riviera degli Ulivi” continua a far parte integrante di questo paesaggio archeologico e paesaggistico unico, che può reggere il confronto anche con la costiera amalfitana.

In sintesi, è bene conoscere questo prezioso patrimonio italiano tra cui il promontorio delle Grotte di Catullo, la Spiaggia conosciuta “Lido delle Grotte”, un angolo di paradiso che persino il Guardian ha inserito tra le dieci più belle spiagge del pianeta.

Anna Maria Di Paolo

Direzione regionale Musei Lombardia

drm-lom.comunicazione@beniculturali.it

Ufficio Stampa: Studio Esseci – Sergio Campagnolo

roberta@studioesseci.net, referente Roberta Barbaro

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Mantova. “L’arte di raccontare senza parole”di Stefania Aldi

Mantova. “L’arte di raccontare senza parole”di Stefania Aldi

Alla Galleria “Arianna Sartori” di Mantova va in scena la

pittura di paesaggio, oggi inusuale e al di fuori delle convenzioni compositive accademiche.

Stefania Aldi, in effetti, elabora una pittura di paesaggio con un’inventiva che attrae lo sguardo e affascina la mente. Pur essendo visto oggi il paesaggio un po’ controcorrente, dopo una tradizione secolare e numerosi capolavori, è stato da lei scelto comunque come soggetto della sua ricerca, e se ci si può sorprendere, a ben guardare, si deve convenire che Stefania Aldi sa dipingere e vuole comunicare, al di là del pregiudizio estetico sul genere, un fortissimo sentire della natura. Nei suoi quadri infatti mancano ponti, case e persone per cui la varietà delle scene naturali è data solo dalla luce che illumina tutta la costruzione sapiente della tela.

La singolarità dei suoi dipinti evoca delle atmosfere leggere, raffinate e al contempo composite, ottenute, cogliendo della realtà le sfumature percettive mediante riverberi. Il suo e’ un discostarsi dal linguaggio informale recuperando il dato figurativo come strumento del suo intuire intimo e anche di un garbato dissenso della cultura vigente. Ne ricava così pittoricamente una “forma di astrazione” raggiungendo in qualche quadro taluni toni iperrealisti sebbene i suoi paesaggi, nonostante i contrasti di luce e l’uso accorto dei colori, non diventino vere e proprie oasi oniriche.

Insomma i paesaggi sono si’ ispirati al mondo che la circonda e sono pertanto luoghi fisici, tuttavia essi rimangono luoghi anonimi che l’artista sceglie quasi fossero quelli privilegiati dell’ accoglienza.

Si potrebbero interpretare i suoi paesaggi come una semplice distensione della mente, e ci sta, ma a ben guardare sono un velato commento sul rapporto tra l’uomo e l’ecosistema nel dilagante disastro ambientale colpevolmente rincorso dall’ industrializzazione e urbanizzazione che ha progressivamente allontanato l’individuo dalla Natura pensando alla quale Stefania Aldi ha creato, in contrappunto, la sua “riserva“ naturale

Anna Maria Di Paolo

Stefania Aldi, classe1957, è nata a Mantova dove vive e lavora.

Diplomata con maturità artistica come maestro d’arte e delle arti applicate, ha collaborato con due studi di Mantova per il restauro di tele e cornici. Espone dal 1977.

Mantova. Galleria “Arianna Sartori” Via Cappello 17,

dal 21 maggio al 9 giugno 2022.

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Venezia. Alla Fondazione Bevilacqua La Masa la mostra Poison Green

ATELIER BLM – crediti Giorgio Bombieri

Venezia Alla Fondazione Bevilacqua La Masa si è aperta la mostra Poison Green. Il tradizionale evento espositivo, con opere degli artisti degli Atelier 2021-2022, conclude il programma degli studi, assegnati annualmente a 15 giovani artisti meritevoli. La mostra, a cura di Eva Comuzzi, presenta al pubblico le opere di: Enrico Antonello, Gabriele Bortoluzzi, Clelia Cadamuro, Saruul Davaapurev, Beatrice Favaretto, Silvia Giordani, Jingyun Wang, Bogdan Koshevoy, Elisabetta Mariuzzo, Vittoria Mazzonis, Eliel David Perez Martinez, Beatrice Riva, Ilaria Simeoni, Fabiano Vicentini, Marco Zilja. Il titolo della mostra, nasce da una prima suggestione avuta dalla curatrice visitando gli studi degli artisti, dove il tema predominante è subito apparso il paesaggio. Il colore verde che lo connota è da sempre portavoce di forti contraddizioni tanto da essere al contempo correlato sia alla natura che all’artificio, alla medicina e al veleno, al fatato e al demoniaco, alla speranza e all’invidia.

Clelia Cadamuro, Animabilia

È il verde petrolio della laguna e quello del marmo di Tessaglia che con le loro cangianze hanno affascinato artisti di tutti i tempi, da Veronese a Fortuny, i quali hanno cercato di riproporlo sulle loro stoffe preziose. Proprio perché instabile – un tempo infatti la sua brillantezza non durava che un attimo – era considerato il colore dell’effimero, del lezioso, delle feste. Essendo il colore della natura inoltre è diventato oggi il simbolo del futuro, dell’ecosostenibilità e della salvezza del pianeta. Poison Green si fa pertanto portavoce delle incongruenti posizioni che caratterizzano il momento in cui viviamo, che da un lato spinge verso un rallentamento del tempo e un ritorno alla natura, dall’altro ne attua una silente ma feroce distruzione.

Il programma di residenze dell’Istituzione Fondazione Bevilacqua La Masa è uno dei più antichi programmi di ospitalità in spazi di lavoro per giovani artisti, organizzato da una Istituzione che vanta più di 100 anni di storia. Ogni anno gli Atelier situati nei prestigiosi spazi di Palazzo Carminati a San Stae, e nel chiostro dei SS Cosma e Damiano alla Giudecca vengono assegnati ai più meritevoli tramite un bando specifico.

Galleria di Piazza San Marco, 71/c

Fino al 5 giugno 2022

da mercoledì a domenica, dalle 10.30 alle 17.30 ingresso libero

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AFRO 1950-1970DALL’ITALIA ALL’AMERICA E RITORNO /FROM ITALY TO AMERICA AND BACK. Venezia, Ca’ Pesaro

AFRO 1950-1970
DALL’ITALIA ALL’AMERICA E RITORNO /
FROM ITALY TO AMERICA AND BACK

Venezia, Ca’ Pesaro
Galleria Internazionale d’Arte Moderna


Ca’ Pesaro, in concomitanza con la prossima Biennale Arte, ha ripreso le attività culturali ed espositive partendo dalle proprie collezioni di pittura, privilegiando le opere di Afro Basaldella, uno dei maestri dell’arte italiana del secondo dopoguerra.

Afro, la cui ricerca ne fa una figura centrale dell’Astrattismo internazionale, si forma tra Venezia e Roma.

Nato a Udine nel 1912, approfondisce la conoscenza dell’arte del Rinascimento, da Tiziano a Tintoretto, fino al Seicento e si avvicina, dagli anni Trenta allo scoppio della Seconda Guerra mondiale, agli artisti coevi sia a Venezia sia a Roma confrontandosi con Mario Mafai, Scipione, Giuseppe Santomaso, Corrado Cagli, e tra altri Armando Pizzinato. A Milano, inoltre, frequenta lo studio di Ennio Morlotti e di Arturo Martini divendo amico anche di Renato Birolli. Il suo entusiasmo lo porta ad aderire per breve tempo al Gruppo degli Otto con Birolli, Morlotti, Antonio Corpora, Mattia Moreni, Giulio Turcato, Emilio Vedova e Santomaso, sebbene ami mantenersi sempre indipendente.

Dal 1949 inizia anche un’intensa attività espositiva a New York dove partecipa alla mostra famosa *Twentieth Century Italian Art* tenuta al MoMA e nel 1950, invitato da Catherine Viviano, espone nella sua galleria sempre New York, continuando poi il sodalizio artistico con numerose altre mostre monografiche fino al 1968.

Afro, così, nella grande mela conosce le opere di Arshile Gorky e altre le vede a Roma dove arrivano, in momenti diversi, numerosi artisti americani come Cy Twombly, Philip Guston, Robert Rauschenberg, Conrad Marca- Relli, Sebastiàn Matta e Willem de
Kooning. Con quest’ultimo nasce una particolare corrispondenza artistica e umana tanto che Afro gli presta il proprio studio nel 1959.

Ora, il Solomon Guggenheim Museum di New York, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e Ca’ Pesaro rendono omaggio ad Afro con un’ importante esposizione. Del resto è noto che Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia possiede molte opere di Afro proprio del periodo dell’intenso rapporto tra l’arte italiana e quella americana al nascere dell’espressionismo astratto e dell’action painting.

Gli Anni Cinquanta sono il periodo in cui Afro diventa l’artista italiano più conosciuto ed apprezzato dal collezionismo americano.
Ed è così che ora, anche con la collaborazione della Fondazione Archivio Afro e prestiti nazionali e internazionali rilevanti, tra cui i capolavori conservati presso il Centre Pompidou di Parigi, si fa una sintesi articolata e interessanti riflessioni sulla ricerca dell’arte moderna relativa.

I quadri di Afro, i disegni e preziosi materiali d’archivio, in tutto 45 capolavori della mostra, illustrano pertanto gli anni cruciali della ricerca di Afro, un linguaggio originale unisce la cultura della pittura veneziana col suo tonalismo con le riflessioni sul cubismo sintetico e sull’astrattismo a contatto con l’arte americana.

L’opera di Afro, distribuita nelle accoglienti grandi sale del secondo piano di Ca’ Pesaro, ci dona una rappresentazione di oggetti e di figure simbolica trasformata in una espressione emotiva di pura astrazione. Un racconto poetico e coinvolgenti in cui il colore, la linea e il movimento creano il suo espressionismo astratto.

Una selezione di opere di artisti legati alla vita e alla produzione di Afro negli anni della maturità come Matta e Scialoja, Arshile Gorky e Willem De Kooning conclude questa interessante mostra a cura di Elisabetta Barisoni e Edith Devaney
In collaborazione con Fondazione Archivio Afro
con il sostegno di BNL. La direzione scientifica è di Gabriella Belli.

Anna Maria Di Paolo

AFRO a Ca’ Pesaro Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Santa Croce 2076, Venezia, fino al 23 ottobre 2022

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Venezia. 59esima Esposizione internazionale d’arte 2022

Venezia. 59esima Esposizione

All’insegna della pandemia e ora della guerra in Ucraina, l’Edizione della Biennale Arte di Venezia 2022 ha preso avvio da “Il latte dei sogni”, titolo di un libro di favole di Leonora Carrington, scrittrice e pittrice britannica (1917-2011), artista surrealista dal variegato mondo magico e fantastico.

E, come sempre, quando si vuole fuggire dalla realtà ci si rifugia nel sogno!

Questa edizione della Biennale Arte, diretta da Cecilia Alemani e presieduta da Roberto Cicutto, si articola su tre aree tematiche: la rappresentazione dei corpi e le loro metamorfosi, metamorfosi fisiche e di individualità post-umane, legami tra il razionale e l’onirico con multiculturali performance; la relazione tra gli individui e le tecnologie, ampia tematica sempre più presente nelle nostre vite, e la focalizzazione sull’identità di genere.

Presenti 213 artiste e artisti provenienti da 58 Paesi, sono 1.433 le opere e gli oggetti esposti, e 80 le nuove produzioni.

Si è utoescluso il Padiglione Russia.

All’interno della narrazione generale si snodano cinque piccole mostre tematiche distribuite al Padiglione Centrale e alle Corderie che mettono in relazione opere del passato e creazioni recenti che evidenziano ricerche storiche di artiste delle avanguardie storiche come Leonor Fini, Carol Rama, Dorothea Tanning e Remedios Varo.

E poi un focus sulla Poesia Visiva e Concreta, presente già alla Biennale Arte 1978, con le poesie concrete di Mirella Bentivoglio.

Conservazione e innovazione è dunque la consueta antinomia della Biennale di Venezia tra le opere che si snodano tra i padiglioni ai Giardini e all’Arsenale.

Nel Padiglione tedesco, Maria Eichhorn (Bamberga, 1962) ha elaborato un progetto di sottrazione: toglie infatti l’ intonaco alle pareti e la copertura del pavimento mostrando le fondamenta del padiglione stesso che così crea un senso di disfacimento e distruzione programmata.

Simile operazione, ma di rifacimento ha operato nel Padiglione della Spagna – Ignasi Aballí (Barcellona, 1958 )

“Correzione” dello stesso spazio espositivo: un progetto concettuale col quale ha “corretto” con una rotazione di dieci gradi la struttura del Padiglione stesso, costruito dall’architetto Javier Luque nel 1922 e a cui negli anni Cinquanta Joaqúin Vaquero aveva aggiunto una lineare facciata. Bea Espejo, curatrice del Padiglione dice che “La rotazione è un gesto fisico che implica una lettura simbolica. Funziona come meta-esposizione: un progetto artistico con l’antitesi “tra dritto e storto, pieno e vuoto, tra dentro e fuori, antico e nuovo, tra giusto e sbagliato, visibile e invisibile, tra copia e originale, architettura e scultura; tra una costruzione temporanea e una permanente”.

Nel Padiglione della Gran Bretagna, Sony Boyce (Londra, 1962) col progetto “Feeling her way” presenta una videoinstallazione con cinque schermi in cui altrettante voci femminili compongono voce, suono, grido, corpi neri che si fondono in un unicum lirico.

L’altro progetto là presente è “Devotional”, tutto incentrato sulla musica Black.

Padiglione degli Stati Uniti

Simone Leight (Chicago, 1967), di origine giamaicana, con varie sculture in bronzo e ceramica di donne nere – infatti fa spesso uso di temi e stili prelevati dall’arte africana – racconta le tradizioni artistiche dell’Africa e della dispersione africana, con elementi di cultura afroamericana di cui troviamo all’ingresso una enorme scultura in cui giganteggia un corpo nero femminile cui fa da sfondo una conchiglia su un tumulo di paglia.

Padiglione della Francia – Zineb Sedira (Parigi, 1963)

Zineb Sediraè, artista araba, nata in Francia da genitori algerini, con “Les rêves n’ont pas de titre” / I sogni non hanno titolo, confronta cinema italiano e francese degli anni ’60 mescolando cinema-sogno e realtà in un ambiente domestico con letto, tavolino, mobile bar che raccontano il passato coloniale della Francia e la storia dell’Algeria attraverso la musica, la danza e il cinema, da Lo straniero di Camus a Luchino Visconti.

Per il Padiglione del Belgio, Alÿs

. The Nature of the Game – Francis Alÿs. Credit: Roberto Ruiz.)

presenta dei film realizzati in Afghanistan, Belgio, Canada, Repubblica Democratica del Congo, Hong Kong, Messico e Svizzera, luoghi in cui le “occasioni” della vita l’ hanno condotta. Per Alÿs, riprendere dei bambini in uno spazio pubblico è un modo per stabilire un contatto con un luogo e fare una conoscenza preliminare dei suoi codici socioculturali: ed è da questo primo momento di osservazione che nasce il suo progetto di tipo documentaristico. 

Padiglione Italia

Con “Storia della notte e destino delle comete” presenta

uno specchio che riflette la realtà tragica di questi tempi e indicare a “che punto siamo della notte e siamo a un punto molto fondo della notte: c’è una catastrofe economica, una catastrofe ambientale, c’è una guerra. Direi che più notte di così è difficile” dice Gian Maria Tosatti, unico artista del padiglione, in concerto con Eugenio Viola, curatore.

Il padiglione, mutato a livello spaziale, rimanda alla precarietà dell’oggi che sottolinea Eugenio Viola riguarda ognuno di noi, parte dalla relazione tra l’uomo e l’ambiente circostante. Ci sono echi, per esempio, della Dismissione di Ermanno Rea, parte della storia della dismissione dell’Ilva di Bagnoli, quindi una storia di Napoli, però ci si specchia un po’ tutta l’Italia”.

padiglione iItalia, dell’artista Gian Maria Tosatti

Tra moltissime altre proposte, infine, si dà conto del Padiglione del Lichtenstein – creato da Visarte Lichtenstein, a cura di Letizia Ragaglia direttrice del Kunstmuseum – che misura 90 x 90 x 90 centimetri, è pertanto semovente e contiene 28 mini opere di artisti del Principato. E c’è anche un cataloghino della stessa taglia. Arte sostenibile di un Paese tra i più piccoli del mondo. Gli artisti presenti sono di diverse generazioni: Manfred Naesher (1973), Lilian Hasler (Arau, 1960), Karin Ospelt (1989) tra i 28 che hanno prodotto opere ridotte in scala.

La Biennale presenta in sintesi una marea di opere, come sempre, da vedere.

Anna Maria Di Paolo

59.a Mostra Internazionale d’Arte Venezia, 2022: fino al 27 novembre 2022.

Orari: Giardini / Arsenale / Forte Marghera, dal 23 aprile al 25 settembre, ore 11 – 19
dal 27 settembre al 27 novembre, ore 10 – 18.

Solo sede Arsenale, fino al 25 settembre: ven e sab fino alle ore 20. Chiuso il lunedì.

Acquisto biglietti esclusivamente online. Intero 25 euro.

Altre informazioni su: labiennale.org.

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ANGELA MARIA ZUCCHETTI

APPENA HO TEMPO

Angela Maria Zucchetti.

Appena ho tempo

Nella nuova raccolta di poesie “Appena ho tempo” Angela Maria Zucchetti assembla componimenti che vanno dal 1972 al 2021 e si diverte a proporli in ordine sparso, non cronologico, non si sa bene se per commuoversi e smarrirsi o se per farci perdere l’iter delle sue emozioni mandandoci in confusione; ma invece di annebbiarci, meglio ci fa cogliere nei versi il filo rosso delle sue sensazioni e della memoria.

Ed è così che attraverso il puzzle di versi nel tempo cogliamo e ricomponiamo il passaggio dalla poesia della passione e dell’entusiasmo a quella del disincanto “dell’ imperfettamente triste”. E quando in questa sua parabola del tempo trova sollievo nella primavera ecco che si rinnova il “ meno mi pesi col tempo che passa” o anche il “Mio è il silenzio” fino all’ l’arrivo di “Adesso il silenzio è perfetto, intatto, eterno, indistruttibile.”

Angela Zucchetti, come una musa inquietante della poesia, infrange e supera le frontiere dell’ovvio e della consuetudine con voce discordante e dissonante percorrendo l’equilibrio instabile di una malinconica aritmia.

Si districa tra metafore e assonanze “Maledettamente i giorni cominciano ad allungarsi…….e con loro la pena dei ricordi” e crea una spirale di energia su la giovinezza , la vita, la memoria, la solitudine, la paura, la natura, le piante e i suoi animali e dal tutto emerge l’altrove della tenerezza e dell’ironia, dell’equilibrio e dell’immaginazione.

Poesia visiva. “I poeti sono il sale della terra”

E se nella sua prima raccolta “Nata coi tacchi” l’abbiamo conosciuta poeticamente forte, baldanzosa, anzi sfrontata “Sfrontata colgo versi dal cielo alle piante caduti tra le foglie”, ora, scesa dai tacchi, ci mette in guardia dall’ ingabbiarla come “quella che scriveva di cani o di gatti o di altri animali”, versi del ‘95, in riferimento ai suoi canti amorevoli per gli animali domestici. La sua poesia ci avverte è anche altro, è quella che va zigzagando tra i meandri della morfologia della sua anima errante che non aspira all’oblio e al vuoto esistenziale, ma a cogliere l’essenza della vita.

Lei ama appoggiarsi sul “ lusso della normalità” e “prestata alla vita” va in compagnia “di strade interiori. Forti amici sicuri. Fidati come la morte. Immensi come la vita”. E inoltre non manca “la fede (sarà) intatta nell’angoscia del persistere” in una percezione della vita e e della gioia, della speranza e del dolore cosmico che si riflettono in un’ atmosfera diafana.

Angela, insomma, comunica, attraverso un cammino di disincanto, la meraviglia del suo flusso di pensieri intimi e fragili, solitari e libertari mediante un incanto breve e lieve in cui disvela l’essenza del suo essere e della sua vita con leggerezza e incanto, intensità e disincanto che ingloba persone e animali “prede dell’Infinito / di pensieri gentili/ e senza tempo/ sui quali l’aria chiusa/ dalle finestre/ non ha avuto ragione. /. Ed infine, dall’ esordio dell’ “Appena ho tempo” giunge all’ ambivalente explicit feliciter “…….Vado”.

Nell’ emotività del tempo dello spazio e dell’ eternità Angela, pertanto, ci regala simboli, pensieri e immagini di senso recondito e suggestivo della realtà evocata con ritmo e suono improvvisi come solo sa raggiungere la poesia che esprime l’indicibile.

AnnaMaria Di Paolo

ANGELA MARIA ZUCCHETTI è nata nel 1953 a Rovato (Brescia). Una raccolta di ventotto liriche è stata pubblicata nel 1995 dalla rivista di estetica “Il Cobold”, diretta da E. Bonessio di Terzet dell’Università di Genova. Nel 1997 viene edita da Campanotto Editore “Nata coi tacchi”, una raccolta di sessantasette poesie con l’introduzione di Ettore Bonessio di Terzet. Nel 2010, 54 liriche sono raccolte col titolo di “Sia fatta la tua voluttà” , presentate da Rudolph Rainer con introduzione di Carlo Marcello Conti. Queste raccolte sono state presentate alla fiera del libro di Torino, al Castello di Belgioioso, e tra altri, alla Villa Mazzotti di Chiari. Letture si sono tenute a Milano, al circolo Culturale Scoglio di Quarto, al Palazzo della Provincia, all’AUSER e all’associazione Liberi Libri di Rovato.

Nel 2014 la Compagnia della Stampa ha curato l’edizione di “Seriamente finti / Fintamente seri” con disegni di Paolo Belotti. Nel 2018 sempre con Campanotto Editore viene edito “I Lasa Hapso non si vendono”. Da poco, 2022 , sempre Campanotto ha stampato “Appena ho tempo”.

Angela Zucchetti al lavoro di scrittura affianca anche una produzione di poesie visive, presenti in importanti collezioni e musei d’arte contemporanea.

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Città di Castello: ‘La Luce del nero” di Alberto Burri

Città di Castello: ‘La Luce del nero”

di Alberto Burri

Alberto Burri: Combustione Legno, 1955, Legno, vinavil, combustione su tela 88,5 x 160 cm

La ricerca di Alberto Burri sul colore nero iniziò con il materico Nero 1, nel 1948, in cui un piccolo quadrato azzurro nella tela risaltava cromaticamente il colore buio. Ma è negli anni Settanta e Ottanta che l’Artista sviluppò maggiormente l’intensità di questo colore nelle sue opere tanto che dipinse di un nero totale anche gli Ex Seccatoi del Tabacco di Città di Castello, edifici industriali che acquistò e restauro’ come sede del museo dei suoi cicli pittorici. Ed è proprio in questi grandi spazi degli Ex Seccatoi del Tabacco – che riaprono dopo 7 anni di lavori e 10 milioni di investimento – che si è appena inaugurata la mostra ”La Luce del nero”, a cura di Bruno Corà, presidente della Fondazione Burri, che in un saggio in catalogo sottolinea come il più scuro dei colori, il nero, diventa colore.

Alberto Burri: Ferro E, 1958, Ferro 102,5 x 88 cm

Accompagnano l’esposizione lavori di altri grandi artisti che ugualmente si sono confrontati col nero, maestri come Lucio Fontana, Enrico Castellani, Emilio Isgrò, Mario Schifano, Jannis Kounellis, Bizhan Bassiri, Hans Hartung e, tra altri, Parmiggiani, Nunzio, Lo Savio, Morris, Nevelson,, Soulages e Tàpies.

E nel segno del nero, del buio e della caecitas c’è il richiamo alla poesia e allo sguardo interiore in una percezione sensoriale che, tramite il linguaggio braille, consente anche agli ipovedenti di avvicinarsi ai materiali usati da Burri per la sua pittura “informale” . Così, toccando i pannelli in braille e le riproduzioni in scala con catrame, legno, pomice, ferro, plastica, tessuto, cellotex e caolino si ha una avvolgente esperienza.

La luce del nero

Infine, era anche imprescindibile il richiamo di Kazimir Malevič , protagonista della corrente Suprematista russa, che nel 1915 ideo’ il famoso Quadrato nero su fondo bianco, opera di cui in mostra viene riprodotta l’ l’immagine in una stampa.

Insomma, tanti grandi artisti del Novecento hanno utilizzato il nero, che ha preceduto la luce, e il cui concetto è stato esteso alla “materia oscura” dell’universo” e Burri, non da meno, ne ha fatto la centralità della sua ricerca in quel periodo.

A. M. D. P.

Louise Nevelson: Senza titolo, 1976, ca. Legno dipinto nero 243,8 x 122 x 49 cm

Città di Castello. Ex Seccatoi di Tabacco e Palazzo Albizzini 38 opere di Alberto Burri fino al 28 agosto.

Ufficio stampa: simone@studioesseci.net

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Biennale di Venezia nominati i membri della Giuria Internazionale della 59. Esposizione Internazionale d’Arte 2022

24 marzo 2022 – Il Cda della Biennale di Venezia ha nominato, su proposta della Curatrice Cecilia Alemani, i membri della Giuria Internazionale della 59. Esposizione Internazionale d’Arte (23 aprile – 27 novembre 2022), che risulta così composta:

Presidente della Giuria 2022

Adrienne Edwards (Presidente della Giuria) è Engell Speyer Curator e direttrice degli affari curatoriali presso il Whitney Museum of American Art, nonché co-curatrice della Whitney Biennial 2022. In precedenza, è stata curatrice di Performa a New York e curatrice generale del Walker Art Center di Minneapolis. Oltre a incarichi di performance interdisciplinari e progetti curatoriali, Edwards ha insegnato Storia dell’arte e Visual Studies alla New York University e alla New School e scrive per un’ampia gamma di pubblicazioni.

Lorenzo Giusti è direttore della GAMeC di Bergamo. Storico dell’arte e curatore, dal 2012 al 2017 è stato direttore del Museo MAN di Nuoro. Ha organizzato mostre e curato cataloghi dedicati a importanti personalità artistiche del XX secolo nonché ad autrici e autori contemporanei, collaborando con numerose istituzioni italiane e internazionali. È presidente di AMACI – Associazione dei musei d’arte contemporanea italiani.

Julieta González è direttrice artistica dell’Instituto Inhotim in Brasile. Curatrice e ricercatrice, opera all’intersezione tra antropologia, cibernetica, architettura, ecologia, ambiente costruito e arti visive. Ha ricoperto incarichi curatoriali presso importanti istituzioni tra cui Tate Modern, Londra; Museo Tamayo, Città del Messico; Museu de Arte de São Paulo (MASP); The Bronx Museum, New York; Museo de Bellas Artes de Caracas. Ha organizzato e co-organizzato oltre sessanta mostre e ha pubblicato numerosi saggi in cataloghi di mostre e pubblicazioni periodiche.

Bonaventure Soh Bejeng Ndikung è curatore free lance, scrittore e biotecnologo. Fondatore e direttore artistico di SAVVY Contemporary a Berlino, è anche direttore artistico di sonsbeek 20–24, mostra quadriennale di arte contemporanea ad Arnhem, nei Paesi Bassi. Insegna al Master of Arts in Strategie spaziali della Weißensee Kunsthochschule di Berlino. Dal 2023 assumerà il ruolo di direttore presso Haus der Kulturen der Welt (HKW) a Berlino.

Susanne Pfeffer è direttrice del MUSEUM MMK FÜR MODERNE KUNST di Francoforte. È stata direttrice del Fridericianum (2013-2017); curatrice capo del KW Institute for Contemporary Art (2007-2012); curatrice e consigliere del MoMA PS1 di New York; direttrice artistica della Künstlerhaus Brema (2004-2006). Pfeffer ha curato il padiglione svizzero alla Biennale Arte 2015. Curatrice del padiglione tedesco alla Biennale Arte 2017, ha ricevuto con l’artista Anne Imhof il Leone d’Oro per la migliore Partecipazione Nazionale.

La Giuria conferirà i seguenti premi ufficiali

Leone d’Oro per la miglior Partecipazione Nazionale

Leone d’Oro per il miglior partecipante dell’Esposizione Internazionale Il latte dei sogni

Leone d’Argento per un promettente giovane partecipante dell’Esposizione Internazionale Il latte dei sogni

La Giuria avrà anche la possibilità di assegnare:

un massimo di una menzione speciale alle Partecipazioni Nazionali

un massimo di due menzioni speciali ai partecipanti alla Mostra Internazionale Il latte dei sogni

La cerimonia di premiazione e inaugurazione della Biennale Arte 2022, si terrà sabato 23 aprile 2022 a Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia; la Mostra aprirà al pubblico lo stesso giorno alle ore 11.

Sito web ufficiale della Biennale Arte 2022: www.labiennale.org

Hashtag: #BiennaleArte2022 #IlLatteDeiSogni #TheMilkOfDreams

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MANTOVA. DUE ARTISTE TRA TRADIZIONE E SPERIMENTAZIONE. GABRIELLA CAPODIFERRO E NICOLA SENE

Nicola Sene e Gabriella Capodiferro 

MANTOVA. DUE ARTISTE TRA TRADIZIONE E SPERIMENTAZIONE. GABRIELLA CAPODIFERRO E NICOLA SENE

Una esperienza nell’Atelier Aperto di Venezia

di Enzo di Martino dal C. S.

L’incontro di due artiste, osservate nel momento della loro piena maturità ideativa ed espressiva, peraltro negli ultimi anni impegnate assieme, si potrebbe dire fianco a fianco, in una inedita e sorprendente esplorazione dei linguaggi della grafica d’arte, quelli tradizionali e quelli cosiddetti sperimentali.

In un confronto che ha avuto diversi e ripetuti incontri all’interno dell’Atelier Aperto a Venezia, disvelando, in particolare nell’orizzonte ideativo e nei confini espressivi dell’utilizzo degli innovativi procedimenti incisori caratterizzati dall’impiego, in questa occasione, di materie e materiali assolutamente inconsueti nella tradizione storica.

Collegando storicamente, nella continuità maturata negli ultimi cinquanta anni, le straordinarie esperienze di personalità, in certi momenti attivi anche a Venezia, quali Stanley Hayter, del mitico Atelier 17 di Parigi e New York; Emilio Vedova, il cui grande studio era considerato lo spazio della sperimentazione; Henri Goetz, al quale si deve l’introduzione del carborundum in sostituzione dell’acquatinta; Johnny Friedlaender, noto per la sua stampa a più colori sulla stessa matrice.

Tutti partecipi del convegno internazionale e della grande mostra, nel 1991, direttamente sotto l’egida organizzativa della Biennale di Venezia, producendo infine l’ormai famosa “Dichiarazione di Venezia” che, da quel momento, regolamenta in tutto il mondo la chiarezza processuale e le obbligate indicazioni tecnico-formali della grafica d’arte.

Aggiungendo a quel gruppo di grandi maestri la figura di Riccardo Licata che, per alcuni decenni, è stato l’insostituibile tramite di conoscenze tecnico-teoriche e di esperienze espressive tra Parigi e Venezia.

Nicola Sene

Taglio corto, 2012, xilografia su legno preparato stampa alta e in cavo

Docente da 50 anni di tecniche dell’incisione tradizionali e delle sperimentazioni più avanzate nella grafica d’arte, Sene ha significativamente scelto di presentare in questa occasione mantovana solo opere xilografiche, cioè il più antico e storico procedimento incisorio, come a volersi distanziare dalla frequentazione quotidiana dei procedimenti e dei materiali definiti sperimentali.

Forse anche per distinguere nettamente gli esiti formali del suo lavoro, nel quale affiorano evidenti tendenze figurative, da quelli della sua collega-allieva che, stimolata dalle nuove conoscenze tecniche, ha invece accentuato il distanziamento, peraltro esistente già nel suo più recente lavoro, da qualsiasi descrizione e narrazione visiva.

Per Nicola Sene si tratta comunque di una scelta giustificata anche dal prestigioso Premio Ugo da Carpi per la xilografia, conseguito nel 2007 in occasione della XIII Biennale della Xilografia.

Armata di un segno largo ed espressivo, docile e fluente sull’arrendevole legno di filo, Sene manifesta per tale via figure di fantasia, non descrittive ma piuttosto dense di allusioni e illusioni.

Appaiono infatti misteriose ed indecifrabili provocando nel riguardante un certo disorientamento dovuto alla loro difficile e forse impossibile significazione compiuta e definitiva.

Si tratta di figure metaforiche nelle quali ciascuno può inattesamente riconoscersi e rispecchiarsi.

Come peraltro avviene sempre, con assoluta evidenza, in tutta la grande storia dell’arte.

Gabriella Capodiferro

Alla fine di un mio ampio e forse esaustivo testo del 2016, pubblicato in occasione della sua mostra a Venezia presso la Scoletta dei Tiraoro e Battioro a San Stae, avevo non a caso scritto che nel futuro dovremo ancora fare i conti con la sua già evidente “tendenza verso l’Oltre”, e scoprire così dove conduce infine la personale e straordinaria poesia immaginativa di Gabriella Capodiferro.

Pur dotata di una formazione perfino “accademica” – ha frequentato a suo tempo l’Accademia di Belle Arti a Venezia, con la guida di un autorevole Maestro come Bruno Saetti – la recente esperienza e conoscenza dei procedimenti sperimentali della grafica d’arte, ancora una volta a Venezia, all’interno di Atelier Aperto, ha evidentemente rivoluzionato i pur già consolidati modi formali ed espressivi di Gabriella Capodiferro. Conducendo i modi di apparizione della sua opera più recente, al di là dei limiti e dei confini fino a quel punto seguiti e perseguiti, in un personale percorso logico e coerente che, a ben vedere, era iniziato clamorosamente già a partire dal 2010.

Ma adesso, il solo fatto di trovarsi di fronte, per la prima volta, a matrici di cartone o di plexiglass, anziché di rame o di zinco, come era nella tradizione, ha messo in moto meccanismi riflessivi del tutto nuovi per l’artista abruzzese.

Stimolati, ed anzi accentuati dall’impiego in questi casi di materie e materiali inediti come paste fluide, stucchi, lacche che potevano disvelare, nell’operazione di stampa, inattesi e sorprendenti valori espressivi.

Ecco allora che le sue immagini hanno acquisito una nuova autonomia formale, caratterizzata adesso da vasti campi di colore e larghe striature segniche, pur rimanendo, come ho rimarcato in un’altra occasione, sempre in bilico tra astrazione e figurazione.

In una declinazione che tiene conto dei valori simbolici e metaforici che, un’opera tesa in definitiva a rappresentare soprattutto sé stessa, inevitabilmente contiene, esprime e manifesta.

L’intenzione risulta allora quella di dare finalmente voce ad una personale e forse segreta o mai completamente espressa poesia immaginativa.

Le recenti opere della Capodiferro configurano a questo punto veri e propri campi emozionali che la luce derivante da certi “strappi” che l’artista mette in atto, appare infine come l’esito di una preghiera laica, come peraltro è sempre avvenuto nella lunga vicenda storica, secolare dell’arte.

Enzo Di Martino

MANTOVA. Galleria Arianna Sartori, Via Ippolito Nievo 10

dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 15.30-19.30. Chiuso Domenica e Festivi

Curatrice: Arianna Sartori

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Venezia Biennale Arte 2022. Katharina Fritsch e Cecilia Vicuña Leoni d’Oro alla carriera.

Katharina Fritsch e Cecilia Vicuña

Leoni d’Oro alla carriera

Katharina Fritsch

8 Marzo. Sono stati attribuiti all’artista tedesca Katharina Fritsch e all’artista cilena Cecilia Vicuña i Leoni d’Oro alla carriera della 59. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di VeneziaIl latte dei sogni.

Cecilia Vicuña

La decisione è stata approvata dal Cda della Biennale presieduto da Roberto Cicutto, su proposta della Curatrice della 59. Esposizione Cecilia Alemani.

La cerimonia di premiazione e inaugurazione della Biennale Arte 2022, si terrà sabato 23 aprile 2022 a Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia che aprirà al pubblico nello stesso giorno alle ore 10.

Katharina Fritsch

Ha partecipato per la prima volta alla Biennale di Venezia, nel 1999, con un’installazione straniante costituita da un gruppo di topi giganteschi iperrealistici. L’artista crea forme precise ingigantendo animali ed oggetti che poi ricopre con un unico colore unico che li fa sembrare irreali perdendo la loro peculiarità per diventare astrazioni. Da questo emerge quindi un senso di disagio che solo lontanamente si rifanno al mondo quotidiano e alla storia dell’arte.

“Sono molto onorata e grata di ricevere questo premio.” ha dichiarato Katharina Fritsch

Cecilia Vicuña

Vicuña è un’artista, poetessa, ed è un’attivista a favore delle popolazioni indigene in America Latina e in Cile. Nelle arti visive ha realizzato performance e assemblage sulle tradizioni dei nativi, su temi dell’ecologia e del femminismo mediante materiali poveri trovati.  

“È un grande onore e una gioia per me ricevere il Leone d’Oro – ha affermato Cecilia Vicuña – in un momento in cui l’umanità sta cercando di mantenere la pace e la giustizia contro ogni previsione. Credo che la nostra arte e la nostra coscienza possano svolgere un ruolo importante nell’urgente bisogno di allontanarsi dalla violenza e dalla distruzione, per salvare il nostro ambiente dall’imminente collasso. Venezia è particolarmente significativa per me. Alcuni dei miei antenati paterni sono venuti in Cile dal Nord Italia nel XIX secolo, quindi ho imparato ad amarne la storia e l’arte già da bambina. I miei nonni sarebbero onorati di sapere di questo mio riconoscimento.

La mia famiglia da parte materna è originaria del Cile, quindi sono molto orgogliosa di far parte della Biennale di Venezia curata da Cecilia Alemani, che mette in luce “gli artisti che immaginano una condizione postumana mettendo in discussione la presunta idea occidentale che usa l’uomo bianco come misura di tutte le cose.” Sono affiancata da uno straordinario gruppo di artisti che condividono lo spirito de “Il Latte dei sogni” di cui abbiamo un disperato bisogno per trovare un nuovo modo di vivere su questa Terra. ”

 (Giardini e Arsenale, 23 aprile – 27 novembre 2022).

Sito web ufficiale della Biennale Arte 2022: www.labiennale.org  

Hashtag ufficiali: #BiennaleArte2022 #IlLatteDeiSogni #TheMilkOfDreams

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La Biennale di Venezia sul Padiglione dell’Ucraina alla Biennale Arte 2022

La Biennale di Venezia sul Padiglione dell’Ucraina alla Biennale Arte

e sulla presenza degli artisti russi alle proprie manifestazioni

a seguito dell’invasione russa in Ucraina

Venezia, 2 marzo 2022 – La Biennale di Venezia comunica che sta collaborando e collaborerà in ogni modo con la Partecipazione nazionale dell’Ucraina alla 59. Esposizione Internazionale d’Arte (23 aprile-27 novembre 2022) per favorire la presenza dell’artista e del suo team con la sua opera, alla cui realizzazione è fortemente impegnato nonostante la tragica situazione in Ucraina.

La Biennale di Venezia intende manifestare anche in questo modo il suo pieno sostegno a tutto il popolo ucraino e ai suoi artisti, insieme alla ferma condanna dell’inaccettabile aggressione militare messa in atto dalla Russia.

La Biennale è altresì vicina a tutti coloro i quali in Russia si stanno coraggiosamente opponendo alla guerra. Fra di loro, artisti e autori di tutte le discipline, che si oppongono all’attuale regime russo e per i quali ci sarà sempre posto nelle mostre della Biennale, dall’Arte all’Architettura, e nei suoi festival, dal Cinema alla Danza, dalla Musica al Teatro.

La Biennale rifiuta pertanto la collaborazione con coloro che sostengono il grave atto di aggressione all’Ucraina non accettandoli alle proprie manifestazioni.

La Biennale segue con apprensione lo svolgimento della guerra in Ucraina nella speranza che la diplomazia internazionale trovi in tempi brevi una soluzione condivisa, che metta fine ai lutti e alla sofferenza di un intero popolo e restituisca al mondo della cultura piena libertà d’azione e movimento.

Per ulteriori informazioni: www.labiennale.org

Facebook: La Biennale di Venezia | Twitter: @la_Biennale

Instagram: @labiennale | YouTube: BiennaleChannel

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