“ETRUSCHI. L’IDEALE EROICO E IL VINO LUCENTTE” AD ASTI

  1. ”Etruschi. L’ideale eroico

  2. e il vino lucente” ad Asti

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Che la cultura degli Etruschi, sviluppatasi dal secolo VIII a.C. nell’Etruria, tra Lazio, Umbria, Toscana, Emilia Romagna e Lombardia, abbia costituito l’origine della civiltà italica fino agli ultimi tre di re di Roma che furono etruschi, scalzati poi dalla Repubblica di Roma nel I sec a.C., è risaputo fin dalle scuole elementari; tuttavia ancora oggi il mistero attorno alla provenienza di questa popolazione perdura.

Si è ritenuto fino agli anni 1970 che essi, in seguito ad una carestia, fossero stati spinti sulle coste italiane, provenendo dall

Nel 1984 Massimo Pallottino, in Etruscologia, ritenendo futile disquisire sull’origine degli Etruschi, s’è interessato alla “formazione” della loro civiltà, che per lui avvenne in Italia e non altrove. Ricevettero, comunque, dai commercianti orientali e dai coloni greci del Meridione d’Italia, nell’8° sec. a. C., vari influssi nella lingua – che ebbe, infatti, un alfabeto di matrice greca – e nell’ arte, influenzata, indubbiamente da modelli dell’arte greca. Il loro sviluppo nell’Etruria villanoviana, piccolo centro nei pressi di Bologna, accolse inoltre anche i vivaci apporti culturali, tramite i rapporti commerciali fenici, con la Sardegna nuragica.

Un ricerca del 2004 dell’Università di Piacenza e del 2007 dell’Università di Pavia, invece, s’è di nuovo incentrata sulla loro provenienza, individuandola nell’Anatolia, in base a studi recenti di genetica.

Importanti documentazioni archeologiche e, in particolare, reperti di corredi funerari, tuttavia, hanno ormai accreditato la tesi dell’origine autoctona di Villanova, nei pressi di Bologna, per i rilevanti manufatti ritrovati in quell’area per cui si parla ormai da tempo di società etrusca villanoviana.

ImageOra, si torna a parlare di Etruschi ad Asti dove, al Museo di Palazzo Mazzetti, una mostra sugli Etruschi esamina, per la prima volta, il loro rapporto socio culturale col Mediterraneo greco e orientale, espanso fino agli abitanti della valle del Tanaro e da qui al settentrione, fino all’Europa celtica.

Così, a quarantacinque anni dall’ultima esposizione di Torino del 1967, 300 oggetti etruschi, inediti in molti casi, provenienti dai Musei Vaticani e dai principali musei e istituzioni culturali italiane, a iniziare dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, sono esposti in un’ efficiente allestimento nelle sale della Fondazione Mazzetti, palazzo nobiliare recentemente restaurato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, attuale proprietaria del Museo.

La mostra prende avvio dai traffici degli Etruschi nel Mediterraneo attraverso il quale, insieme ai mercanti levantini e greci, diffusero nell’Italia nord occidentale e in Sardegna, le merci come il rame cipriota, ma anche i costumi e il mito di Omero, legato sia all’ideale eroico sia al “vino lucente”. Sono, infatti, delineati sia aspetti dell’atletismo, del costume e della cura del corpo con vasellame per profumi, balsami e unguenti di tradizione orientale, sia il diffondersi dell’uso della bevanda inebriante.

Il Mediterraneo fu dunque il mare “della mediazione” tra il Levante e il mondo etrusco tirrenico nel quale interagirono le popolazioni di Cipro, Rodi e Sardegna. Nelle sepolture etrusche, infatti, il ritrovamento di bronzetti sardi, come le navicelle nuragiche, attestano che i Fenici, provenienti dalla Sardegna, frequentarono i porti dell’Etruria.

L’esposizione, curata da Alessandro Mandolesi e Maurizio Sannibale, presenta, accanto a vari oggetti e a vasi, una visiera in bronzo, pezzo unico, proveniente dai Musei Vaticani Imagee un elmo crestato villanoviano in bronzo, probabile dono di un principe guerriero etrusco a un capo locale, rinvenuto nella valle del Tanaro nei pressi di Asti alla fine dell’Ottocento e che ha fornito la motivazione alla mostra.

Un’ampia sezione è dedicata all’arte che, infatti, rivestì un ruolo considerevole per l’auto rappresentazione delle classi egemoni come dimostrano gli affreschi, i gioielli e le sculture delle tombe.

Tra le invenzioni etrusche c’è il bucchero di ceramica nera e lucida, prodotto anche raffinato con decorazioni vegetali e animali, con scene realistiche o mitologiche, ritrovati tra i corredi funerari.

La seconda parte della mostra si apre con la “riproduzione” fedele di due importanti tombe dipinte di Tarquinia, quella del Triclinio e delle Bighe in cui, tra danzatori e musici tra gli alberi, nel tema del simposio, il cibo riveste un significato allegorico, come l’uovo di struzzo, simbolo di vita e di rinascita anche nell’Oltretomba alludendo, nella riflessione sul destino dell’anima, ad una dimensione mistico-religiosa di beatitudine eterna.

Particolare, inoltre, è la ricomposizione della tomba a camera dipinta, detta “della Scrofa nera”, restaurata per l’ occasione. Le figure arcaiche che vi coesistono presentano un marcato cromatismo. Anche qui si ammira una scena di banchetto aristocratico del V secolo a.C. in cui sono ammesse anche le donne, a dimostrazione che nella società etrusca, diversamente da quella greca e in parte anche romana, la donna aveva rilevanza sociale documentata.

Sorprendenti, inoltre, è il sarcofago dei Vipinana da Tuscania, ricomposto per la prima volta dal ritrovamento nell’800, infatti la cassa su cui è rappresentato il mito dei Niobidi appartiene alla collezione del Museo Gregoriano Etrusco, e il coperchio su cui c’è la scultura del defunto che banchetta, è del Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

Numerose poi sono le teste votive in terracotta di bambini, donne, uomini e grottesche di anziani che rispondevano ad un fenomeno esteso di rapporto fra l’uomo e la divinità; con ritratti tipologici improntati a intenso verismo di lineamenti, a volte, anche difettosi per attestare l’ autenticità del dono.

Nell’ambito del dono votivo comparve anche l’uso della scrittura, documentata nei santuari con epigrafi su vasi di bucchero.

E’ presentato eccezionalmente anche il gabinetto etrusco del Castello di Racconigi che il re Carlo Alberto si fece costruire da Pelagio Palagi. Ciò dimostra come il fascino degli Etruschi influenzasse il gusto e l’arte del ‘7-800 assumendo, addirittura, connotazioni politiche anti imperiali romane.

La mostra che conclude le celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità è quindi un omaggio all’Italia e alla sua storia millenaria che comprende anche il ‘vino lucente’ dell’Etruria, cultura della vite, quindi, che ad Asti, trova la città del vino per eccellenza.

Come dai Semiti, infatti, derivò l’invenzione dell’alfabeto, così sempre dall’ Oriente provenne la cultura del cibo e del bere vino in modo conviviale, secondo l’indicazione “omerica” che vi aggiungeva del cacio caprino grattugiato e speziato, e che attribuiva al vino, inoltre, anche un potere sciamanico e trascendente.

Gli Etruschi, poi, diffusero la tecnica dell’arbustum, la vite, e della spremitura dell’uva fermentata anche presso i Celti dell’area cisalpina, e si ritiene che il termine latino, vinum, sia un prestito dalla lingua etrusca tra l’VIII e il VII secolo a.C.

La mostra focalizza, dunque, i vari aspetti degli agganci greci e levantini dell’Etruria villanoviana, ne evidenzia l’arte, il convivio, la condizione di vita e, infine, la morte, caratterizzata dal rituale funerario della cremazione.

Il percorso formula, infine, una risposta all’annoso quesito del mistero dell’origine continentale o mediterranea degli Etruschi e conclude che questa civiltà protostorica abbia avuto radici culturali e religiose nell’Europa centrale.

Da vedere.

Correda l’esposizione un ricco catalogo Electa.

 Anna Maria Di Paolo© RIPRODUZIONE RISERVATA

 Asti. «Etruschi, l’ideale eroico e il vino lucente» Palazzo Mazzetti, corso Vittorio Alfieri, 357, fino al 15 luglio 2012. Orari: da mart a dom 9.30- 19.30; lunedì chiuso.

Ingresso: €9, ridotto €7, scolaresche €3.

http://www.etruschiadasti.it/

http://www.palazzomazzetti.it
Per pacchetti week end: info@monferratoexpo2015.it

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