ll Volto del ’900. Da Matisse a Bacon I grandi Capolavori del Centre Pompidou a Palazzo Reale di Milano

 

ll Volto del ’900. Da Matisse a Bacon

 

I grandi Capolavori del Centre Pompidou a

 

Palazzo Reale di Milano

Magritte

Magritte

 

La storia del ritratto nel ’900 è delineata nella mostra Il Volto del ’900 a Palazzo Reale di Milano con 80 opere d’arte provenienti dal Centre Pompidou di Parigi.

 

Forma d’arte antica, il ritratto non è solo un mezzo per rappresentare la fisicità, ma anche l’essenza interiore del protagonista, soprattutto come è avvenuto nel Novecento, per effetto di concause e delle teorie psicoanalitiche. Anche l’invenzione della fotografia contribuì agli sviluppi radicali del ritratto come genere, che non dovendo più essere atto di documentazione, potè rappresentare lo stato mentale ed esistenziale sia del soggetto ripreso sia dell’artista, diventando espressione creativa libera e complessa di una comunicazione emotiva.

 

La mostra milanese, curata da Jean-Michel Bouhours, conservatore del Centre Pompidou, presenta ritratti e autoritratti intensi e originali del ’900 che è stato “il secolo più violento nella storia dell’umanità” – con le maggiori carestie conosciute e genocidi con 187 milioni di morti – ma anche il più ricco di trasformazioni nei trasporti, nelle comunicazioni, nella società, nell’economia e nella cultura. Caddero, tuttavia, molte certezze e tutto era considerato relativo, come insegnò la Teoria della Relatività di Einstein. L’arte di conseguenza non poteva più rappresentare la realtà, ma cercare di comunicare emozioni con nuovi linguaggi, incomprensibili ai più. Germogliarono così le avanguardie, tra cui l’espressionismo, il cubismo e il futurismo, che modificarono il concetto di arte visiva. Ora, nella mostra di Milano, sette sezioni tematiche seguono un filo rosso dei ritratti di un’epoca tragica che ha prodotto inquietudini e sofferenze. Ed è così che la filosofia del tempo emerge attraverso la complessità degli sviluppi ne: I misteri dell’anima; Autoritratti; Il volto alla prova del Formalismo; Volti in sogno. Surrealismo; Caos e disordine, o l’impossibile permanenza dell’essere; Dopo la fotografia; La disintegrazione del soggetto.

Modigliani

Modigliani

 

L’esposizione, nell’ordine degli argomenti tematici, rincorre la cronologia e i soggetti che di per sé, tuttavia, sfuggono ad essere rinchiusi in “una realtà” in quanto percorrono la via sconosciuta degli “abissi della figura umana”. Le due sezioni più cospicue con oltre venti opere ciascuna, sono la prima “ i misteri dell’anima” e la terza “ il volto alla prova del Formalismo”. Rispettivamente troviamo di Macke La suonatrice di liuto, di Kupka Il rossetto, di Beckmann, artista fondante della Nuova Oggettività, considerato dai nazisti pittore degenerato, Ritratto di un francese, e inoltre altri ritratti espressionisti e «fauve» di Dufy, Valadon e Derain fino ad arrivare al clou dell’Odalisca e del Nudo seduto su fondo rosso di Matisse, a La camicetta rossa di Bonnard e all’inconfodibile Modigliani del delicato Ritratto di Dédie, 1918, e inoltre Donna in rosso, 1937, di Jacques Villon che distrugge il volto; tutti di grande impatto introspettivo. Nella sezione sul Formalismo, sculture rappresentative, riunite nella bella e grande Sala del balcone, ruotano attorno alla piccola e poetica opera di Brancusi, La musa addormentata, 1910, posta al centro.

Brancusi

Brancusi

E ancora Matisse con la scultura Jeanette, Derain con due Maschere, suggeritegli dal Primitivismo da cui sono attratti anche Picasso, Matisse e De Vlaminck per via della ritualità di nascondere il volto e che suggerirono loro le prime opere cubiste, e ancora Lipchitz con Testa in cui armonizza cubismo e umanità del soggetto. Picasso, in particolare, che fece del Cubismo, non una maniera, ma un modo di essere e di affrontare la realtà ponendosi il problema dell’origine e della fine del concetto di umano nel contesto eterno della natura. Col suo Cappello a fiori, 1940, egli continuala stagione delle deformazioni mostruose iniziate con le metamorfosi delle grandi tele emblematiche sulla violenza, e sul terrore, ma anche sull’erotismo e la maternità, sempre alla ricerca di una verità nascosta sotto le apparenze, dal piano della visione a quello ben più vasto dell’esistenza. E ancora Delaunay che col Ritratto di Madame Heim, 1926-1927, cerca di superare la forma, in una immagine evocativa. 

Picasso

Picasso

 

Molto incisiva è la piccola sezione degli otto Autoritratti di Van Dongen, de Vlaminck, Delaunay, Severini, Pougny, Foujita, Bacon e Music dove le fisonomie sono disfatte, prese in controluce, sezionate: sfaccettature di esistenze dolorose o attonite che documentano l’ io interiore, al di fuori dei tradizionali stereotipi. L’autoritratto di Severini, 1912, inoltre, è improntato al dinamismo futurista, in una simultaneità di movimenti, ottenuta con una pluralità d’immagini sequenziali, mentre l’autoritratto di Bacon, 1971, è inquietante e enigmatico al pari delle altre sue opere, come i ritratti dei Papi. Bacon, esponente con Lucian Freud della “Scuola di Londra”, rifiutò tutti i canoni di bellezza della pittura precedente e, invece, ammirò Picasso per la capacità, quasi irrazionale, di sovvertire le forme che arrivavano direttamente allo stomaco, senza passare per il cervello.

 

Anche la sintetica, ma significativa sezione sul Surrealismo annovera un ritratto di Masson, un Max Ernst, due opere di Mirò e due di Magritte, una delle quali Lo stupro, 1945, è stato scelto come emblema della mostra. Si tratta di un’opera caustica in cui il volto di donna rappresenta gli elementi del suo corpo: occhi= seni, naso= ombelico, bocca= genitali, insomma, un fenomeno di carne, senza individualità e già preparato all’utilizzo, come qualsiasi altro oggetto scelto dai Surrealisti per le implicazioni erotiche, ma anche per demistificare e deridere ciò che ha un senso nella vita cosciente, al pari dello storico ferro da stiro coi chiodi, o la tazza da tè foderata di pelliccia.
Le nove importanti opere di “Caos e disordine”, poi, sono di Picasso, Giacometti, Dubuffet, Bacon, Fautrier, Baselitz e Saura i quali adottano soluzioni eccessive per comunicare la drammaticità della vita ricreando una figura umana scomposta e deformata al pari della sua anima in una spasmodica ricerca di un’ intimità ambigua discordante dalle convenzioni culturali del tempo.

Bacon

Bacon

 

“Il ritratto dipinto dopo la fotografia” ripropone una certa maestria della forma, ma sempre attenta a cogliere l’essenza dei personaggi ritratti, come nelle opere di di André Derain, di Suzanne Valadon in Ritratto di Satìe, di Tamara de Lempicka di Ritratto al balcone e di Henry Manguin nella suggestiva rappresentazione di Ravel, 1922.

 

Il percorso si chiude con la sezioneLa disintegrazione del soggetto con opere di Kurt Kren, Martial Raysse, Chuck Close e Alain Jacquet che adottano la sagoma di persone dipingendole senza che ne appaia nulla in dettaglio, né del volto né del corpo, in una dissoluzione divertente nello stile, ma tragica nella forma. Sono metafore che spazzano via il concetto di identità e che ci inducono a riflettere.

 

La mostra, dunque, al di là del mero elenco che se ne fa, va seguita e intesa nella sua essenza di ritratto, che dall’ iniziale idea di “assenza o di morte” tradizionale, si evolse e sviluppò nel ‘900 assumendo una forte valenza esistenziale. L‘artista, infine, se con la perdita dell’identità si è trovato nell’impossibilità di esprimere il volto umano, ha cercato tuttavia una presenza anche nel dramma cogliendo immagini tragiche e talora disperate, ma sempre protese verso il vigore e la vita.

 

La mostra, promossa dal Comune di Milano, prodotta da Palazzo Reale con MondoMostre e Skira in collaborazione con il Musée National d’Art Moderne Centre Pompidou di Parigi e curata da Jean-Michel Bouhours, uno dei suoi conservatori, si avvale di un catalogo edito da Skira.

 

Anna Maria Di Paolo

 

Il volto del ‘900. Palazzo Reale di Milano, fino al 9 febbraio 2013; lunedi dalle 14,30 alle 19,30; da martedì a domencia dalle 9,30 alle 19,30. Giovedì e sabato apertura prolungata fino alle 22,30

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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