IL CINQUECENTO A FIRENZE. PALAZZO STROZZI

IL CINQUECENTO A FIRENZE

  Pontormo

Michelangelo, Andrea del Sarto, Rosso Fiorentino, Pontormo, Bronzino, Giorgio Vasari, Santi di Tito, Giambologna sono i protagonisti della Mostra Il Cinquecento a Firenze, dedicata all’arte del secondo Cinquecento nella città.

Si conclude così la trilogia di mostre di Palazzo Strozzi a cura di Carlo Falciani e Antonio Natali, iniziata pone a confronto la “maniera moderna” e la Controriforma, tra sacro e profano: una stagione unica per la storia dell’arte a Firenze, segnata dal Concilio di Trento e dalla figura di Francesco I de’ Medici, un grande mecenate.

La mostra, a cura di Carlo Falciani e Antonio Natali, comprende settanta tra dipinti e sculture e, in un percorso cronologico e tematico, annovera opere sacre e profane dei grandi maestri del secolo come Michelangelo, Pontormo e Rosso Fiorentino, ma anche di pittori quali Giorgio Vasari, Jacopo Zucchi, Giovanni Stradano, Girolamo Macchietti, Mirabello Cavalori e Santi di Tito e scultori come Giambologna, Bartolomeo Ammannati e Vincenzo Danti, alcuni dei quali decorarono anche lo Studiolo di Francesco Medici a Palazzo Vecchio, La Tribuna agli Uffizi e le chiese fiorentine secondo le indicazioni Concilio di Trento. Erano altresì abili nell’uso di compositi registri espressivi mediando la propria formazione con l’evoluzione dei tempi che avrebbero visto affermarsi la ricerca di Galileo Galilei, aperta a una nuova visione della natura, e una nuova espressione artistica. La mostra accosta capolavori degli anni Venti del Cinquecento e pone a confronto opere di una assoluta bellezza come la Deposizione di Santa Felicita di Pontormo, la Deposizione dalla croce di Volterra di Rosso Fiorentino, il Cristo deposto di Bronzino proveniente da Besançon. Li precede tra gli altri, capolavori come la celebre Pietà di Luco di Andrea del Sarto e il Dio fluviale di Michelangelo.

Michelangelo

Per l’occasione sono stati operati diciassette restauri, col contributo di Friends of Florence per sei opere, a cominciare dalla Deposizione del Pontormo, insieme alla cappella Capponi in Santa Felicita, per cui l’opera fu dipinta, per proseguire con straordinarie pale come l’Immacolata Concezione del Bronzino, Cristo e l’adultera e la Visione san Fiacre di Alessandro Allori, e le sculture del Dio fluviale di Michelangelo e del Crocifisso del Giambologna.

La prima sezione e’ dedicata a temi sacri con gli artisti che lavorarono ai nuovi altari riformati nelle chiese fiorentine seguita da quella sui temi profani spesso legati alla personalità di Francesco I. In entrambe le sezioni troviamo i medesimi artefici tra cui Giorgio Vasari, Mirabello Cavalori, Girolamo Macchietti, Santi di Tito, Jacopo Coppi, Maso da San Friano, Giovan Battista Naldini, Giambologna.

Rosso Fiorentino

Nella parte centrale, come filo rosso fra sacro e profano, due sale sono dedicate ai ritratti come Ritratto di Francesco I di Alessandro Allori, del 1570-1575, dal Museo Mayer van den Bergh di Anversa – e ai generi che si ritrovano nello Studiolo di Francesco I.

Nelle ultime due sale, marmi e tavole d’altare, tra la fine del Cinquecento e l’ avvio del Seicento, sono: la Visione di san Tommaso d’Aquino della Chiesa di San Marco a Firenze di Santi di Tito, 1593; I miracoli di san Fiacre di Alessandro Allori da Santo Spirito, 1596 e l’altorilievo di Pietro Bernini “San Martino divide il mantello col povero”, 1598 circa, Napoli, Museo di San Martino.

Sono opere di mistica e di poesia che ci coinvolgono fortemente sia sul piano mentale sia su quello emotivo.

In città l’indicazione di visita è rivolta allo Studiolo di Francesco I in Palazzo Vecchio a Firenze, iniziato nel 1570, con creazioni alla maniera fiorentina, per la collaborazione tra di Vincenzo Borghini e un gruppo di trentuno artisti capeggiati da Giorgio Vasari. Faceva parte dell’appartamento privato del duca e in origine vi si accedeva dalla sua camera. L’ iconografia di Borghini è incentrata sul rapporto tra Arte e Natura, seguendo gli interessi di Francesco Medici, appassionato di scienze e di alchimia.

Si può completare, infine, l’itinerario anche alla Tribuna, sala ottagonale situata nel corridoio di Levante della Galleria degli Uffizi. Voluta da Francesco de’ Medici, che ne affidò l’esecuzione a Bernardo Buontalenti, nel 1583, nacque come primo museo pubblico per accogliere e mostrare le collezioni d’arte del Principe oltre che le rarità naturali.

Bronzino

La mostra è prodotta e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi con Arcidiocesi di Firenze, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Firenze, con il supporto di Comune di Firenze, Camera di Commercio di Firenze, Associazione Partners Palazzo Strozzi e Regione Toscana, e tra altri con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze. Main sponsor Gruppo Unipol.

Da non perdere!

A. M. D. P.

FIRENZE. Palazzo Strozzi, Via Strozzi. Fino al 21 Gennaio 2018

http://www.palazzostrozzi.org

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Beppe Bonetti Le variazioni della Metarazionalità

Beppe Bonetti

Le variazioni della Metarazionalità

Forme al plurale, libertà immaginativa, frattura dell’argine è la peculiarità della ricerca artistica di Beppe Bonetti che, nelle variazioni della sua Metarazionalità, frantuma confini e regole in un’ ideazione che da definita diviene indefinita.

E nel suo continuo protendersi oltre, trova la vasta facoltà della visione nella quale i confini si sbriciolano aprendo un varco alla fantasia.

La sintesi di tale percorso è ora esposta in una rigorosa ed elegante esposizione alla Galleria Ramera di Brescia nelle cui pareti si snodano i quadri su Metarazionalità, Variazione su un errore di Parmenide e Variazioni su Sette Linee ripercorrendo quasi quarant’anni di attività dell’Artista, avviata agli inizi degli anni Ottanta.

Dall’ astrazione geometrica razionalistica, di cui ha criticato il concetto sostanziale, Beppe Bonetti nel 1982 ha dato, infatti, avvio amolti lavori della “Metarazionalità” con elementi disorganici che ne disgregano la precisione.

Nel secondo ciclo “Variazioni su un errore di Parmenide”, Bonetti mutua il concetto di sfera, di forma circolare, perfetta, che è “ l’Essere” immutabile, immaginato dal filosofo greco Parmenide, rivelando così una falla che la sgretola in un Non-Essere. Così brandelli esplodono al limitare della sfera frammentandone i bordi su cui si addensano forme geometriche quasi a riprogrammarla.

Dallo studio delle teorie percettive e cinetiche, quindi, Bonetti ha fatto derivare varie immagini insolite legate alle

“Variazioni sul 7″ rappresentando così un ciclo compiuto e dinamico nel quale, scompigliando l’ordine e la rigidezza geometrica dello spazio dell’opera, arriva ad una metafora della percezione libera “controllata”.

Come chiavi musicali, Beppe Bonetti, nella sua inquieta ricerca creativa, ha individuato, pertanto, nei sette, una sua chiave di volta spingendo le Variazioni sul 7 verso la “meta”, la Metarazionalita’.

Nel cartoncino che accompagna la mostra, a proposito dell’identità e della missione dell’artista, Beppe Bonetti, riprende e fa sue le parole di Schonberg secondo cui “L’artista non deve cercare la bellezza ma la verità”.

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Beppe Bonetti, classe 1951, ha avviato il suo percorso artistico alla

fine degli anni Sessanta iniziando ad esporre negli anni Settanta a Brescia. A partire dagli anni Ottanta ha intrapreso la ricerca artistica sulla “Metarazionalità” esponendo in varie mostre personali e collettive in Italia, in Europa, in USA e in Giappone, tra cui: Mart Arte Contemp. Osaka (Giappone), Tsuchiya Art Gallery Hünfeld (Germania), Genova, Università degli Studi di Genova, Facoltà di Scienze della formazione – Retrospettiva, Milano, Galleria Scoglio di Quarto, Villa Mazzotti Chiari BS (Chiari e Geniali, Galleria Colossi), Brescia, Biblioteca Queriniana, Los Angeles, Hartman Gallery (Gruppo L.I.G.), Lugano, artantide.com, Milano, Galleria Vinciana, Carrara, Galleria Atelier, Seoul, The Rotunda, Ambasciata d’Italia, Bologna, Personale Arte Fiera Galleria Galliata, Piacenza, Galleria Galliata, Milano, Galleria Vismara, Tokyo, Dan Gallery, Parigi, Galleria Claude Dorval, Copenhagen, Zenit Gallery
Wien, Italienisches Kulturninstitut, Hamburg, Staats und Universitatsbibliothek Rotterdam, Galerie Trafcentrum Cadaques, Galeria Cadaques Zagabria, Talijanski Kulturni Centar e in altre ancora.

Ha partecipato alla 54° Biennale di Venezia nel 2013 con tre grandi sfere di tre metri di diametro su “Variazioni su un errore di Parmenide”. Nel 2015 ha esposto a Budapest e nel 2016 a Berlino.

Anna Maria Di Paolo

Beppe Bonetti. Aspetti della Metarazionalita’. Brescia, Galleria Ramera, Via Moretto, 2 , fino all’ 11 Novembre 2017.

http://www.beppebonetti.it/

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Storia di artisti e di bastardi di Flavio Caroli Mestre, Centro Culturale Candiani

Storia di artisti e di bastardi

di Flavio Caroli

Mestre, Centro Culturale Candiani

In questo ricco e coloratissimo volume – ibrido tra il saggio e il memoir – Flavio Caroli ricostruisce il suo percorso critico, tra lo studio dell’arte passata e la partecipazione attiva alla scena dell’arte contemporanea, raccontando in modo inedito e scanzonato quella brillante società mondana fatta di artisti e mecenati, registi e cantautori, mostre e cataloghi, Biennali e viaggi.

In una serie di ‘ideali’ lettere alla sua giovane nipote, che studia arte e non ha ancora deciso se seguire le sue orme o diventare una gallerista, Caroli alterna ricordi personali e aneddoti, considerazioni sul nostro presente e piccole fulminanti lezioni sui maestri del passato.

Che ci parli della sofferta, consapevole depressione di Van Gogh o del suo primo incontro con Antonioni, bello e lontano, sul set di ‘Deserto rosso’; che ci racconti i ritrovati e poi perduti dipinti del Guercino o la sua affettuosa amicizia con Lucio Dalla; che ci riveli le pulsioni di morte di un pasoliniano Andy Warhol o le intemperie di Marina Abramovic, la voce di Caroli ci arriva sincera e palpitante, immersa nelle storie che narra con la naturalezza del grande storico e divulgatore.

Come ben testimonia il primo bellissimo capitolo del volume dedicato all’arrivo degli artisti della Pop Art alla Biennale del ’64, avvenuto in un clima di grande freddezza e ‘straniamento’, l’incontro si ricollega perfettamente ai temi e ai protagonisti della mostra in corso al Candiani, che – con la direzione scientifica di Gabriella Belli e la curatela di Antonio Homem – ripercorre gli straordinari anni ‘60 in America attraverso una quarantina di capolavori di Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Jasper Johns, Jim Dine, Tom Wesselmann, Claes Oldenburg, Robert Rauschenberg e molti altri provenienti dalla Collezione Sonnabend, in deposito a lungo termine a Ca’ Pesaro.

Flavio Caroli (Ravenna, 1945) è storico dell’arte moderna e contemporanea. Dopo gli studi classici, nel 1968 si è laureato in Lettere moderne presso l’Università di Bologna e nello stesso ateneo, dopo la specializzazione in storia dell’arte (1972), ha iniziato la carriera accademica.

Dal 1995 è professore ordinario di storia dell’arte moderna presso la facoltà di architettura del Politecnico di Milano dopo aver ricoperto la stessa cattedra presso le Università di Salerno (1990-1993) e di Firenze (1993-1994). Ha organizzato numerose mostre e pubblicato numerosi volumi.

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Tra le sue innumerevoli pubblicazioni si ricordano anche Anime e volti (Mondadori), Con gli occhi dei Maestri (Mondadori), Il Museo dei Capricci (Electa).

Presentazione volume

Sarà presente l’autore, modera Gabriella Belli

con letture di Rossana Valier

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Giovedì 5 ottobre 2017, ore 18

Mestre, Centro Culturale Candiani

Sala cinematografica al piano terra

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili

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MARIA MULAS. OBIETTIVO MILANO. 200 fotoritratti d’archivio


“OBIETTIVO MILANO. 

200 fotoritratti dall’archivio di MARIA MULAS”


Castiglioni 


“OBIETTIVO MILANO. 200 fotoritratti dall’archivio di MARIA MULAS” e’ l’esposizione che, nell’ambito di Milano Photo Week in programma dal 5 all’11 giugno, mostrerà lavori di Maria Mulas, una tra le più importanti fotografe italiane riconosciuta a livello internazionale.



Maria Mulas descrive con naturalezza ed empatia i diversi volti di Milano a cui è particolarmente legata, catturando i ritratti di artisti, galleristi, critici, designer, architetti, stilisti, scrittori, editori, giornalisti, registi, attori, intellettuali, imprenditori e amici che con questa città hanno intessuto un particolare rapporto.


Fra le numerose personalità italiane e internazionali immortalate da Maria Mulas si annoverano per il mondo dell’arte Marina Abramovic, Salvatore Ala, Louise Bourgeois, Alik Cavaliere, Jonh Cage, Christo, Francesco Clemente, Philippe Daverio, Gillo Dorfles, Gilbert & George, Keith Haring, Alexander Iolas, Anish Kapoor, Jannis Kounellis, Mario Merz, Gina Pane, Andy Warhol, accanto a protagonisti indiscussi dell’architettura e del design quali Gae Aulenti, Mario Botta, Achille Castiglioni, Bruno Munari e Giò Ponti. Nella teoria di personaggi non mancano i rappresentanti della moda fra cui Giorgio Armani, Gianni Versace, Miuccia Prada e dello spettacolo come Valentina Cortese, Luca Ronconi, Giorgio Strehler, Liz Taylor, Ornella Vanoni. Un’attenzione particolare è inoltre dedicata all’ambito della scrittura e dell’editoria con Rosellina Archinto, Natalia Aspesi, Jorge Luis Borges, Umberto Eco, Inge Feltrinelli, Lawrence Ferlinghetti, Dario Fo, Gunter Grass, Allen Ginsberg, Nanda Pivano, Andrej Voznesenskij e molti altri suddivisi in sette sezioni 




Completano la rassegna fotografica disegni, dediche, cartoline, scritti e documenti che testimoniano i profondi legami intessuti da Maria Mulas con le personalità da lei ritratte.


Nelle fotografie di Maria Mulas emerge l’abilità nel cogliere la naturalezza o l’artificiosità, le espressioni, gli atteggiamenti, le abitudini, i caratteri, gli stili di vita, in un continuo dialogo tra quotidianità ed eccezionalità, tra realismo e ironia.





Il progetto di allestimento è a cura di Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio nell’ambito di una sponsorizzazione tecnica della mostra da parte di Fondazione Gruppo Credito Valtellinese.


La mostra è realizzata con il sostegno di

Archivio Maria Mulas – Libreria Galleria Andrea Tomasetig – Fpe d’Officina.


A. M. D. P.



Palazzo Morando | Costume Moda Immagine

via Sant’Andrea 6 – piano terra

1 giugno – 6 settembre 2017


Orari: martedì-domenica, ore 9-13 e 14-17.30


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CARLO MATTIOLI. Labirinto della Masone di Fontanellato, Parma



CARLO MATTIOLI

Labirinto della Masone di Fontanellato, Parma





Carlo Mattioli, 1911- 1994, nacque a Modena e frequentò a Parma l ‘Istituto di Belle Arti.

Protagonista dei suoi dipinti e’ stata la moglie Lina di cui realizzò i primi ritratti e i nudi. Si dedicò anche alla grafica con varie illustrazioni degli anni Sessanta continuando nella pittura ad ispirarsi alla natura, ai classici come Caravaggio e alla poesia degli amici come Attilio Bertolucci e Mario Luzi in una sintesi estetica tra antico e moderno.


Ora, al Labirinto della Masone a Fontanellato, Parma, a Carlo Mattioli viene dedicata una mostra, curata dalla Fondazione Franco Maria Ricci e Archivio Mattioli.



Mattioli è stato una figure rilevanti nell’arte italiana del Novecento. 

Le sessanta opere che costituiscono la mostra sono in gran parte inedite, scelte nella vasta produzione del pittore da Sandro Parmiggiani e Anna Zaniboni Mattioli, nipote dell’artista e responsabile dell’Archivio.


Le opere vanno dal 1961 al 1993 e comprendono Nudi e Nature morte, i rivisitati Cestini del Caravaggio, i poetici Alberi e i personalissimi Ritratti, i Paesaggi e Spiagge della Versilia, i Campi di grano e papaveri e le Aigues Mortes, forme e colori vibranti di visioni aeree che indagano il filo rosso che collega l’organico e l’inorganico, la vita e la morte.

La poetica di Mattioli, infatti, è contraddistinta da un velo di poesia e di stupore per tutte le manifestazioni della natura e del mondo. 




L’esposizione si collega anche all’uscita del Catalogo Generale dei dipinti, realizzato da Franco Maria Ricci con la prefazione di Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose, i testi critici di Vittorio Sgarbi e Marco Vallora e la biografia aggiornata dell’artista a cura di Marzio Dall’Acqua. Contiene inoltre la bibliografia completa, l’indice di tutte le esposizioni personali e collettive, l’elenco di tutti i 2700 dipinti schedati e circa 150 riproduzioni a colori di grandi dimensioni delle opere più rappresentative dell’artista, selezionate dall’Editore stesso. 




Una mostra collaterale: Nella pagina e nello spazio. Mattioli illustratore e scenografo! A cura delle Istituzioni di Parma e dell’Archivio Mattioli, è in programma, inoltre, alla Biblioteca Palatina di Parma dove saranno esposti i libri, vere edizioni d’arte, affiancate dai disegni originali realizzati da Mattioli per la casa editrice Guanda negli anni Quaranta e Cinquanta. E per la prima volta saranno esposte bozzetti di scene e costumi di un inedito Mattioli artista per il teatro. 

È visitabile infine anche lo Studio Museo del pittore nel Secentesco Palazzo Smeraldi, accanto al Duomo di Parma, in cui aleggia il suo spirito originale così come l’Artista lo ha lasciato: le tavolozze, i pennelli, la giacca imbrattata di mille colori, i tubetti ancora aperti e le opere compiute ed incompiute.

A tale proposito ho un delicato e bellissimo ricordo di quando, mi sembra fosse attorno al 1986, ebbi la fortunata occasione di visitare questo studio dove, accanto alle sue ultime opere, Mattioli, ci mostró, soltanto alla fine della visita, un quadro appoggiato su una servante, ancora coperto da un leggero telo che, da lui tolto, rivelò un Crocifisso, soggetto sacro ancora insolito nella sua ricerca che aveva realizzato, con modestia e umiltà, in ricordo della moglie scomparsa.




La mostra dedicata a Carlo Mattioli rappresenta, in sintesi, un’ occasione per ripensare globalmente alla sua straordinaria, semplice e raffinata ricerca.

 


Anna Maria Di Paolo



MATTIOLI al Labirinto della Masone di Fontanellato, Parma, dal 27 maggio al 24 settembre 2017



Ufficio Stampa Archivio Carlo Mattioli
lucia@luciacrespi.it


 

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Shirin Neshat The Home of My Eyes. Museo Correr. Venezia. Biennale Arte 2017. Evento Collaterale

Venezia. Biennale Arte 2017. Tra gli Eventi Collaterali


                  Shirin Neshat 

The Home of My Eyes. Museo Correr



Dettaglio con scritte sulle braccia

Sono 22 gli Eventi Collaterali della 57. Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo VIVA ARTE VIVA, curata da Christine Macel e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta, aperta al pubblico fino al 26 novembre 2017.

 

Gli Eventi Collaterali ammessi dal curatore, sono organizzati in numerose sedi della città di Venezia e propongono un’ampia offerta di contributi e partecipazioni che arricchiscono il pluralismo di voci che caratterizza la mostra di Venezia.

 Tra questi molto interessanti le proposte del MUVE veneziano. Spicca ad esempio l’esposizione al Museo Correr di Shirin Neshat. L’artista, classe 1957, nata in Iran, che vive e lavora a New York, è nota a livello internazionale sia per le serie fotografiche sia per i filmati con i quali esplora le identità prevalentemente femminili, ma anche maschili della sua Terra iraniana, ambito di provenienza dell’artista.


Anna

 Già vincitrice nel 1999 del Leone d’Oro come migliore artista internazionale, ha inoltre ricevuto nel 2009 anche il Leone d’Argento per il lungometraggio Uomini senza donne, come migliore regia sempre a Venezia, nell’ambito della Biennale d’Arte. 

Ora si ripresenta a Venezia, al Museo Correr con The Home of My Eyes, lavoro sull’identità di persone del suo Paese, che la Neshat definisce “personale, politico, emotivo”.



Dettaglio

The Home of My Eyes Shirin Neshat è un ciclo di 55 fotografie ideate e realizzate dall’artista dal 2014 al 2015 e ancora mai esposte in Europa; oltre a Roja (2016) che rappresentano il più recente lavoro di Neshat. Si tratta di ritratti fotografici di singole persone residenti in varie regioni dell’Azerbaijan che ha ricordato all’artista il suo paese natale, l’Iran, ognuna con un diverso credo religioso ma tutte, nell’installazione, presentate come facenti parte della stessa comunità. I personaggi appaiono di fronte in primo piano e sono di diverse generazioni: dalla giovane bambina bionda dall’aspetto europeo al quasi ottantenne con sembianze asiatiche. Se ne evince l’aspetto psicologico dei personaggi e i loro stati emotivi. È, inoltre, proiettato il suo video intitolato Roja, basato su un sogno personale. 


Il video si concentra sul sentimento di “spostamento” delle popolazioni, sulla paura dello “straniero” e della “terra straniera”. Come in altri lavori di Shirin Neshat, “Roja mostra il desiderio di riunirsi con la propria “casa”, e con la “madrepatria”, che può sembrare in un primo momento empatico ma che si rivela nel corso del video e alla fine terrificante e infernale”. Fondazione Musei Civici di Venezia, con il supporto di The Written Art Foundation, Frankfurt am Main.




Anna Maria Di Paolo 




SHIRIN NESHAT The Home of My Eyes   Museo Correr fino al 24 Novembre 2017 Museo Correr, Piazza S. Marco, 10 – 19, ultimo ingresso ore 18 


Uff. Stampa : press@fmcvenezia.it





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MUve. Marzia Migliora Museo di Ca’ Rezzonico. Venezia

Marzia Migliora Museo di Ca’ Rezzonico. Venezia



Di Marzia Migliora a Ca’ Rezzonico è allestista la mostra Velme, un progetto studiato per porre in relazione la sua opera con lo spazio e la storia del Museo prestigioso cogliendone le suggestioni in un dialogo coraggioso e talora anche in contrasto. L’impatto emotivo percorrendo le sale è davvero forte poiché il candore delle sculture di salgemma sbozzate grossolanamente sono in forte contrasto con la bellezza delle sale, degli arredi e dei quadri del 700 che caratterizzano il fantastico Palazzo. E paradossalmente prezioso diventa andare alla ricerca delle opere più della Migliora disseminate a bella posta tra tanta magnificenza, compresa la scritta “cui contra nos” sulla grande specchiera delle sale degli Arazzi, del Trono, del Tiepolo e Lazzarini. Ed è il secondo indizio, dopo il titolo della mostra che come un filo rosso ci scopre l’intendimento della Migliora di sottolineare il deterioramento delle risorse della natura per il mero guadagno che ci si ritorcono contro. Infatti Velma, che dà il titolo alla mostra, è la melma del fondale lagunare a rischio a causa del degrado morfologico dell’area e dell’erosione dei fondali marini, determinati dalla scarsa consapevolezza e dalle continue violazioni perpetrate dall’uomo. 




La mostra, curata da Beatrice Merz, comprende 5 installazioni, una è al Portego de mezo, è l’ opera La fabbrica illuminata: cinque banchi da orafo, con l’ “oro bianco” il sale, fondamentale nella storia commerciale di Venezia, illuminati da una fila di neon.


Il capolavoro di Pietro Longhi Il Rinoceronte diventa poi citazione e rivelazione per l’installazione Taci, anzi parla. Della dama del dipinto del Longhi, che indossa una maschera femminile, detta Moréta,


Dal corpus scultoreo degli Etiopi portavaso di Andrea Brustolon e dall’affresco di Gian Domenico Tiepolo Mondo Novo nasce l’omonima installazione di Marzia Migliora situata nel salone al primo piano e nella sala del Brustolon. L’artista muove le statue in avanti e li ruota di 180° rispetto all’attuale posizione nella collezione, segnando questo minimo spostamento con un’asta metrica in uso per la fotografia documentaria dei reperti archeologici. Grazie a questo avanzamento gli Etiopi praticano metaforicamente un passo in avanti, compiendo un cambiamento in direzione del Mondo novo: da schiavi e oggetti incatenati a presenze umane.


 


L’installazione collocata della Sala del Longhi dal titolo Remains, un corno dorato di rinoceronte, rimanda ancora all’ opera Rinoceronte del Longhi. Nella scena nel dipinto il corno tagliato ed esibito rappresenta ancora oggi una minaccia col bracconaggio.

Sono dunque installazioni che, riferendosi a problemi di forte atttualita’, coinvolgono alla partecipazione del visitatore.

Il catalogo che accompagna l’esposizione è edito da Fondazione Merz, con testi di Gabriella Belli, Beatrice Merz e Alberto Salza.   


Anna Maria Di Paolo 


Marzia Migliora Museo di Ca’ Rezzonico – Portego Primo Piano – Fino al 26 novembre 2017


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La 57. Esposizione internazionale d’Arte – La Biennale di VeneziaPro Helvetia


La 57. Esposizione internazionale d’Arte –

 La Biennale di Venezia

Pro Helvetia



«Women of Venice» nel Padiglione della Svizzera alla 57. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, presenta la coppia di artisti Teresa Hubbard / Alexander Birchler e l’autore Carol Bove che si interrogano sui motivi che indussero Alberto Giacometti durante tutta la sua carriera a non esporre mai le proprie opere al Padiglione della Svizzera. 


L’esposizione «Women of Venice» s’interroga sull’assenza di Alberto Giacometti dalle Biennali di Venezia, nonostante che perfino il fratello Bruno, rinomato architetto, costruttore nel 1952 del Padiglione della Svizzera, lo invitasse a farlo. 

Teresa Hubbard / Alexander Birchler e Carol Bove, dunque, coi loro lavori si confrontano con la ricerca di Alberto Giacometti e, su indicazione del curatore Philipp Kaiser, riflettono sulla politica culturale della Svizzera.


L’ installazione filmica «Flora» rivela come Flora Mayo, un’artista americana sconosciuta la quale negli anni 1920 studiò a Parigi, divenne l’amante di Giacometti e ricostruisce la loro relazione tra Giacometti e Flora Mayo, e i busti nonché la forza creativa della loro collaborazione.

 Il secondo film, a colori sulla vita di Flora in Florida, interroga il figlio di Flora Maya, svelando una storia nascosta, e scoperta da una vecchia fotografia.



Costellazioni sculturali 


Carol Bove invece ha creato sculture che si ispirano alle ultime opere figurative dell’artista. 


In una terza sezione S’e’ ricostruito il busto della foto per animare completando quella che fu forse una storia d’amore e d’arte.


Anna Maria Di Paolo


VENEZIA, Pro Helvetia, Giardini Biennale. 

Fino al al 27 novembre 2017


 http://https://biennials.ch/


 

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La Biennale di Venezia. Viva Arte Viva Premi della 57. Esposizione Internazionale d’Arte

La Biennale di Venezia. Viva Arte Viva Premi della 57. Esposizione Internazionale d’Arte

 

 La Giuria della 57. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, composta da Manuel J. Borja-Villel (Presidente di Giuria, Spagna), Francesca Alfano Miglietti (Italia), Amy Cheng (Taiwan), Ntone Edjabe (Camerun), Mark Godfrey (Gran Bretagna), ha deciso di attribuire così i premi ufficiali:

 

Leone d’oro per la miglior Partecipazione Nazionale:

GERMANIA

Anne Imhof


Ai Giardini per un’installazione potente e inquietante che pone domande urgenti sul nostro tempo e spinge lo spettatore a uno stato di ansia consapevole. Risposta originale all’architettura del padiglione, il lavoro di Imhof è caratterizzato da una scelta rigorosa di oggetti, corpi, immagini e suoni.


 

Una menzione speciale è stata attribuita alla Partecipazione Nazionale:

BRASILE

Cinthia Marcelle


Ai Giardini per un’installazione che crea uno spazio enigmatico e instabile in cui non ci si può sentire sicuri. Sia la struttura dell’installazione che il video di Cinthia Marcelle realizzato in collaborazione con il cineasta Tiago Mata Machado affrontano le problematiche della società brasiliana contemporanea.
 

Leone d’oro per il migliore artista della mostra Viva Arte Viva a:

Franz Erhard Walther



(Nato nel 1939 in Germania, vive e lavora a Fulda)

All’ Arsenale – Corderie, per un lavoro che mette insieme forme, colore, tessuti, scultura, performance e che stimola e attiva lo spettatore in un modo coinvolgente. Per la natura radicale e complessa della sua opera che attraversa il nostro tempo e suggerisce la mutazione contemporanea di una vita in transito

 

Leone d’argento come giovane artista promettente a:

Hassan Khan

(Nato nel 1975 nel Regno Unito, vive e lavora a Il Cairo)


https://vimeo.com/216868011


Al Giardino delle Vergini, per la relazione speciale e intima che quest’opera crea con lo spettatore, a cui suggerisce una connessione tra voce, suono e orizzonte. La sua Composition for a Public Park crea un’esperienza coinvolgente che intreccia in modo splendido politica e poetica.

 


Due le menzioni speciali agli artisti:

Charles Atlas


(Nato nel 1949 negli Stati Uniti, vive e lavora a New York)

All’ Arsenale – Corderie, per due video di grande splendore visivo e sofisticato montaggio in cui le immagini della bellezza naturale e dell’artifizio artificiale sono accompagnate da un racconto che affronta i problemi di indigenza, frustrazione, sessualità e classe.


e

Petrit Halilaj

(Nato nel 1986 in Kosovo, vive e lavora tra Bozzolo, Berlino e Pristina)

All’ Arsenale – Corderie/Sale d’Armi G – Giardini/Padiglione Centrale, 

per degli interventi che evidenziano il legame tra gli spazi architettonici dell’Arsenale e del Padiglione Centrale e l’opera, in una relazione tra la storia del Kosovo, i suoi ricordi d’infanzia e la creazione.

 

La cerimonia di premiazione della 57. Esposizione si è tenuta oggi 13 maggio 2017 a Ca’ Giustinian. Il Cda della Biennale di Venezia, presieduto da Paolo Baratta, ha attribuito inoltre, su proposta della curatrice della 57. Esposizione Christine Macel, il Leone d’oro alla carriera a Carolee Schneemann (USA).


 Carolee Schneemann con Paolo Baratta e Christine Macel


Anna Maria Di Paolo 

 

Sito web ufficiale della Biennale Arte 2017: http://www.labiennale.org

Hashtag ufficiale: #BiennaleArte2017

 

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PIRRO CUNIBERTI. Sognatore di segni

PIRRO CUNIBERTI. Sognatore di segni




In concomitanza con la 57. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia e a un anno dalla scomparsa, la mostra ideata e promossa dalla Galleria d’Arte Maggiore G.A.M. per gli spazi di Art Warehouse Zattere vuole rendere omaggio a Pirro Cuniberti, una delle grandi figure dell’arte italiana, imponente ma discreta, capace di far proprie le suggestioni di respiro europeo per proporre un lavoro che si muove con orginalità nel mondo della pittura, o meglio del disegno. La mostra, a cura di Francesco Poli, intende infatti seguire la scelta operata dall’artista di abbandonare la tela per dedicarsi esclusivamente alla realizzazione di lavori su carta, prediligendo la piccola dimensione. In mostra una selezione di lavori realizzati su fogli del medesimo formato, il classico A4, che si trasformano così nelle tessere di un mosaico con cui ricomporre il pensiero e il linguaggio visivo inconfondibile dell’artista. Il catalogo edito da Silvana Editoriale è arricchito da un contributo critico di Flaminio Gualdoni. 

E’ sulla superficie del foglio che Cuniberti sviluppa con leggerezza ed equilibri armonici il suo alfabeto immaginario costituito dagli elementi base del linguaggio pittorico (il segno, la linea, il punto, ma anche lettere e numeri) con cui dar vita a paesaggi, nature morte e figure libere. Forme sospese a confine con il mondo dell’immaginazione e della memoria, storie che si snodano senza la costrizione di dover rispondere ad un ordine logico ma piuttosto apparizioni allusive, colte velocemente nel loro manifestarsi e fissate quindi per sempre sulla carta da tracce di grafite e ombre di colori. Ciò che emerge chiaramente dai lavori in mostra è l’ispirazione all’arte di Paul Klee, che Cuniberti potè ammirare proprio alla Biennale di Venezia nel 1948. “Quando ho visto Van Gogh sono quasi svenuto, ma poi ho visto i quadri di Paul Klee e i miei piedi non toccavano terra”. A partire dall’opera del grande maestro, Cuniberti ne traforma i tratti più geometrici in un linguaggio più fluido e in un universo aperto all’improvvisazione in cui rintracciare anche una sempre acuta ironia. Opere dai “segni duri, segni morbidi sfumati, segni che racchiudono forme nitide, segni che alludono, segni sgranati, segni da brivido…” come amava definirli l’artista stesso.


L’idea della mostra è quindi quello di creare un tracciato che si gioca tutto all’interno di un “paese dei segni” lirico, ironico e magico, in cui l’artista si muove con passo leggero portando alla nostra attenzione di volta in volta un paesaggio dai toni fiabeschi, un mondo privato ed intimo, un percorso segreto che però diventa reale grazie alla sua pittura “esatta e allusiva” come la definì Francesco Arcangeli. Un ricerca inesauribile portata avanti da un artista “paziente come un archeologo, preciso come uno scienziato, oscuro e fantastico come un alchimista”. 




Pier Achille Cuniberti, detto Pirro, nasce a Padulle di Sala Bolognese il 10 settembre 1923. Dal 1945 al 1948 è allievo all’Accademia di Belle Arti di Giorgio Morandi e Giovanni Romagnoli. Diplomatosi nel 1948, in quello stesso anno visita per la prima volta la Biennale di Venezia, esperienza fondamentale per la sua carriera artistica. Nel 1949 segue il corso di Virgilio Guidi e realizza molti disegni, pastelli, tempere su carta, piccole tele a olio, ma di questa fase iniziale distruggerà tutto. Nel 1952 inizia ad utilizzare la penna a sfera con la quale realizza disegni, sulla carta da macchina, che approdano all’astrazione. Tra mostre personali e collettive, il suo lavoro viene esposto in importanti sedi istituzionali, come la Galleria d’Arte Moderna, Palazzo dei Diamanti, a Ferrara, il Musée d´Art Moderne de la Ville de Paris e il Centre George Pompidou a Parigi, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Si spegne a Bologna il 5 marzo 2016.

Anna Maria Di Paolo


Pirro Cuniberti. Sognatore di segni

Art Warehouse Zattere, Fondamenta Zattere Ai Saloni 47, 30123, Venezia


orari di apertura: 11.00 – 18.00

chiuso il martedì

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Carolee Schneemann Leone d’Oro alla Carriera della Biennale Arte 2017 

Carolee Schneemann Leone d’Oro alla Carriera 

della Biennale Arte 2017 

 Sarà attribuito a Carolee Schneemann il Leone d’Oro alla Carriera della 57. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia – VIVA ARTE VIVA. 

La decisione è stata presa dal Cda della Biennale presieduto da Paolo Baratta, su proposta della curatrice della 57. Esposizione Internazionale d’Arte, Christine Macel, che ha dichiarato: 

«Carolee Schneeman (nata a Fox Chase in Pennsylvania nel 1939, vive e lavora nella Hudson Valley, New York) è una delle figure più importanti nell’ambito dello sviluppo della Performance e Body Art. È una pioniera della performance femminista dei primi anni ’60 e ha utilizzato il proprio corpo come materia principale della propria arte. Così facendo l’artista concepisce la donna sia come creatrice sia come parte attiva della creazione stessa. In opposizione alla tradizionale rappresentazione delle donne come semplici oggetti nudi, Schneemann ha utilizzato il corpo nudo come forza primitiva e arcaica in grado di unificare le energie. Il suo stile è diretto, sessuale, liberatorio e autobiografico. L’artista promuove l’importanza del piacere sensuale femminile ed esamina le possibilità di emancipazione politica e personale dalle convenzioni sociali ed estetiche predominanti. Attraverso l’esplorazione di una vasta gamma di mezzi espressivi come la pittura, il cinema, la video arte e la performance, Schneemann riscrive una personale storia dell’arte, rifiutando l’idea di una storia narrata esclusivamente dal punto di vista maschile.» 


Il riconoscimento a Carolee Schneemann sarà consegnato sabato 13 maggio 2017 a Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia, nel corso della cerimonia di premiazione e inaugurazione della Biennale Arte 2017, che aprirà al pubblico nello stesso giorno alle ore 10. 

A. M. D. P. 
Sito web ufficiale della 57. Esposizione Internazionale d’Arte: http://www.labiennale.org 

Hashtag ufficiale: #BiennaleArte2017 #VivaArteViva 

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GUERCINO A PIACENZA


 

GUERCINO A PIACENZA

 

 
Piacenza, fino al 4 giugno, ricorda Guercino, artista nato a Cento, FE, 1591 e morto a Bologna, 1666, e che in città ha lasciato importanti testimonianze. Così si può godere la mostra «Guercino tra sacro e profano» nella Cappella ducale di Palazzo Farnese, a cura di Daniele Benati e Antonella Gigli, insieme con un comitato scientifico composto da Antonio Paolucci, Fausto Gozzi e David Stone; vi sono presentati 20 capolavori, che hanno reso Guercino uno degli artisti del Seicento italiano più amati a livello internazionale.

Al Duomo, poi, un suggestivo percorso fino alla cupola consente di ammirare da vicino i sei scomparti affrescati con le immagini dei profeti Aggeo, Osea, Zaccaria, Ezechiele, Michea, Geremia, le lunette in cui si alternano episodi dell’infanzia di Gesù – Annuncio ai Pastori, Adorazione dei pastori, Presentazione al Tempio e Fuga in Egitto oltre a otto affascinanti Sibille e il fregio del tamburo. 

Lo straordinario ciclo di affreschi fu realizzato da Guercino tra il 1626 e il 1627 e si presenta in tutta la sua bellezza con la nuova illuminazione realizzata da Davide Groppi.



Guercino a Piacenza è promosso dalla Fondazione Piacenza e Vigevano, dalla Diocesi di Piacenza-Bobbio e dal Comune di Piacenza, con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, del MiBACT e col contributo della Camera di Commercio di Piacenza, di APT Servizi Regione Emilia Romagna, di Iren; main sponsor Crédit Agricole Cariparma.


Una sala multimediale introduce nella sagresteria ortogonale(catalogo Skira).

La mostra è stata dedicata dai curatori a Sir Denis Mahon, il «riscopritore novecentesco» del maestro emiliano.

Le opere, esposte in ordine temporale, sono tra altre, «Madonna con Bambino e santi Pancrazio e Chiara» (1615) o «San Bernardino e san Francesco in preghiera davanti alla Madonna di Loreto» (1618), ma ci sono lungo il percorso anche prestiti da altri musei e collezioni: «Et in Arcadia ego» (1618) da Palazzo Barberini di Roma, «San Martino e l’angelo» dai Musei Capitolini (1622), «Cleopatra morente» (1648) da Palazzo Rosso di Genova, «Susanna e i vecchioni» (1649-50) dalla Galleria nazionale di Parma tra gli altri.

Presenti anche 4 disegni che Guercino esegui’; egli, infatti, non amava l’affresco, perché la tecnica poco si adattava ai cambiamenti in corso d’opera, e non a caso per la cupola di Piacenza, che appartiene alla fase centrale della sua produzione, aveva approntato un numero altissimo di disegni preparatori. 


L’iter artistico di Guercino presenta una 

varietà di registri”, che vanno dalla pittura di storia sacra e mitologica alla pittura realistica caravaggesca, al classicismo e alla rappresentazione dei sentimenti.


Catalogo Skira.

Una mostra da non perdere


Anna Maria Di Paolo



Cattedrale di Piacenza (piazza Duomo)

Musei di Palazzo Farnese (piazza Cittadella 29), fino al 4 giugno 2017


 

Orari:

martedì, mercoledì, giovedì, domenica, 10.00 – 19.00

venerdì e sabato, 10.00 -23.00; lunedì chiuso

 Orari

Aperture speciali:

Giovedì 13 aprile

Cattedrale: chiuso

Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 19.00


Venerdì 14 aprile

Cattedrale: apertura dalle 10.00 alle 17.00

Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 23.00


Sabato 15 aprile

Cattedrale: apertura dalle 10.00 alle 21.00 

Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 23.00


Domenica 16 aprile (Pasqua)

Cattedrale: apertura dalle 12.30 alle 18.00

Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 19.00


Lunedì 17 aprile

Cattedrale e Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 19.00


Domenica 23 aprile

Cattedrale: apertura dalle 10.00 alle 17.00

Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 19.00


Lunedì 24 aprile

Cattedrale e Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 19.00


Martedì 25 aprile

Cattedrale e Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 19.00


Lunedì 1 maggio

Cattedrale e Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 19.00

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