Affinità e divergenze di Klee e di Melotti in mostra al Museo d’Arte di Lugano

Affinità e divergenze

di Klee e di Melotti

in mostra al Museo d’Arte di Lugano

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Quello di Paul Klee e di Fausto Melotti, due grandi dell’arte contemporanea, è un incontro postumo “sorprendente” al Museo d’Arte Lugano. I due autori che, in verità, mai in vita vennero a contatto, si erano posti, tuttavia, i problemi fondanti della ricerca artistica al di fuori del tempo e delle correnti e, pur vivendo stimoli diversi e pur nelle divergenze, hanno conseguito, comunque, assonanze attraverso il linguaggio puro della poesia.

Del resto forte era nei due la consapevolezza della complessità dell’arte e se Klee scrisse che “L’arte è una similitudine della creazione. Essa è sempre un esempio, come il terrestre è un esempio cosmico”, Melotti precisò che “Le analogie e le similitudini possono essere illuminanti, ma non arrivano alla definizione. Lo spirito dell’opera d’arte, come l’anima umana, è indefinibile”.

L’arte e la musica, tuttavia, come sostrato delle loro due passioni, possono costituire una delle affinità dei due artisti e attorno ad esse sono state raggruppate, nell’esposizione luganese, numerose loro opere che, dialetticamente e senza ombra di retorica, sono lì a mostrarne le strabilianti analogie.

Di Paul Klee, pittore svizzero sono stati presentati settanta tra dipinti, acquerelli e disegni, mentre di Fausto Melotti (1901–1986), scultore italiano, sono ottanta le sculture e disegni.

Gli inizi artistici dei due avvengono negli Anni Venti: per Klee nel “periodo della Secessione” di Monaco e per Melotti col “Ritorno all’ordine”, quindi in ambiti molto diversi. E se Klee non conobbe lo scultore italiano, Melotti, che operava nella sua città Rovereto, da cui seguiva la Biennale di Venezia, ebbe occasione di vedere le opere di Klee, che vi fu invitato nel 1948, e ancor prima ne sentì parlare, nella Galleria, per la quale egli stesso lavorava, il Milione che nel ’34-35 stava trattando con l’artista svizzero per una sua mostra a Milano.

Paul Klee (1879-1940), che frequentò l’Accademia di Monaco di Baviera, studiando con von Stuck, fino al 1900, si formò con Gropius nella teoria e nell’ estetica del Bauhaus, a Weimar e poi a Dessau.

Klee, inizialmente, era già stato influenzato dal “giapponesismo”, molto di moda al tempo sia in Francia sia in Germania, tanto che creò, tra il 1900 e il 1908, una serie di opere ispirate alle xilografie giapponesi ukiyo-e e molto influì su di lui lo Zen. Nel 1911 entrò anche in contatto con il gruppo del Blaue Reiter con Kandinsky, Franz Marc, Macke e Kubin, coi quali espose a Berlino l’anno dopo. Le sue opere di questo periodo sono immagini misteriose composte da lievi segni grafici e da campiture di colore. Quando nel 1914 realizzò un viaggio in Tunisia, s’intensificò il suo interesse per la luce e il colore che divennero preminenti sulle forme.

Docente di Teoria della Forma al Bauhaus e a Francoforte dal 1921, divenne sempre più assorbito dal suo lavoro artistico tanto che nel 1933 abbandonò l’insegnamento. In quegli anni compilò, comunque, ben quattromila pagine di quaderni tra appunti, schizzi e disegni che rimangono una preziosa documentazione della sua teoria etica ed estetica dell’arte.

La condanna nazista del suo lavoro lo costrinse nel 1933 all’esilio a Berna dove approfondì un periodo di formazione incentrato sulla studio della musica, sul disegno e  sulla lettura di classici. I suoi lavori

 furono caratterizzati da ideogrammi anche nel ricordo dei segni dell’infanzia che gli 

consentirono di andare oltre ogni forma di

convenzione culturale e giungere a uno dei concetti base della sua ricerca secondo cui 

“L’arte non ripete le cose visibili, ma rende visibile” e in tal modo elaborò il ritmo, il colore, il movimento e la costruzione delle sue opere.

Fausto Melotti, (1901–1986), considerato antesignano dell’astrazione geometrica in Italia, si ispirò prevalentemente ai suoi due elementi formativi: la musica e l’arte di ingegneria per le sue strutture

geometrico-astratte, talora figurative, ma sempre poetiche.

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Le sue numerose opere sono, inoltre, caratterizzate dall’incessante ricerca di nuovi materiali per diverse progettazioni; così pietra, bronzo, gesso, ceramica, argilla e terracotta, ottone, acciaio o rame gli

consentirono di elaborare composizioni misteriose e al tempo stesso semplici che organizzava secondo la dottrina platonica delle idee a cui si ispirava tutto il gruppo di astrazione razionalista gravitante attorno al

Milione di Milano.

Fin dagli Trenta, Melotti, ispirato da Calder e Giacometti, realizzò opere costruttiviste e di grande forza narrativa e poetica rese possibili dalla leggerezza dei materiali, quasi in filigrana coi quali otteneva una trasparenza spaziale. Le sue creazioni con fili sottili si

accompagnarono, spesso, a tessuti dipinti, a nastri metallici o a piccole sculture figurative che espressero realtà, astrazione, malinconia,

leggerezza e poesia.

Melotti, nato a Rovereto nel 1901, dove frequentò Depero, si trasferì nel 1928 a Milano, dove, già laureato, proseguì gli studi a Brera con lo scultore Adolfo Wildt dal quale, insieme a Fontana, apprese il concetto di “pieno” e di “vuoto” che circonda e penetra la scultura e da cui derivò il suo astrattismo. Grande è stato il successo anche in vita

dell’artista che ha tenuto importanti mostre in Italia e all’estero. Melotti è morto nel 1986 a Milano.

Ora, di Kle e Melotti, posti uno accanto all’altro, si possono ammirare splendide opere nella mostra di Lugano che si estende in dieci sezioni attorno ai temi centrali delle loro ricerca: le origini, gli Anni Venti, il teatro, il circo, il paesaggio, la natura, la città e la zoologia fantastica tra pesci, cani e gatti in cui agli animali viene conferito un alone di umanità, di trascendenza e di spiritualità. E poi ancora gli alfabeti con l’amore per la scrittura, l’arte e la musica alla quale entrambi erano legati perché non soltanto ascoltavano prevalentemente Ravel, Brahms e Mozart, ma suonavano essi stessi: l’uno il violino e l’altro il pianoforte.

Le opere di Klee e di Melotti, insomma, sono accomunate da una levità che incanta e in esse traspare il vibrare della linea da loro tracciata sul foglio o nello spazio in una nuova percezione della rappresentazione.

E mentre di Klee si potrebbe dire che è artista del colore, di Melotti che è architetto del segno.

Accanto alle affinità dei temi comuni, le opere, tuttavia, presentano anche vistose diversità: dove, infatti, Melotti è rigoroso e ponderato nelle sue geometrie ortoganali, ma anche ludico e lieve, Klee è sempre sfuggente nel segno e nel colore ritmico, ma entrambi sono stati rinnovatori dell’arte.

La mostra, dopo due anni di ricerca, è stata curata da Guido Comis e Bettina Della Casa e si avvale di un ricco e originale catalogo, edito da Kehrer Verlag, con saggi di studio e di approfondimento.

Abituati come siamo alle proposte espositive, non è frequente che ci si sorprenda come, invece, è accaduto con la mostra “Klee-Melotti” in cui gli accostamenti di opere, pur viste e conosciute, assumono in quel contesto una valenza densa di emozione e di ammirarione. Da vedere.

Anna Maria Di Paolo

 

Klee – Melotti” Museo d’Arte – Riva Caccia 5 – Lugano (Svizzera), fino al 30 giugno Orari martedì–domenica: 10–18 venerdì 10–21

Chiuso lunedì, tranne 1aprile, 20 maggio e 17 giugno. Ingressi: Intero Fr. 12.–/ RidottoFr. 8.–

Entrata gratuita la prima domenica del mese

http://www.klee-melotti.ch; http://www.mda.lugano.ch

http://www.luganoturismo.ch

 

 

 

 

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