PALADINO A PALAZZO REALE di MILANO

Paladino a Palazzo Reale di Milano


Mimmo Paladino è stato un protagonista della corrente della Transavanguardia con Chia, Clemente, Cucchi e col critico d’arte Achille Bonito Oliva che presentò il gruppo ad “Aperto ’80”, nell’ambito della Biennale di Venezia. Lo si ricorda anche per l’aver realizzato l’installazione di una gigantesca montagna di sale a Gibellina nel 1990, scenografia de “La sposa di Messina” di Schiller per la regia di Elio Capitani, montagna che ricostruì senza finalità sceniche, ma emblematiche, nel senso della scelta del monumentale temporaneo, destinato a sparire, in Piazza del Plebiscito a Napoli nel 1995.

Paladino, però, non è solo questo perché infatti, nel corso della sua attività di ricerca iniziata alla fine degli anni Sessanta nell’ambito Concettuale, è partito dalla fotografia e dal disegno, ma già negli anni Settanta ha attuato la svolta verso la figurazione che, con diverse contaminazioni, continua ancora oggi. Risulta in tal senso emblematica l’opera “Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro” del 1977, inizio dell’ esperienza della Transavanguardia.
Ora Paladino a Milano, dove ha abitato per trent’anni, dal 1977, lavorando e insegnando al liceo Artistico di Brera, espone a Palazzo Reale lavori che vanno dal 1977 al 2010 mescolati cronologicamente in un’emozionale antologica.
Curata da Flavio Arensi, la mostra, promossa dal Comune di Milano – Cultura, prodotta da Palazzo Reale, Civita e GAmm Giunti, presenta 50 opere, tra cui 30 dipinti di grandi dimensioni, sculture e installazioni.
L’esposizione coinvolge anche altri luoghi della città come: la Piazzetta di Palazzo Reale con la “Montagna di sale” – 150 quintali di sale arrivato dalla Sicilia, attraversando l’Italia – di 35 metri di diametro e 10 di altezza con 20 sagome monumentali di cavalli primitivi, simboli di memoria e di cultura, nell’Italia dei 150 anni dell’Unità, per l’appartenenza al Mediterraneo di cui il sale è l’emblema mentre i cavalli ne rappresentano la vitalità;
l’aereo “Cacciatore di stelle” con figure arcaiche misteriose, realizzato dalla Piaggio ed esposto nell’ ottagono della Galleria Vittorio Emanuele; e cinque scudi di terracotta, di due metri di diametro, con simbologia semplificata, posti in uno dei cortili di Palazzo Reale: installazioni  fruibili liberamente dal pubblico. 
E, poi, all’interno di Palazzo Reale c’è il “nucleo” maggiore di opere che prende avvio con un’installazione devozional-ironica  di San Gennaro, una testa arcaica dentro una teca in argento, circondata da forme in legno di calzolaio, portate da uccellini su tutta la parete, e si sviluppa nelle altre sale con grandi quadri in alcuni dei quali sono inseriti elementi scolpiti, unione tra arte povera e visione primordiale.
L’artista, nato a Paduli, Benevento, nel 1948, non si cristalizza dunque nei generi perché sostiene che “il bello dell’arte è sapere dove non va”. Scorrendo i dipinti, le sculture e le installazioni emergono i vari temi a cui Mimmo Paladino si ispira: il mito e la natura, la vita e la morte, la geometria e la scenografia sempre centrati sulla figura umana che è evocata a volte dal passato come nei 20 “Dormienti”, sculture che ha distribuito sul pavimento in un’installazione suggestiva e malinconica in cui uomini e donne, in posizione fetale, ispirati forse ai calchi di Pompei, rinviano al destino dell’uomo o anche alludono all’essere addormentati, oggi, non dalla lava, ma dal bromuro dei falsi miti contemporanei.
Si deve aggiungere, comunque, a proposito degli emblemi che si vorrebbero interpretare nelle sue opere, che Paladino non ama  l’idea del simbolo e ha chiarito che usa la croce o anche i numeri e la scrittura come semplici segni; a interpretarli perderebbero quindi il loro mistero, poi va da sè che ognuno può vederci i riferimenti che vuole.
Appare anche evidente che, nel tempo, l’artista è andato sempre più affinando e semplificando la scelta degli elementi di rappresentazione che ora hanno infatti maggiore rigore.
Paladino ha tenuto n umerose esposizioni in Italia e all’estero tra cui la Biennale di Venezia e Documenta di Kassel. Sue opere si trovano in grandi musei d’ Europa, d’ America e d’Asia, nonché in collezioni private prestigiose. Installazioni permanenti sono inoltre in luoghi pubblici di molte città.
Paladino, in conclusione, sperimentando varie “tecniche”: il disegno, la pittura, la scultura, l’incisione, l’immagine filmica col lungometraggio Don Chisciotte, la  scenografia anche per il San Carlo di Napoli o per l’ambientazione del celebre Guerriero di Capestrano al Museo Archeologico di Chieti, e contaminando le “forme espressive”, ha conseguito un suo “linguaggio originale e composito” ben riscontrabile in questa interessante antologica milanese.

Anna Maria Di Paolo


Mimmo Paladino, Palazzo Reale, Piazza Reale, Ottagono della Galleria. Milano. Fino al 10 luglio 2011. Orari: Mart, Merc, Ven, Dom h 9.30 – 19.30, Lun h 14.30 – 19.30, Giov e Sab h 9.30 – 22.30 www.paladinopalazzoreale.it


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