“ARTE POVERA 2011” ALLA TRIENNALE DI MILANO E AL MAXXI DI ROMA


Arte Povera 2011” è il progetto, a cura di Germano Celant, che in diverse istituzioni italiane e fino ad aprile 2012, celebrerà l’evoluzione del percorso artistico del Movimento, a partire dal 1967 fino al 2011, con 200 opere degli artisti Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini e Gilberto Zorio.

La Triennale di Milano, che insieme al Castello di Rivoli Museo d’Arte contemporanea promuove “Arte Povera 2011”, presenta per la prima volta a Milano una rassegna antologica sul movimento con cinquanta opere, in uno spazio di circa 3000 metri quadrati, dal 25 ottobre 2011 al 2012. L’iniziativa è il frutto della collaborazione con gli artisti, gli archivi e le fondazioni loro dedicate ed è stata possibile anche grazie alla generosa partecipazione di importanti musei italiani e internazionali e collezioni pubbliche e private.


La mostra, che si sviluppa sui due piani dell’edificio progettato da Muzio nel 1931, si compone di due parti: la prima, dedicata alle opere storiche realizzate dal 1967 al 1975, è allestita al piano terra, nella Galleria dell’Architettura disegnata da Gae Aulenti. La seconda, ospitata nei grandi spazi aperti del primo piano del Palazzo, documentano lo spirito spettacolare delle imponenti opere, realizzate dal 1975 al 2011 e che formano un arcipelago di momenti intensi e contrastanti.

Il termine, usato per la prima volta nel settembre 1967 da Celant in occasione della mostra “arte povera + Imspazio” a Genova, si riferisce ai materiali e all’ espressività sia naturale sia artificiale, corporale e meccanica, comprendenti elementi animali e vegetali, acqua e fuoco, tela e pietra, tubi fluorescenti e alberi coi loro mutamenti, non controllati esteticamente o plasticamente, ma liberi nelle immagini e nelle tecniche.
In particolare la mostra alla Triennale documenta l’evoluzione della loro ricerca nel tempo, passando dalla presentazione degli iniziali elementi compressi, come fuoco e pietre, carbone e igloo, ghiaccio e vegetale, piombo e gesso, tubo fluorescente e vetro, nylon e specchio, acqua e stoffa, ad articolazioni complesse e in grande scala con un’installazione che mette in relazione corpo e oggetto, movimento e architettura.
Di Kounellis sono presenti i cumuli di pietre, di carbone e di tele grezze, una porta murata e una sequenza di superfici metalliche, attraversate da fiori e da cere, da cotone e da ferro, dove le materie rimandano alla intensità del tempo compresso e alle gestualità umane primarie, mentre di Mario Merz si trovano gli intrecci sorprendenti di tele e oggetti, attraversati dal neon, l’igloo di vetri e di fascine nonché l’enorme tavolo a spirale a significare lo scontro tra società artigianale e industriale. E poi: le articolazioni puriste e formali del cubo di struttura ortogonale, in ottone, di Luciano Fabro e le riflessioni sulle icone plastiche, tipo la colonna e le sue variazioni nello spazio di Giulio Paolini che dagli anni Ottanta ricorrono a forti componenti cromatiche e scultoree; la pittura come strumento di riflessione e di moltiplicazione della realtà esterna di Pistoletto con le polarità tra superficie riflettente e immagine riflessa; gli assemblaggi di piombo e di ghiaccio, di scritte e di foglie di tabacco prodotti da Calzolari con un notevole equilibrio tra le forme che si inseriscono all’ambiente e al contesto architettonico mediante l’uso di piombo e di feltro che producono effetti sorprendenti; Marisa Merz che, partita da una scarpetta con cui lasciare l’impronta sulla sabbia, ha continuato un racconto personale con materiali fragili come fili di nylon e foglie secche, frammenti di tronco o la creta, fino alle testine decorate con oro e colore.
Pino Pascali e Alighiero Boetti sono accomunati da percorsi effimeri e leggeri di una narrazione iconica fantastica e avventurosa; il primo tracciando universi archetipici di animali preistorici come il dinosauro e l’orca, o di momenti naturali primari, il mare e i campi arati, mentre il secondo col suo nomadismo, fisico e filosofico, ha tradotto in scritture e oggetti il flusso della vita e dei luoghi magici e mitici attraversati mescolando biografia e storia. Emilio Prini fa un racconto sul filo della memoria con componenti primarie ed essenziali, spesso immateriali. Con le fotografie e con le sue costruzioni effimere rivendica un’autonomia assoluta atemporale.
Infine Giovanni Anselmo e di Giuseppe Penone con opere che portano l’attenzione su motivi cosmici arcaici, e ad elementi naturali di materiali litici e lignei primigeni. Entrambi operano sullo spazio fisico con lavori che mettono in sospensione la posizione perduta di un nido o di una linea di mare, o il canto interiore di una trave che trova all’interno di sé il suono dell’antico albero che la animava. Gilberto Zorio, infine, traduce elementi cosmici in entità simboliche, come la stella o il giavellotto, come collegamento tra cielo e terra, ma anche patrimonio di conoscenza sull’energia che si sviluppa dai rapporti luminosi del sistema stellare.
Una serie di costruzioni che creano spazi e situazioni magnetiche esposte ora nello spazio della Triennale, in una suggestiva ritualità estetica.

Triennale di Milano: Arte Povera 1967 – 2011; dal 25 ottobre 2011 al 29 gennaio 2012. Orari:mart-dom 10.30-20.30; giovedì e venerdì 10.30-23.00

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“Omaggio all’Arte Povera”

Il MAXXI di Roma, per le celebrazioni dell’Arte Povera, presenta due grandi installazioni di Jannis Kounellis e di Gilberto Zorio e Sculture di linfa di Giuseppe Penone, opera permanente all’interno degli spazi del museo. L’ evento curato da Germano Celant in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia – i

Sculture di linfa sintetizza, con il suo dialogo fra elementi artificiali e naturali, una delle ricerche alla base del movimento poverista.
L’installazione di Kounellis, con il suo affastellamento di lamiere, è simbolo di una cultura ancestrale che vede nel ferro e nella juta materiali capaci di richiamare energie primigenie. La sua potenza evocatrice ridisegna l’atrio del museo entrando in muto colloquio con il luogo espositivo.
Anche l’opera di Zorio Canoa Roma, progettata per questa occasione e aggettante a partire dalla grande vetrata del piano superiore del museo, coinvolge visivamente la Piazza esterna e stabilisce una relazione luminosa e sonora, sospesa fra il buio e la luce. A cura di Anna Mattirolo e Luigia Lonardelli

MAXXI. Roma. Omaggio all’Arte Povera, fino all’ 8 gennaio 2012

 Torino, dove il Movimento s’è originato, ha le importanti collezioni del Museo di Rivoli, che conserva anche artisti internazionali di quel periodo,  allestisce proprio al Castello di Rivoli l’«Arte Povera International», un confronto tra poveristi e artistidi vari Paesi del mondo.

Bologna andrà alle radici con «Arte Povera 1968», che rievocherà la prima mostra bolognese alla Galleria de’ Foscherari.  Roma, oltre al Maxxi anche La Gnam renderà omaggio a Pascali con 20 sue opere.

 Grandi lavori anche al Teatro Margherita di Bari,  il teatro distrutto e ricostruitoquindi il luogo ideale proprio perché “l’Arte Povera ama gli spazi non finiti».

Il Madre di Napoli allestirà «Arte Povera più azioni Povere 1968», che rimanda alla mostra di Amalfi.

Bergamo, infine, metterà opere nelle piazze e nei palazzi.

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