“Liberty. Uno stile per l’Italia moderna” ai Musei San Domenico di Forlì

 

“Liberty. Uno stile per l’Italia moderna”

ai Musei San Domenico di Forlì

 

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                                                              Sartorio

Il Liberty influenzò ampiamente in Europa le arti figurative, l’architettura e le arti applicate creando un inedito gusto e un nuovo stile che di fatto travalicarono il Naturalismo dell’Ottocento, oppenendosi all’accademismo .

Questo stile della modernità, nato inizialmente in Belgio, grazie all’architetto Victor Horta, si diffuse, con la gioia di vivere in tutte le arti, nei vari Paesi Europei dove venne denominato: Jugendstil in area tedesca e mitteleuropea, Modern Style nei paesi anglosassoni e Art Nouveau in Francia la quale divenne, all’Esposizione Universale di Parigi del 1900, un autorevole fulcro per la sua ulteriore diffusione.

Ora a Forlì, un’interessante mostra presenta il complesso sviluppo che il Liberty ebbe in Italia, e il modo in cui il nuovo stile venne interpretato con spirito di ribellione e di provocazione nelle trasformazioni operate dal progresso scientifico e tecnologico, celebrate dalle Esposizioni di Palermo nel 1891-1892, di Torino nel 1902 e di Milano nel 1906 per l’inaugurazione del traforo del Sempione.

Nelle opere degli artisti in mostra come Segantini, Previati, Boldini, Morbelli, Sartorio, Nomellini, Casorati, Treantacoste e Canonica, si possono ammirare i soggetti quali il paesaggio simbolico, il mito e l’allegoria, realizzati per conseguire una ricerca di totalità.

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                                                          Segantini

 

Le immagini che ne sono derivate si caratterizzano per l’ illuminazione diffusa e antinaturalistica, in cui le forme non hanno più la compattezza precedente e si fondono in ondulazioni cromatiche composite con eleganti motivi ornamentali. Ne emerge, insomma, quel bel sogno di bellezza che fosse in grado di interpretare e ampliare il nuovo mondo.

In mostra, accanto alle opere di questi maestri, si fa riferimento agli autori stranieri quali Klimt, Max Klinger, von Stuck e, tra altri, Burne-Jones.

Le altre sezioni, poi, documentano la grafica, l’illustrazione, i manifesti pubblicitari e le tante manifestazioni dell’architettura e delle arti applicate del Liberty.

Sono esposti, infatti, gli arazzi inconfondibili di Zecchin, i vestiti di Eleonora Duse, i merletti di Aemilia Ars, i ferri battuti di Mazzucotelli, Bellotto e Calvi; le ceramiche di Chini, Baccarini, Cambellotti, Spertini e Calzi. Vivaci, inoltre, i manifesti di Boccioni, Beltrame, Dudovich, Hohentstei, Mataloni e Terzi.

Alla “Belle Epoque” appartengono, altresì i mobili di Bugatti, Fontana, Basile, Issel e Zen.

 Il Liberty con la sua inconfondibile estetica della modernità, in conclusione, ha incitato: all’ ottimismo e al cambiamento per l’uso di materiali nuovi, quali il ferro, il vetro e il cemento, e al vantaggio delle nuove tecniche di produzione come l’ industrial design, indicando così un linguaggio artistico “nazionale” comune nell’Italia da poco unificata.

I dipinti e le sculture, la letteratura e il teatro, la musica e la grafica Liberty contrassegnarono, dunque, con impeto prorompente, lo stile di vita della Belle Époque, ma allo stesso tempo presagirono nel sotteso malessere sociale un’inquietudine che avrebbe portato al disastro della Grande Guerra.

Un’esposizione da vedere.
Curatori della mostra sono Maria Flora Giubilei, Fernando Mazzocca e Alessandra Tiddia; il comitato scientifico è presieduto da Antonio Paolucci. La direzione generale dell’esposizione è affidata a Gianfranco Brunelli.

 

Anna Maria Di Paolo

 

Liberty. Uno stile per l’Italia moderna. Musei di San Domenico Forlì, piazza Guido da Montefeltro 12, fino al 15 giugno, da mart a ven: 9.30-19.00; sab, dom, giorni festivi: 9.30-20.00. Lunedì chiuso. 21 aprile e 2 giugno aperto.

Info: mostraliberty@civita.it; http://www.mostraliberty.it

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