MARIA MULAS. OBIETTIVO MILANO. 200 fotoritratti d’archivio


“OBIETTIVO MILANO. 

200 fotoritratti dall’archivio di MARIA MULAS”


Castiglioni 


“OBIETTIVO MILANO. 200 fotoritratti dall’archivio di MARIA MULAS” e’ l’esposizione che, nell’ambito di Milano Photo Week in programma dal 5 all’11 giugno, mostrerà lavori di Maria Mulas, una tra le più importanti fotografe italiane riconosciuta a livello internazionale.



Maria Mulas descrive con naturalezza ed empatia i diversi volti di Milano a cui è particolarmente legata, catturando i ritratti di artisti, galleristi, critici, designer, architetti, stilisti, scrittori, editori, giornalisti, registi, attori, intellettuali, imprenditori e amici che con questa città hanno intessuto un particolare rapporto.


Fra le numerose personalità italiane e internazionali immortalate da Maria Mulas si annoverano per il mondo dell’arte Marina Abramovic, Salvatore Ala, Louise Bourgeois, Alik Cavaliere, Jonh Cage, Christo, Francesco Clemente, Philippe Daverio, Gillo Dorfles, Gilbert & George, Keith Haring, Alexander Iolas, Anish Kapoor, Jannis Kounellis, Mario Merz, Gina Pane, Andy Warhol, accanto a protagonisti indiscussi dell’architettura e del design quali Gae Aulenti, Mario Botta, Achille Castiglioni, Bruno Munari e Giò Ponti. Nella teoria di personaggi non mancano i rappresentanti della moda fra cui Giorgio Armani, Gianni Versace, Miuccia Prada e dello spettacolo come Valentina Cortese, Luca Ronconi, Giorgio Strehler, Liz Taylor, Ornella Vanoni. Un’attenzione particolare è inoltre dedicata all’ambito della scrittura e dell’editoria con Rosellina Archinto, Natalia Aspesi, Jorge Luis Borges, Umberto Eco, Inge Feltrinelli, Lawrence Ferlinghetti, Dario Fo, Gunter Grass, Allen Ginsberg, Nanda Pivano, Andrej Voznesenskij e molti altri suddivisi in sette sezioni 




Completano la rassegna fotografica disegni, dediche, cartoline, scritti e documenti che testimoniano i profondi legami intessuti da Maria Mulas con le personalità da lei ritratte.


Nelle fotografie di Maria Mulas emerge l’abilità nel cogliere la naturalezza o l’artificiosità, le espressioni, gli atteggiamenti, le abitudini, i caratteri, gli stili di vita, in un continuo dialogo tra quotidianità ed eccezionalità, tra realismo e ironia.





Il progetto di allestimento è a cura di Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio nell’ambito di una sponsorizzazione tecnica della mostra da parte di Fondazione Gruppo Credito Valtellinese.


La mostra è realizzata con il sostegno di

Archivio Maria Mulas – Libreria Galleria Andrea Tomasetig – Fpe d’Officina.


A. M. D. P.



Palazzo Morando | Costume Moda Immagine

via Sant’Andrea 6 – piano terra

1 giugno – 6 settembre 2017


Orari: martedì-domenica, ore 9-13 e 14-17.30


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CARLO MATTIOLI. Labirinto della Masone di Fontanellato, Parma



CARLO MATTIOLI

Labirinto della Masone di Fontanellato, Parma





Carlo Mattioli, 1911- 1994, nacque a Modena e frequentò a Parma l ‘Istituto di Belle Arti.

Protagonista dei suoi dipinti e’ stata la moglie Lina di cui realizzò i primi ritratti e i nudi. Si dedicò anche alla grafica con varie illustrazioni degli anni Sessanta continuando nella pittura ad ispirarsi alla natura, ai classici come Caravaggio e alla poesia degli amici come Attilio Bertolucci e Mario Luzi in una sintesi estetica tra antico e moderno.


Ora, al Labirinto della Masone a Fontanellato, Parma, a Carlo Mattioli viene dedicata una mostra, curata dalla Fondazione Franco Maria Ricci e Archivio Mattioli.



Mattioli è stato una figure rilevanti nell’arte italiana del Novecento. 

Le sessanta opere che costituiscono la mostra sono in gran parte inedite, scelte nella vasta produzione del pittore da Sandro Parmiggiani e Anna Zaniboni Mattioli, nipote dell’artista e responsabile dell’Archivio.


Le opere vanno dal 1961 al 1993 e comprendono Nudi e Nature morte, i rivisitati Cestini del Caravaggio, i poetici Alberi e i personalissimi Ritratti, i Paesaggi e Spiagge della Versilia, i Campi di grano e papaveri e le Aigues Mortes, forme e colori vibranti di visioni aeree che indagano il filo rosso che collega l’organico e l’inorganico, la vita e la morte.

La poetica di Mattioli, infatti, è contraddistinta da un velo di poesia e di stupore per tutte le manifestazioni della natura e del mondo. 




L’esposizione si collega anche all’uscita del Catalogo Generale dei dipinti, realizzato da Franco Maria Ricci con la prefazione di Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose, i testi critici di Vittorio Sgarbi e Marco Vallora e la biografia aggiornata dell’artista a cura di Marzio Dall’Acqua. Contiene inoltre la bibliografia completa, l’indice di tutte le esposizioni personali e collettive, l’elenco di tutti i 2700 dipinti schedati e circa 150 riproduzioni a colori di grandi dimensioni delle opere più rappresentative dell’artista, selezionate dall’Editore stesso. 




Una mostra collaterale: Nella pagina e nello spazio. Mattioli illustratore e scenografo! A cura delle Istituzioni di Parma e dell’Archivio Mattioli, è in programma, inoltre, alla Biblioteca Palatina di Parma dove saranno esposti i libri, vere edizioni d’arte, affiancate dai disegni originali realizzati da Mattioli per la casa editrice Guanda negli anni Quaranta e Cinquanta. E per la prima volta saranno esposte bozzetti di scene e costumi di un inedito Mattioli artista per il teatro. 

È visitabile infine anche lo Studio Museo del pittore nel Secentesco Palazzo Smeraldi, accanto al Duomo di Parma, in cui aleggia il suo spirito originale così come l’Artista lo ha lasciato: le tavolozze, i pennelli, la giacca imbrattata di mille colori, i tubetti ancora aperti e le opere compiute ed incompiute.

A tale proposito ho un delicato e bellissimo ricordo di quando, mi sembra fosse attorno al 1986, ebbi la fortunata occasione di visitare questo studio dove, accanto alle sue ultime opere, Mattioli, ci mostró, soltanto alla fine della visita, un quadro appoggiato su una servante, ancora coperto da un leggero telo che, da lui tolto, rivelò un Crocifisso, soggetto sacro ancora insolito nella sua ricerca che aveva realizzato, con modestia e umiltà, in ricordo della moglie scomparsa.




La mostra dedicata a Carlo Mattioli rappresenta, in sintesi, un’ occasione per ripensare globalmente alla sua straordinaria, semplice e raffinata ricerca.

 


Anna Maria Di Paolo



MATTIOLI al Labirinto della Masone di Fontanellato, Parma, dal 27 maggio al 24 settembre 2017



Ufficio Stampa Archivio Carlo Mattioli
lucia@luciacrespi.it


 

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Shirin Neshat The Home of My Eyes. Museo Correr. Venezia. Biennale Arte 2017. Evento Collaterale

Venezia. Biennale Arte 2017. Tra gli Eventi Collaterali


                  Shirin Neshat 

The Home of My Eyes. Museo Correr



Dettaglio con scritte sulle braccia

Sono 22 gli Eventi Collaterali della 57. Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo VIVA ARTE VIVA, curata da Christine Macel e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta, aperta al pubblico fino al 26 novembre 2017.

 

Gli Eventi Collaterali ammessi dal curatore, sono organizzati in numerose sedi della città di Venezia e propongono un’ampia offerta di contributi e partecipazioni che arricchiscono il pluralismo di voci che caratterizza la mostra di Venezia.

 Tra questi molto interessanti le proposte del MUVE veneziano. Spicca ad esempio l’esposizione al Museo Correr di Shirin Neshat. L’artista, classe 1957, nata in Iran, che vive e lavora a New York, è nota a livello internazionale sia per le serie fotografiche sia per i filmati con i quali esplora le identità prevalentemente femminili, ma anche maschili della sua Terra iraniana, ambito di provenienza dell’artista.


Anna

 Già vincitrice nel 1999 del Leone d’Oro come migliore artista internazionale, ha inoltre ricevuto nel 2009 anche il Leone d’Argento per il lungometraggio Uomini senza donne, come migliore regia sempre a Venezia, nell’ambito della Biennale d’Arte. 

Ora si ripresenta a Venezia, al Museo Correr con The Home of My Eyes, lavoro sull’identità di persone del suo Paese, che la Neshat definisce “personale, politico, emotivo”.



Dettaglio

The Home of My Eyes Shirin Neshat è un ciclo di 55 fotografie ideate e realizzate dall’artista dal 2014 al 2015 e ancora mai esposte in Europa; oltre a Roja (2016) che rappresentano il più recente lavoro di Neshat. Si tratta di ritratti fotografici di singole persone residenti in varie regioni dell’Azerbaijan che ha ricordato all’artista il suo paese natale, l’Iran, ognuna con un diverso credo religioso ma tutte, nell’installazione, presentate come facenti parte della stessa comunità. I personaggi appaiono di fronte in primo piano e sono di diverse generazioni: dalla giovane bambina bionda dall’aspetto europeo al quasi ottantenne con sembianze asiatiche. Se ne evince l’aspetto psicologico dei personaggi e i loro stati emotivi. È, inoltre, proiettato il suo video intitolato Roja, basato su un sogno personale. 


Il video si concentra sul sentimento di “spostamento” delle popolazioni, sulla paura dello “straniero” e della “terra straniera”. Come in altri lavori di Shirin Neshat, “Roja mostra il desiderio di riunirsi con la propria “casa”, e con la “madrepatria”, che può sembrare in un primo momento empatico ma che si rivela nel corso del video e alla fine terrificante e infernale”. Fondazione Musei Civici di Venezia, con il supporto di The Written Art Foundation, Frankfurt am Main.




Anna Maria Di Paolo 




SHIRIN NESHAT The Home of My Eyes   Museo Correr fino al 24 Novembre 2017 Museo Correr, Piazza S. Marco, 10 – 19, ultimo ingresso ore 18 


Uff. Stampa : press@fmcvenezia.it





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MUve. Marzia Migliora Museo di Ca’ Rezzonico. Venezia

Marzia Migliora Museo di Ca’ Rezzonico. Venezia



Di Marzia Migliora a Ca’ Rezzonico è allestista la mostra Velme, un progetto studiato per porre in relazione la sua opera con lo spazio e la storia del Museo prestigioso cogliendone le suggestioni in un dialogo coraggioso e talora anche in contrasto. L’impatto emotivo percorrendo le sale è davvero forte poiché il candore delle sculture di salgemma sbozzate grossolanamente sono in forte contrasto con la bellezza delle sale, degli arredi e dei quadri del 700 che caratterizzano il fantastico Palazzo. E paradossalmente prezioso diventa andare alla ricerca delle opere più della Migliora disseminate a bella posta tra tanta magnificenza, compresa la scritta “cui contra nos” sulla grande specchiera delle sale degli Arazzi, del Trono, del Tiepolo e Lazzarini. Ed è il secondo indizio, dopo il titolo della mostra che come un filo rosso ci scopre l’intendimento della Migliora di sottolineare il deterioramento delle risorse della natura per il mero guadagno che ci si ritorcono contro. Infatti Velma, che dà il titolo alla mostra, è la melma del fondale lagunare a rischio a causa del degrado morfologico dell’area e dell’erosione dei fondali marini, determinati dalla scarsa consapevolezza e dalle continue violazioni perpetrate dall’uomo. 




La mostra, curata da Beatrice Merz, comprende 5 installazioni, una è al Portego de mezo, è l’ opera La fabbrica illuminata: cinque banchi da orafo, con l’ “oro bianco” il sale, fondamentale nella storia commerciale di Venezia, illuminati da una fila di neon.


Il capolavoro di Pietro Longhi Il Rinoceronte diventa poi citazione e rivelazione per l’installazione Taci, anzi parla. Della dama del dipinto del Longhi, che indossa una maschera femminile, detta Moréta,


Dal corpus scultoreo degli Etiopi portavaso di Andrea Brustolon e dall’affresco di Gian Domenico Tiepolo Mondo Novo nasce l’omonima installazione di Marzia Migliora situata nel salone al primo piano e nella sala del Brustolon. L’artista muove le statue in avanti e li ruota di 180° rispetto all’attuale posizione nella collezione, segnando questo minimo spostamento con un’asta metrica in uso per la fotografia documentaria dei reperti archeologici. Grazie a questo avanzamento gli Etiopi praticano metaforicamente un passo in avanti, compiendo un cambiamento in direzione del Mondo novo: da schiavi e oggetti incatenati a presenze umane.


 


L’installazione collocata della Sala del Longhi dal titolo Remains, un corno dorato di rinoceronte, rimanda ancora all’ opera Rinoceronte del Longhi. Nella scena nel dipinto il corno tagliato ed esibito rappresenta ancora oggi una minaccia col bracconaggio.

Sono dunque installazioni che, riferendosi a problemi di forte atttualita’, coinvolgono alla partecipazione del visitatore.

Il catalogo che accompagna l’esposizione è edito da Fondazione Merz, con testi di Gabriella Belli, Beatrice Merz e Alberto Salza.   


Anna Maria Di Paolo 


Marzia Migliora Museo di Ca’ Rezzonico – Portego Primo Piano – Fino al 26 novembre 2017


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La 57. Esposizione internazionale d’Arte – La Biennale di VeneziaPro Helvetia


La 57. Esposizione internazionale d’Arte –

 La Biennale di Venezia

Pro Helvetia



«Women of Venice» nel Padiglione della Svizzera alla 57. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, presenta la coppia di artisti Teresa Hubbard / Alexander Birchler e l’autore Carol Bove che si interrogano sui motivi che indussero Alberto Giacometti durante tutta la sua carriera a non esporre mai le proprie opere al Padiglione della Svizzera. 


L’esposizione «Women of Venice» s’interroga sull’assenza di Alberto Giacometti dalle Biennali di Venezia, nonostante che perfino il fratello Bruno, rinomato architetto, costruttore nel 1952 del Padiglione della Svizzera, lo invitasse a farlo. 

Teresa Hubbard / Alexander Birchler e Carol Bove, dunque, coi loro lavori si confrontano con la ricerca di Alberto Giacometti e, su indicazione del curatore Philipp Kaiser, riflettono sulla politica culturale della Svizzera.


L’ installazione filmica «Flora» rivela come Flora Mayo, un’artista americana sconosciuta la quale negli anni 1920 studiò a Parigi, divenne l’amante di Giacometti e ricostruisce la loro relazione tra Giacometti e Flora Mayo, e i busti nonché la forza creativa della loro collaborazione.

 Il secondo film, a colori sulla vita di Flora in Florida, interroga il figlio di Flora Maya, svelando una storia nascosta, e scoperta da una vecchia fotografia.



Costellazioni sculturali 


Carol Bove invece ha creato sculture che si ispirano alle ultime opere figurative dell’artista. 


In una terza sezione S’e’ ricostruito il busto della foto per animare completando quella che fu forse una storia d’amore e d’arte.


Anna Maria Di Paolo


VENEZIA, Pro Helvetia, Giardini Biennale. 

Fino al al 27 novembre 2017


 http://https://biennials.ch/


 

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La Biennale di Venezia. Viva Arte Viva Premi della 57. Esposizione Internazionale d’Arte

La Biennale di Venezia. Viva Arte Viva Premi della 57. Esposizione Internazionale d’Arte

 

 La Giuria della 57. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, composta da Manuel J. Borja-Villel (Presidente di Giuria, Spagna), Francesca Alfano Miglietti (Italia), Amy Cheng (Taiwan), Ntone Edjabe (Camerun), Mark Godfrey (Gran Bretagna), ha deciso di attribuire così i premi ufficiali:

 

Leone d’oro per la miglior Partecipazione Nazionale:

GERMANIA

Anne Imhof


Ai Giardini per un’installazione potente e inquietante che pone domande urgenti sul nostro tempo e spinge lo spettatore a uno stato di ansia consapevole. Risposta originale all’architettura del padiglione, il lavoro di Imhof è caratterizzato da una scelta rigorosa di oggetti, corpi, immagini e suoni.


 

Una menzione speciale è stata attribuita alla Partecipazione Nazionale:

BRASILE

Cinthia Marcelle


Ai Giardini per un’installazione che crea uno spazio enigmatico e instabile in cui non ci si può sentire sicuri. Sia la struttura dell’installazione che il video di Cinthia Marcelle realizzato in collaborazione con il cineasta Tiago Mata Machado affrontano le problematiche della società brasiliana contemporanea.
 

Leone d’oro per il migliore artista della mostra Viva Arte Viva a:

Franz Erhard Walther



(Nato nel 1939 in Germania, vive e lavora a Fulda)

All’ Arsenale – Corderie, per un lavoro che mette insieme forme, colore, tessuti, scultura, performance e che stimola e attiva lo spettatore in un modo coinvolgente. Per la natura radicale e complessa della sua opera che attraversa il nostro tempo e suggerisce la mutazione contemporanea di una vita in transito

 

Leone d’argento come giovane artista promettente a:

Hassan Khan

(Nato nel 1975 nel Regno Unito, vive e lavora a Il Cairo)


https://vimeo.com/216868011


Al Giardino delle Vergini, per la relazione speciale e intima che quest’opera crea con lo spettatore, a cui suggerisce una connessione tra voce, suono e orizzonte. La sua Composition for a Public Park crea un’esperienza coinvolgente che intreccia in modo splendido politica e poetica.

 


Due le menzioni speciali agli artisti:

Charles Atlas


(Nato nel 1949 negli Stati Uniti, vive e lavora a New York)

All’ Arsenale – Corderie, per due video di grande splendore visivo e sofisticato montaggio in cui le immagini della bellezza naturale e dell’artifizio artificiale sono accompagnate da un racconto che affronta i problemi di indigenza, frustrazione, sessualità e classe.


e

Petrit Halilaj

(Nato nel 1986 in Kosovo, vive e lavora tra Bozzolo, Berlino e Pristina)

All’ Arsenale – Corderie/Sale d’Armi G – Giardini/Padiglione Centrale, 

per degli interventi che evidenziano il legame tra gli spazi architettonici dell’Arsenale e del Padiglione Centrale e l’opera, in una relazione tra la storia del Kosovo, i suoi ricordi d’infanzia e la creazione.

 

La cerimonia di premiazione della 57. Esposizione si è tenuta oggi 13 maggio 2017 a Ca’ Giustinian. Il Cda della Biennale di Venezia, presieduto da Paolo Baratta, ha attribuito inoltre, su proposta della curatrice della 57. Esposizione Christine Macel, il Leone d’oro alla carriera a Carolee Schneemann (USA).


 Carolee Schneemann con Paolo Baratta e Christine Macel


Anna Maria Di Paolo 

 

Sito web ufficiale della Biennale Arte 2017: http://www.labiennale.org

Hashtag ufficiale: #BiennaleArte2017

 

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PIRRO CUNIBERTI. Sognatore di segni

PIRRO CUNIBERTI. Sognatore di segni




In concomitanza con la 57. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia e a un anno dalla scomparsa, la mostra ideata e promossa dalla Galleria d’Arte Maggiore G.A.M. per gli spazi di Art Warehouse Zattere vuole rendere omaggio a Pirro Cuniberti, una delle grandi figure dell’arte italiana, imponente ma discreta, capace di far proprie le suggestioni di respiro europeo per proporre un lavoro che si muove con orginalità nel mondo della pittura, o meglio del disegno. La mostra, a cura di Francesco Poli, intende infatti seguire la scelta operata dall’artista di abbandonare la tela per dedicarsi esclusivamente alla realizzazione di lavori su carta, prediligendo la piccola dimensione. In mostra una selezione di lavori realizzati su fogli del medesimo formato, il classico A4, che si trasformano così nelle tessere di un mosaico con cui ricomporre il pensiero e il linguaggio visivo inconfondibile dell’artista. Il catalogo edito da Silvana Editoriale è arricchito da un contributo critico di Flaminio Gualdoni. 

E’ sulla superficie del foglio che Cuniberti sviluppa con leggerezza ed equilibri armonici il suo alfabeto immaginario costituito dagli elementi base del linguaggio pittorico (il segno, la linea, il punto, ma anche lettere e numeri) con cui dar vita a paesaggi, nature morte e figure libere. Forme sospese a confine con il mondo dell’immaginazione e della memoria, storie che si snodano senza la costrizione di dover rispondere ad un ordine logico ma piuttosto apparizioni allusive, colte velocemente nel loro manifestarsi e fissate quindi per sempre sulla carta da tracce di grafite e ombre di colori. Ciò che emerge chiaramente dai lavori in mostra è l’ispirazione all’arte di Paul Klee, che Cuniberti potè ammirare proprio alla Biennale di Venezia nel 1948. “Quando ho visto Van Gogh sono quasi svenuto, ma poi ho visto i quadri di Paul Klee e i miei piedi non toccavano terra”. A partire dall’opera del grande maestro, Cuniberti ne traforma i tratti più geometrici in un linguaggio più fluido e in un universo aperto all’improvvisazione in cui rintracciare anche una sempre acuta ironia. Opere dai “segni duri, segni morbidi sfumati, segni che racchiudono forme nitide, segni che alludono, segni sgranati, segni da brivido…” come amava definirli l’artista stesso.


L’idea della mostra è quindi quello di creare un tracciato che si gioca tutto all’interno di un “paese dei segni” lirico, ironico e magico, in cui l’artista si muove con passo leggero portando alla nostra attenzione di volta in volta un paesaggio dai toni fiabeschi, un mondo privato ed intimo, un percorso segreto che però diventa reale grazie alla sua pittura “esatta e allusiva” come la definì Francesco Arcangeli. Un ricerca inesauribile portata avanti da un artista “paziente come un archeologo, preciso come uno scienziato, oscuro e fantastico come un alchimista”. 




Pier Achille Cuniberti, detto Pirro, nasce a Padulle di Sala Bolognese il 10 settembre 1923. Dal 1945 al 1948 è allievo all’Accademia di Belle Arti di Giorgio Morandi e Giovanni Romagnoli. Diplomatosi nel 1948, in quello stesso anno visita per la prima volta la Biennale di Venezia, esperienza fondamentale per la sua carriera artistica. Nel 1949 segue il corso di Virgilio Guidi e realizza molti disegni, pastelli, tempere su carta, piccole tele a olio, ma di questa fase iniziale distruggerà tutto. Nel 1952 inizia ad utilizzare la penna a sfera con la quale realizza disegni, sulla carta da macchina, che approdano all’astrazione. Tra mostre personali e collettive, il suo lavoro viene esposto in importanti sedi istituzionali, come la Galleria d’Arte Moderna, Palazzo dei Diamanti, a Ferrara, il Musée d´Art Moderne de la Ville de Paris e il Centre George Pompidou a Parigi, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Si spegne a Bologna il 5 marzo 2016.

Anna Maria Di Paolo


Pirro Cuniberti. Sognatore di segni

Art Warehouse Zattere, Fondamenta Zattere Ai Saloni 47, 30123, Venezia


orari di apertura: 11.00 – 18.00

chiuso il martedì

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Carolee Schneemann Leone d’Oro alla Carriera della Biennale Arte 2017 

Carolee Schneemann Leone d’Oro alla Carriera 

della Biennale Arte 2017 

 Sarà attribuito a Carolee Schneemann il Leone d’Oro alla Carriera della 57. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia – VIVA ARTE VIVA. 

La decisione è stata presa dal Cda della Biennale presieduto da Paolo Baratta, su proposta della curatrice della 57. Esposizione Internazionale d’Arte, Christine Macel, che ha dichiarato: 

«Carolee Schneeman (nata a Fox Chase in Pennsylvania nel 1939, vive e lavora nella Hudson Valley, New York) è una delle figure più importanti nell’ambito dello sviluppo della Performance e Body Art. È una pioniera della performance femminista dei primi anni ’60 e ha utilizzato il proprio corpo come materia principale della propria arte. Così facendo l’artista concepisce la donna sia come creatrice sia come parte attiva della creazione stessa. In opposizione alla tradizionale rappresentazione delle donne come semplici oggetti nudi, Schneemann ha utilizzato il corpo nudo come forza primitiva e arcaica in grado di unificare le energie. Il suo stile è diretto, sessuale, liberatorio e autobiografico. L’artista promuove l’importanza del piacere sensuale femminile ed esamina le possibilità di emancipazione politica e personale dalle convenzioni sociali ed estetiche predominanti. Attraverso l’esplorazione di una vasta gamma di mezzi espressivi come la pittura, il cinema, la video arte e la performance, Schneemann riscrive una personale storia dell’arte, rifiutando l’idea di una storia narrata esclusivamente dal punto di vista maschile.» 


Il riconoscimento a Carolee Schneemann sarà consegnato sabato 13 maggio 2017 a Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia, nel corso della cerimonia di premiazione e inaugurazione della Biennale Arte 2017, che aprirà al pubblico nello stesso giorno alle ore 10. 

A. M. D. P. 
Sito web ufficiale della 57. Esposizione Internazionale d’Arte: http://www.labiennale.org 

Hashtag ufficiale: #BiennaleArte2017 #VivaArteViva 

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GUERCINO A PIACENZA


 

GUERCINO A PIACENZA

 

 
Piacenza, fino al 4 giugno, ricorda Guercino, artista nato a Cento, FE, 1591 e morto a Bologna, 1666, e che in città ha lasciato importanti testimonianze. Così si può godere la mostra «Guercino tra sacro e profano» nella Cappella ducale di Palazzo Farnese, a cura di Daniele Benati e Antonella Gigli, insieme con un comitato scientifico composto da Antonio Paolucci, Fausto Gozzi e David Stone; vi sono presentati 20 capolavori, che hanno reso Guercino uno degli artisti del Seicento italiano più amati a livello internazionale.

Al Duomo, poi, un suggestivo percorso fino alla cupola consente di ammirare da vicino i sei scomparti affrescati con le immagini dei profeti Aggeo, Osea, Zaccaria, Ezechiele, Michea, Geremia, le lunette in cui si alternano episodi dell’infanzia di Gesù – Annuncio ai Pastori, Adorazione dei pastori, Presentazione al Tempio e Fuga in Egitto oltre a otto affascinanti Sibille e il fregio del tamburo. 

Lo straordinario ciclo di affreschi fu realizzato da Guercino tra il 1626 e il 1627 e si presenta in tutta la sua bellezza con la nuova illuminazione realizzata da Davide Groppi.



Guercino a Piacenza è promosso dalla Fondazione Piacenza e Vigevano, dalla Diocesi di Piacenza-Bobbio e dal Comune di Piacenza, con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, del MiBACT e col contributo della Camera di Commercio di Piacenza, di APT Servizi Regione Emilia Romagna, di Iren; main sponsor Crédit Agricole Cariparma.


Una sala multimediale introduce nella sagresteria ortogonale(catalogo Skira).

La mostra è stata dedicata dai curatori a Sir Denis Mahon, il «riscopritore novecentesco» del maestro emiliano.

Le opere, esposte in ordine temporale, sono tra altre, «Madonna con Bambino e santi Pancrazio e Chiara» (1615) o «San Bernardino e san Francesco in preghiera davanti alla Madonna di Loreto» (1618), ma ci sono lungo il percorso anche prestiti da altri musei e collezioni: «Et in Arcadia ego» (1618) da Palazzo Barberini di Roma, «San Martino e l’angelo» dai Musei Capitolini (1622), «Cleopatra morente» (1648) da Palazzo Rosso di Genova, «Susanna e i vecchioni» (1649-50) dalla Galleria nazionale di Parma tra gli altri.

Presenti anche 4 disegni che Guercino esegui’; egli, infatti, non amava l’affresco, perché la tecnica poco si adattava ai cambiamenti in corso d’opera, e non a caso per la cupola di Piacenza, che appartiene alla fase centrale della sua produzione, aveva approntato un numero altissimo di disegni preparatori. 


L’iter artistico di Guercino presenta una 

varietà di registri”, che vanno dalla pittura di storia sacra e mitologica alla pittura realistica caravaggesca, al classicismo e alla rappresentazione dei sentimenti.


Catalogo Skira.

Una mostra da non perdere


Anna Maria Di Paolo



Cattedrale di Piacenza (piazza Duomo)

Musei di Palazzo Farnese (piazza Cittadella 29), fino al 4 giugno 2017


 

Orari:

martedì, mercoledì, giovedì, domenica, 10.00 – 19.00

venerdì e sabato, 10.00 -23.00; lunedì chiuso

 Orari

Aperture speciali:

Giovedì 13 aprile

Cattedrale: chiuso

Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 19.00


Venerdì 14 aprile

Cattedrale: apertura dalle 10.00 alle 17.00

Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 23.00


Sabato 15 aprile

Cattedrale: apertura dalle 10.00 alle 21.00 

Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 23.00


Domenica 16 aprile (Pasqua)

Cattedrale: apertura dalle 12.30 alle 18.00

Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 19.00


Lunedì 17 aprile

Cattedrale e Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 19.00


Domenica 23 aprile

Cattedrale: apertura dalle 10.00 alle 17.00

Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 19.00


Lunedì 24 aprile

Cattedrale e Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 19.00


Martedì 25 aprile

Cattedrale e Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 19.00


Lunedì 1 maggio

Cattedrale e Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 19.00

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METAMORFOSI. Uno sguardo alla scultura contemporanea a Mendrisio

METAMORFOSI. Uno sguardo alla scultura contemporanea


                                     Benedetta Mori Ubaldini


Il Museo d’arte di Mendrisio inaugura un’esposizione collettiva con sculture e installazioni dal titolo Metamorfosi. Uno sguardo alla scultura contemporanea. La mostra propone un percorso nella scultura contemporanea, creata nel segno di una forma complessa, che recupera la struttura organica e di origine naturale sia attraverso materiali tradizionali (come il legno, il bronzo, il marmo, la ceramica), sia tramite composti caratteristici della produzione contemporanea: dal silicone al vetro acrilico, dalla plastica all’alluminio.
Opere accomunate da forme che attraggono la curiosità dell’osservatore per la loro complessità, eccentricità e artificialità, in maniera non dissimile da ciò che suscitavano già a partire dalla fine del XVI secolo le celeberrime Wunderkammer, i piccoli gabinetti delle meraviglie di principi e reali in cui venivano conservati, raccolti ed esibiti oggetti bizzarri e originali in grado di generare sorpresa e stupore nel visitatore.
È un viaggio nella forma labirintica, molecolare, indefinibile, riflesso sì del mondo organico, ma soprattutto manipolata e ingigantita da una dimensione interiorizzata, psichica e onirica. La mostra allestita negli spazi dell’ex Convento dei Serviti è un itinerario fra naturalia e artificialia contemporanee, attraverso le opere di 24 artisti (ticinesi, svizzeri e provenienti da vari paesi del mondo) noti e meno noti, appartenenti alle più svariate generazioni, messi in dialogo l’uno con l’altro in modo da dar vita, ciascuno nella sua singolarità, a un insieme unitario in grado di restituire uno spaccato degli orientamenti della scena artistica attuale.


                                                John Armleder, Silvano 

L’articolarsi e il moltiplicarsi di forme nello spazio, l’enorme varietà di materiali, la ricchezza e l’esuberanza dei colori, la realtà naturale come fonte inesauribile nel lavoro creativo, la predilezione per l’assemblaggio, l’accumulo o l’incastro, e quindi la propensione al fantastico: questi alcuni aspetti distintivi di una breve ma significativa ricerca attraverso la molteplicità degli approcci nella scultura contemporanea.

Il catalogo contempla una presentazione della mostra, schede critico-biografiche dei singoli artisti, tavole con le opere in mostra e fotografie delle sculture negli spazi del Museo d’arte Mendrisio. Curatori della mostra: Museo d’arte Mendrisio in collaborazione con Daniele Agostini.
Artisti presenti:
Ai Weiwei, John Armleder, Jean Arp, Selina Baumann, Mirko Baselgia, Alan Bogana, Carlo Borer, Lupo Borgonovo, Serge Brignoni, Lorenzo Cambin, Loris Cecchini, Julian Charrière, Tony Cragg, Matteo Emery, Luisa Figini & Rolando Raggenbass, Christian Gonzenbach, Christiane Löhr, Claudia Losi, Margaret Penelope Mackworth-Praed, Benedetta Mori Ubaldini, Meret Oppenheim, Julia Steiner, Gerda Steiner & Jörg Lenzlinger, Teres Wydler.
A.M.D.P.
Metamorfosi, Mendrisio, Piazzetta dei Serviti
9 aprile – 25 giugno 2017

Intero chf/euro 10, ridotto chf/euro 8
Ma-Ve: 10.00 – 12.00 / 14.00 – 17.00 10.00 – 18.00
Sa-Do e festivi: Festivi aperto

Lunedì chiuso

Ufficio Stampa:

Lucia Crespi, lucialuciacrespi.it
http://www.mendrisio.ch/museo; museo@mendrisio.ch

tel. +41. 058.688.33.50

 

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Di “Franca Ghitti”presentato un nuovo volume allaTriennale di Milano.

Di “Franca Ghitti”

presentato un nuovo volume alla


Triennale di Milano.

Franca Ghitti ha ideato e realizzato una gran quantità e varietà di opere, sempre seguendo la sua salda concezione di scultura e usando materiali quali il legno e il metallo. Ha infatti impiegato stampi, ritagli, tondini, chiodi, polvere di fusione, recuperati nelle fucine della Valcamonica e scarti di lavorazione delle industrie metalliche, riusati con incisività organizzativa in forme modulari essenziali e geometriche.

Ne sono nate: mappe, vicinìe, meridiane, spirali, dischi, colonne, boschi, labirinti, cascate, modelli-forma di città ideali, luoghi utopici di incontro e vita comune; insomma, un totale e composito suo mondo d’arte preminente anche nel linguaggio, legato alla radice dei suoi luoghi camuni e alla storia e alla vite vissute degli uomini.
Elena Pontiggia, docente all’ Accademia di Brera, attorno alla composita opera della Ghitti ha concluso un rilevante e approfondito studio, edito da Skira, che ha presentato alla Triennale di Milano con Cecilia De Carli, docente all’ Università Cattolica di Milano, e con Micol Forti, direttrice della Collezione d’Arte Moderna ai Musei Vaticani.
Nel suo saggio Elena Pontiggia abbraccia l’ eterogenea opera dell’Artista dalle prime opere degli anni ’60 fino a quelle degli ultimi anni passando, quindi, per Milano, Parigi, Salisburgo, per l’esperienza in Africa e per le mostre internazionali in Europa e negli Stati Uniti.
In Italia, inoltre, le opere di Franca Ghitti (1932-2012) fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e i Musei Vaticani.
Le sculture e le installazioni della Ghitti, dunque, costituiscono la sua cifra espressiva più caratteristica, sostenute inoltre dal suo linguaggio concreto e rigoroso che lega il presente al passato: espressioni artistiche moderne che richiamano le incisioni rupestri Di “Franca Ghitti” presentato un nuovo volume allaTriennale di Milano.della Valcamonica o la simbologia arcaica delle tribù africane, restituiti con nuova forza evocativa, come in I Rituali, Le Storie dei morti, I Reliquiari , Orme del Tempo, Totem, Cancelli, Libri Chiusi, Alberi, Alfabeti perduti e Alfabeti “altri”, modi di comunicazione alternativi all’alfabeto stesso.
Franca Ghitti, artista bresciana, in sintesi, ci ha lasciato con la sua “severa” ricerca artistica una lezione di equilibrio e di identità, una mappa continuativa di memorie e di vita vissuta “intensamente nell’arte” che ha espresso nelle riformulazioni geometriche, e nella varietà di installazioni conferendo loro una nuova identità, convinta che non esiste “improvvisazione. Un’opera è il risultato di una lunga meditazione, di un processo di conoscenza che dura tutta la vita”.

L’incontro in Triennale si è concluso con la proiezione del trailer del documentario “Franca Ghitti. Il film” del regista Davide Bassanesi sui momenti più significativi della vita della scultrice.

Era presente, inoltre, Giovanni Cadeo, architetto restauratore dell’edificio, ormai nella sua fase conclusiva, che sarà sede del Museo Archivio della Scultrice e sede dell’omonima Fondazione.

Franca Ghitti, nata nel 1932 a Erbanno in Val Camonica, Brescia, studiò all’Accademia di Brera di Milano, approfondì gli studi all’Académie de la Grande Chaumière e fece poi a Salisburgo un’esperienza straordinaria frequentando il corso di incisione tenuto da Oskar Kokoschka. Collaborò con Emmanuel Anati alla fondazione del Centro Camuno di Studi Preistorici nel 1963, affascinata dalle incisioni rupestri di Naquane che le ispirarono le mappe su tavolette di legno e chiodi.

Dagli anni Settanta viaggiò in Kenya, dove insegnò alcuni anni e dove realizzò vetrate per la chiesa degli Italiani a Nairobi. Quell’esperienza le permise di rintracciare altrettanti segni e codici formali di antiche culture che le ispirarono, tornata in Italia, diverse opere.
Sempre dinamica, Franca seguì alla fine del Settanta una ricerca in collaborazione con il Museo nazionale delle Arti e delle Tradizioni popolari a Roma, pubblicando Memoria del ferro, La Valle dei Magli e La farina e i giorni per le Edizioni Scheiwiller di Milano, una collana di Arti e Tradizioni Popolari Camune.
Realizzò anche Il segno dell’acqua, una cascata in ferro nel lago d’Iseo, Brescia, un’opera per la piazza di Nadro in Valcamonica, e tra altre, un’installazione in vetro-cemento e altri materiali a San Polo a Brescia.
Nel corso degli anni realizzò varie mostre in Italia e all’estero, tra cui New York, Bilbao e San Pietroburgo con Pagine chiodate in occasione delle celebrazioni russe per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Sul lavoro di Franca Ghitti hanno scritto poeti e uomini di cultura come Vittorio Sereni, Calvino, Scheiwiller, Argan, e tra altri Carlo Bertelli, Crispolti, Elda Fezzi, Giuseppe Marchiori ed Elena Pontiggia.
Anna Maria Di Paolo

Franca Ghitti, a cura di Elena Pontiggia, Editore Skira

info@irmabianchi.it

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Venezia. Presentato il programma MUVE 2017

Venezia. Presentato il programma MUVE 2017



Nell’ ambito della presentazione a Venezia, al Museo Correr, del vastissimo programma generale delle attività 2017 della Fondazione Musei Civici di Venezia, è stato altresì rinnovato, nell’ ambito della Biennale d’Arte a Maggio, l’appuntamento con “MUVE Contemporaneo”, progetti e mostre dedicate alla contemporaneità con eventi che coinvolgono la maggior parte dei Musei civici.

Erano presenti Mariacristina Gribaudi, presidente Muve, Gabriella Belli, direttore Muve e Giorgia Pea, presidente della Commissione Cultura del Comune di Venezia.


 “Muve Contemporaneo” si inaugura al Centro Culturale Candiani, sede di MUVE Mestre, dove dal 14 Aprile per “Corto Circuito. Dialogo tra le arti”, è stato ideato “Attorno a Tiziano. L’annuncio e la luce verso il contemporaneo. Garofalo, Canova, Fontana, Dan Flavin”, a cura di Gabriella Belli e Luca Massimo Barbero sul tema dell’Annunciazione con l’ Annunciazione di Tiziano della Scuola di S. Rocco messa vicino a Lucio Fontana, iconografia antica e concettualizzazione contemporanea con capolavori delle collezioni veneziane.


Il secondo appuntamento sarà il 1 luglio, con la mostra “Attorno alla Pop Art nella Sonnabend Collection. Da Johns e Rauschenberg a Warhol e Lichtenstein, fino a Koons”, curata da Antonio Homem su progetto di Gabriella Belli e realizzata in collaborazione con la Sonnabend Collection Foundation.
La mostra ripercorrerà, attraverso un nucleo di quaranta capolavori dei più importanti protagonisti della Pop Art appartenenti alla prestigiosa collezione americana – dal 2012 in deposito a lungo termine a Ca’ Pesaro – , gli straordinari anni Sessanta, sempre a Mestre.


Punto di forza del programma è l’eccezionale presenza a Ca’Pesaro di David Hockney – tra i più noti e affermati artisti contemporanei – dal 24 giugno nelle sale del museo di San Stae con i suoi “82 ritratti e una natura morta”: una mostra organizzata dalla Royal Academy of Arts di Londra in collaborazione con Fondazione Musei Civici di Venezia e con il sostegno di Crédit Agricole FriulAdria. La direzione scientifica è di Gabriella Belli e la cura di Edith Devaney.


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Dal 13 maggio – in contemporanea con l’avvio della 57° Esposizione Internazionale d’Arte – si apriranno al pubblico molti eventi espositivi del “fuori Biennale”.

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A Palazzo Fortuny vi sarà la mostra “Intuition” curata da Axel Vervoordt e Daniela Ferretti: ultima nata di una serie di esposizioni realizzate dai Musei Civici con la Axel & May Vervoordt Foundation.

Al Museo Correr invece “La casa dei miei occhi” (The Home of My Eyes) dell’iraniana Shirin Neshat a cura da Thomas Kellein, un evento supportato da The Written Foundation, presenterà un ciclo di 55 fotografie in gelatina d’argento realizzate nel 2015 e mai esposte in Europa: affresco di varia umanità multietnica che riesce a convivere.

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Gaetano Pesce, scultore architetto e designer, sarà protagonista al Museo del Vetro di Murano con una eccezionale mostra dedicata ai suoi originalissimi lavori in vetro.


Sempre al Museo muranese, interessante focus a cura di Chiara Squarcina per ricordare – grazie alla collezione di Lutz Holz – il veneziano Corrado “Dino” Martens. Pittore e designer (1894-1970), trasferitosi da Milano a Murano negli anni Venti, e per quasi 25 anni, direttore artistico della Vetreria Aureliano Toso.

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Marzia Migliora è presente a Ca’Rezzonico, con la mostra “Velme” – microcosmi di “relazioni tra acqua e terra, simbolo di qualcosa di sommerso che non deve smettere di emergere” – curata da Beatrice Merz e realizzata in collaborazione con la Fondazione Merz: un progetto site-specific tra le opere della collezione del Museo del Settecento veneziano, come Tiepolo e Longhi. Il progetto è coordinato da Elisabetta Barisoni e Alberto Craievich.

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Quindi, Douglas Gordon alle prigioni di Palazzo Ducale, con un progetto di video-arte a cura di Mario Codognato, co-prodotto con The Venetian Heritage, The British Council e Canon; Maria Bissacco – con la creatività e la modernità dei suoi merletti a fusello – al Museo del Merletto e, a Palazzo Mocenigo in collaborazione con il Museo Nazionale di Stoccolma, la mostra “Trasformation”: sei giovani artisti svedesi che creano le loro opere-gioiello con materiali “poveri”, come polvere di alluminio, crini di cavallo o pelle di pesce.


Infine Roger de Montebello, artista franco-americano dal ’92 a Venezia, espone al Museo Correr una serie di opere che sono un po’ il filo conduttore della sua originale ricerca, ritratti di persone, corride e quasi metafisici ritratti di Venezia, a cura di Jean Clair.

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I progetti di “MUVE Contemporaneo” proseguono lungo tutto il periodo della Biennale. 




A luglio a Ca’ Rezzonico inaugurerà la mostra “Ritratto/Copia”, che propone le riflessioni sulla città e i suoi visitatori di 4 giovani artisti tedeschi, ospitati dal Centro Tedesco di Studi Veneziani – e in autunno, al Museo del Vetro di Murano, si aprirà la mostra Rosslynd Piggott. Garden Fracture / Mirror in Vapour e, sempre in isola, un progetto del filandese Markku Piri, che presenterà opere realizzate dai maestri vetrai muranesi, tra cui un’installazione di perle giganti lunga 5 metri.

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La collezione Drom sarà inoltre esposta a Palazzo Mocenigo (dal 28 aprile), mentre, e la collezione di perle del Museo del Vetro di Murano, forse la più grande esistente al mondo, sarà curata da Augusto Panini: Il mondo in una perla (dal 15 dicembre).

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L’ultimo grande appuntamento internazionale dell’anno 2017 sarà però nel mese di settembre con la stupefacente bellezza delle favolose gemme d’India appartenenti alla Collezione di Sua Altezza Reale Hamad bin Abdullah Al Thani, della famiglia reale del Qatar, esposte per la prima volta in Italia nel magico scenario di Palazzo Ducale, dal 9 settembre fino al 7 gennaio 2018.

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“Dai Gran Moghul ai Mahraja. Tesori dalla Collezione Al Thani”: 181 gioielli eccezionali selezionati dai curatori Amin Jaffer e Giancarlo Calza – tra cui The Idol’s Eye, il più grande diamante blu del mondo – testimoniano l’antica passione dei Sovrani dell’India per le gemme preziose, diamanti, zaffiri e rubini, lavorati con talento ineguagliabile da abili gioielleri e designers, che hanno fatto di questa mirabile arte una delle più rare e preziose espressioni della genialità creativa dell’homo faber.

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Prima l’impero Moghul nel XVI secolo e poi i Maharaja sotto il Raj britannico, in collaborazione con le più celebri maison di gioielli d’Europa, svilupparono e diedero continuità a quella favolosa tradizione: una storia di cultura, design e bellezza lunga più di quattro secoli.

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Si riconferma così il ruolo di primo piano della Fondazione Musei Civici di Venezia nella complessa riflessione sui linguaggi più attuali dell’arte, in una città sfavillante di Arte antica che ha fatto tuttavia della ricerca contemporanea una delle principali chiavi d’innovazione e sviluppo.


A. M. D. P.






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