BRESCIA. SEI STANZE E UN GIARDINO

BRESCIA. SEI STANZE E UN GIARDINO

ALBORGHETTI mattoni-di-aria

La mostra presentata alla Galleria Ucai è stata assemblata formalmente con un rimando all’immaginario culturale di una casa di “Sei stanze e un giardino”, elementi fondamentali dell’ambiente in cui l’uomo si è costruito rifugi per soddisfare il suo bisogno privato, essenziale e quotidiano.

La casa con giardino, dunque, nella dicotomia interno esterno, intende soddisfare coloro che la abitano: tre donne e tre uomini – accomunati da una attività similare e relativa alla propria personalità – i quali infatti all’interno non praticano dei rituali, bensì l’occupazione elettiva di pittura e di scultura.

Nel tempo dell’ incertezza e del disincanto, insomma, i sei artisti delle stanze: Davide Alborghetti, Pierangelo Arbosti, Emanuela Brizzi, Pinuccia Nicolosi, Luigi Paracchini, Clara Scarampella cercano di riflettere e di ricomporre incisivamente la loro creatività, ciascuno a suo modo.

Davide Alborghetti nelle opere selezionate utilizza materiali vari che s’incentrano sul rapporto uomo-natura, aspetto che ha privilegiato fin dall’inizio delle sua ricerca, come scelta culturale, considerando il fare artistico non l’arte come pausa ascetica, ma piuttosto come momento di piacere etico ed estetico sulla qualità dell’aria racchiusa in “mattoni” di plastica, o come contemplazione di immaginari “Mondi lontani” al di fuori del tempo, oppure in “Frattale blu” in cui ha trasformato un oggetto matematico, in una diversa forma grafica d’arte.
Alborghetti lavora anche con altri materiali come il legno, il ferro, la carta e l’alabastro, pietra tenera, che per malleabilità, leggerezza e trasparenza gli consente meglio di altre di rappresentare l’essenza dell’aria e dell’acqua.

ARBOSTI Frammenti inuno spazio

Pierangelo Arbosti, agganciandosi alla soluzione formale della natura morta in interni come in “Frammenti di oggetti” e “Scomposizione” ed esterni, come “Frammenti d’orizzonte”, avvicenda la sperimentazione stilistica con l’aggiunta di elementi iconografici inediti rispetto a quelli tradizionali scardinandone la spazialità che invade con una cupa espansività cromatica. La commistione di tutti gli elementi assume così una peculiare validità simbolica e metaforica con riferimenti all’ambiente e con l’aggiunta di esseri viventi, come ad esempio la colomba. Le sue nature morte, insomma, acquistano considerevoli effetti spaziali e dimensionali nell’accurata giustapposizione pittorica di forme e di colori.


Emanuela Brizzi fonde la tecnica dell’elaborazione digitale su carte acquerellate ottenendo coinvolgenti risultati.
Dalle sue opere: “La mano”, “Ophelia”, “Ninfa dormiente” ed “Enigma” traspare una padronanza di sintesi da cui emerge, altresì, un forte senso del colore evidenziato, inoltre, da una inerente corrispondenza alla sua emotività pittorica con la quale attua una
scrupolosa ricerca cromatica.
Con questa tecnica l’autrice ottiene, con l’aggiunta dell’acquerello, delle luminosità velatamente contrastanti per l’ accostamento tra la figura rappresentata e l’ambiente in cui è collocata con timbri cromatici suggestivi e vigore creativo originale.

Pinuccia Nicolosi. Infiniti segni, grovigli di linee, intense

PINUCCIA NICOLOSI

cromie formano i paesaggi immaginari della mente e del cuore nella pittura di Pinuccia Nicolosi che sembra tessere, infatti, un’ intricata memoria di stati d’animo pregressi e presenti evocati con tenacia in una mappa che aggrega terra foglie riverberi di luce vento momenti di vita emersi da un ancestrale spiritualità che poi giunge ad un impasto emblematico di forme come in “Notte, ombre e profumo di viole”, “Tana d’inverno”, “Sponde”, “Pesca sul lago d’argento”. La pittura di Pinuccia occupa tutto lo spazio della tela con tale forza espressiva che chi guarda quell’immagine compositiva si carica della stessa emotività e del medesimo vigore narrativo del segno. I contrasti forti nell’uso del colore si rincorrono e s’intersecano in un divenire di innumerevoli intricate linee curve, in una costruzione complessa e concentrica delle opere, d’ atmosfera estetica e comunicativa.

Paracchini Muovere terra

Luigi Paracchini negli acrilici, nella terre, nei pigmenti e silicone, consegue, con un’amalgama materica e con un tocco lieve, un cromatismo controllato in tutta la superficie pittorica che assume un segno distintivo efficace. L’autore fonda le sue opere sul colore, in prevalenza toni caldi, che surclassano il disegno stesso conferendo così loro una liricità evocativa.

Nei quadri i segni sono semplici, delle tracce, alcuni schemi che assumono valenze simboliche esplicitate, poi, nei titoli quali , “ Asfalto su carta di paglia” , “Andare per mare”, “Muovere terra”“Estuario e giardino”, quali paradigmi ispirati alla natura e col ricorsi ad una tecnica che nel tempo è diventata più sfumata nella campiture equilibrate delle forme.

Clara Scarampella elabora le immagini sperimentando viraggi cromatici, verrebbe da dire anticati dal viraggio, per meglio rendere un tempo della memoria senza confini, cosi che ne “Il vento”, tecnica mista su tela emulsionata, l’ inafferrabilità è resa dalla mescolanza del movimento dei segni in orizzontale e a curve che ne suggerisce un refolo, la folata e forse il mutamento. Ne “La prigione dei sogni” e in “Storia d’amore N°3”, invece, la creatività immaginativa attraversa la figurazione naturalistica mediante l’emblema di una finestra illuminata o farfalle flessibili come il mutamento del pensiero. Le contaminazioni dell’autrice hanno un duplice significato: l’uso di una tecnica mista fotografica digitale e sua trasformazione in espressione artistica, ma le immagini non si sommano né coincidono, semmai semplificano e scarnificano i segni degli emblemi arcaici, quale il segno di croce.

Sei stanze e un giardino”, insomma, accomuna i luoghi della privatezza e della ricerca individuale con la parte comune dell’immaginario giardino e diventa, in un certo senso, collettivo, contingente e forse ideale attraverso una possibilità di sperimentazione di linguaggi innovativi nel desiderio degli artisti di un confronto.

L’esposizione, in conclusione, presentando opere composite dei sei artisti , è stata l’occasione di aggregazione attorno al tema metaforico e naturale del giardino nel suo imprenscindibile connubio con la cultura.

Anna Maria Di Paolo  © 

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