“DE NITTIS” A PALAZZO ZABARELLA DI PADOVA

DE NITTIS” A PALAZZO ZABARELLA

DI PADOVA

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                                                       Flirt

Giuseppe De Nittis, il più grande degli Italiens de Paris, insieme a Boldini, diverso per la pittura “mondana”, è un artista il cui livello internazionale è stato celebrato recentemente dal Petit Pales di Parigi, sua patria elettiva. Nella capitale francese non si allestiva una mostra importante di De Nittis dal 1886, quando, dopo due anni dalla morte, la Galleria Bernheim Jeune, esponendo 126 dipinti, riconfermò il merito dell’ artista lodandolo come il «plus Parisien que tout les Parisiens».

Dimenticato in seguito sia in Italia che in Francia, fu riscoperto verso gli anni Venti, quando venne riscritto tra gli Impressionisti.

De Nittis nel 1868, a vent’anni, infatti, senza appoggi e senza conoscenza alcuna, decise, dopo brevi soggiorni a Napoli, Roma e Firenze, di recarsi nella metropoli francese dove si formò accanto agli Impressionisti, espose con loro nella studio del fotografo Nadar nel 1874, mantenendo il confronto artistico e l’amicizia con Manet, Degas e, tra altri, Caillebot, al quale fece anche battezzare il suo unico figlio.

Con gli amici condivise l’aspirazione a rinnovare il concetto della pittura; tuttavia, pur affrontando come i francesi gli stessi temi del paesaggio, del ritratto e degli aspetti nuovi della vita moderna, egli usò un suo linguaggio pittorico, alquanto diverso. Il repertorio di De Nittis, infatti, era più vario di quello degli Impressionisti, legati più scientificamente alla realtà fenomenica, mentre le sue vedute italiane, francesi e londinesi rappresentarono una visione più rispondente ai suoi stati d’animo. Si adoperò, inoltre, per raggiungere l’autonomia dell’arte, fondamento della modernità, scardinando la gerarchia dei generi e cambiando anche la tecnica. Passò, così, dall’olio al pastello, non più usato dal 1700, tanto che fu definito il Liotard o il Guardi moderno di Parigi.

Ciò che attraeva De Nittis era, dunque, la natura che coglieva con l’occhio interiore, e il fervore delle strade di Parigi di fine secolo. Dalla capitale francese, quando ruppe il contratto col potente mercante Goupil – che aveva subito intuito l’eccezionalità artistica del giovane barlettano –, iniziò a dividersi con Londra, dove trovò nel banchiere Knowles il suo maggiore mecenate, per il quale eseguì degli splendidi quadri; a quel periodo appartengono anche le tele di Westminster, che furono molto ammirate da Van Gogh per la rappresentazione rarefatta.

Se Parigi, dunque, rimase il fulcro della sua vita, la metropoli di Londra gli dette altrettanta gloria e soprattutto ricchezza.

Ora, a Padova, la Fondazione Bano dedica a De Nittis un’ampia retrospettiva di 120 opere di qualità alcune delle quali, ignote o assenti dall’Italia da molto tempo, come quelle del ciclo di vedute londinesi, consentono di continuare, nella scia della mostra di Parigi, la rilettura della sua ricerca.

Sorprendente, tra l’altro, una sequenza di piccoli quadri sull’eruzione del Vesuvio del 1872 – eseguite quando l’artista tornò a Napoli durante la guerra franco prussiana – con una pittura moderna per le pennellate ampie e sicure di puro colore con cui rappresentò, come lui stesso disse, la bellezza della montagna selvaggia nelle ore di silenzio.Autoritratto
Al ritorno a Parigi, De Nittis partecipò quasi ogni anno ai Salon e alle Esposizioni universali, e a quella del 1878 presentò undici opere. Artista acclamato per la raffinatezza e l’ originalità delle sue opere, fu anche amato come persona per il carattere espansivo e generoso. Fece, infatti, della sua abitazione parigina, con la moglie Léontine, il punto di incontro di artisti e intellettuali che apprezzavano molto i piatti che De Nittis preparava di persona, il sabato, per gli ospiti. Tra essi c’erano sempre Degas, Daudet, Manet, Caibellotte, Zola, Oscar Wilde, Dumas figlio e Edmond de Goncourt che nel Journal elogiò il buon cibo, l’allegra compagnia, la bella musica e le eleganti giapposenerie che influenzarono l’Artista.

L’artista, in sintesi, con la baldanza del giovane meridionale, lasciando Napoli per Parigi, intraprese un viaggio nella vita e nell’arte intuendo il cambiamento in atto verso il XX secolo e cogliendo dalla moderna quotidianità e dall’effimero l’aspetto poetico, l’eterno e l’immutabile, come aveva indicato anche Baudelaire.

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            Place de Piramides

E, infatti, la modernità di De Nittis è l’aver colto la luce nei luoghi d’acqua della Senna e del Tamigi, ma anche nella frenetica e mutevole folla borghese dei boulevard.

Gli ultimi suoi quadri come la “Guardiana delle oche”, di rara atmosfera sospesa, e “Colazione in giardino”, raggiungono una sembianza intima suggestiva e quasi commovente per quell’ intuizione della sua fine, allorché rappresenta, a tavola, la moglie e il figlio e “un’assenza”, la sua, sottolineata dalla sedia scostata e dal tovagliolo stropicciato; era il 1884, l’anno della morte, quando dipinse anche il suo unico efficace ritratto in cui lo sguardo non è né austero, né compiaciuto, ma con una nota malinconica negli occhi.

De Nittis, nato a Barletta nel 1846, fu cresciuto dai nonni perché rimase presto orfano di entrambi i genitori, col trauma per il suicidio del padre, e successivamente anche per quello di un fratello. Iscrittosi all’istituto d’Arte di Napoli nel ’61, dopo tre anni ne venne espulso, e divenne maestro di sé stesso, infatti si unì ad Adriano Cecioni, a Marco Di Gregorio e a Federico Rossano e fondò nel ’64 con loro la “Scuola di Resina”, località dove dipingevano en plein air. Nel ’67 De Nittis intraprese un itinerario attraverso l’Italia: Roma, Firenze dove fu attratto dalla nuova pittura dei Macchiaioli, Torino e Parigi espresso poi emblematicamente ne “La traversara degli Appennini” del 1867, portandosi dietro la capacità di immedesimarsi nelle “atmosfere” come lui stesso scrisse nei “Taccuini”. A Parigi, città che gli diede ” fortuna e amore”, morì prematuramente, a 38 anni.
Nella mostra padovana, strutturata in sezioni cronologiche, sono presenti opere fondamentali dell’artista dal 1864 e il 1884 – provenienti dalla Pinacoteca “Giuseppe De Nittis” di Barletta; da musei francesi e da collezioni private – che testimoniano l’intenso affresco di una società dinamica e di un’epoca in rapido cambiamento, rese coi moti profondi del suo animo e del suo tempo.

Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, la rassegna, curata da Emanuela Angiuli e Fernando Mazzocca, si avvale di un catalogo ragionato, edito da Marsilio.

L’ esposizione, che si può considerare la più importante realizzata finora in Italia, è pertanto imperdibile!

Anna Maria Di Paolo

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DE NITTIS. Padova, Palazzo Zabarella, Via San Francesco, 27, fino al 26 maggio 2013; tutti i giorni 9.30 – 19.00 Chiuso il lunedì non festivo. Biglietti intero € 12.00; ridotto € 9.00. Info: info@palazzozabarella.it; prenotazioni@palazzozabarella.it; http://www.palazzozabarella.it

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