“Moretto, Savoldo, Romanino, Ceruti. 100 capolavori dalle collezioni private bresciane” a Palazzo Martinengo di Brescia

 

 

 

 

 

 

Moretto, Savoldo, Romanino, Ceruti.

 

100 capolavori dalle collezioni private bresciane”

 

                                                               a Palazzo Martinengo di Brescia

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                                                                        Moretto: Amore e Psiche

Brescia per tutta la seconda metà del XV secolo ebbe un periodo di quiete e di crescita economica che favorì l’architettura e l’arte in cui si distinsero artisti come Vincenzo Foppa, Savoldo, Romanino, Moretto, Pietro Bellotti, Andrea Celesti, Antonio Cifrondi, e, tra altri, Giacomo Ceruti fino a Crespi. La società del tempo, di estrazione nobiliare e borghese mercantile a Brescia, per convalidare le rispettive ricchezze, acquistò opere d’arte formando così un ampio collezionismo che per il carattere di riservatezza è rimasto gelosamente privato. Ora una mostra a Palazzo Martinengo presenta 108 opere scelte tra importanti collezioni private da un comitato scientifico internazionale d’eccellenza, riunito dal curatore Davide Dotti, e che annovera tra gli altri Pierre Rosenberg, già direttore del Louvre, la stimatissima Mina Gregori docente emerita dell’Università di Firenze, Andres Ubeda, conservatore della pittura italiana del Museo del Prado, Zsusanna Dobos, conservatore della pittura italiana Museo di Belle Arti di Budapest e John Spike del College of William and Mary, negli USA. Il progetto di rendere visibili opere private dal Quattrocento al Settecento, dal Rinascimento e al Manierismo, dal Barocco al Rococò, è stato articolato in un percorso di sette sezioni con dipinti del Foppa che, con linguaggio rigoroso e maestoso carica le figure d’intensità espressiva come in “San Giovanni Battista e Santo Stefano” e costituirà un saldo punto di partenza per il Moretto e un riferimento per Savoldo, come si vede in quest’ultimo nel “Riposo durante la fuga in Egitto”, e nel Moretto in una delle più interessanti tele della mostra: “La visitazione”, densa nelle forme e nei colori caldi, oltre che nelle tele: l’«Incoronazione della Vergine», la «Madonna col Bambino e san Rocco», e un unico esempio di pittura profana «Venere con amorino».                                     

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                                                                   Romanino

Alla sua base di realismo lombardo, Romanino, inoltre, – che con Savoldo e Moretto costituì la “scuola bresciana” – aggiunse riferimenti della scuola veneta e ferrarese, come si vede nel radioso «San Leonardo tra i santi Pietro e Girolamo», nella «Madonna col Bambino e san Paolo» e in “Sansone e Dalila”, tema dipinto anche da Andrea Celesti. Seguono pregevoli Nature morte: fiori e animali, tra cui insolite opere di Luca Giordano e di Baschenis e poi dipinti allegorici aventi per protagonisti i nani e pigmei di Faustino Bocchi ed Enrico Albrici; Bellotti con un assorto ritratto di “Socrate”, Andrea Celesti e Antonio Cifrondi. Il tema del paesaggio è rappresentato da soggetti della laguna veneta di Bellotto e di Guardi con “Veduta del bacino di San Marco con la Punta della dogana” e due vedute di «Piazza Loggia» e «Piazza del Duomo a Brescia» del Battaglioli. Seguono quadri di pittori realisti che preannunciano Giacomo Ceruti

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                                                                                              Ceruti

a cui è dedicata una sala con ritratti pregevoli e scene tipiche di pitocchi, tra cui un eccentrico tema di “Due ragazzi che giocano sulle ceste” fino ad alcune tele del celebre “ciclo di Padernello”. Conclude l’itinerario una grande tela dell’ artista bolognese Giuseppe Maria Crespi, raffigurante una disadorna domestica al seguito della Contessa Virginia Sacchetti Caprara, commissionata dal conte di Caprara, in occasione delle nozze di suo nipote Nicolò con la nobildonna.
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alla compartecipazione di artisti, committenti e collezionisti, insomma, si è concretizzata nei secoli non soltanto l’idea del bello, ma anche di un’etica didattica e di sapiente senso civico quando talune opere sono state donate alla propria città. La rassegna – promossa dalla Provincia di Brescia, organizzata dalla Fondazione Provincia di Brescia Eventi – oltre a enfatizzare soprattutto la presenza dei maestri bresciani Romanino, Moretto e Savoldo che costituirono una “terza via” del Rinascimento, dopo quella romano-fiorentina e veneziana, propone, opportunamente, anche altri itinerari sia a Brescia stessa: come “Alla scoperta di Moretto in città”, “Romanino nelle chiese di Brescia”, sia in provincia: come “Romanino in Valcamonica” – nella chiesa di Santa Maria della neve a Pisogne con una serie di affreschi, definita da Giovanni Testori “La cappella sistina dei poveri”-, “Andrea Celesti sul lago di Garda”, “La collezione Lechi a Montichiari”, “Tiepolo e Pittoni nella bassa bresciana”. Una mostra stimolante, dunque, da non lasciarsi sfuggire.

Anna Maria Di Paolo

BRESCIA. Palazzo Martinengo, Via Musei, fino al 1 Giugno 2014. Biglietto: intero € 7, ridotto € 5; scuole € 3

E-MAIL mostre@provinciadibresciaeventi.com http://www.provincia.brescia.it/‎

 

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