TECNICA MISTA. TRE NUOVE MOSTRE AL MUSEO DEL NOVECENTO DI MILANO. BEPPE DEVALLE: COLLAGES DEGLI ANNI SESSANTA

TECNICA MISTA. TRE NUOVE MOSTRE AL MUSEO DEL NOVECENTO DI MILANO.

BEPPE DEVALLE: COLLAGES DEGLI ANNI SESSANTA

                                                              Beppe Devalle

Tre nuove mostre d’arte contemporanea sono state inaugurate al Museo del Novecento: “Tecnica mista – come è fatta l’arte del Novecento”, a cura della direttrice Marina Pugliese;

Beppe Devalle – Collage degli anni Sessanta”a cura di Flavio Fergonzi;

e infine “Il disegno della scrittura: I libri di Gastone Novelli” curata da Marco Rinaldi.

Tutte e tre le esposizioni sono stimolanti e rispondenti agli obiettivi del Museo: far ruotare le opere dei depositi e stimolare le donazioni.

La prima mostra esamina le tecniche nuove usate dagli artisti: il collage, l’assemblaggio, il fotomontaggio, l’installazione e i materiali nuovi, come la plastica, e i video e presenta il sorprendente Rossogiallonero del 1968 di Carla Accardi e, tra altri, Scultura da prendere a calci del 1960 di Gabriele De Vecchi, recente dono al Museo.

Noi ci soffermiamo sulla seconda esposizione: 

Beppe Devalle – Collage degli anni Sessanta”ospitata nella Sala Focus, costituita da un nucleo di tredici collages realizzati nei primi anni Sessanta. Accanto a queste opere c’è Salem, 1965, recente dono dell’artista al Museo.

Beppe Devalle – artista tra i più validi nel panorama dell’arte italiana e transcontinentale, ha vissuto infatti vari anni a New York, che già nel ’66 partecipò alla Biennale di Venezia dove fu invitato anche nel ’72 e nell’ 82 – nei primi anni Sessanta, quando la Pop Art spazzando via l’Action painting, irruppe in modo dirompente nel panorama dell’arte mondiale, accantonò pennello e colori e iniziò con prontezza i collages per capire quali possibilità gli dessero rispetto alla pittura da cui, in quel periodo, non riceveva più piena realizzazione. Ne eseguì in tal modo cento e tra quelli ora sono stati scelti i tredici in mostra. Si tratta di immagini ricomposte con rigore attraverso ritagli di riviste americane e rotocalchi di moda d’epoca.

                               Audrey Banana 

Al collage, o comunque alla scomposizione delle forme, erano già ricorse negli anni Dieci le Avanguardie e il Cubismo, con Picasso e Braque, che avevano rafforzato l’uso del collage e dei montaggi, poi ampiamente ripresi sia dai futuristi italiani Severini e Balla sia dai dadaisti come Max Ernst. Tale tecnica fu continuata da artisti fino agli anni Sessanta per la possibilità offerta di poter realizzare raffinate combinazioni di significati, ampliate nel presente per effetto delle contaminazioni linguistiche.

L’ evoluzione storica del collage, insomma, affonda la sua essenza nella sperimentazione linguistica con un percorso molteplice e di sfida alla pittura, ma che, alla fine, si raccorda con essa.
E in tal senso Beppe Devalle, sulle orme di
Rauschenberg e soprattutto di Hamilton, è diventato un virtuoso di severi ed eleganti assemblaggi nei quali ha messo in evidenza oggetti e frammenti di vita quotidiana che riguardano, ad esempio, il viaggio in “Arco Kodiac” e “Viaggio in Olanda”, la terra in “Planet eart”; e quindi la moda e le sue interpreti più amate come attrici conclamate. Tra tutte, anche sotto questo aspetto, Devalle fece scelte glamour con discrezione, contrappose infatti alla esplosiva bellezza di Marylin l’eleganza più sobria di Audrey Hepburn nell’ironica “Audrey banana”, 1964, per via dello chignon di tal forma o “Lesure” e “First class”, entrambi del 1965. Ma anche nei paesaggi naturali come “Grande tramonto” o in “Sunrise” Devalle colse l’essenza del rosso tramonto all’orizzonte o il biancore dell’alba, con effetti di emotività controllata di ricomposizione geometrica.

La selezionata esposizione, alla fine, permette di conoscere uno degli aspetti della ricerca quasi cinquantennale dell’artista, ricerca che lo ha portato a dipingere immagini di forte cesura spazio temporale.

Beppe Devalle, nato a Torino nel 1940, ha studiato all’Accademia Albertina, si è interessato inizialmente dell’ Action painting e in seguito, ha approfondito lo studio della geometria e della fotografia dalla quale trae spesso ispirazione per rielaborazioni rigorose. Negli anni in cui partecipò alla Biennale di Venezia, fu invitato anche alla Quadriennale di Roma. Nel frattempo si trasferì a Milano dove insegnò pittura a Brera dal ’76 al ’97. 

Trasferitosi per alcuni anni a New York, vi ha ripreso la grande pittura sui temi forti della violenza, del dolore, del sacro e soprattutto della morte su cui s’incentra anche l’attuale ricerca sia attraverso i collages sia nella pittura di grande narrazione figurativa in cui l’eccezionalità della forma va di pari passo con la riflessione ironica, irriverente e dissacratoria della pittura stessa e della realtà contemporanea. 

Da qualche anno Devalle pur lavorando alacremente a grandi teleri di 5\8 metri, vive un po’ appartato rispetto al mercato dell’arte senza il quale, come si sa, non si è alla ribalta, ma l’artista non si cura di ciò più di tanto perché per lui ora conta portare avanti la sua ricerca.

Anna Maria Di Paolo

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Museo del Novecento, via Marconi 1, Milano. Fino al 7 ottobre 2012. Orari lun 14.30 – 19.30; mart, merc, ven e dom9.30 – 19.30, giov e sab 9.30 – 22.30. Ingresso 5 £ – ridotto 3 £
Info http://www.museodelnovecento.org

 


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