AL MART DI ROVERETO “LA MAGNIFICA OSSESSIONE”

 

AL MART DI ROVERETO 

 

“LA MAGNIFICA OSSESSIONE

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In occasione dei primi dieci anni di vita e di attività, il Mart di Rovereto ha inaugurato due sorprendenti mostre:  

“LA MAGNIFICA OSSESSIONE” opere del Museo rivisitate e “ David Claerbout”, artista olandese, i cui lavori seguono una ricerca innovativa e sorprendente di immagini fisse e in movimento, che si potranno vedere per un anno, fino al 6 Ottobre 2013.

La magnifica ossessione è un’intelligente proposta ideata, in tempo di crisi, dalla nuova direttrice Cristiana Collu – in collaborazione con lo staff del Museo, composto da Nicoletta Boschiero, Veronica Caciolli, Margherita de Pilati, Duccio Dogheria, Daniela Ferrari, Mariarosa Mariech, Paola Pettenella, Alessandra Tiddia, Denis Viva, Federico Zanoner – e annovera ben 1.200 opere, poco o mai viste, di proprietà del Mart. L’esposizione segue un iter che, seppure attento ad un criterio temporale, si snoda in una lettura tematica che ingloba anche le varie attività attinenti alle collezioni: la conservazione, il restauro, le relazioni istituzionali e lo studio, in continua evoluzione. L’operazione culturale risulta, pertanto, non soltanto una riflessione sul valido patrimonio costituito dalle numerose raccolte donate o in deposito nel Museo, ma anche un’indagine sulla storia dell’arte, letta dal Museo sul Museo.

Si ha, insomma, l’impressione che questa imponente proposta sia di per sé come un’installazione continua lungo il filo rosso della storia dell’Arte dai primi del Novecento ad oggi, la quale, infatti, prendendo avvio dall’atelier gipsoteca di Andrea Malfatti, con numerosi nudi e con le successive opere sul tema del ritratto in pittura, passa, quindi, alle altre sale che ospitano 28 sezioni con sculture, pitture e documenti d’archivio, grafica, fotografia, libri, rarità editoriali, manifesti, arte applicata e arredi. Tra questi spiccano le testimonianze sul Futurismo con Casa D’Arte, che ricrea sia l’ambiente realizzato da Depero per l’esposizione di Parigi del 1925, sia i suoi costumi e le tarsie tessili ideate per il balletto “Il canto dell’usignolo” di Stravinskij. Poi ci sono le opere di Morandi, De Pisis, Campigli e una sezione dedicata a Sironi e alle opere destinate alla decorazione degli edifici pubblici negli anni Trenta, oltre che ai progetti dell’Architettura Razionalista. Si passa al dopoguerra con opere tra il Realismo di Renato Guttuso e l’Astrazione di Emilio Vedova; gli Sessanta e Settanta mostrano lavori della Pop Art e della Poesia Visiva, e, quindi alle opere del Minimalismo e della Scuola romana di Piazza del Popolo con Mimmo Rotella, Mario Schifano e Tano Festa. Inoltre, ben rappresentati sono i gruppi nucleari di Milano e molti lavori di Lucio Fontana, dell’Informale e dell’arte Cinetica. Negli anni Ottanta e Novanta opere della Transavanguardia fanno da pendat ai comics di disegnatori come Andrea Pazienza e Lorenzo Mattotti e ai fumetti come Cannibale, RankXerox e Frigidaire.

L’ultima sezione “Mondi e rappresentazione”, infine, facendo perno sui concetti di identità e multiculturalità, espone opere di Joseph Beuys, Irving Penn, Christian Boltanski, Alighiero Boetti e la grande istallazione di Richard Long “Seconda natura”.

La mostra lungo il percorso ospita, inoltre, anche lavori pensati e realizzati da artisti contemporanei i quali contribuiscono così a trasformare il Museo stesso da realtà statica a dinamica continuità col presente.

Così, Emilio Isgrò con “Cancello il Manifesto del Futurismo” fa emergere dal testo cancellato di Marinetti, con cui ha tappezzato una sala, le frasi “ Noi vogliamo cancellare. Noi vogliamo sognare” indicando ai giovani un “segno forte”, un’utopia ancora da prefiggersi.

Lo spagnolo Paco Cao presenta “Invertito”, il site specific di 12 quadri dell’ 800 del Museo di cui si vede soltanto il retro con le annotazioni nel tempo, quasi un’interpretazione teatrale dei dipinti antichi, lontano dal gesto concettuale di Paolini, nel mentre Cao, infatti, ne vuole sottolineare gli elementi storico-sociologici.

Liliana Moro in “Dicono di lei” presenta un suo lavoro “ Underdog”, costituito da cinque cani in bronzo a grandezza naturale – gruppo scultoreo già allestito nella galleria di Emi Fontana nel 2005 – in cui gli animali sono un’allegoria umana sulla lotta, sul sopruso e sulla trapasso e, contemporaneamente, ha scelto, nel Museo, opere di artiste, tra cui Ketty La Rocca, da cui ha derivato il titolo, per rendere un omaggio alla creatività delle donne. 
Christian Fogarolli con “Antenate bestie da manicomio”, ha elaborato, da una ricerca d’archivio su fotografie, cartelle e diari clinici, lettere private e documenti del primo Novecento, delle stampe di lastre fotografiche, ricostruendo introspettivamente vite sconosciute, attraverso volti e corpi di fotografia criminale, a cui ha impresso non il carattere della “diversità” della scienza psichiatrica del tempo, ma lo stigma e l’ “iconografia del sacro” giungendo a immagini forti e dolorose.

Paolo Meoni in “ Unità residenziale d’osservazione” presenta un video realizzato con la tecnica dello stop motion, a partire da un montaggio di 1600 fotografie digitali con vedute urbane di ambienti di lavoro, selezionate dal proprio archivio. Si tratta, quindi, di edifici in costruzione o in ristrutturazione nelle zone industriali e nelle periferie urbane che, divenendo un tutt’uno col nucleo storico della città, trasformano radicalmente l’ambiente.

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** La seconda mostra è dedicata a David Claerbout che ha realizzato una ricerca su immagini fisse e in movimento con una complessa implicazione della dimensione temporale. L’artista ha calibrato, così, le sue opere nel rapporto tra cinema, arte contemporanea e fotografia, valorizzando orientamenti inconsueti della percezione ottenendo effetti estetici e concettuali originali. L’allestimento dell’architetto portoghese Pedro Sousa ben si addice non soltanto alle installazioni di Claerbout, ma anche all’architettura del Mart di Mario Botta creando quasi un unico ambiente modulato, in cui le opere catalizzano l’attenzione dello spettatore in una avvolgente spazialità.

Claerbout combina immagini ferme su cui proietta altre in movimento scandendo così ogni attimo. L’artista, inoltre, crea una suggestione affascinante con la mescolanza di riprese della stessa scena da diverse angolazioni utilizzando una serie di macchine fotografiche con cui realizza centinaia di scatti in poco tempo per una stessa composizione. Poi con una selezione accurata costruisce l’opera producendo un effetto di sospensione che prolunga un singolo istante.

Così, in “ Rocking chair” del 2003 la video installazione è visibile in entrambi i lati e, sul retro, dal controcampo dell’immagine della donna sul dondolo sullo sfondo del giardino, si ha l’impressione di essere all’interno della casa.

In “Bordeaux Piece”, a colori, del 2004, l’azione sembra sempre la stessa, mentre è diversa nel passaggio dall’alba alla notte e questo slittamento temporale genera “una sorta di incantamento temporale” giocato sulla “durata dell’evento”.

Analogo intento si evince in “Sections of Happy Moment” del 2007, dove viene perseguita la molteplicità dei punti di vista nel medesimo istante. All’opposto, in “Riverside” del 2009 egli mostra due eventi che appaiono contemporanei mentre, invece, si svolgono in tempi differenti.

Anche in “The American Room” del 2009 e “The Quiet Shore” del 2011, Claerbout attua, con un movimento impercettibile, una narrazione reale soltanto all’ apparenza, mentre in realtà è artefatta per effetto di sofisticati taglia e cuci che affascinano per il vigore della visione.

Le sequenze in cui egli ordina le fotografie, trasformandole in una proiezione video, danno l’impressione, poiché alterano la percezione lineare del tempo, che il film segua uno sviluppo narrativo che non è di certo l’obiettivo dell’Artista.

Quasi tutti i video sono in un rigoroso bianco e nero, il che aumenta la suggestione nello spettatore, sospeso in un’azione minimale, priva di consuete conclusioni.

David Claerbout poco noto in Italia, negli ultimi anni è stato protagonista, però, di importanti personali tenutesi al Centre Pompidou, Parigi nel 2007; al De Pont Museum for Contemporary Art, Paesi Bassi nel 2009; al Wiells, Bruxelles e al San Francisco Museum of Art nel 2011; alla Secession, Vienna e alla Parasol unit foundation for contemporary Art, Londra nel 2012 e di mostre internazionali sul tema della dimensione temporale dell’immagine che amplia la percezione.

Correda l’esposizione un ricco catalogo, curato, come la mostra, da Saretto Sarcinelli, ed è edito dal Mart.

L’accoglienza del Museo e della stessa cittadina di Rovereto fanno di queste due proposte al Mart un’occasione da non perdere.

Anna Maria Di Paolo

 

Rovereto. MART, Corso Bettini. La magnifica ossessione” e David Claerbout  fino al 6 ottobre 2013; da martedì alla domenica 10 – 18 

Venerdì 10 – 21. Lunedì chiuso, eccetto festivi. Numero verde 800397760. http://www.mart.tn.it

 

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