“Edgar Degas Capolavori del Museo d’Orsay” alla Promotrice delle Arti a Torino

 

“Edgar Degas Capolavori del Museo d’Orsay”

alla Promotrice delle Arti a Torino

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L’originalità di Degas è che, pur avendo condiviso dell’Impressionismo l’aspirazione ad una pittura più libera rispetto al passato, partecipando con suoi quadri alla maggior parte delle relative esposizioni, di fatto, assunse un’ interpretazione autonoma dal movimento sia nei temi diversi rappresentati sia nelle tecniche che adottò. Egli rifiutò la pittura “en plein air”, una delle matrici dell’Impressionismo

preferendo l’interno del suo studio per meglio osservare gli effetti della luce artificiale da cui derivarono gli straordinari dipinti dedicati all’ambiente dello spettacolo o agli interni dei tabarine.

Degas disse, addirittura, “sparate sugli Impressionisti“ e “Impressionismo non significa nulla. Qualsiasi artista coscienzioso ha sempre restituito le proprie impressioni”. Egli, inoltre, a differenza dei sodali impressionisti cheusavano direttamente i colori sulla tela, attribuì al disegno una tale importanza da volere che nella sua tomba fosse inciso “Amò molto il disegno”.

Ora la mostra “Edgar Degas. Capolavori del Museo d’Orsay” alla Promotrice delle Arti a Torino – con la collaborazione del Comune di Torino, del Gruppo Skira e del Museo d’Orsay di Parigi, curata da Xavier Rey, conservatore presso il Musée D’Orsay e grande specialista dell’Artista – presenta circa ottanta sue opere di cui molte note e celebri, come “La Piccola Danzatrice” di quattordici anni, rappresentata con un polimaterico e iperrealistico tutù in tulle, o “Prove di balletto in scena” una scultura in bronzo e altri materiali. ImmagineEra stato, questo degli atelier di danza, uno dei temi più indagati da Degas, insieme alla variegata vita bohèmienne della Parigi di fine Ottocento col pullulare delle caffetterie con “Donne fuori da un caffé la sera” o con artisti come ne “L’orchestra dell’Opéra”. 

Egli osservò, inoltre, l’ambiente delle corse dei cavalli, ma anche il paesaggio, il nudo e, ovviamente, i più intimistici ritratti di famiglia.

 La mostra, infine, si arricchisce di una sezione relativa all’esperienza italiana di Degas e sorprendenti, infatti, sono i numerosi disegni e schizzi dal vero eseguiti spesso di preparazione ai quadri.

L’intenso «Autoritratto» giovanile del 1855 e il ritratto del nonno Hilaire de Gas aprono, comunque, la mostra che si snoda, poi, in corrispondenza del suo soggiorno in Italia, durato tre anni, e con altri disegni e con ritratti relativi alla preparazione della tela de “La Famiglia Bellelli (Ritratto di famiglia, 1858-1869)”, la quale proprio per le sue grandi dimensioni è stata, ora, eccezionalmente prestata a Torino. Essa rappresenta un interno di abitazione alto borghese con i genitori e le due figlie e tutti i personaggi appaiono in straniato atteggiamento malinconico.

Di ritorno a Parigi, Degas dipinse, con una vena non solo vuayeristica, ma anche misogena, fanciulle e cocottes al bagno con espressioni allusive sia all’aperto, come «Giovane donna che si annoda il nastro del cappello» sia al chiuso, come il pastello “Donna alla toilette che si asciuga il piede”.

Anche col paesaggio Degas sperimentò la tecnica del pastello su «Scogliere» e «Marine», esprimendosi con segni moderni, quasi di tipo gestuale ante litteram .

Varie sono anche le sculture non soltanto di ballerine, ma anche di cavalli e un discorso a parte merita, infatti, questo della scultura a cui Degas si dedicò intensamente in quanto nell’ultimo scorcio di vita perse la vista, divenendo quasi cieco. Sono lavori in creta e cera datati dal 1865 mai fatti fondere in bronzo dall’Artista bensì dai suoi eredi che, dopo il 1917, ne fecero realizzare circa 65 copie in bronzo su circa 150 bozzetti. Immagine

Edgar Degas, nato a Parigi nel 1834, si appassionò alla cultura classica studiando Botticelli e Raffaello e solo i seguito fu attratto da temi attuali quali le corse dei cavalli, ma determinante fu nel 1861 l’incontro con Manet che lo introdusse nel gruppo degli Impressionisti. Di carattere riservato, Degas, alla morte dell’amico Manet e in concomitanza dei pesanti problemi di salute, si isolò, accentuando l’avversione verso il mondo moderno e le tecnologie nuove .

Morì a 83 anni, nel 1917, e venne sepolto a Montmartre.

Ora e fino al 27 Gennaio 2013, una buona rappresentazione del suo exursus pittorico e della composita ricerca poetica di Degas, uno dei massimi artisti di “transizione” tra il Classico e il Moderno, ci è dato di vedere a Torino, con un’ampia compresenza di  disegni, pastelli, oli e sculture.

 Anna Maria Di Paolo

 Torino. Palazzina della Società Promotrice delle Belle Arti, viale B. Crivelli, 11 : “Degas. capolavori dalle collezioni del Musée d’Orsay di Parigi”, fino al 27 gennaio 2013; tutti i giorni: 10-19.30, giovedì: 10-22.30, chiuso martedì. Ingresso: intero €12, ridotto €9.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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