“L’età del Rame. La pianura padana e le Alpi al tempo di Ötzi” a Brescia

L’età del Rame. La pianura padana

e le Alpi al tempo di Ötzi”

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Si è appena inaugurata la mostra L’età del Rame. La pianura padana e le Alpi” al Museo Diocesano di Brescia, nei cui dintorni sono state rinvenute le testimonianze più significative dell’età del rame, fra il 3.400 e il 2.200 avanti Cristo. Centoventotto anni fa, infatti, sono stati rinvenuti nella necropoli di Remedello di Sotto, reperti importanti costituiti da una sepoltura femminile rannicchiata, di cinquemila anni fa, e da strumenti di selce, da vasi campaniformi del Dovarese e di Gardoncino di Isorella, da un’ascia a occhio in rame puro nel letto del fiume Chiese, presso Acquafredda, e un attrezzo in legno del 2050 ca. a.C., considerato il più antico aratro del mondo, rinvenuto nell’area del Lavagnone a Desenzano e, poi, ancora pugnali e asce in rame.

Sono esposti nelle vetrine del Museo insieme ad armi ed utensili, come un pugnale in selce da Gavardo, un’alabarda in rame da Villafranca, asce e pugnali in rame e pietra levigata, una collana in denti di animali da una sepoltura in provincia di Trento, torques femminili da una tomba sui Monti Lessini, fusaroli per telai, ma anche vasi di tipo «campaniforme» della tarda età del Rame, e poi le ceramiche di Polada, trovate nell’800 da Giovanni Rambotti e poi cedute dagli eredi al Museo Pigorini di Roma.

Tra i reperti è sorprendente notare che il vaso campaniforme era diffuso anche in Spagna, nell’Europa centrale e nelle isole britanniche rivelando così uno sviluppo affine nelle diverse aree geografiche del continente europeo. Nel suggestivo allestimento di Elisabetta Conti è stato ricreato anche il paesaggio della Val Camonica, coi menhir, massi incisi, posti tra foglie secche e alberi, e grandi composizioni monumentali delle incisioni rupestri camuni che forniscono un’ iconografia antropomorfica delle divinità e quindi la comprensione delle nuove concezioni religiose e del culto degli antenati. La mostra documenta i cambiamenti notevoli per il tempo che si diffusero dalla regione alpina nella penisola iberica e a nord del Mar Nero, oltre che sul versante meridionale delle Alpi fino alla Val Padana con i ritrovamenti avvenuti al giogo di Tisa, al confine tra Italia e Austria nel 1991 e 1992, con la ricostruzione di Ötzi, l’uomo del Similaun, ora al museo di Bolzano, a grandezza naturale e con copie dei materiali, come gli abiti e le calzature, l’ascia in rame, le cuspidi di freccia, e il pugnale in selce, trovati accanto a lui.

L’invenzione, inoltre, dell’aratro e della ruota, che si diffusero dalla Mesopotamia, del carro a quattro ruote, della lavorazione non più della sola selce, ma di quella del rame reso resistente in lega con l’arsenico, determinarono la stanzialità e l’agricoltura che, con l’aggiogamento degli animali da trazione e l’allevamento, contribuirono all’evoluzione dell’aspetto sociale ed economico.

L’ultima sezione dell’esposizione collega all’età del Bronzo, tra 2200 e 2070 a.C., con l’insediamento delle palafitte sulle rive del lago di Garda, illustrato da ceramiche e manufatti di metallo, in osso, corno, selce dal Lavagnone di Desenzano del Garda, e da Polada, in comune di Lonato, nonché dai ripostigli di asce a margini rialzati di Remedello Sopra e di Torbole Casaglia, in provincia di Brescia.

Per l’ampia e rara presenza di tali manufatti, la mostra è stata ideata non soltanto per esperti ed appassionati, ma anche per gli studenti a cui viene offerta gratuitamente l’occasione di conoscere queste emozionanti scoperte dell’età eneolitica.

Per di più, è rimarchevole sottolineare che dopo l’esposizione di archeologia bresciana del 1875, promossa dall’Ateneo di Brescia, è la prima volta che i materiali di Polada, della collezione Rambotti, ritornano a essere esposti a Brescia.

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La mostra, allogata al Museo Diocesano di Brescia, è promossa da un Comitato scientifico presieduto dallo studioso Raffaele De Marinis, in collaborazione con le diverse Soprintendenze e con la Fondazione CAB con l’ ideatore Angelo Rampinelli.

Uno spazio speciale è dedicato alla didattica con visite guidate e laboratori.

Accompagna la mostra un notevole volume di approfondimento scientifico, di 560 pagine, che raccoglie saggi scientifici di molti studiosi, la maggior parte dei quali coordinati da Maria Bernabò Brea e la sua equipe e da Monica Miari, da studi dello stesso De Marinis e, tra altri, di Emanuele Severino sull’allora manifestazioni del sacro. Tutti assieme delineano il quadro delle conoscenze acquisite di molti studiosi e avanzano nuove interpretazioni sulle scoperte recenti, come il caso della necropoli di Remedello che è il fulcro della mostra. Nel riconoscere gli aspetti che maggiormente caratterizzano l’età del Rame, si dà conto di un cambiamento verso una società più gerarchica e maschile, indicato dal rilievo dato alle armi riprodotte nelle stele e tra i corredi funerari, a rimarcare il ruolo sociale dei guerrieri e sottolineando de relato il ruolo femminile, considerato minoritario e addetto prevalentemente alla funzione familiare e riproduttiva. Si deve arrivare all’età del Bronzo per vedere nelle stele la rappresentazione muliebre con fasci di linee a U sul petto con pendagli, orecchini e ornamenti per la fronte, tipiche della Valcamonica e della Valtellina che sottoleneavano la maggiore considerazione sociale della donna . La complessità dei saggi, tuttavia, non consente qui di illustrarne neanche la minima parte e si rimanda ad altra sede il suo studio.

Si tratta di un testo scientifico basilare, in sintesi, per approfondire il lento, faticoso e progressivo cammino dell’individuo fino a noi.

Mostra da non perdere.

Anna Maria Di Paolo

 

L’età del Rame. La pianura padana e le Alpi al tempo di Ötzi. Brescia, Museo Diocesano (via Gasparo da Salò 13), fino al 15 maggio 2013. Orario: 9 /12, 15/ 18, mercoledì chiuso. Ingresso: intero euro 5, ridotti euro 2,50. Scolaresche ingresso gratuito.

 Informazioni e prenotazioni: Museo Diocesano tel 030-40233, fax 030-3751064; segreteria.etadelrame@gmail.com Per i percorsi interattivi visitare il sito: http://www.etadelrame.it

 

Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo info@studioesseci.net

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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