BERGAMO. CARLO CERESA (1609-1679) TRA REALTA’ E DEVOZIONE NEL SEICENTO LOMBARDO

 

CARLO CERESA (1609-1679). Un pittore del Seicento lombardo tra realtà e devozione”

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Un corpus di cento opere rappresentative di Carlo Ceresa costituisce la composita mostra di Bergamo, dislocata tra il Museo Bernareggi e l’Accademia Carrara. E’ il caso questo in cui, a ragion veduta, si può parlare di evento e non soltanto perché la precedente esposizione monografica di Ceresa fu allestita in città trent’anni fa, nel 1983, a Palazzo Moroni, ma anche per le novità di attribuzioni, di riscoperta e di restauro di suoi importanti lavori.

Carlo Ceresa è stato considerato a lungo un pittore minore, ma nel 1953 Roberto Longhi lo riscoprì nella mostra di Milano «I pittori della realtà in Lombardia», in cui la sua ricerca naturalistica lo fece accomunare a importanti pittori di Bergamo, Brescia e Cremona, da Giovan Battista Moroni e Fra ‘Galgario fino al Pitocchetto.

Così, ora, l’esposizione approfondisce l’opera di Ceresa sia in rapporto alla cultura figurativa del Cinquecento, con la presenza di molti artisti che incontrò anche direttamente, sia nella ricostruzione dello scenario religioso, con il clima ecclesiastico e sacro nelle sue opere, provenienti in gran parte dalle chiese di provincia e da confraternite. Ambientate, inoltre, nel contesto deflagrante della peste e della devozione dell’epoca, le opere di Ceresa accreditano la sua abilità anche in questo ambito e non soltanto in quello della ritrattistica. La conoscenza dell’Artista, inoltre, in questa mostra si arricchisce di nuove e sorprendenti attribuzioni, derivanti da attenti studi scientifici, e di recuperi insperati per meritato di restauri di dipinti ossidati e dimenticati nelle sagrestie, ma che ora risplendono per la sorprendente luce che li caratterizza, come nel caso del “Martirio di Santa Giustina” di Torre Boldone.

L’esposizione prende avvio dal Museo Bernareggi che accoglie le opere giovanili del Ceresa il quale, da autodidatta, lontano com’era dai centri della cultura e di studio, era nato infatti a San Giovanni Bianco – BG – nel 1609, si ispirò per le proprie opere alle stampe manieriste che, per la prima volta, nella mostra sono poste accanto al quadro che le riproduce.

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Nella seconda sede della mostra all’Accademia Carrara sono presenti, poi: pale d’altare, come il suo sorprendente capolavoro, la naturalista e algida Crocifissione di Mapello del 1641; ritratti come quello di Bernardo Gritti, e altri lavori della maturità e della senilità, sempre improntate non tanto all’enfasi barocca, ma a semplicità ed essenzialità. Ben si accompagnano, pertanto, questi quadri alle opere presenti di artisti a lui coevi come Simone Cantarini, Bernardo Strozzi, Matthias Stom e Pietro Ricchi, all’epoca ben più acclamati di lui.

La sua capacità pittorica era evidente anche allora, in verita, ed era così raffinata che qualche sua opera, dopo la sua morte, fu attribuita a Orazio Gentileschi e a Velazquez, indiscussi maestri. Ceresa, in effetti, fu molto apprezzato come ritrattista di nobili e ricchi borghesi tanto che ritrasse i Pesenti, i Terzi, i Vertova, e, tra altri, i Secco Suardo, colti nella loro espressività più immediata e sobria, in quadri di possente carattere naturalistico.

La rassegna, curata da Francesco Frangi, Simone Facchinetti e Giovanni Valagussa, e che si avvale di un ricco catalogo edito da Silvana editoriale, si conclude coi confronti tra le opere di Ceresa e quelle di Crespi, di cui fu allievo, e quelle di artisti coevi, come Baschenis, Moroni, Bernardo Strozzi, Genovesino e Fra Galgario, erede del ritrattismo di Ceresa.

A Carlo Ceresa, insomma, da questa imponente mostra bergamasca, viene conferito, con una più equa collocazione nell’ambito dell’arte del Seicento, onore al merito per cui, da artista considerato secondario, gli si riconosce essere stato un comprimario, testimone come fu di un secolo molto controverso in cui trovò una possibilità di salvezza nel reagire con la pittura “civile” dei ritratti e quella “sacra” di soggetti figurativi, ammantati di virtù e valori religiosi. Un’occasione da non lasciarsi sfuggire.

Anna Maria Di Paolo© RIPRODUZIONE RISERVATA


Bergamo. “Carlo Ceresa. Un pittore del Seicento lombardo tra realtà e devozione” Museo Bernareggi, Via Pignolo 76 e Accademia Carrara-GAMeC, Via S.Tomaso 52; fino al 24 giugno.

Orari: Da Mart a Dom dalle 10 alle 19; Giov 10-22. Lunedì chiuso.

Ingresso. Intero: E. 9; Ridotto: E. 6; Scuola: E. 2,50; Famiglie: E. 15

www.mostraceresa.it; info@mostraceresa.it

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