“Amore e Psiche” La favola dell’anima a Villa Reale di Monza

Amore e Psiche” La favola dell’anima

a Villa Reale di Monza

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Nei secoli, poeti e artisti si sono ispirate alla favola di Amore e Psiche narrata da Apuleio nel 2° secolo D.C. Ora, la Villa Reale di Monza presenta la mostra “Amore e Psiche La favola dell’anima” attraverso piccole opere del IV e V secolo a.C., provenienti in prevalenza dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, mentre le altre opere moderne appartengono a privati. Esse ripercorrono, idealmente, le fasi della vicenda del mito e alla fine del percorso si conclude con “Amore e Psiche”, 1810, da collezione privata, opera in gesso simile alle note sculture in marmo di Antonio Canova conservate, l’una originale, al Louvre di Parigi e datata 1788 esposta, tra l’altro, recentemente a Palazzo Marino di Milano – e l’altra all’Hermitage di San Pietroburgo, eseguita tra il 1818 e il 1820 da Adamo Tadolini e derivante dal modello originale che lo stesso Canova aveva donato all’allievo prediletto Tadolini con l’autorizzazione di trarne quante copie ne volesse. Le opere sono di una soave composizione che suggella la riunione dei due amanti che, dopo vicissitudini e ostacoli, si riuniscono nell’immortalità seguendo le indicazioni della poetica Neoclassica, formulata da Winckelmann, secondo la quale l’arte non è espressione dell’individuo, ma è la ricerca della bellezza e dell’armonia nell’ ideale assoluto.

La mostra di Monza prende avvio dalla rivalità della nuova Afrodite terrena: Psiche con Venere, madre di Eros, la quale non sopportando la superbia di una mortale che si confrontava con la sua bellezza divina, iniziò ad ostacolarla. Dà avvio all’esposizione monzese la testa di Afrodite Sosandra, in marmo, copia romana del II secolo d.C su busto rinascimentale del Museo Archeologico Nazionale di Venezia, che rappresenta il volto severo, titanico della Dea vindice, mentre “Venere” di Palma il Vecchio, olio su tela, 1528, ne raffigura l’aspetto ideale. Interessanti, di seguito, le opere in terracotta, tra cui il Pinax votivo con Eros e Afrodite da Locri e Epizefiri, dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria: sono statuette e quadretti votivi della prima metà del V secolo a.C., provenienti dagli scavi del Santuario di Persefono di Locri. Proseguendo nell’iter dell’esposizione, con più di venti opere di collezioni private, si arriva a Bacco e Cerere, opera di Tiepolo, a una Venere di Palma il Vecchio, ad Origine dell’amore di Tintoretto, a La Danaide di Rodin, a un ritratto di Venere, attribuita a Tamara de Lempicka, e, tra altre, ad un bronzetto “Orologio molle” di Salvador Dalì.

Psiche scopre Amore” di Maestro fiammingo ignoto, che dipinge alla maniera caravaggesca, dalla Pinacoteca civica di Teramo, inoltre, rivela la magia della favola presentando il volto bambino del Dio Cupido, simbolo ambivalente nel cambiamento per cui ora è fanciullo, ora adulto, ma che è poco attinente a Eros della favola dove viene descritto adulto e sensuale.

Variamente inserite risultano le altre opere moderne di proprietà privata, tra esse spiccano, comunque, quella di Felice Carena, Ofelia, olio su tela del 1912, di Giacometti    Immagine     con Donna che cammina del 1932, di Lucio Fontana in Concetto spaziale, del ciclo Natura, del 1959, dove la spazialità trova una delle definizioni “concettuali”; di Salvador Dalì, Space Venus, un bronzo del 1984, e di Giacomo Manzù, Ragazza sdraiata, bronzo, 1990. 

Amore e Psiche, in sintesi, é il mito che dall’antichità ci tramanda la percezione dell’anima in un ambito 

Immaginetrascendente, attribuendo la capacità di amare, pari alla levità e purezza del battito delle ali di una farfalla, ad una scintilla del mistero divino, dunque, che nell’amore trasfigura l’anima.
Curata da Elena Fontanella, l’esposizione si conclude nella Rotonda, dipinta dall’Appiani. Così, come a Mantova, il percorso dell’analoga esposizione terminava con l’affresco della Camera di Amore e Psiche, con le sue ventidue scene affrescate da Giulio Romano, allievo di Raffaello – autore antesignano dei ben noti affreschi di Amore e Psiche nella Villa Ghigi Farnesina a Roma – anche a Monza si è cercata l’ambientazione nella Rotonda di Villa Reale – realizzata dall’architetto Piermarini nel 1790 per il ventennale delle nozze degli Arciduchi d’Asburgo – , dipinta da Andrea Appiani nel 1791 con i vari episodi della favola narrata nell’Asino d’oro di Apuleio, su consiglio del poeta milanese Giuseppe Parini. Le pitture sono collocate in posizioni diversificate: quattro dipinti curvi, di forma rettangolare, posti sopra le finte porte, scandiscono infatti, la circolarità della struttura.

Se i dipinti di Appiani nella Rotonda, dunque, sono un punto di forza, il simbolo della mostra è, comunque, il gesso di “Amore e Psiche”, incentrato sul concetto di anima espresso dalla farfalla che Psiche appoggia sulle mani di Amore; riflessione filosofica ben suffragata nel tempo come emblema del respiro, vita e amore divino. E nella rinascita finale di Psiche attraverso l’Amore, si realizza anche l’affermazione di Platone nel Simposio che descrive l’amore come desiderio di ricomporre l’unità originaria col divino separato nel corpo mortale.

La mostra si pone, infine, come un primo invito a visitare Monza in vista della fine degli importanti lavori di restauro di Villa Reale, scelta come sede di rappresentanza per l’ Expo 2015.

Anna Maria Di Paolo

Amore e Psiche” La favola dell’anima. Serrone della Reggia di Monza e Rotonda Appiani, Viale Brianza, 1. fino al 4 MAGGIO 2014 .

Orari: Lunedì chiuso; da mart a dom 10.00 – 20.00
Biglietti: intero € 10,00; ridotto € 8.00; scuole € 5,00
Informazioni: http://www.reggiadimonza.it

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