In mostra “Giuseppe Rivadossi. Il Genio abita qui” alla Galleria Agnellini di Brescia

In mostra “Giuseppe Rivadossi.

Il Genio abita qui”

alla Galleria Agnellini di Brescia

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L’opera di Giuseppe Rivadossi è una testimonianza di taluni aspetti della condizione umana che egli esprime sia nei mobili, sia nei disegni, sia nelle sculture, in immagini ispirate profondamente al reale, ma trasfigurate dalla sua inventiva.

L’artista, infatti, da decenni, con l’esperienza di pratica artistica complessa e versatile, ha saputo realizzare numerose oggetti non soltanto di raffinata ebanisteria, ma anche di diverse forme artistiche.

Le sue creazioni derivano da un procedimento di presa d’atto dell’essenza della vita della quale non si preoccupa di rendere la piacevolezza estetica, ma la corposità, la sostanza ad esempio della figura umana, liberata dagli orpelli. Così, con forza e incisività, trasforma il legno di noce, di acero, di ciliegio, di rovere lavorandolo nel rispetto delle caratteristiche, delle venature e della consistenza sia nei mobili scultura, come ad esempio nei vari tipi di madia, sia nelle Mater amabilis, legate al concetto complesso della maternità e dell’accoglienza. Numerose e di diverse grandezze, le Madri sono eseguite anche in terracotta e in bronzo con morfologie e procedimenti adeguati a rappresentarne, inoltre, la realtà misteriosa della creazione.

Sembrano macro cellule che, nell’ apparente staticità, all’ interno, delineano la composita evoluzione naturale della vitalità; un involucro, dunque, nel quale è racchiusa e contemplata l’emergere di una nuova esistenza, da proteggere. Se ne desume, in definitiva, il concetto di divenire che sovrasta l’essere e l’ immobilità, in un cambiamento reso possibile, appunto dalla creazione, dalla vita, attraverso una costante e autentica tensione di contenuto, di linguaggio e di emotività.

ImmagineOra, cinquanta opere che ripercorrono l’attività artistica di Giuseppe Rivadossi sono esposte in una mostra, a cura di Dominique Stella, alla Galleria Agnellini di Brescia.

Si tratta di lavori che sottolineano come lo scultore bresciano, in sostanza, plasmi le immagini della realtà, dopo un’ indagine sincera e appassionata dei meccanismi più profondi e celati della Natura, esprimendoli in rappresentazioni essenziali, attraverso i materiali coi quali definisce i soggetti prescelti.

 

Così, nella varietà morfologica e linguistica delle sue creazioni, attente alla salvaguardia della naturalità, c’è l’espressione più elevata di forma di “custodia”, sia nelle immagine archetipiche di madre, sia di casa pensate nelle forme e negli spazi più armonici, simili a melodie musicali.

Rivadossi, insomma, continua ad attuare la sua ricerca di analisi e di sintesi non puntando alla straordinarietà, ma alla normalità che però si evolve sempre in complessità. Man mano, infatti, che temi e motivazioni profondamente umani e naturali sono realizzati nel loro sviluppo, rimandano spesso al loro mistero, e rimangono quindi chiusi nel loro enigma insondabile, come l’insondabilità del filo d’erba.

 

ImmagineEd ecco, allora, che Rivadossi staglia le forme e le figure rifacendosi a modelli archetipici, che egli, in sintonia col suo carattere schietto e diretto, rievoca, smantella e rielabora in forme rigorose ed essenziali.

Le strutture ovoidali delle sue sculture compatte sono alleggerite al loro interno da segmenti scanalati che ne delineano la funzione e ne snelliscono la pesantezza modulando lo spazio e la configurazione. Al loro interno, infatti, le forme racchiudono e concretizzano la sostanza della sua ricerca, in una traccia creativa che si rifà al modello originario.

 

Rivadossi, che da anni riceve riconoscimenti come artista, tiene a ribadire lo stretto connubio nel suo lavoro tra l’elemento di artigianato e quello di ricerca estetica anche nelle sculture di paesaggio o di arredo per i luoghi sacri, sempre realizzati in materiali naturali e in funzione dell’individuo e delle sue necessità, in una tensione verso il bello e quindi verso l’opera d’arte.

Giuseppe Rivadossi ha iniziato ad esporre come scultore dagli anni Settanta in mostre personali e in eventi artistici nazionali e internazionali come alla Triennale di Milano, 1974, alla Biennale di Mentone, 1976, alla Rotonda della Besana, 1996, e alla Galleria d’arte Moderna Palazzo Forti di Verona, 2005.

L’artista, con scrupolosa pratica e disciplina, ha conseguito, in definitiva, nelle sue opere un risultato finale di atemporalità valorizzando le strutture e la loro funzione.

Archetipo, maternità, casa, col linguaggio della sua scultura trasmettono, infine, l’interpretazione sensibile e poetica dell’interiorità profonda dell’ essere uomo e artista.

Correda la mostra un ampio catalogo, edito da Carlo Cambi Editore con testi di Dominique Stella, Philippe Daverio e, tra altri, di R. Agnellini.

Anna Maria Di Paolo©

Brescia, Galleria Agnellini Arte Moderna, via A. Soldini, 6/A; fino al 27 settembre 2014, da martedì a sabato 10.00/12.30 ; 15.30/19.30 Chiuso domenica e lunedì.

www.agnelliniartemoderna.it

info@agnelliniartemoderna.it

 

 

 

 

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