MATISSE, LA SEDUZIONE DI MICHELANGELO AL MUSEO DI SANTA GIULIA DI BRESCIA


Una mostra raffinata a tema è quella che si è inaugurata al Museo di Santa Giulia su
Matisse, la seduzione di Michelangelo” che indaga, in un confronto inusuale e ardito, il fascino che il grande fiorentino esercitò sull’artista francese.

La curatrice Claudia Beltramo Ceppi, che nel 1997 a Roma curò una retrospettiva sul rapporto fra “Matisse e l’Oriente”, ora a Brescia ha provato a rintracciare nelle opere di Matisse ( 1869-1954) la “suggestione” che il genio fiorentino esercitò su di lui scegliendo, come lei stessa ha detto, non grandi opere, ma lavori attinenti all’assunto dell’esposizione. I dipinti, le sculture, i disegni, le gouaches découpées, le incisioni, i pannelli e i libri di Matisse in mostra, in effetti, non sono tra i più famosi e conosciuti dal pubblico, ma, a grandi linee, si conformano a quella traccia di studio e d’interpretazione.

Scrive, del resto, la Pulveénis de Sévigny nel suo saggio in catalogo che “..malgrado le considerevoli differenze che li separano..è interessante evidenziare alcuni punti di contatto, di coincidenze tra le loro opere”.

Matisse, si sa, fu vorace di conoscenze e fu attratto sia dalle opere dei primitivi che da quelle dei bizantini, dei greci, di Michelangelo e, nella modernità guardò Rodin, Picasso e il meno conosciuto Emile Bourdelle, manifestando slancio per Seurat, Van Gogh e Gauguin dai quali acquistò delle opere.

I suoi viaggi in Germania, Italia, Marocco – da cui desunse il decorativismo dei tessuti moreschi – , in Russia e negli Stati Uniti, inoltre, gli offrirono la possibilità di un arricchimento visivo e culturale nuovo da cui trasse la semplicità e la grande forza espressiva delle sue opere.

A proposito di Michelangelo, Aragon nel libro “Henri Matisse. Un romanzo” del 1970 scrisse che “..l’approccio di Matisse a Michelangelo è semplicissimo..” in quanto vi ricerca e vi trova “chiarezza e purezza” nella forma assoluta e non certo nella profondità delle sculture. Matisse, in effetti, fu attratto dalla torsione dei corpi di cui eseguì vari studi e a cui si ispirò per il “Nudo sdraiato” del 1907 o nei dipinti come “Torso greco e mazzo di fiori” del 1919 e “Pianista e i giocatori di dama” del 1924 in cui si adombra la sagoma della Notte” di Michelangelo. Del resto già entro il 1903, sotto l’influsso di Rodin, l’artista francese aveva modellato “Lo schiavo” e, in seguito, anche “Nudo seduto” e la statuetta del «Nudo disteso» del ’27,  ispirata a «L’ Aurora» del Buonarroti della chiesa di San Lorenzo a Firenze.

Varie sono, dunque, le suggestioni e le associazioni che rimandano a rispondenze visive di Michelangelo, tuttavia Matisse specificò che l’arte classica non era per lui un modello come per altri, ma soltanto “un’informazione” che lo aveva colpito. Di Michelangelo, in effetti, Matisse colse l’essenza della vitalità estrema nel suo contrasto tra abbondono e potenza nel dichiarato intento di non farsi sedurre dal “completo linguaggio” per poter creare un linguaggio nuovo.

Quanto alla scultura, e più propriamente in riferimento al “Il servo”, lo schiavo, l’amico Jean Puy disse è “ qualcosa di rude e quasi informe, ma estremamente espressivo” .

L’esposizione bresciana, con 180 opere, dai primi dipinti fauve alle gouaches découpées della vecchiaia, accoglie una quindicina di piccole sculture, vari quadri, molte grafiche e moltissimi disegni.

Per Matisse il disegno è l’onestà dell’arte, la materializzazione dei sentimenti, mentre la scultura è il riposo della mente ed egli dichiarò che, quando aveva espresso tutto ciò che aveva nell’animo nel linguaggio della pittura, passava alla scultura e viceversa. Il disegnare, insomma, era per lui un gesto espressivo, permanente come i colori, fondamentali anch’essi per l’ espressività e non per la descrittività.

I découpages, le carte dipinte, infine, che, nonostante la malattia, Matisse ritagliò con le forbici e poi ricompose in assemblaggi, gli dettero l’illusione di scolpire alberi, fiori, donne tanto che scrisse, infatti, “Ritagliare a vivo nel colore mi ricorda il procedimento diretto della scultura”. In quest’ultimo periodo egli collaborò anche a illustare libri d’artista, come le “Poesie” di Mallarmé, con acqueforti dai tratti regolari e senza tratteggio e ideò due grandi pannelli per l’”Oceania”, semplificando sempre più le idee e riducendo la forma all’essenziale.

La stagione folgorante delle sue opere più famose, tra il 1906 e il 1917 e delle Danze di San Pietroburgo e di New York – di cui in mostra ci sono molti disegni, e il bozzetto della “Danse” della Fondazione Barnes di Merion – sono ormai lontane, ma nei nostri occhi permangono le fulgide immagini del Matisse dal segno essenziale, dalla sintesi delle forme e dai colori forti, maturati alla luce della riviera di Nizza e Vence dove nacquero i dipinti più emozionanti della giovinezza e, anche, sul declino della vita, nel 1951, le ascetiche e commoventi decorazioni della “Cappella del Rosario” di Vence. Il ricco catalogo è edito da Giunti. Da vedere.

Anna Maria Di Paolo@

Museo di Santa Giulia. BS “Matisse. La seduzione di Michelangelo”,  fino al 12 giugno 2011; lunedì-giovedì: 9 – 20; venerdì e sabato: 9 – 21; domenica: 9 – 20.

Ingresso: intero € 14, ridotto € 11.
Informazioni: numero verde 800 775083
http://www.matissebrescia.it



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