Il mito della Golden Age. Da Vermeer a Rembrandt, capolavori dal Mauritshuis.

Il mito della Golden Age.

Da Vermeer a Rembrandt,

capolavori dal Mauritshuis.

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A Palazzo Fava, uno degli esempi più illustri di edificio rinascimentale con affreschi prestigiosi dei Carracci, sede del Museo Civico Medievale e delle Esposizioni di Bologna, è stata presentata la mostra sulla Golden Age della pittura olandese, da Vermeer a Rembrandt.
Fulcro dell’esposizione – che s’inserisce nelle attività del Genus Bononiae,
Musei nella Città – è La ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer, reso celebre anche da un romanzo e da un film.

Attorno a questo capolavoro si snodano altre 36 opere, organizzate in sei sezioni:

storia del museo Mauritshuis”Paesaggi”,silenti panorami con alcune opere di van Ruisdael come Veduta di un lago, Veduta del Reno, Veduta di Harleem; e di Jan Both un bel Paesaggio italiano; Ritratti”, che comprendono opere di Frans Hals, dipinti di Rembrandt, maestro indiscusso dell’uso della luce e dell’ ombra, quali Ritratto di uomo anziano e Uomo col cappello piumato, e inoltre Gherardo delle notti con la Suonatrice di violino.

La quarta sezione, denominata “Interni con figure”, ha una seconda opera di Veermer: Diana e le sue ninfe, primo quadro conosciuto dell’artista di Deft, che ritrae la dea nell’atto in cui una ninfa le lava i piedi; e un altro straordinario Rembrandt di Canto di lode di Simeone, e poi “Uomo che fuma e donna che beve in un cortile” quadretto domestico di Pieter de Hooch, e “Donna che scrive una lettera” di Gerard ter Borch, caratterizzata anch’essa dall’ornamento dell’ orecchino di perla; deliziosa, inoltre, una tavoletta di Jan Steen: Ragazza che mangia le ostriche, dallo stile ironico e dalla pittura marcata.

Pieter Claesz, Natura morta con candela accesa, 1627

Pieter Claesz, Natura morta con candela accesa, 1627

Nature Morte”, genere che ebbe uno sviluppo stilistico particolare, è l’intestazione della quinta sezione, con una raffinata tavola imbandita con candela e un Memento mori di Pieter Claesz e il tenero e quasi metafisico “Il cardellino” che si staglia su un fondo chiaro di Carel Fabritius.

Ducis in fundo, il quadro clou “La ragazza con l’orecchino di perla”. E’ un’ occasione, dunque, per ammirare Vermeer al di fuori della sede all’Aja.

 Vermeer, nato a Delft nel 1632, ebbe 15 figli. Non vendendo i suoi quadri, di ridotta produzione sia per le limitate committenze sia per il lento procedimento di esecuzione, fece anche il mercante d’arte, ma accumulò molti debiti. Morì molto povero nel 1675 tanto che la vedova dovette vendere tutti i quadri. Dimenticato dopo la morte, Vermeer soltanto nel 1866 fu riscoperto dallo storico dell’arte Theophile Thore. Da allora, il fascino dei quadri di Vermeer, comunque, è stato inarrestabile.

Di Vermeer, che ha una produzione riconosciuta di circa 35 quadri, ora sparsi in varie collezioni nel mondo, dal 1935, si sono realizzate soltanto sei mostre con “cinque” quadri in Inghilterra, in Olanda, Germania, Giappone, Stati Uniti, “nove” al Prado di Madrid nel 2003 e “otto” opere alle Scuderie del Quirinale nel 2012-3 dove, comunque, era assente questo volto idealizzato di fanciulla.

Il fascino del quadro è rappresentato dagli ornamenti e dall’equilibrio dell’insieme che, per il virtuosismo pittorico dei contorni chiari, lisci e morbidi, assume un’aura di mistero senza tempo. Si aggiunga, inoltre, che non si tratta di un ritratto tradizionale, bensì di un “tronie”, cioè un volto che raffigura un modello anonimo, inesistente, pensato dall’Artista e che come genere era stato diffuso da Rembrandt.

 

Rembrandt, Canto di lode di Simeone, 1631

Rembrandt, Canto di lode di Simeone, 1631

Per la pittura di Vermeer, definita anche da “occhio fotografico” ante litteram, si è pensato all’uso della camera ottica sia per gli effetti della luce sia per la mancanza di disegni preparatori delle sue opere.
Vermeer e i suoi contemporanei olandesi, inoltre, per le figure idealizzate e per la scelta di colori caldi testimoniano l’influenza della pittura italiana e nel contenuto riflettono la cultura medio borghese dell’Olanda del XVII secolo, con soggetti e temi incentrati sul privato, sulla famiglia e sulla quotidianità, sulle vedute cittadine e campestri con paesaggi realistici quieti e garbati, graditi ai collezionisti privati dell’epoca, per lo più mercanti. Ne è derivata quindi questa pittura intima e ricca di sfumature, a cominciare da quella di Vermeer che otteneva la trasparenza dall’uso di colori preziosi, come l’azzurro dei lapislazzuli macinati, applicati con sequenze ossessive a punti piccoli ravvicinati, tono su tono, con la tecnica della granituranota come pointillé, da non confondere con il pointillisme.

 

Ciò che maggiormente si apprezza in Vermeer, inoltre, è la capacità di trasformare la realtà, attentamente osservata, in una pittura evocativa e quindi contemplativa che si accentra, qui, nella freschezza della fanciulla dall’orecchino di perla.

 

L’esposizione è curata da Marco Goldin e, tra altri, da Emilie Gordenker, direttrice del Mauritshuis Museum de L’Aia, chiuso per restauro, e da cui le opere provengono.

Anna Maria Di Paolo

 Palazzo Fava. Palazzo delle Esposizioni. Via Manzoni 2, Bologna, dall’8 febbraio al 25 maggio 2014

da lun a giov: ore 9-20; ven e dom: ore 9-21;

sab: ore 9-22. Biglietti: Intero 12 euro
Ridotto 9 euro studenti fino a 26 anni, e oltre i 65 anni; 6 euro fino ai 17 anni.

 Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo

info@studioesseci.net

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