Pirelli HangarBicocca vince il Global Fine Art Award per la mostra “Lucio Fontana: Ambienti/Environments”  

Pirelli HangarBicocca vince il Global Fine Art Award per la mostra

“Lucio Fontana: Ambienti/Environments”  

A Pirelli HangarBicocca assegnato il Global Fine Art Award “Best Impressionist and Modern” 2018 per la mostra “Lucio Fontana: Ambienti/Environments”  

La mostra “Lucio Fontana: Ambienti/Environments” presentata negli spazi espositivi di Milano Pirelli HangarBicocca si è aggiudicata il premio internazionale Global Fine Art Award 2018 per la categoria “Best Impressionist and Modern” dedicata ad esposizioni personali.

Il riconoscimento – che rientra nel programma Global Fine Art Awards che ha valutato ben 2000 mostre- è stato assegnato il 12 marzo, presso l’Harold Pratt Mansion di New York. A ritirare il premio il direttore artistico di Pirelli HangarBicocca Vicente Todolí

dalla giuria internazionale costituita da Savita Apte, James M. Bradburne, Gina Costa, Joe Lin-Hill, Dean Phelus che ha riconosciuto l’impegno che da anni l’Hangar porta avanti per realizzare mostre di alta qualità curatoriale. La mostra “Lucio Fontana: Ambienti/Environments”, dedicata alla ricerca ambientale di Lucio Fontana, proponeva un corpus di due interventi ambientali e nove Ambienti spaziali mai riuniti in precedenza, opere di importanza cruciale nella produzione artistica del Maestro del Novecento con catalogo Mousse Publishing.

Alcuni degli ambienti esposti sono stati ricostruiti per la prima volta dalla scomparsa dell’artista grazie allo studio e alle ricerche della storica dell’arte Marina Pugliese e della restauratrice Barbara Ferriani, curatrici, e al fondamentale contributo della Fondazione Lucio Fontana.   I 250 mila visitatori registrati durante il periodo di apertura hanno avuto l’opportunità di osservare e fruire per la prima volta le opere meno conosciute di Fontana, di riscoprirne l’importanza storica e allo stesso tempo di coglierne la loro contemporaneità attraverso un allestimento inedito e in dialogo con la struttura ex industriale di Pirelli HangarBicocca.

La mostra si è anche rivelata un punto di riferimento per ricercatori, curatori e storici dell’arte ad esempio per i due Ambienti, ricostruiti come all’Hangar, nella mostra “Lucio Fontana: On The Threshold”, presso il Metropolitan Museum di New York e in corso fino al 14 aprile 2019.

Le opere sono: Ambiente spaziale a luce rossa, 1967 [67 A6], collocato al Met Breuer e Ambiente spaziale in Documenta 4, a Kassel, 1968 [68 A2], collocato al Museo del Barrio.  

AnnaMaria Di Paolo

https://m.youtube.com/watch?v=LnQLY3-rk_Y

http://www.hangarbicocca.org   https://www.hangarbicocca.org/mostra/lucio-fontana-ambienti/   http://globalfineartawards.org/wp/index.php/overview/   La Street View della mostra Lucio Fontana: Ambienti/Environments è su Google Arts&Culture

Programmazione futura Mostra in corso: CITTÀDIMILANO di Giorgio Andreotta Calò.

Il programma prosegue con le mostre di Sheela Gowda

(4 aprile–15 settembre 2019), Daniel Steegmann Mangrané (settembre 2019–gennaio 2020);

Cerith Wyn Evans (ottobre 2019–febbraio 2020);

Trisha Baga (febbraio–luglio 2020);

Chen Zhen (aprile–settembre 2020);

Neïl Beloufa (settembre 2020–gennaio 2021) e Steve McQueen (ottobre 2020–febbraio 2021) in collaborazione con la Tate Modern di Londra.

La programmazione artistica è ideata dal Direttore Artistico Vicente Todolí insieme al dipartimento curatoriale: Roberta Tenconi, Curatore; Lucia Aspesi, Assistente Curatore; e Fiammetta Griccioli, Assistente Curatore.   Pirelli HangarBicocca Pirelli HangarBicocca è una fondazione no profit dedicata alla produzione e promozione di arte contemporanea, sostenuta interamente da Pirelli, di cui riflette la cultura aziendale e il suo impegno nella ricerca, nell’innovazione e nella divulgazione del linguaggio contemporaneo offrendo un accesso allo spazio totalmente gratuito.

Ufficio Stampa: angiola.gili@hangarbicocca.org alessandro.cane@hangarbicocca.org

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MILANO. ANTONELLO DA MESSINA. PALAZZO REALE

MILANO. ANTONELLO DA MESSINA. PALAZZO REALE

A Milano, nelle sale di Palazzo Reale, in una rara mostra sono esposte diciannove preziose opere di Antonello da Messina: ritratti e soggetti religiosi come la “La crocifissione”, custodita in Romania nel Museo di Sibiu, e “San Girolamo nel suo studio” , Londra, National Gallery, nel quale non impiegò un disegno preparatorio, ma segni di contorno, stesi a pennello in colore grigio in una sorprendente ambientazione spaziale dello studiolo in una navata di una chiesa.

E ancora l’ Annunciata e Tre Santi, provenienti da Palazzo Abatellis di Palermo, e la realistica e intensa tempera su tavola “Cristo in pietà (recto) e Madonna con il Bambino” (verso) da Messina.

Dalle Fiandre egli portò in Italia, oltre che la pittura ad olio, anche l’uso di ritrarre non più soltanto personaggi illustri come l’intenso “Ritratto Trivulzio” da Torino, con l’ altissima resa dello sguardo ipnotico, ma anche volti anonimi, come gli ironici “Ritratto d’uomo”: dalla Pinacoteca Malaspina di Pavia, dalla Galleria Borghese di Roma, e dal Palazzo Madama di Torino, o i “Ritratti di giovane” dal Philadelphia Museum of Art, e dal Museo statale di Berlino, o il più famoso “Ritratto di ignoto marinaio” dall’enigmatico sorriso, proveniente dalla Fondazione Culturale Mandralisca di Cefalu’.

Sono opere di dimensioni ridotte e colgono attimi di esistenze, essenze di caratteri e trasmettono forti emozioni. Caratteristica psicologica questa che egli estese anche ai soggetti devozionali, come “Cristo in pietà sorretto da tre angeli”, Venezia, Museo Correr, in cui il tema dell’Ecce Homo è di intenso realismo sofferto; e poi le tavolette votive delle “Crocifissioni” di Anversa e di Londra, i volti del Cristo, il “San Sebastiano” di Dresda, realizzato in occasione di un’epidemia di peste, con la grandiosa prospettica di Venezia.

Tornato a Messina, Antonello completò la “ la Vergine Annunciata” (1476 ca) ora a Palermo, Galleria Regionale della Sicilia. Nell’ ultimo capolavoro assoluto la fanciulla, chiusa nel proprio manto, ieratica, in posa frontale, da’ l’impressione di profondità fermando il tempo con la soavità sospesa della mano: un’ emozione “non umana”.

Degli Uffizi è il trittico “Madonna con Bambino”, “San Giovanni Battista e San Benedetto” di straordinaria qualità pittorica; del Collegio degli Alberoni di Piacenza il celebre “Ecce Homo”, e l’incantevole “Madonna col Bambino” della National Gallery di Washington.

Poco si sa di Antonello da Messina, ma secondo il Vasari, fu il primo a portare la pittura ad olio in Italia

in quanto studiando a Napoli, allora centro internazionale che aveva forti legami con i Paesi Bassi, ebbe modo di conoscere il lavoro di artisti provenzali e fiamminghi. In età matura, poi, andò nelle Fiandre per ammirare direttamente le opere ad olio di Van Eyck e van der Weyden e questa conoscenza – unita all’uso della prospettiva del Rinascimento toscano, all’ atmosfera del Mediterraneo e alla luce di Venezia, gli consentì di raggiungere nelle sue opere: equilibrio, originale delicatezza, profondità psicologica e perfezione.

Antonello, dunque, viaggiò verso il nord e si fermò, inoltre, a Venezia dove dipinse pale d’altare, come quella della chiesa di San Cassiano, ora a Vienna, fissando un “modello” seguito anche da Giovanni Bellini, insieme al quale diede avvio alla “modernità” con la “pittura italiana” del Rinascimento.

Un artista eccellente riconosciuto anche al suo tempo. Il figlio Jacopo nell’incantevole “Madonna col Bambino” (1480)- unico quadro che di lui si conosce ( allogato all’Accademia Carrara di Bergamo ) ed eseguito l’anno seguente la morte del padre, e che chiude la mostra- si firmò

Jacopo figlio di Antonello, pittore non umano”, ma divino, quindi.

Di fatto, Antonello nei suoi capolavori è impareggiabile per la capacità di rappresentare: l’energia, il carattere, il sorriso beffardo o enigmatico, l’incanto e la luminosità; in sintesi l’essenza della vita.

Questa di Milano è una rassegna di capolavori che seguono la parabola ascendente dell’ attività pittorica di Antonello fino alla fine, avvenuta nel 1479, quando morì di tubercolosi a 49 anni.

Per secoli di Antonello si persero le tracce e

non sappiamo, vista l’esiguità di sue opere conosciute, quanti quadri siano andati distrutti da terremoti, fenomeni naturali e incuria. Per fortuna, nell’800 il grande studioso e storico dell’arte Giovan Battista Cavalcaselle catalogó i quadri rintracciati su taccuini e disegni.

E in mostra, si possono ammirare 28 suoi fogli analitici provenienti dalla Biblioteca Marciana di Venezia; ed è così che oggi possiamo seguire la sua interpretazione lucida dell’ attività di Antonello.

Una guida illustre, dunque, per la reunión di capolavori pieni di luce nello spazio e in perfetto equilibrio tra bellezza ideale e vero naturale, tra essenza dell’arte nordica e dell’arte italiana in un risultato eccelso.

L’ esposizione, a cura di Giovanni Carlo Federico Villa, è nata dalla collaborazione fra la Regione Siciliana e il Comune di Milano-Cultura con la produzione di Palazzo Reale e MondoMostre Skira.

Indispensabile la collaborazione di tanti Musei nel mondo con i prestiti di loro opere. Si sottolinea anche: l’elegante l’allestimento di Panstudio, l’efficace l’illuminazione di Light Studio e le utilissime amplificazioni dei dettagli delle opere da parte di Sugosugo Studio.

Correda questa speciale mostra una monografia completa altrettanto unica, pubblicata per i tipi di Skira, con tutte le immagini delle opere esistenti e riconosciute di Antonello da Messina e una Sezione storico artistica con i saggi di Giovanni Carlo Federico Villa, Renzo Villa, Gioacchino Barbera e cinque testi letterari di Roberto Alajmo, Nicola Gardini, Jumpa Lahiri, Giorgio Montefoschi e Elisabetta Rasy.

Un evento culturale imperdibile.

Anna Maria Di Paolo

Antonello da Messina. Milano. Palazzo Reale, Piazza del Duomo, 12. dal 21 febbraio al 2 giugno 2019

http://www.mostraantonello.it

Ufficio Stampa Skira lucia@luciacrespi.it

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Canaletto a Palazzo Ducale di Venezia

Canaletto a Palazzo Ducale di Venezia

Una mostra sul Settecento veneziano col protagonista Canaletto è allogata nelle splendide sale di Palazzo Ducale, in un racconto straordinario.

Stagione artistica di grande complessità e valore, il 700 annovera eccellenze nel campo della pittura, della scultura, delle arti decorative.

La mostra documenta questo secolo di enorme vitalità e grandi cambiamenti, nel linguaggio dell’arte, nella storia delle idee e delle tecniche e nella vita sociale che con la sua nuova forma artistica rompe i legami con il rigore del Classicismo e con la teatralità del Barocco, e in cui il colore prende il sopravvento sul disegno.

In particolare, Canaletto esegue una raffigurazione pittorica oggettiva e prospettica di monumenti, complessi architettonici della città o di scorci di paesaggio particolarmente interessanti per i quali è conosciuto non soltanto in Italia, ma in tutta Europa e in particolare modo in Inghilterra.

E’ Luca Carlevarijs comunque che pone le basi del vedutismo veneziano, mentre

Rosalba Carriera rinnova l’arte del ritratto, e due giovani coetanei dipingono opere in cui la luce acquista valenza essenziale.

Si tratta di Giambattista Tiepolo che con pennellate aggressive realizza composizioni dinamiche, e di

Canaletto maestro nella pittura di vedute.

L’esposizione prosegue con la pittura di costume di Pietro Longhi, col vedutismo, con la pittura di storia e quella di paesaggio, e naturalmente con il capriccio.

La grande stagione dell’incisione vede inoltre la maestria di Giambattista Piranesi con le mirabili rovine di Roma classica.
Il racconto di questo secolo è anche quello della presenza europea della Serenissima e del viaggiare dei suoi artisti. Mentre anche l’arte vetraria di Murano vive i suoi fasti, con l’oreficeria e la manifattura di porcellane.

Protagonisti di fine secolo sono Francesco Guardi e Giandomenico Tiepolo, figlio di Giambattista.

Nelle vedute di Guardi il linguaggio pittorico, tremolante e allusivo, lontano dalle solari certezze di Canaletto, sembra evocare una Venezia in disfacimento, mentre il tempo del vivere felice e aristocratico lascia il posto a un popolo di irriverenti Pulcinella, dove tutti sono liberi e uguali, e sullo sfondo la rivoluzione infiamma la Francia. Il secolo dei lumi, e il percorso espositivo, si chiude con l’affermarsi del Neoclassicismo. Su tutti giganteggia Antonio Canova.


L’esposizione, promossa dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, è a cura di Alberto Craievich, con la collaborazione di RMN-Grand Palais di Parigi

A. M. D. P.

Canaletto. Palazzo Ducale a Venezia: dal 23 febbraio al 9 giugno 2019

Un unico biglietto valido per: Palazzo Ducale e per il percorso integrato del Museo Correr, Museo Archeologico Nazionale, Sale Monumentali della Biblioteca Nazionale Marciana: intero € 20, ridotto € 13, gratuito secondo normativa vigente

E-MAIL INFO: info@fmcvenezia.it

SITO UFFICIALE: http://palazzoducale.visitmuve.it

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Alba. Fondazione Ferrero. La macchina che vende i sogni”. Il cinema tra Dada e Surrealismo

Magritte Le bon exemple (1953)

Ad Alba, la mostra Dal nulla al Sogno. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen con opere di Marcel Duchamp, René Magritte, e tra tanti altri, Salvador Dalì, ista da 90 mila visitatori, prima della chiusura il 25 febbraio, si arricchisce di due gli appuntamenti col curatore Marco Vallora che accompagnerà il pubblico con nuove testimonianze legate al dada e al Surrealismo.

Si tratta della conferenza “La macchina che vende i sogni”. Il cinema tra Dada e Surrealismo, Venerdì 15 febbraio, ore 21, nell’auditorium della Fondazione Ferrero, con la partecipazione di Ugo Nespolo, artista e regista di cinema sperimentale.

Si individueranno gli elementi teorici che uniscono il cinema alla poetica dada e surrealista, senza perdere di vista il legame con l’arte figurativa.

Durante la serata saranno proiettati spezzoni di alcuni tra i più importanti e sorprendenti film surrealisti: L’âge d’or e Un chien andalou firmati da Luis Bunuel e Salvador Dalì, Le mystères du chateau de Dé di Man Ray, Le sang d’un poète di Jean Cocteau.

Ugo Nespolo, attivo nel panorama artistico italiano dagli anni Sessanta, alla Pop Art, ai futuri concettuali e poveristi si distingue per opere ironiche, trasgressive e lievi.

Dagli anni Settanta Nespolo si è dedicato anche al cinema sperimentale, d’artista con amici quali Lucio Fontana, Enrico Baj, e tra altri Michelangelo Pistoletto.

Un fare arte, insomma, il suo che è anche riflettere sull’arte.

Sue opere sono state esposte nelle più prestigiose gallerie e nei più importanti musei di tutto il mondo, da Milano a Roma e Napoli, da Parigi a Londra, da Chicago a New York, in Cina, in Russia e America Latina.

Un chien andalou , 1929, Luis Bunuel e Salvador Dalì

Il secondo appuntamento, sabato 23 febbraio alle ore 21, sarà “Se il Surrealismo va al museo…”. Il racconto di un testimone autorevole, in cui Marco Vallora, incontrerà Bernard Blistène, direttore, dal 2013, del Musée National d’Art moderne presso il Centre National d’Art et de Culture Georges Pompidou di Parigi.

In mostra è esposto, proprio dalle collezioni del Pompidou, attraverso il Museo J.L. Lacroix di Grenoble, il dipinto di René Magritte Le bon exemple (1953), che raffigura il collezionista greco Alexander Jolas ritratto da Magritte con impermeabile, ombrello e bombetta, su un fondo rosso in cui sembra fluttuare, accompagnato dall’improbabile didascalia “Personnage assis”.

Studioso dell’opera di Magritte, Bernard Blistène che si è formato all’École du Louvre e all’Istituto d’Arte e Archeologia di Parigi, ha conosciuto e frequentato molti importanti artisti surrealisti, dei quali fornirà , nella serata in Fondazione, oltre alla visione di uno studioso, anche una testimonianza di prima mano. A partire dagli anni Ottanta, Blistène ha curato al Centre Pompidou importanti retrospettive (Boltanski, Twombly, Warhol); nel 1990 diventa direttore dei Musées de Marseilles, segnando un periodo di vivacità e dinamismo culturale, creando il museo di arte contemporanea cittadino, il museo di arti decorative e il museo di arte africana, oceanica e nativa americana e promuovendo esposizioni che hanno fatto epoca sia per l’approccio multidisciplinare, sia per essere state le prime in Francia dedicate ad artisti come Basquiat o Gordon Matta-Clark. Nel 1996 ritorna al Centre Pompidou con un incarico direttivo, che lo porterà tra l’altro ad essere guest director del museo Guggenheim di New York. All’inizio degli anni 2000 lo ritroviamo alla guida di mostre importanti, oltre che al Pompidou, al Palais de Tokyo e al Grand Palais. Nel 2008 sarà co-curatore della Biennale di Gerusalemme, per ritornare poi al Museo nazionale d’arte moderna di cui è infine nominato direttore sei anni fa. Curatore e autore in moltissimi cataloghi di mostre, ha inoltre insegnato arte contemporanea all’École du Louvre dal 1985 al 2005, dove numerosi giovani galleristi, conservatori e critici d’arte si sono appassionati alle sue lezioni. 

A.M. D.P.

Ingresso libero nelle due serate anche alla mostra, a partire dalle ore 20.

Per informazioni:

www.fondazioneferrero.itufficiostampa@fondazioneferrero.it

Ufficio Stampa

Studio ESSECI di Sergio Campagnolo

Referente Stefania Bertelli: gestione1@studioesseci.net

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“TORNIAMO AMICI”. PAOLO VI E GLI ARTISTI” Milano, GASC Villa Clerici

“TORNIAMO AMICI”. PAOLO VI E GLI ARTISTI”

a Milano, GASC

Luigi Filocamo, Volta con angeli, 1951, affresco, Oratorio di Villa Clerici, 1951,

“Torniamo amici”. Paolo VI e gli artisti è una mostra formata da 50 lavori, tra dipinti, disegni, sculture, bozzetti e grafiche di Aldo Carpi, Francesco Messina, Trento Longaretti, Silvio Consadori, Floriano Bodini, Luigi Filocamo, Lello Scorzelli, Virginio Ciminaghi, Angelo Biancini, Eros Pellini e, tra altri, Ettore Calvelli a cui si aggiungeranno importanti prestiti, provenienti dalla Collezione d’Arte Contemporanea dei Musei Vaticani e dalla Collezione Paolo VI – Arte Contemporanea di Concesio (BS).

Curata da Luigi Codemo e Alice Tonetti, organizzata dalla GASC | Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei Villa Clerici, raccolta museale della Casa di Redenzione Sociale di Milano, col patrocinio dell’Arcidiocesi di Milano e dell’AMEI- Associazione Musei Ecclesiastici Italiani, l’esposizione parte da quel “Ritorniamo a essere amici? “ che Paolo VI rivolse agli artisti invitati per l’udienza a loro dedicata nel maggio del 1964 nella Cappella Sistina, invitandoli ad un rinnovato dialogo tra la Chiesa e la ricerca artistica nell’ambito del sacro.

Tra gli autori attenti a coniugare i temi del sacro con i linguaggi artistici del ‘900 anche Angelo Biancini, Floriano Bodini, Aldo Carpi, Virginio Ciminaghi, Silvio Consadori, Luigi Filocamo, Kengiro Azuma, Trento Longaretti, Enrico Manfrini, Francesco Messina, Luciano Minguzzi, Eros Pellini, Mario Rudelli, Aligi Sassu, Lello Scorzelli, Gianluigi Uboldi presenti con le loro opere nel

percorso espositivo.

Floriano Bodini.Paolo VI

Così, tra esse, spicca la versione in bronzo di Ritratto di un papa di Floriano Bodini, la cui realizzazione totale si trova nel Duomo nuovo di Brescia e la croce astile di Lello Scorzelli.

La rassegna prosegue raccontando, attraverso due esempi concreti come il Piano Nuove Chiese a Milano e la Cappella Privata di Paolo VI in Vaticano, come la GASC, dagli anni cinquanta al 1978, abbia continuato ad accompagnare Montini, prima da arcivescovo e poi anche da pontefice, nella promozione di opere d’arte sacra tra cui la progettazione e costruzione di cento chiese nelle periferie desolate ed anonime, da portarlo a chiedere ad architetti e artisti che le chiese diventassero come “fiori di spiritualità nel deserto”. In mostra, sono quindi esposti disegni preparatori, bozzetti, gessi, bronzi, della cappella privata di Paolo VI, realizzata nei primi anni del pontificato e curata per la parte artistica da Dandolo Bellini, con gli interventi di autori, tutti legati alla GASC, quali Enrico Manfrini, Lello Scorzelli, Luigi Filocamo, Silvio Consadori, Trento Longaretti, Mario Rudelli.

Longaretti. Incontro con Paolo VI

Per l’occasione, verrà aperta la Cappella di Santa Teresa di Villa Clerici simile a quella in Vaticano, non visitabile dal pubblico, in quanto si trova all’interno del Palazzo Apostolico.

Un’importante sezione sarà dedicata al “cenacolo” dove gli artisti si incontravano promuovendo la ricerca proprio a Villa Clerici.

Negli incontri periodici, coordinati da Dandolo Bellini e da monsignor Pasquale Macchi, segretario particolare di Paolo VI, gli artisti discutevano sull’arte e producevano progetti, schizzi, disegni, bozzetti preparatori.

La GASC ebbe inoltre grande parte nella formazione della Collezione di Arte Religiosa Moderna dei Musei Vaticani, la Collezione d’Arte Contemporanea, inaugurata nel 1973, dove confluirono molti degli autori legati alla Galleria, in mostra con variazioni o multipli di opere in bronzo, disegni preparatori e gessi presenti anche ai Musei Vaticani.

Villa Clerici

L’esposizione si chiude con un disegno preparatorio di Pericle Fazzini, proveniente dai Musei Vaticani, per l’opera monumentale Resurrezione oggi collocata nell’aula delle udienze in Vaticano, un’acquaforte di Marc Chagall e una litografia di Henri Matisse che giungono dalla Collezione Paolo VI – Arte Contemporanea di Concesio, paese natale di Giovanni Battista Montini.

 

Anna Maria Di Paolo  

 

 

 

“TORNIAMO AMICI”. PAOLO VI E GLI ARTISTI

Milano, GASC | Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei | Villa Clerici (via Terruggia 14)

Dal 15 febbraio – 14 aprile 2019

 

giovedì, 15-20; venerdì, 15-18; sabato e domenica, 10- 18

 

Biglietto unico (museo + mostra):

intero: €7,00; ridotto: €5,00; scuole e parrocchie: €3,00

 

Info edu.gasc@villaclerici.itwww.villaclerici.it

 

Ufficio stampa

Stefania Rusconi stefania.rusconi@clponline.it

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NewMuseum(s), Stories of company archives and museums a Mantova e a Torino

ARCHIVIO STORICO DELLA BIENNALE

A Palazzo Te, Mantova (ore 18) e il 13-14 aprile a Torino in occasione del Festival Archivissima il 15 sarà proiettato il documentario NewMuseum(s), Stories of company archives and museums che amplia il suo racconto sull’identità e la storia degli archivi e dei musei d’impresa, oggi e nel futuro.

Si comincia da Ivrea, città industriale del XX secolo oggi Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO, legata alla visione di Adriano Olivetti e del Movimento Comunità, al connubio tra produzione industriale nella dimensione umana e sociale, architettura, design e l’ innovazione.

E Alberto Meomartini, Presidente di Museimpresa precisa che è “Un riconoscimento a un paese che, dal dopoguerra, ha ricostruito la propria identità intorno al tema della bellezza . Non solo quindi dell’impresa, ma dell’impresa del bello”.

Si tratta in effetti di un progetto di ricerca e documentazione che racconta l’archivio e il museo d’impresa, infrastrutture con suoi valori che trasmettere, con strumenti adeguati e digitali siano necessari l’essenza di un’istituzione attenta non soltanto alla contemporaneità, ma anche alle sfide del futuro.

Sono così stati intervistati direttori di musei, archivisti, storici, esperti di comunicazione, curatori, architetti ma anche musicisti, artisti e attori, che illustrano l’itinere di questo tema. Tra questi anche Stefano Arienti, Carolyn Christov-Bakargiev, Marco Montemaggi, Leonardo Sangiorgi, Chris Taft e Cino Zucchi, Architetto e designer.

Il film è prodotto da Muse Factory of Project ed è diretto da Francesca Molteni.

Parteciperà, inoltre, Toni Servillo, attore e regista.

NewMuseum(s), Stories of company archives and museums prossime proiezione pubbliche 15 febbraio a Palazzo Te, Mantova (ore 18) e il 13-14 aprile a Torino in occasione del Festival Archivissima.

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Venezia. A a Ca’ Pesaro: Una raccolta d’arte moderna italiana

Venezia. A a Ca’ Pesaro:

Una raccolta d’arte moderna italiana

CARRA’

Il sontuoso palazzo a bugnato di diamante, progettato dal Longhena per la ricca famiglia Pesaro, a metà del ‘600, sul canale Grande a Venezia. A a Ca’ Pesaro:

Una raccolta d’arte moderna italiana a Venezia, e donato, infine, al Comune nel 1902, è divenuto da allora sede della Galleria Internazionale d’Arte Moderna. Qui, in polemica con l’arte ‘ufficiale’ delle Biennali, si organizzarono mostre di giovani artisti tra cui Gino Rossi, Boccioni, Casorati, Arturo Martini. E, in seguito, le collezioni della Galleria aumentarono con varie donazioni tra cui quella di Medardo Rosso, 1914, il lascito Lisi nel 1961 con opere di Morandi, De Chirico, Carrà, Kandisky, Mirò, Matta, e sculture dello stesso Wildt nel 1990 le quali hanno riempito le dieci sale del primo piano, mentre al secondo piano si susseguono mostre temporanee.

Ora, trentadue opere di alcuni importanti autori italiano del ‘900 tra cui Massimo Campigli, Carlo Carrà, Giacomo Manzù, Ottone Rosai, Scipione e Mario Sironi vi saranno esposti dall’ 8 febbraio 2019.

Si tratta di una rilevante mostra di lavori che provengono da note e importanti collezioni di arte italiana, come quelle della scrittrice Margherita Sarfatti, dell’editore Pietro Vallecchi, del critico d’arte Raffaele Carrieri, del presidente  dell’Accademia di Brera Rino Valdameri, dell’ingegnere Alberto Della Ragione, dell’avvocato Pietro Feroldi, dell’industriale Carlo Frua De Angeli, dell’editore e critico Giampiero Giani, del commerciante Gianni Mattioli le quali rimarranno, inoltre, a Ca’ Pesaro in comodato a lungo termine.

CAMPIGLI

Di Massimo Campigli, presenti le celebri tele: Le Amazzoni, 1928, La figlia del carceriere, 1929 e Donna ingioiellata, 1942, opera realizzata a Venezia, dove il pittore si trasferì allo scoppio della guerra e dove fu esposta, nell’autunno 1945, alla personale presso la galleria del Cavallino. Per la stagione del “ ritorno all’ordine” italiano, tele di Carlo Carrà tra cui “ Mattino sul mare” del 1928, di Ottone Rosai, fautore di quella ripresa della sintesi, come amava ripetere Margherita Sarfatti, ed essenzialità compositiva che ebbe larga fortuna nella produzione europea tra le due guerre.

Una grande sala è dedicata poi a Mario Sironi con un nucleo di otto Opere tra cui il capolavoro del 1923-24 Il Bevitore, appartenuto a Margherita Sarfatti. Sempre agli anni venti risale un secondo capolavoro di Sironi, “Il mito di Pandora” del 1924, corpo monumentale di donna su un paesaggio roccioso, inabitato, quasi primordiale.

SIRONI

Infine, opere di Gino Bonichi detto Scipione, attivo nell’ambiente romano, con forti cromie ed espressionistiche prospettive in dissenso verso il regime e verso il realismo del gruppo di Novecento italiano anticipando la ricerca artistica del secondo dopoguerra. Sironi, poi, con la sua pittura geometrica e murale tra gli anni quaranta e cinquanta disgrega la materia, emblema dell’ Informale. La straordinaria collezione si chiude con una piccola ma preziosa selezione di sculture e disegni di Giacomo Manzù, tra i massimi interpreti della scultura figurativa del secolo scorso.

Anna Maria Di Paolo

“ Una raccolta d’arte moderna italiana”. Dall’8 febbraio 2019. Ca’ Pesaro – S. Croce 2076 30135 Venezia (VE)

http://capesaro.visitmuve.it/it/eventi/eventi-in-corso/una-raccolta-darte-moderna-italiana/2019/01/20283/presentazione/

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ALLA GAM DI TORINO La cornice come ornamento e decorazione

ALLA GAM DI TORINO

La cornice come ornamento e decorazione

L’Associazione Amici della Biblioteca d’Arte dedica un ciclo di incontri alla scoperta del mestiere dello storico dell’arte: Vivere di (storia dell’) arte. Professioni, temi, strumenti. Così Orso Maria Piavento e Aurora Laurenti si confronteranno sul tema della cornice, considerato elemento importante del quadro.

Capolavori delle arti decorative, le cornici possono svolgere funzioni specifiche mettendo in risalto il quadro sulla parete oppure inglobandolo, rendendolo parte di una decorazione unitaria o anche diventare esse stesse oggetto di studio, nel mutamento del gusto.

I due relatori parleranno di due contesti: gli ambienti chiesastici post tridentini e la decorazione d’interni rococò quando divennero centrali le arti decorative e le cornici assunsero nuovi significati.

La cornice come ornamento e decorazione

Orso Maria Piavento, Decorazioni barocche per altari rinascimentali
Aurora Laurenti, Funzione e modelli delle cornici rococò.

Ingresso libero.

A. M. D. P.

Orso Maria Piavento (1984) insegna Storia dell’arte nelle scuole superiori. Si è laureato all’Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore, dove ha conseguito il dottorato di ricerca, studiando la trasformazione e la conservazione delle pale d’altare rinascimentali in età barocca.

Aurora Laurenti (1985) ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia dell’arte presso l’Università di Torino ed è stata borsista della Fondazione 1563. La sua attività di ricerca verte attorno al rapporto tra le arti decorative e l’architettura d’interni tra il XVII° e il XVIII° secolo.

 

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I prossimi appuntamenti in programma:

 

Mercoledì 30 gennaio 2019

Esercizi di lettura. Libri, album, cataloghi

Presentazione del volume di Dieter Roth, Pages, a cura di Elena Volpato, FLAT 2018

 

Mercoledì 6 febbraio 2019

Come nascono le mostre. Ricerche, archivi, confronti

Presentazione della mostra Madame Reali: cultura e potere da Parigi a Torino. Cristina di Francia e Giovanna Battista di Savoia Nemours (1619-1724)

Intervengono: Clelia Arnaldi di Balme e Paola Ruffino con Alessandra Giovannini Luca

 

Mercoledì 13 febbraio 2019 – Palazzo Madama

Vivere di (storia dell’) arte. Professioni, temi, strumenti

Gli oggetti d’arte dalle botteghe al museo

Giampaolo Distefano, Gli smalti medievali: uso e riuso

Luca Giacomelli, Le ceramiche ottocentesche di Palazzo Madama

TORINO, GAM. Mercoledì 23 gennaio 2019 alle 18
Sala Uno – Via Magenta, 31

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GIOVANNI SOCCOL Metamorfosi della realtà in mito Venezia, Ca’ Pesaro

GIOVANNI SOCCOL Metamorfosi della realtà in mito

Venezia, Ca’ Pesaro

La stagione espositiva 2019 de La Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia ha inizio con una piccola e interessante mostra dedicata a Giovanni Soccol, veneziano che da anni si dedica alla pittura, alla scenografia, all’architettura e alla cinematografia. Formatosi alla scuola prima di Guido Cadorin, poi di Mario Deluigi e successivamente Carlo Scarpa, Soccol attraversa la corrente astratta negli anni Sessanta, per concentrarsi poi su alcuni celebri cicli pittorici: le Isole, le Basiliche, le Cisterne, le Petroliere, i Labirinti, esposti in numerose e importanti mostre monografiche in Italia e in Europa.

A Ca’ Pesaro, a cura di a cura di Gabriella Belli e Elisabetta Barisoni, sono presentati due delle serie più recenti realizzate dall’artista: i Teatri e i Labirinti d’invenzione tra il 2014 e il 2017.

Le sei tele scelte per Ca’ Pesaro sviluppano degli scenari affascinanti e simbolici che rappresentano una vera e propria indagine emotiva, approdando, attraverso l’ universo composito del sensibile e dell’ immaginario, all’animo umano e al suo “paesaggio” interiore. Nelle imponenti architetture di queste tele, s Giovanni Soccol si appropria dell’archetipo del labirinto, rappresentando un’eterna metamorfosi tra il prima e il dopo della sua espressione pittorica, inoltrandosi in una visione che sembra sempre dissolversi, come le vie di fuga da questi luoghi ingannevoli.

Nella seconda sala sono invece presentati sei Teatri, rappresentazione dall’architettura classica dello spazio vuoto centrale del palcoscenico, detto orchestra, racchiuso dalla cavea dell’emiciclo. Dalla chiusura e dall’ineluttabilità dei Labirinti d’invenzione, si passa all’apertura scenografica dello spazio teatrale, la cui forma tagliata guarda al cielo, rispecchiandone i suoi affascinanti mutamenti. Un abbraccio, quello figurativo, che accoglie e, allo stesso tempo, esclude ogni presenza umana, restituendo all’osservatore un’atmosfera alienante e deserta.

Chiude la mostra una grande Marea del 2011. L’ispirazione riconducibile alla creazione dei Teatri è ravvisabile nella manifestazione della Natura e delle strutture architettoniche che si fondono tra loro nello spazio, restituendo una totalità densa di significato. Lo stesso Soccol, sul fine ultimo della sua arte, afferma: “Io cerco di estrapolare certi elementi per farli diventare delle forze plastiche in grado di evocare sensazioni o situazioni”.

A. M. D. P.

GIOVANNI SOCCOL Metamorfosi della realtà in mito. Venezia, Ca’ Pesaro Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Santa Croce 2076

ORARI: 10-17 (biglietteria fino alle 16). Dal 1 aprile 10-18

(biglietteria fino alle 17). Chiuso il lunedì

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A Verona L’amore materno: una tecnica nuova per un soggetto eterno da Previati a Boccioni

A Verona

L’amore materno: una tecnica nuova per un soggetto eterno

da Previati a Boccioni

La Maternità di Gaetano Previati simbolo “dell’amore materno” è il fulcro della mostra che Verona dedica per la prima volta ad alcuni autori del Divisionismo, uno dei periodi più creativi della nostra storia dell’arte derivante dalla “Scapigliatura Lombarda” e dal “Decadentismo” più che dal Puntinismo francese.

La Maternità di Previati, mediante lunghi filamenti di colori puri e complementari, blu verde giallo, annulla i piani e i volumi restituendo una visione evanescente ed emozionante del soggetto, attraverso simbologie come l’albero, mistero della vita.

La Grande tela, accanto alle altre opere scete per l’esposizione, risponde ad un progetto scientifico che crea un prezioso percorso sul “tema dell’amore materno” , arricchito dai fogli dedicati a “Le due madri” di Segantini, fino all’ ”Autoritratto con la madre” di Giorgio de Chirico.

Le opere, collocate nel contesto del patrimonio della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, sede del’esposizione, valorizzano i nostri ricchi patrimoni artistici creando occasioni di confronto tra i Musei d’Arte moderna nazionali, tra cui le Raccolte Grafiche e Fotografiche del Castello Sforzesco e la Galleria d’Arte Moderna di Milano, il Mart di Rovereto, il Museo Segantini di Saint Moritz e il Banco BPM, proprietario della “La Maternità” .

L’innovativa tela di Previati, dipinta tra il 1890-1891 ed esposta nel 1891 alla prima Triennale di Brera, suscitò un vivace dibattito sia per la nuova tecnica divisionista, sia per il contenuto espressamente simbolista che con le pennellate separate di colore, rompe i modelli convenzionali del Realismo, scandalizzado molti retrogadi detrattori che accusarono il Maestro ferrarese persino di essere incapace di disegnare. E invece Previati si tormentò per la realizzazione di questo grande quadro ( 4 mt x 2) eseguendo vari disegni preparatori, alcuni dei quali, facenti parte dello straordinario patrimonio di opere grafiche del Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco di Milano, sono esposti in mostra.

Le altre opere presenti, altrettanto famose, sono di Giovanni Segantini, Medardo Rosso, Angelo Morbelli, le quali, dalla contingenza del tema tradizionale, arrivano all’universalità dell’idea, mediante vibranti colori di forte intensità emotiva. Anche le opere di Giuseppe Pellizza da Volpedo, altro artista d’ avanguardia, audace e fuori dagli schemi, adottò il “Divisionismo”, frammentando i colori in piccoli punti e tratti studiando la luce e il colore per perfezionarne la tecnica.

Il confronto con i pittori quali Segantini, Morbelli, Longoni e Nomellini lo indirizzarono a seguire, inoltre, un iter pittorico di carattere sociale, fino al Simbolismo, di cui saranno massima espressione tanto “Lo specchio della vita” (1898), quanto “L’autoritratto” (1899), due tele della GAM di Torino e degli Uffizi.

E infine, Umberto Boccioni del “Nudo di spalle”, ritratto della madre, in mostra, che cercò un confronto diretto con la Maternità di Previati, punto di riferimento nel suo programma di studio della storia dell’arte o anche Giorgio De Chirico, con “Ritratto dell’Artista con la madre”, 1922, dal Mart, i quali arrivarono così al Futurismo, grazie anche allo spirito della città moderna di Milano, che avevano già vissuto a Parigi.

Inevitabile è, comunque, il confronto soprattutto tra Previati e Segantini, il quale, ugualmente, con visionarietà e grandissima sapienza, come ne “Le due madri” della Galleria d’Arte Moderna di Milano, seppe utilizzare la tecnica del Divisionismo, mediante effetti di luce e di chiaroscuro in scene colte “all’aperto” , frammentando il segno pittorico in piccole pennellate, e creando così un risultato di vibrazione del colore simile alla luminosità iridescente delle natura.

L’aspetto simbolico, colto in una dimensione di quiete e con la “divisione” dei colori complementari, trasforma, insomma, una pittura di genere in una distinta creazione di “emozione e di sentimento”, rendendo così l’ “idea” di umanità.

Segnano, dunque, tutti questi Artisti, ugualmente, il passaggio della pittura italiana dall’Ottocento all’Arte Moderna d’Avanguardia.

Sta di fatto che, dopo la “macchia toscana” e la “Scapigliatura lombarda” gli artisti divisionisti rappresentarono il “moderno” con filamenti variegati di colore, distinguendosi così dagli impressionisti francesi. Essi, con la tecnica della “sintesi sottrattiva”, usando solo colori puri, non mescolati tra loro, ma accostati coi complementari, meglio facevano riflettere la luce nel quadro conferendovi un’ intensità visiva, una pittura di luce che rappresentava in modo nuovo emozioni e sentimenti intensi.

La scomposizione del colore, pertanto, dava vita ad ”un’arte ideista”, luminosa, bella, comunicativa e spontanea avanzando verso il Novecento.

L’alto valore innovatore del Divisionismo, rimosso erroneamente per anni dalla cultura italiana, in subalternità con l’Impressionismo, va posto, invece, all’origine delle riflessioni delle Avanguardie del Novecento.

La mostra, a cura di Francesca Rossi e Aurora Scotti, testimoniando l’importante collaborazione tra i musei veronesi, i Musei Civici nazionali e il Banco BPM, si avvale di un agile catalogo edito da Franco Cosimo Panini e di un proficuo filmato multimediale sulla tecnica pittorica di Previati.

In conclusione, si tratta di un’esposizione di ammirevole valore culturale, fuori dalle solite proposte modaiole esterofile inconcludenti, da vedere nell’affascinante cornice dello storico Palazzo della Ragione, sede della Galleria d’Arte Moderna di Verona.

ANNA MARIA DI PAOLO

Verona. “L’amore materno alle origini della pittura moderna, da Previati a Boccioni” Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, Cortile Mercato Vecchio, dal 7 dicembre al 10 marzo 2019

http://www.gam.comune.verona.it

Studio Esseci. Ref. Simone Raddi:gestione2@studioesseci.net

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“Venezia e San Pietroburgo” a Mestre e Futuruins al Palazzo Fortuny di Venezia

Venezia e San Pietroburgo” a Mestre e

Futuruins al Palazzo Fortuny di Venezia

Palma il Giovane. Tarquinio e Lucrezia

La Fondazione Musei Civici di Venezia organizza due mostre: al Centro Culturale Candiani di Mestre ‘Venezia e San Pietroburgo. Artisti, principi e mercanti’, e al Palazzo Fortuny di Venezia, ‘Futuruins’.

‘Venezia e San Pietroburgo” documenta i percorsi che hanno condotto l’arte della Serenissima all’Ermitage che custodisce dipinti e disegni di artisti veneti dal Cinquecento che costituisce una delle più ricche collezioni di arte veneziana al mondo,

Settanta sono le opere dell’Ermitage, da Veronese a Tiziano, fino a Tiepolo, Canaletto e Guardi, opere mai esposte prima d’ora in Italia e talvolta mai uscite dall’Ermitage, tra cui due inediti Carlevarjs e una singolare opera tarda di Jacopo Tintoretto, insieme a 20 dipinti dei grandi maestri veneti, dal Cinquecento al Settecento insieme a disegni e dipinti provenienti dalle collezioni civiche veneziane.

Liberi. Endimione

“Futuruins’ – a Palazzo Fortuny dal 19 dicembre 2018 al 24 marzo 2019 – indaga il tema della ‘rovina’, restituendo un’idea della complessità storica del concetto.

Oltre 250 opere, di cui 80 dal Museo Statale Ermitage, dall’antichità all’arte contemporanea, sono incentrate sul “significato delle rovine, sulla costruzione del futuro, attraverso la consapevolezza del legame con il passato.” Dalle prime mitologie della distruzione fino alle distruzioni belliche del secolo scorso, al “terrorismo iconoclasta” di Palmira, alle macerie delle Twin Towers.

Antonio Molinari. San Sebastiano e Santa Irenej

Entrambe le esposizioni sono realizzate in collaborazione con Ermitage Italia.

A. M. D. P.

VENEZIA E SAN PIETROBURGO

Artisti, principi e mercanti

Mestre, Centro Culturale Candiani

18 dicembre 2018 – 24 marzo 2019

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FUTURUINS

Venezia, Palazzo Fortuny

19 dicembre 2018 – 24 marzo 2019

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Orario: 10.00-19.00. La biglietteria chiude mezz’ora. prima Chiuso il lunedì

Aperture speciali

Ogni venerdì, sabato e domenica dal 21 dicembre al 6 gennaio 10.00-21.00

La biglietteria chiude mezz’ora prima

Martedì 25 dicembre 2018 e 1 gennaio 2019 16.00-21.00

La biglietteria chiude mezz’ora prima

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Milano. Pirelli HangarBicocca 8 progetti monografici nel 2019-2020

Milano. Pirelli HangarBicocca

8 progetti monografici nel 2019-2020

 

La programmazione dei prossimi 24 mesi di Pirelli HangarBicocca è stata presentata dal suo Presidente, Marco Tronchetti Provera, e da Vicente Todolí, Direttore Artistico dell’istituzione milanese con la partecipazione del Sindaco Giuseppe Sala che riconosce all’ Hangar Bicocca la storia industriale di Milano, città che oggi ospita dagli 8 ai 9 milioni di visitatori l’anno

 

Nel biennio 2019-2020 vari artisti per provenienza, generazione e cultura differenti, saranno presentati nello spazio delle Navate per offrire le loro nuove visioni del mondo.

Si tratta di Sheela Gowda (Bhadravati, Karnataka, India, 1957), Cerith Wyn Evans (Llanelli, Galles, Regno Unito, 1958), Chen Zhen (Shanghai, 1955 – Parigi, 2000) e Steve McQueen (Londra, 1969). Nello spazio dello Shed: Giorgio Andreotta Calò (Venezia, 1979), Daniel Steegmann Mangrané (Barcellona, 1977), Trisha Baga (Venice, Florida, USA, 1985) e Neïl Beloufa (Parigi, 1985).

 

Le capaci di offrire nuove visioni del mondo attraverso una pluralità di medium e temi. Le mostre site-specific saranno attente alle trasformazioni e ai cambiamenti della società che l’arte sa cogliere in anticipo con le loro origini eterogenee – Italia, India, Spagna, Regno Unito, Filippine, Cina, Algeria – e con la loro pluralità di culture mediante la scultura, installazione, video e film.

 

Mario Mertz . Igloo

In linea con la missione di Pirelli HangarBicocca di rendere l’arte accessibile a tutti, riassunta nell’hashtag #ArtToThePeople che molti dei suoi visitatori hanno ormai fatto proprio, l’accesso alle mostre rimarrà completamente gratuito e la programmazione si accompagnerà con un ampio lavoro di divulgazione, svolto attraverso la produzione di apposite guide alle mostre, l’attività editoriale che prevede la pubblicazione di un catalogo per ogni mostra e l’attività dei mediatori culturali presenti nelle sale e disponibili per dialogare sul lavoro degli artisti.

Completerà la proposta 2019 e 2020 il Public Program, un palinsesto culturale di conversazioni, momenti di approfondimento, proiezioni film e video, tra cui progetti musicali commissionati e realizzati in dialogo con le mostre e gli artisti. Le attività per il pubblico comprenderanno anche visite speciali dedicate ad approfondire tematiche storico-artistiche relative alle mostre. Pirelli HangarBicocca, inoltre, amplierà le proposte e le attività concepite dal Dipartimento Educativo dedicate al pubblico più giovane e alle famiglie.

 

Il calendario 2019-2020, a cura del Direttore Artistico Vicente Todolí e del dipartimento curatoriale da lui guidato, alternerà nei 15.000 metri quadrati di Pirelli HangarBicocca ogni anno due mostre di artisti più affermati nelle “Navate” e due di artisti più giovani nello “Shed”.

 

La prima mostra del 2019 sara’ quella di

 

Giorgio Andreotta Calò | A cura di Roberta Tenconi

Shed | 14 febbraio – 21 luglio 2019,

 

In questi anni lo spazio espositivo ha confermato il suo ruolo di centro per l’arte in grado di attrarre un pubblico internazionale con mostre di forte rigore curatoriale e di grande impatto visivo, anche grazie alla proposta di progetti espositivi unici. Gli spazi di Pirelli HangarBicocca ospitano inoltre I Sette Palazzi Celesti 2004-2015 di Anselm Kiefer divenuti un punto di riferimento per visitatori di tutto il mondo.

AnnaMaria Di Paolo

Hangar Bicocca, Via Chiese 2 – Milano

https://www.hangarbicocca.org0

L’archivio iconografico delle mostre, realizzate dal 2012, fa parte della piattaforma Google Arts&Culture https://artsandculture.google.com/partner/pirelli-hangarbicocca

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