“Jean Arp – Osvaldo Licini e il contesto internazionale“ al Museo d’Arte di Lugano

Jean Arp – Osvaldo Licini e il contesto internazionale

al Museo d’Arte di Lugano

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Hans Arp

Nell’attesa dell’apertura del LAC, che riunirà i Musei cantonali e civici di Lugano, il Museo d’Arte, diretto da Marco Franciolli, propone tre importanti e originali mostre: Jean Arp- Osvaldo Licini; una rassegna dedicata a Gerusalemme fotografata, con 90 fotografie dedicate alla Città santa, nel Museo Cantonale e il Barocco dal Santo Sepolcro. L’immagine di Gerusalemme nelle Prealpi nella Galleria Canesso, mecenate per i restauri. Correda questa mostra di alto contenuto simbolico il suggestivo allestimento, nel Patio del Municipio, del celebre scenografo Pier Luigi Pizzi.

Un rimando straordinario viene, altresì, dalla Chiesa di Santa Maria degli Angioli, affrescata dal Luini, e in cui si trova un raro documento di affresco di Gerusalemme, nelle Lunette, che ha un corrispettivo in un’ analoga raffigurazione in Italia, nel Chiostro della Chiesa di San Giuseppe a Brescia, come ricorda nel bel catalogo “Barocco del Santo Sepolcro. L’immagine di Gerusalemme nelle Prealpi” la studiosa Vera Segre. Esse consentono un raffronto tra le vedute reali e quelleimmaginate di Gerusalemme quando, dopo l’occupazione della Terra Santa da parte degli Ottomani, non potendo più i fedeli adempiere ai pellegrinaggi a Gerusalemme, si recavano alle Città nei Sacri Monti, come quello di Varallo e, tra altri, di Varese che sorsero per porvi rimedio. Si tratta quindi di un complesso discorso storico, religioso e artistico che le mostre di Lugano ripropongono e che merita una riflessione a parte.

Qui, ora si torna alla mostra Jean Arp- Osvaldo Licini, artisti che, in diverso modo, parteciparono al dibattito delle avanguardie del primo ‘900, ognuno con caratteristiche originali.

La loro ricerca, infatti, offre delle assonanze estetiche nell’ambito del clima culturale effervescente internazionale diParigidove entrambi soggiornarono, conoscendovi gli stessi protagonisti: Picasso, Kandinsky, Apollinaire, Modigliani, ma, ovviamente, anche diversità profonde per la formazione, le esperienze d’arte e non ultimo il carattere, per cui entrambi, pur partendo da basi simili, poi svilupparono percorsi autonomi.

A Lugano, pertanto, nonostante la combinazione insolita, il raffronto tra i due Artisti è stato possibile per la suggestione delle probabilità di lettura e, sebbene entrambi non avessero mai avuto la possibilità di condividere qualcosa tra loro, tuttavia vissero autonomamente lo stesso clima entusiasmante dell’evoluzione dell’ arte europea.

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Osvaldo Licini, pur vivendo prevalentemente a Monte Vidon Corrado, dove era nato nel 1894 , si rapportò con l’arte internazionale che molto lo esortò nel suo percorso artistico.
Pittore raffinato, ebbe all’ inizio un periodo di ricerca pittorica figurativa che si trasformò presto in una fase lirica ed allegorica di astrazione. A Bologna, dove studiò all’Accademia di Belle Arti e dove conobbe Morandi, manifestò attrattive per i Futuristi e per le correnti cubiste, nel clima di rinnovamento moderno dell’arte. Licini, poi, andò a Parigi per la mediazione di Soffici, e vi espose per il favore di Tozzi, nel 1917 conobbe Modigliani, Picasso, e tra altri Cocteau. Tornò in Italia nel 1918.

A metà degli anni Trenta, a Milano, si avvicinò agli Astrattisti del Milione e in una Lettera aperta al Milione, nel ’35, Licini scrisse: «la pittura è l’ arte dei colori liberamente concepiti ed è .. un’ arte irrazionale, con predominio di fantasia e immaginazione, cioè poesia», già una dichiarazione di poetica, senza dubbio. Ma il suo spirito primordiale, essenziale lo indusse, nella sua stagione più affermata, a rinchiudersi a Monte Vidon Corrado, nelle Marche, dove lavorò in solitudine.

Per assonanza degli stati d’animo, comunque, Licini si sentì vicino a Klee, per quel sostanziale fondamento malinconico e metafisico col quale produsse, infatti, Personaggi, Olandesi volanti, Amalassunte e Angeli ribelli, Croci viventi e Missili.

Le opere di Licini, sottilmente venate di poesia, esprimono, insomma, quanto attiene all’uomo e al suo immaginario nell’universo in cui proietta indifferentemente stelle e piedi, luna e volti, mani e ali, fili d’ orizzonte e barche, in un’arte pura, ma anche commossa e ironica.

In una lettera al filosofo e amico Ciliberti, Licini scrisse: «.. io cercherò di recuperare il segreto primitivo del nostro significato nel cosmo .. segni rari che non hanno nome; alfabeti e scritture enigmatiche; rappresentazioni totemiche, che solo tu con la tua scienza potrai decifrare..».

L’Artista marchigiano espose in numerose mostre tra cui la II Quadriennale Romana del 1935 e la Biennale di Venezia, dove ricevette il gran premio di riconoscimento per tutta la sua attività pittorica nel 1958, anno della sua morte.

Jean Arp, nato a Strasburgo nel 1886, frequentò la scuola d’arte di Weimer; nel 1912 partecipò alla seconda esposizione del Blaue Reiter a Monaco, ove conobbe Kandinskij e Delaunay. Nel 1913, a Berlino, collabò a Der Sturm e a Colonia nel ’14 frequentò Max Ernst. A Parigi visse il clima culturale complesso della guerra con Picasso, M. Jacob, Apollinaire, Modigliani e Kandinsky.

Quelli erano, comunque, anche anni di esaltazione per l’erompere delle Avanguardie storiche, prima fra tutte, nel 1916, il Dadaismo, di cui Arp fu fondatore a Zurigo e a Colonia, in collaborazione con Tzara e Sophie Taeuber che poi sposerà. Nel periodo Dada, giocoso e contestatore, libertario e irrazionale che vedeva l’arte come atto creativo gratuito, Arp creò numerose opere. Aderì in seguito anche alla poetica Surrealista partecipando, nel 1925, alla prima esposizione tenuta a Parigi, dove mostrò le forme espressive della sua nuova ricerca con l’uso di materiali originali.

Negli anni Trenta partecipò alla fondazione del movimento Abstraction-Création, che gravitava attorno alla rivista Transition, creando i primi papiers déchirés e delineando nelle sue scultureuna plasticità piena, che si riferiva a forme naturali, non tanto come loro imitazione, ma come espressioni primigenie e loro successive evoluzioni.

Prima dell’ingresso delle truppe tedesche a Parigi, nel 1940, i coniugi Arp fuggirono nel Sud della Francia e poi a Grasse, ospiti dall’amico artista Alberto Magnelli. Nonostante la difficoltà di reperire materiale di lavoro, Jean Arp lavorò gli scarti del marmo in piccole sculture e realizzò i dessins aux doigts e i papiers froissés. Non potendo, poi, emigrare negli Stati Uniti, i coniugi Arp decisero di trasferirsi a Zurigo, dove nel 1943, la moglie Sophie morì improvvisamente. Arp tornò, quindi, in Francia nel 1946 e in occasione di una sua mostra personale, nel 1949, andò a New York.

La Biennale di Venezia nel 1954 gli assegnò il Premio Internazionale per la Scultura.

In seguito tutti i più grandi musei, come il Museum of Modern Art di New York e il Musée National d’Art Moderne di Parigi, gli dedicarono rilevanti retrospettive.
Arp morì a Basilea nel 1966.

Arp e Licini, insomma, pur avendo creato linguaggi individuali, hanno espresso nelle loro opere taluni sorprendenti punti di contatto emersi inaspettatamente per quel loro inserirsi nelle correnti stilistiche dominanti.

 

L’esposizione, a cura di Guido Comis e Bettina Della Casa, per meglio delineare la formazione, il contesto e il confronto dell’attività di Arp e Licini con le Avanguardie, presenta anche opere di Rodin, Matisse, Modigliani, Kisling, Klee, Kandinskij, Magnelli, Van Doesburg, Albers e in particolare di Sophie Taeuber-Arp che, per le sue intense creazioni, fu molto ammirata da Licini.

In conclusione, Arp che si formò a Parigi, Monaco e Zurigo, e Licini a Parigi, hanno, da grandi protagonisti, contribuito alla ricerca astratta in Europa e la mostra di Lugano, scandita in percorsi tematici, ne testimonia l’iter individuale: Arp, nel segno di una dinamica armonia dalla natura primordiale a forme essenziali e Licini nel luogo del mito e dell’immaginario fantastico.

 

Lugano, in sintesi, con questa articolata proposta cuturale e nella trasformazione, altresì, di collaborazione tra pubblico e privato –       galleria Canesso che ha donato il restaurato degli otto dipinti e il riposizionamento presso la Custodia di Terra Santa, eImmagine

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e Credit Suisse, sponsor e partner del Museo – dà forza alla cultura e all’arte, senza le manichee distinzioni di meccanicistiche categorie tra arte antica, moderna e contemporanea. Un esempio da seguire anche a casa nostra dove l’offerta di sostanziali contributi di privati, ad esempio per il risanamento e la salvaguardia del nostro prezioso patrimonio d’arte, viene lasciato “macerare” in modo miope e insensato, come per il caso macroscopico del Colosseo e di Pompei.

 

La mostra di Lugano è supportata da un bel catalogo, con testi dei due Curatori e, tra altri studiosi, quello di Flaminio Gualdoni, ed edito da Skira.

 

Anna Maria Di Paolo

 

Lugano. Museo d’Arte, Villa MalpensataRiva Caccia 5

fino al 20 luglio 2014, dalle ore 10.00 alle ore 18.00, chiuso il lunedì

Biglietto CHF 12.00; Ridotto: AVS e 65 anni, gruppi e studenti, 17-25 anni, CHF 8.00. Gratuito fino a 16 anni .
Entrata gratuita ogni prima domenica del mese

Visite guidate per gruppi e scuole: in italiano CHF 150; in francese, tedesco e inglese CHF 200.

Le visite guidate e proposte didattiche per le scuole della Svizzera italiana sono gratuite.

Tutte le domeniche avranno luogo delle visite guidate gratuite per singoli visitatori. Si consiglia la prenotazione.

Informazioni e prenotazioni: +41 (0)58 866 7214

http://www.mda.lugano.ch

http://www.museo-cantonale-arte.ch

http://www.galleriacanesso.ch

 

 

 

 


 

 

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