Le ceramiche di Ada Di Lello a Vasto

Le ceramiche di Ada Di Lello a Vasto

La ceramica considerata a torto arte minore è recuperata e rivalutata da tanti artisti famosi

che si sono recati a Faenza o ad Albissola per produrne esempi importanti,

testimoniando una realtà artistica, oggi quasi dimenticata.

La realizzazione di questo manufatto produce oggetti estetici fine a se stessi e di arredo che sottolineano

l’amore per la materia e la manualità con una vivacità ammirevole.

Nella mostra allestita in una sala a pianterreno di Palazzo D’Avalos a Vasto (CH)

spiccano le ceramiche di Ada Di Lello, attiva nella città adriatica.

Ceramiche lacerate e scomposte di ricordo post-cubista

che fungono da lampade, la scultura de Il faro, omaggio a quello che spicca a Punta Penna

ed è il secondo più alto d’Italia, barche a vela, uova di gabbiani covate su immaginati speroni

di roccia sul mare, e conchiglie gigantesche

in una mirabile sintesi tra sperimentazione di colore e ricerca plastica con forme che

riproducono tensioni tutt’attorno.

Le ceramiche di Ada Di Lello a Vasto valorizzando i volumi in più piani luminosi e cromatici.

E poi pesci stilizzati che denotano, insomma, un grande amore per la natura marina in una immedesimazione

appassionata.

Materia, colore e forme sottolineano, pertanto, l’ operosità amorevole di Ada Di Lello

in una ricerca appartata e non convenzionale.

Anna Maria Di Paolo

Vasto, Palazzo D’Avalos, agosto 2018

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Biennale Arte di Venezia 2019

Biennale Arte di Venezia 2019

May You Live in Interesting Times è il titolo della 58. Esposizione Internazionale d’Arte, derivante da un antico detto cinese che si riferisce a periodi di incertezza, crisi e disordini, “tempi interessanti” appunto, come quelli che stiamo vivendo. La mostra, presentata dal Presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta, è stata così spiegata dal curatore Ralph Rugoff:

«In un’epoca nella quale la diffusione digitale di fake news e di “fatti alternativi” mina il dibattito politico e la fiducia su cui questo si fonda, vale la pena soffermarsi, se possibile, per rimettere in discussione i nostri punti di riferimento.»

May You Live in Interesting Timesincluderà senza dubbio opere d’arte che riflettono sugli aspetti precari della nostra esistenza attuale, fra i quali le molte minacce alle tradizioni fondanti, alle istituzioni e alle relazioni dell'”ordine postbellico”. Riconosciamo però fin da subito che l’arte non esercita le sue forze nell’ambito della politica. Per esempio, l’arte non può fermare l’avanzata dei movimenti nazionalisti e dei governi autoritari, né può alleviare il tragico destino dei profughi in tutto il pianeta (il cui numero ora corrisponde a quasi l’un percento dell’intera popolazione mondiale).

In modo indiretto, tuttavia, forse l’arte può offrire una guida che ci aiuti a vivere e pensare in questi ‘tempi interessanti’.

«La 58. Esposizione Internazionale d’Arte non avrà un tema di per sé, ma metterà in evidenza un approccio generale al fare arte e una visione della funzione sociale dell’arte che includa sia il piacere che il pensiero critico.»

«Gli artisti il cui pensiero parte da questi presupposti, sanno dare significati alternativi a ciò che prendiamo come dati di fatto, proponendo modi diversi di metterli in relazione tra loro e di contestualizzarli.»

«May You Live in Interesting Times cercherà di offrire al suo pubblico un’esperienza a tutto tondo, che è propria del profondo coinvolgimento, trasporto e apprendimento creativo resi possibile dall’arte. Questo vorrà dire coinvolgere i visitatori in una serie di incontri che saranno essenzialmente ludici, perché è quando giochiamo che siamo più compiutamente “umani”. Significherà anche curare gli aspetti del formato della Mostra, ove possibile, per far sì che sia in linea con il carattere dell’arte che verrà presentata.»

Da parte sua il Presidente Paolo Baratta ha dichiarato:

 

«Con l’incarico a Ralph Rugoff abbiamo voluto portare ulteriore contributo e chiarezza formale all’idea coltivata in tutti questi vent’anni sul ruolo della Biennale e, in particolare, della Mostra d’Arte.»

«Noi siamo fedeli al principio che l’istituzione deve essere una macchina del desiderio volta a tenere sempre alto e fermo il bisogno di vedere di più, di quel vedere di più nel quale ci aiuta l’arte. Ma allo stesso tempo la Biennale deve essere il luogo nel quale il singolo visitatore sia fortemente cimentato nel confrontarsi con l’opera d’arte. L’istituzione, i luoghi, le opere convocate dal Curatore, la loro dislocazione nello spazio, il clima che l’istituzione sa creare, tutto deve concorrere a costruire condizioni favorevoli perché il visitatore si senta ingaggiato di fronte alla singola opera che incontra, quasi fosse su una pedana per un incontro di scherma.» 

La 58. Esposizione Internazionale d’Arte presenterà, come di consueto, le Partecipazioni Nazionali con proprie mostre nei Padiglioni ai Giardini e all’Arsenale, oltre che nel centro storico di Venezia. Anche per questa edizione si prevedono selezionati Eventi Collaterali, proposti da enti e istituzioni internazionali, che allestiranno le loro esposizioni e le loro iniziative a Venezia in concomitanza con la 58. Esposizione .

la Biennale Arte 2019 si svolgerà dall’11 maggio al 24 novembre ai Giardini, all’Arsenale e in vari luoghi di Venezia.

A. M. D. P.

Sito web ufficiale della Biennale Arte 2019: www.labiennale.org  

Hashtag ufficiali: #BiennaleArte2019 #MayYouLiveinInterestingTimes

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La Biennale di Venezia    Premi della 16. Mostra Internazionale di Architettura

La Biennale di Venezia

Svizzera

Premi della 16. Mostra Internazionale di Architettura

La Giuria internazionale della 16. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, composta da Sofía von Ellrichshausen (Presidente di Giuria, Argentina), Frank Barkow (Stati Uniti), Kate Goodwin (Australia), Patricia Patkau (Canada), Pier Paolo Tamburelli (Italia), ha deciso di attribuire così i premi ufficiali:

Leone d’oro per la miglior Partecipazione Nazionale:

SVIZZERA

Svizzera 240

House Tour

Commissari: Swiss Arts Council Pro Helvetia: Marianne Burki, Sandi Paucic, Rachele Giudici Legittimo

Espositori: Alessandro Bosshard, Li Tavor, Matthew van der Ploeg, Ani Vihervaara

Sede: Giardini

P

Una menzione speciale è stata attribuita alla Partecipazione Nazionale della:

GRAN BRETAGNA

Island

Commissario: Sarah Mann – Architecture Design Fashion British Council

Curatori: Caruso St John Architects, Marcus Taylor

Sede: Giardini

Leone d’oro per il miglior partecipante alla 16. Mostra FREESPACE:

Eduardo Souto de Moura (Porto, Portogallo)

Souto Moura – Arquitectos

Sede: Corderie dell’Arsenale

Portogallo

Leone d’argento per un promettente giovane partecipante alla 16. Mostra FREESPACE a:

Jan de Vylder, Inge Vinck, Jo Taillieu (Ghent, Belgio)

architecten de vylder vinck taillieu

Sede: Padiglione Centrale – Giardini

La Giuria ha inoltre deciso di assegnare due menzioni speciali ai seguenti partecipanti:

Andra Matin (Giacarta, Indonesia)

andramatin

Sede: Corderie dell’Arsenale

e

Rahul Mehrotra (Mumbai, India; Boston, USA)

RMA Architects

Sede: Padiglione Centrale – Giardini

Sarà inoltre consegnato il Leone d’Oro alla carriera attribuito dal Cda della Biennale di Venezia, presieduto da Paolo Baratta, su proposta delle Curatrici Yvonne Farrell e Shelley McNamara, a:

Kenneth Frampton (Gran Bretagna)

La cerimonia di premiazione della 16. Mostra Internazionale di Architettura si è tenuta oggi, sabato 26 maggio 2018 a Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia, alle ore 11.00.

Le motivazioni

I premi della Giuria internazionale sono assegnati con le seguenti motivazioni:

Leone d’oro per la migliore Partecipazione Nazionale alla Svizzera per una installazione architettonica piacevole e coinvolgente, ma che al contempo affronta le questioni chiave della scala costruttiva nello spazio domestico.

Menzione speciale come Partecipazione Nazionale alla Gran Bretagna per una proposta coraggiosa che utilizza il vuoto per creare uno “spazio libero” destinato a eventi e appropriazioni informali.

Leone d’oro per il miglior partecipante alla 16. Mostra FREESPACE a Eduardo Souto de Moura (Souto Moura-Arquitectos – Porto, Portogallo) per la precisione nell’accostare due fotografie aeree, rivelando il rapporto essenziale tra l’architettura, il tempo e il luogo. Lo “spazio libero”appare senza essere annunciato, con chiarezza e semplicità.

Leone d’argento per un promettente giovane partecipante a Jan de Vylder, Inge Vinck, Jo Taillieu (architecten de vylder vinck taillieu – Ghent, Belgio) per un progetto sicuro di sé, in cui la lentezza e l’attesa permettono all’architettura di essere aperta all’attivazione futura.

Menzione speciale al partecipante della 16. Mostra FREESPACE a Andra Matin (andramatin – Giacarta, Indonesia) per un’installazione sensibile che offre un quadro completo che porta a riflettere sui materiali e la forma delle strutture vernacolari tradizionali.

Menzione speciale al partecipante della 16. Mostra FREESPACE a Rahul Mehrotra (RMA – Mumbai, India; Boston, USA) per tre progetti che trattano i temi dell’intimità e dell’empatia, attenuando con delicatezza le barriere e le gerarchie sociali.

Sito web ufficiale della Biennale Architettura 2018: www.labiennale.org

Hashtag ufficiale: #BiennaleArchitettura2018 #Freespace

Ufficio Stampa Architettura

infoarchitettura@labiennale.org

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La Biennale di Venezia 16. Mostra Internazionale di Architettura

La Biennale di Venezia

16. Mostra Internazionale di Architettura

Yvonne Farrell, Shelley McNamara e Paolo Baratta

E’ stata nominata la Giuria internazionale

della Biennale Architettura 2018 dal CdA della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta che ha accolto la proposta delle Curatrici Yvonne Farrell e Shelley McNamara.

La Giuria Internazionale risulta così composta:

Frank Barkow (Stati Uniti), fondatore e partner di Barkow Leibinger a Berlino, è un ricercatore e architetto praticante. Ha studiato alla Montana State University e alla Harvard Graduate School of Design. Dal 2016 è professore alla Princeton University School of Architecture e recentemente ha insegnato anche alla Harvard GSD.

Sofía von Ellrichshausen (Argentina) è architetto, artista e docente argentina. Insieme a Mauricio Pezo nel 2002 ha fondato lo studio d’arte e architettura Pezo von Ellrichshausen, con sede nella città di Concepción, nel sud del Cile. È stata co-curatrice del Padiglione cileno alla Biennale Architettura del 2008.

Kate Goodwin (Australia) è  responsabile del settore architettura e Drue Heinz Curator alla Royal Academy of Arts. In questa veste coordina un programma di mostre, eventi e iniziative capaci di stimolare un dibattito sull’architettura e la sua intersezione con le arti.

Patricia Patkau (Canada) condivide la direzione di Patkau Architects con il partner John sin dalla fondazione dello studio nel 1978. Ha conseguito un Master in Architettura alla Yale University. Oltre alla pratica professionale è Professoressa Emerita alla School of Architecture della University of British Columbia, dove ha insegnato per oltre 20 anni.

Pier Paolo Tamburelli (Italia) è architetto, saggista e redattore della rivista milanese San Rocco; ha studiato all’Università di Genova e al Berlage Institute di Rotterdam. Nel 2004 ha fondato baukuh insieme a Paolo Carpi, Silvia Lupi, Vittorio Pizzigoni, Giacomo Summa e Andrea Zanderigo, con sede a Milano e a Genova.

La Giuria assegnerà i seguenti premi ufficiali:

·         Leone d’oro per la miglior Partecipazione Nazionale

·         Leone d’oro per il miglior partecipante alla Mostra Internazionale FREESPACE

·         Leone d’argento per un promettente giovane partecipante alla Mostra Internazionale FREESPACE

La Giuria avrà anche la possibilità di assegnare:

·         un massimo di una menzione speciale alle Partecipazioni Nazionali

·         un massimo di due menzioni speciali ai partecipanti alla Mostra Internazionale FREESPACE

La cerimonia di premiazione si svolgerà contestualmente all’inaugurazione della 16. Mostra che avrà luogo sabato 26 maggio 2018 a Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia.

La 16. Mostra sarà aperta al pubblico nello stesso giorno alle ore 10.

A. M. D. P.

Sito web ufficiale della Biennale Architettura 2018: www.labiennale.org

Hashtag ufficiale: #BiennaleArchitettura2018 #Freespace

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ROMA. FERRUCCIO GARD. INTRECCI DINAMICI

FERRUCCIO GARD. INTRECCI DINAMICI

FERRUCCIO GARD. INTRECCI DINAMICI  è la mostra che daI 10 maggio 2018 sarà presentata al Museo Boncompagni Ludovisi diretto da Matilde Amaturo.

L’esposizione, a cura di Lorenzo Canova, avrà una selezione dell’ ultima produzione di Ferruccio Gard, uno dei protagonisti della linea Optical-costruttivista e sarà arricchita da alcune nuove sculture astratto-cineticheopere.

Ferruccio Gard che ha presentato le sue opere in diverse edizioni della Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma del 1986, ha avuto negli ultimi anni un importante revival di critica e di pubblico.

Le opere di Gard, nella loro tessitura di geometrie e di intersezioni cromatiche, vogliono dunque entrare con cautela negli spazi del museo per creare un legame diretto e forte con le collezioni del Museo con i suoi colori, la geometria e la luminosità dei suoi intrecci dinamici.

Nato a Vestignè (To) nel 1940, Ferruccio Gard è uno dei massimi esponenti dell’arte neocostruttivista, programmata e cinetica che pratica dal 1969.

Ha partecipato a sette Biennali di Venezia, all’XI Quadriennale di Roma (1986), alla Biennale Internazionale Architettura di Venezia (2016) e a numerose mostre internazionali.

Numerosissime le mostre personali in tutto il mondo. Importante l’antologica curata da Gabriella Belli a Venezia alla Ca’ Pesaro nel 2015. Dal 1973 vive e lavora a Venezia con studio nell’isola del Lido.

A. M. D. P.

Info

https://www.facebook.com/pages/Museo-Boncompagni-Ludovisi/

Orario: tutti i giorni 9.30 – 19.00

Ingresso gratuito; chiuso il lunedì

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GABRIELE BASILICO La città e il territorio Aosta, Museo Archeologico Regionale

GABRIELE BASILICO
La città e il territorio
Aosta, Museo Archeologico Regionale

La mostra Gabriele Basilico – La Città e il territorio è incentrata sull’ interesse del fotografo verso i problemi legati all’urbanistica e alle trasformazioni umane del paesaggio naturale.
– tra le quali una cospicua selezione di immagini inedite della Valle d’Aosta.
La rassegna, con 200 fotografie esposte al Museo Museo Archeologico Regionale, è curata da Angela Madesani, con la collaborazione di Giovanna Calvenzi, dell’Archivio Gabriele Basilico, dell’Accademia di Architettura di Mendrisio/USI, del coordinamento generale di Raffaella Resch ed è prodotta da Scalpendi Editore.

Divisa per temi, l’esposizione prende avvio da uno dei suoi lavori più noti, quei “Milano Ritratti di fabbriche” (1978-1980) che hanno segnato l’inizio delle sue indagini sulle città del mondo. Seguono le immagini a colori inedite di Beirut ricostruita (2011) e di alcune metropoli del mondo (Shanghai, Rio, Istanbul, Mosca, tra le altre) e le trasformazioni del paesaggio contemporaneo con due serie di immagini dedicate alla montagna, in Valle d’Aosta e al passo del San Gottardo, in Svizzera.

Novantasei foto provengono poi dal lavoro “Sezioni del paesaggio italiano”, compiuto in collaborazione con Stefano Boeri per la Biennale di Architettura di Venezia, nel 1998. Fa seguito un’ampia indagine realizzata in collaborazione con l’architetto Luigi Snozzi in una cittadina svizzera, Monte Carasso (1996), oggi periferia di Bellinzona, che documenta la trasformazione della città grazie agli interventi operati dallo stesso Snozzi. Conclude l’itinerario una selezione di immagini di paesaggio, scattate in luoghi e occasioni diverse, tra le quali quelle commissionate dalla Mission Photographique de la DATAR (1984-1985) in Francia.

A M. D. P.

GABRIELE BASILICO La città e il territorio
Aosta, Museo Archeologico Regionale
28 aprile – 23 settembre 2018

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IMPRESSIONISMO E AVANGUARDIE Capolavori dal Philadelphia Museum of Art a Palazzo Reale di Milano

IMPRESSIONISMO E AVANGUARDIE

Capolavori dal Philadelphia Museum of Art

a Palazzo Reale di Milano

Chagall

Il Museo di Philadelphia,  uno dei musei più grandi e prestigiosi degli Stati Uniti, ha prestato a Milano 50 opere di grandi artisti Impressionisti e dell’Avanguardia che vanno da  Bonnard, Cézanne, Degas, Edgard Manet a Gauguin, Claude Monet, van Gogh, Pissarro, Renoir  e poi da Braque, Kandinsky, Klee, Matisse a Chagall,  Brancusi e Picasso, fino a Dalí e a Mirò, a Berthe Morisot e a Mary Cassatt.

Ma come si trovano in America  tante opere di un periodo di cambiamenti nell’arte tali da non essere capiti e apprezzati neanche in Europa? Semplice, per merito di appassionati collezionisti d’oltreoceano che comprarono tante opere per se stessi, ne formarono ampie raccolte e poi le donarono al Museo della loro città.

Il Museo di Philadelphia, fondato nel 1876 in occasione dell’Esposizione Universale per il primo centenario della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America, su ispirazione del Victoria and Albert Museum di Londra, si è arricchito quindi nel tempo di tante collezioni e  capolavori.

Brancusi

La donazione che formalmente  diede inizio alla vastissima collezione d’arte moderna del Museo fu quella di Albert Eugene Gallatin che nel 1927 creò la prima collezione pubblica d’arte moderna del XX secolo negli Stati Uniti.

Fece seguito la “collezione dei coniugi Arensberg” che annovera opere di Duchamp di cui i coniugi erano amici. Per loro Marcel realizzò varie opere e fu lui a consigliare loro di destinare la loro grande collezione al Philadelphia Museum. Tra le opere ci sono, tra altre, il Bacio di Brancusi e l’importante tela di Kandinskij su Il tema dei cerchi, sculture africane e precolombiane, una Bagnante di Renoir, Post Impressionista, opere di scomposizione cubista di Picasso e opere di stampo surrealista di Miró, Dali’ e del regista Buñuel, il trio Catalano che, nella realtà europea del primo dopoguerra fecero proposte artistiche spesso legate all’irrazionale,  quasi per sfuggire alla realtà drammatica della storia “ verso il polo interiore”.

Spicca anche la collezione Cassat, favorita per prima da Mary la quale, artista lei stessa, frequentò a lungo Parigi e partecipò a mostre collettive degli impressionisti. Così, lei coinvolse negli acquisti non soltanto il fratello Alexander, che condivise il suo entusiasmo per quel tipo di ricerca con numerosi acquisti, ma anche sollecitò colleghi e collezionisti di Philadelphia che iniziarono ad apprezzare, più che a Parigi, l’arte europea moderna. Questa, infatti, aveva mutato la percezione della realtà perché la guardava nella sua totalità, la coglieva, soprattutto, in un’ “impressione” generale e la rendeva con pennellate di colore rapide e vivide per effetto del plein air. In tal modo, i pittori immersi nel  paesaggio, facevano emergere sensazioni e percezioni visive date dalle particolari condizioni di luce nelle varie ore del giorno,  allontanandosi dal classicismo e dal realismo; la qualcosa li faceva guardare con diffidenza.

Contribuirono alla formazione del Museo altre raccolte quali la “collezione White” con ben 400 opere dalle avanguardie, da Cézanne, fino agli esordi del Cubismo con le nature morte di Braque.

Kandinsky

E ancora la “collezione Stern”, approntata dall’ avvocato ebreo di origine Ucraina, grande collezionista, a cui si deve l’acquisto de “il Doganiere” di Rousseau e varie opere di Chagall del quale Stern divenne amico, in ciò favorito dalla comune origine geografica e dall’ uguale lingua yiddish in cui parlavano giacché Marc non conosceva l’inglese. Stern, a lungo amministratore del Philadelphia Museum of Art, lasciò alla sua morte  al Museo circa trecento opere, fra cui i dipinti di Cézanne, Renoir, Bonnard e Matisse presenti in mostra.

L’esposizione, con catalogo Skira, promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e Mondo Mostre Skira, si inserisce nella linea espositiva “Musei del mondo a Palazzo Reale”, inaugurata nel 2015, che vede la realizzazione di mostre delle più importanti collezioni museali di tutto il mondo non sempre note al grande pubblico e non sempre accessibili.

La mostra milanese, pertanto, costituisce una buona occasione per ampliare la conoscenza: dei Paesaggi in Monet, Sisley e Pissarro; delle Vedute urbane; dei Volti, sentimenti e silenzi dei Ritrattidi Manet, Morisot e Renoir; delle opere emblematiche di Van Gogh e Gauguin; di quelle dei cubisti: Picasso, Braque, Juan Gris dell’ École de Parische accolse anche un gruppo internazionale di artisti come il romeno Brancusi, l’ebreo russo Soutine, come Chagall, l’italiano Modigliani, artisti che fecero riferimento a Matisse e agli altri artisti del suo gruppo Fauves, definiti appunto “belve feroci”: de Vlaminck, Dufy e Rouault.

Si tratta, insomma, di un’interessante panoramica sull’Impressionismo e sulle Avanguardie.

Anna Maria Di Paolo

Milano, Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, fino al 2 settembre 2018

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Hello World. Revising a Collection Hamburger Bahnhof – Museum für Gegenwart – Berlino

Hello World. Revising a Collection

Hamburger Bahnhof – Museum für Gegenwart – Berlin

Marina Nuñez del Prado, Venus Negra, 1958, Basalt, Aufnahme: Im Skulpturen-garten der Neuen Nationalgalerie © Staatliche Museen zu Berlin, Nationalgalerie / Foto: Reinhard Friedrich

Hello World è un’indagine critica sulla collezione della Nationalgalerie, sulle reti artistiche transnazionali e sugli intrecci interculturali dalla fine del XIX secolo ai giorni nostri.

Quale aspetto potrebbe avere oggi la collezione, se fosse stata più aperta al mondo?

La mostra si sviluppa in 13 capitoli tematici come una collaborazione a più voci di curatori interni ed esterni, che comprende l’intero spazio espositivo dell’Hamburger Bahnhof – Museum für Gegenwart – Berlin.

Sono presenti 120 dipinti, sculture, installazioni, video e film di circa 80 artisti, scelti dalla collezione della Nationalgalerie. Questi forniscono punti di partenza per un’esplorazione di storie nascoste e nuove prospettive sulla collezione e sulla sua storia. Tali storie includono il percorso di Heinrich Vogeler verso l’Unione Sovietica, il soggiorno dadaista Tomoyoshi Murayama a Berlino negli anni ’20 e le collaborazioni tra Nicolás García Uriburu e Joseph Beuys. A tal fine, Hello World incorpora anche opere tratte dalle collezioni del Museo Ethnologisches , dal Museo für Asiatische Kunst , dal Kupferstichkabinett e dalla Kunstbibliothek (tutte anche dello Staatliche Museen zu Berlin), nonché dalla Staatsbibliothek di Berlino e dai prestiti internazionali .

Essendo un’istituzione che comprende cinque musei, la Nationalgalerie possiede una vasta collezione d’arte creata dal 1800 in poi. Fu creato a metà del XIX secolo dalla donazione di una collezione privata. Dall’inizio del XX secolo in poi, l’idea di un “museo del presente” è nata dalla collezione della Nationalgalerie. Questo è stato ospitato nel Kronprinzenpalais tra il 1919 e il 1937. Dopo la seconda guerra mondiale le collezioni del museo sono state divise tra i musei di Berlino Est e Ovest. Dal 1996 “il museo del presente” ha trovato una nuova casa nella Hamburger Bahnhof. Le rotture nella storia dell’istituzione causate dal nazionalsocialismo, dalla seconda guerra mondiale e dalla guerra fredda si riflettono chiaramente nelle collezioni. Hello World è la prima esposizione a mettere in discussione esplicitamente il carattere eurocentrico delle collezioni della Nationalgalerie, aprendo una discussione su come una collezione museale possa riposizionarsi oggi.

La mostra è stata curata da Udo Kittelmann con Sven Beckstette, Daniela Bystron, Jenny Dirksen, Anna-Catharina Gebbers, Gabriele Knapstein, Melanie Roumiguière e Nina Schallenberg per la Nationalgalerie – Staatliche Museen zu Berlin, con il contributo dei curatori ospiti Zdenka Badovinac, Eugen Blume, Clémentine Deliss, Natasha Ginwala e Azu Nwagbogu.

A. M. D. P.

Berlino dal 26 aprile 2018

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Spazio Fausto Melotti a Rovereto

Spazio Fausto Melotti

Inaugurazione della nuova esposizione permanente presso Palazzo Alberti Poja

Venerdì 23 marzo 2018, ore 18

La sede di Palazzo Alberti Poja avrà un nuovo spazio permanente dedicato alla figura del grande artista Fausto Melotti (Rovereto, 1901 – Milano, 1986).

Il progetto è realizzato dal Mart e dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto in accordo con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Rovereto.

Contestualmente si inaugura la sala dedicata a Carlo Belli.

In occasione dell’opening a Palazzo Alberti Poja, al Mart sarà prevista l’apertura di Frammenti di una storia ad ingresso gratuito dalle ore 18.00 alle 21.00

. Per informazioni relative a questo secondo evento: http://www.mart.tn.iteventi@mart.tn.it

—-

Spazio Fausto Melotti

Palazzo Alberti Poja

Corso Bettini, 41 Rovereto

museo@fondazionemcr.it

orario

dal martedì alla domenica

ore 10-18

lunedì chiuso

Sarà previsto l’ingresso ridotto a € 3 per i possessori del biglietto d’ingresso del Mart e della Mart Membership.

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LE PIETRE DI VENEZIA. John Ruskin

LE PIETRE DI VENEZIA. John Ruskin

John Ruskin, scrittore, pittore e critico d’arte, (1819-1900) ebbe un legame fortissimo con Venezia, alla quale dedicò la sua opera letteraria più nota, “Le pietre di Venezia”: uno studio della sua architettura, sondata e descritta nei dettagli, e un inno alla bellezza, all’unicità ma anche alla fragilità di questa città.

Ruskin, ammirato da Tolstoj e da Proust, capace di in influenzare l’estetica del tempo con la sua idea dell’arte e dell’architettura, torna ora a Venezia nei luoghi della sua ispirazione; torna a Palazzo Ducale con: taccuini, acquarelli, rilievi architettonici, calchi in gesso, albumine, platinotipi che ritraggono la Venezia gotica e bizantina, medievale e anticlassica che egli tanto amava e che desiderava preservare dall’oblio.

“[Venezia] giace ancora davanti ai nostri sguardi come era nel periodo finale della decadenza: un fantasma sulle sabbie del mare, così debole, così silenziosa, così spoglia di tutto all’infuori della sua bellezza, che qualche volta quando ammiriamo il languido riflesso nella laguna, ci chiediamo quasi fosse un miraggio quale sia la città, quale l’ombra. Vorrei tentare di tracciare le linee di questa immagine prima che vada perduta per sempre, e di raccogliere, per quanto mi sia possibile, il monito che proviene da ognuna delle onde che battono inesorabili, simili ai rintocchi della campana a morto, contro le pietre di Venezia” John Ruskin, The Stones of Venice, vol. I.”

La mostra, voluta da Gabriella Belli, è curata da Anna Ottani Cavina. Pervaso da spirito religioso maturato nell’Inghilterra vittoriana, animato da una visione etica, che lo spinse ad agire sul piano sociale e politico con l’obiettivo utopico di una società organica e felice per tutti (tanto che Gandhi ne sarà incantato), strenuo oppositore del meccanicismo e del materialismo che vedeva diffondersi, Ruskin nel corso della sua vita opera e s’interroga sulle questioni sociali, sull’arte, sul paesaggio e sulla Natura; scrive di mineralogia e di botanica, così come di economia, architettura e restauro. 

Cento le sue opere prestate tutte da musei internazionali giacché in Italia non si custodiscono suoi lavori. La mostra celebra, dunque, John Ruskin come grande e singolare pittore, al di là del suo eclettismo e della sua stessa determinazione a privilegiare la parola scritta di un intellettuale che da critico si batté per la modernità riconoscendo, in particolare, la forza rivoluzionaria della pittura di Turner, difeso contro i detrattori, in vari scritti e nell’opera in più volumi “Modern Painters” in cui lo definisce

“pittore della luce”.

Saranno in mostra alcune straordinarie raffigurazioni della città lagunare, come “Venezia, Punta della Dogana e Santa Maria della Salute” prestato dalla National Gallery di Washington e “Venezia, cerimonia dello Sposalizio del mare” dalla Tate di Londra. La pittura di Ruskin non punta in realtà al sublime come quella di Turner, né all’astrazione tutto colore e luce: è descrittiva, analitica, finalizzata a immortalare la realtà nelle resa dei particolari architettonici in cui tuttavia c’e’ anche visionarietà.

Oltre al viaggio in Italia e alla fascinazione per la natura – con una serie di acquarelli che privilegiano il tema della montagna e i paesaggi della penisola – il cuore dell’esposizione è comunque il rapporto dell’artista con Venezia, visitata dai sedici anni, e alimentato in undici viaggi tra il 1835 e il 1888, come da Studi di nuvole, Tramonti, Pleniluni, Scorci della laguna, Studi dai grandi pittori veneziani: Carpaccio, Veronese, Tintoretto.

A “The Stones of Venice” (1851-1853, 3 volumi) vanno aggiunte le scenografie da tavole in folio degli “Examples of the Architecture of Venice”, pubblicate negli stessi anni, e “St. Mark’s Rest”, nato come revisione de Le pietre di Venezia, dopo che egli aveva assistito alla demolizione di parti importanti della Basilica di San Marco, e divenuto una guida della città “per i pochi viaggiatori che ancora hanno a cuore i suoi monumenti”.

Infine, ad accompagnare questo affascinante viaggio, c’è anche una selezione dei “Venetian Notebooks”, taccuini di schizzi, misurazioni, piante, spaccati e appunti, conservati alla Morgan Library di New York.

La Venezia di Ruskin è paradigma, scoperta, ossessione; città per lui da amare per l’assoluta bellezza e da odiare per il suo decadimento, in uno stringente rapporto tra architettura e società civile; Venezia da cantare e da salvare: Ruskin “Direttore di co- scienze”, come lo definì Proust nel necrologio pubblicato a pochi giorni dalla sua morte e che lancia un monito ancora attuale.   

A. M. D. P.

 

VENEZIA, Palazzo Ducale, Dal 10 Marzo 2018 al 10 Giugno 2018

E-MAIL INFO: info@fmcvenezia.it

SITO UFFICIALE: http://palazzoducale.visitmuve.it/

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Venezia Biennale di Architettura del 2018 curatore del Padiglione Italia: Mario Cucinella

Venezia Biennale di Architettura del 2018

curatore del Padiglione Italia: Mario Cucinella

All Biennale di Architettura del 2018 è stato nominato

curatore del Padiglione Italia Mario Cucinella, individuato

dal Ministro Dario Franceschini in una rosa di

dieci nomi rappresentativi della scena nazionale e internazionale. *

Il suo progetto è stato scelto dal Ministro nell’ambito della terna proposta dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanea e Periferie urbane.

Il tema è Arcipelago Italia, un laboratorio dinamico che concentra le sue azioni lungo lo spazio urbano costituito dalle aree interne del Paese, esemplificazione dell’identità italiana per estensione e stratificazione storico-culturale.

L’obiettivo dell’indagine è quello di conoscere esempi concreti che sottolineino il ruolo che l’architettura contemporanea può svolgere all’interno di insediamenti distanti dai grandi centri urbani, spesso percepiti come luoghi marginali e di passaggio, ma che possono invece riacquistare centralità nel dialogo tra nuove esigenze e stratificazione storica del paesaggio.

Mario Cucinella ha fondato Mario Cucinella Architects a Parigi nel 1992 e a Bologna nel 1999. La progettazione di edifici sostenibili e l’uso razionale dell’energia è tra le principali tematiche nel suo lavoro e nella sua ricerca.

Consapevole dell’impatto positivo che ogni edificio può avere nella rigenerazione dell’ambiente circostante, sul piano naturale, urbano e socio -economico, ha adottato un linguaggio che esprime la bellezza e la ricchezza delle culture locali.

Cucinella ha intenzione di portare il Padiglione anche fuori della Biennale coinvolgendo concretamente le comunità locali, come quelle del contesto del post-sisma nell’Appennino Centrale.
Cucinella in Emilia sta riconsegnando cinque opere pubbliche dopo il terremoto del 2012 e ora nel centro-Italia è al lavoro con il comune di Camerino. A Milano ha firmato cinque progetti recenti tra cui il Museo Etrusco e la sede Coima a Porta Nuova.

Cucinella dal 1998 al 2006 è professore a contratto del Laboratorio di Tecnologia dell’Architettura della Facoltà di Architettura di Ferrara e dal 2004 è Honorary Professor presso la Università di Nottingham, in Inghilterra. Nel 2013 è Guest Professor in Emergency Technologies presso la Technische Universität di Monaco di Baviera e nel 2014 è professore a contratto presso la Facoltà di Architettura Federico II di Napoli. È attualmente Direttore del Comitato Scientifico di PLEA (Passive and Low Energy Architecture). Nel 2016 il Royal Institute of British Architects (RIBA) gli conferisce la nomina di “International Fellowship”. Nel 2017 riceve dall’American Institute of Architects (AIA) il prestigioso Honorary Fellowship Award. Nel gennaio 2012 fonda Building Green Futures: un’organizzazione no-profit il cui obiettivo è quello di fondere cultura ambientale e tecnologia per ricreare un’architettura che garantisca dignità, qualità e performance nel rispetto dell’ambiente. Progetto simbolo di BGF è la Kuwait School, a Gaza, sviluppata in partnership con UNRWA (l’agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso ai rifugiati e profughi palestinesi e del Medio Oriente).

Anna Maria Di Paolo

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Dieci le proposte curatoriali pervenute alla DGAAP, che ha gestito la selezione, su personalità tutte molto attente alle più avanzate ricerche e sperimentazioni applicate legate ai temi dello spazio pubblico e privato.

Ecco i nomi dei 10 curatori invitati: Alterstudio partners, Fabrizio Barozzi, Marco Stefano Biraghi, Alessandra Cianchetta, C+S/Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini, Mario Cucinella, Labics/Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori, Vincenzo Latina, Simona Malvezzi, Matteo Robiglio.

La selezione è avvenuta tenendo conto della parità di genere e delle esperienze maturate in campo nazionale e internazionale, garantendo la presenza di giovani e affermati professionisti. Molte di queste personalità sono arrivate alla notorietà nel campo dell’architettura grazie allo strumento del concorso, che ha permesso loro di realizzare importanti edifici pubblici in Italia e all’estero.

Pubblicato in ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA

Venezia e l’Oriente. Museo di Palazzo Mocenigo

Venezia e l’Oriente. Museo di Palazzo Mocenigo

A Venezia il Palazzo Mocenigo da’ avvio alla stagione espositiva 2018 della Fondazione Musei Civici di Venezia che, nel corso dell’anno, valorizzerà il proprio patrimonio artistico.

Così, sarà esposta parte della ricchissima raccolta di tessuti e abiti di ambito orientale di proprietà della Fondazione di Venezia – appartenente alle collezioni del Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume di Palazzo Mocenigo – dal 20 gennaio, incentrato sul tema sempre vivo e attuale dei rapporti tra Venezia e l’Oriente.

Si vedranno nuovi abiti e accessori di Palazzo Mocenigo e tessuti del Giappone – in particolare sugli stilemi Katagami e Katazome – e della loro complessa simbologia.

Importante e’ stato il dialogo di Venezia con l’Oriente come di esponenti della famiglia Mocenigo – che ha avuto sette dogi, oltre a un gran numero di procuratori, ambasciatori, capitani, ecclesiastici e letterati – contribuendo massimamente agli scambi commerciali e culturali.

Saranno esposti venti esemplari della raccolta di oltre quattrocento manufatti, tra abiti, tessuti e paramenti sacri occidentali e orientali, che appartenevano alla famiglia materna di Mariano Fortuny, – da cui l’Artista trasse ispirazione – e ora conservata in museo e di proprietà della Fondazione di Venezia.

“…Ecco i pesanti velluti di Venezia, di Genova o dell’Oriente, sontuosi o delicati, vivaci o gravi, con ampi ramages, con figure o fogliami, velluti che dogi o califfi hanno forse indossati; ecco i broccati dai toni accesi, le sete dalle delicate sfumature; ecco i paramenti sacri e quelli di corte; ecco gli affascinanti taffetas e i satins lucenti, disseminati di fleurettes e di fasci di fiori, con i quali nel XVIII secolo si facevano i vestiti per le donne e gli abiti per gli uomini; ecco le stoffe di tutti i colori e di tutte le fibre: alcune evocano la forma dei corpi che hanno vestito, le altre sono in lunghe pezze e in scampoli, altre ancora ridotte a minuscoli frammenti”, ha scritto il grande scrittore e poeta francese Henri de Régnier nel suo libro L’altana ou de la vie vènitienne (in ‘Seta & Oro. La collezione tessile di Mariano Fortuny’, a cura di Doretta Davanzo Poli, Arsenale Editrice, Venezia, 1997, p. XVI).

Anche i tessuti Katagami e Katazome approfondiscono la storia culturale ed etnografica degli artigiani giapponesi, in riferimento al tessuto d’abbigliamento.

I tanti esempi di tessitura e stampa presentati e provenienti dalle collezioni private di Franco Passarello, che cura anche l’allestimento, Ishimi Ousugi e Nancy Stetson Martin, dimostrano con evidenza la lunga tradizione e l’alta qualità degli abiti indossati in Giappone.

Prima del Ventesimo secolo il Giappone era un paese di tessitori, dove gli artigiani creavano superbi tessuti con fibre naturali, seta e cotone e con differenti tecniche di intaglio raffinato.

La mostra si realizza con il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano.

Del periodo che va dall’800 ai primi anni del ‘900, rispondenti ai periodi Edo e Meiji, ci sono inoltre disegni e particolari di intaglio che rendono le opere di alto contenuto artistico, oltre che delle maschere originali.

In questa rassegna sono presenti temi “decorativi” anche su manufatti destinati a specifiche funzioni in cui il “decoro” può essere considerato superfluo.

M. D. P.

Venezia e l’Oriente

La collezione della fondazione di Venezia

Museo di Palazzo Mocenigo – Piano nobile

Katagami e Katazome

Simbologia e decorazione dei tessuti in Giappone

Museo di Palazzo Mocenigo – White Room

Palazzo Mocenigo, Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume Santa Croce, 1992, Venezia

Venezia e l’Oriente, 20 gennaio – 26 agosto 2018

Katagami e Katazome: 20 gennaio – 22 aprile 2018

Orario: 10 – 16 fino al 31 marzo / 10– 17 dal 1 aprile

Info:
www.mocenigo.visitmuve.it

info@fmcvenezia.it

Vaporetto: linea 1 fermata San Stae

Web e social:

facebook.com/visitmuve

www.facebook.com/MuseoPalazzoMocenigo

twitter/visitmuve_it

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twitter.com/MocenigoVenezia

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