“Ritorno a Milano” di Giovanni Segantini a Palazzo Reale

                        Ritorno a Milano”

di Giovanni Segantini

a Palazzo Reale

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Considerevole è il “Ritorno a Milano” di Giovanni Segantini le cui opere, centoventi tra oli e disegni, sono allogate in un alone di luci soffuse, di ascetico coinvolgimento emotivo, nelle sale avvolgenti e propositive di Palazzo Reale.

Il tema dominante di tutte le opere è la Natura incontaminata che l’Artista colse tra le montagne in cui scelse di vivere, rielaborandola in un’atmosfera piena di luce. In virtù delle nuove tendenze artistiche, egli ricercò la scomposizione dei colori trasponendovi, così, la solitudine e l’assoluto dell’alta montagna attraverso l’ espandersi della luce sui prati e sulle vette innevate dove, pertanto, la presenza umana e animale era quasi incidentale.

A Milano, dove visse complessivamente 17 anni, Segantini espose la tela “Le due madri”, molto apprezzata, nell’edizione della Triennale del 1891, anno in cui il Divisionismo vide riconosciuta la sua nascita.

Prove eccellenti furono anche “La raccolta delle patate” e, tra altri, “Alla stanga”, 1866, in cui il colore divenne più corposo e l’inquadratura più ampia con vividi effetti di luce per l’ accostamento di colori puri applicati sulla tela a piccoli tratti, in modo filamentoso.

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L’ importante mostra, che è prodotta dal Comune e da Palazzo Reale con Skira e Fondazione Antonio Mazzotta e curata da Annie-Paule Quinsac, autrice del catalogo ragionato, con Diana Segantini, bisnipote dell’artista, e che comprende otto sezioni, ciascuna delle quali è dedicata a un aspetto dell’arte di Segantini con i suoi maggiori capolavori, non segue un ordine cronologico, ma è organizzata per sezioni tematiche sottolineando così “quanto fosse centrale per lui, che si riallacciava alla grande tradizione, la storia da narrare”. Diversamente, l’andamento cronologico sarebbe stato complesso in quanto Segantini per uno stesso soggetto elaborava varie versioni, ma non partiva dal disegno per arrivare al quadro, bensì, il contrario tanto che rielaborava i suoi dipinti a distanza di anni.

L’esposizione prende, così, avvio con un’ampia documentazione e con gli “Autoritratti, l’artista vate”, con otto ieratiche raffigurazioni, dall’età di vent’anni nel 1879 fino al 1894 quando l’Artista si raffigurò, per la seconda volta, come “Eroe morto”. Segue, quindi, la sezione dedicata agli esordi a Milano. Tutte presenti in mostra le poche le opere milanesi che Segantini eseguì, nonostante fosse legato alla capitale lombarda, sia per la vita sia per il suo percorso artistico.

Rimasto orfano, infatti, vi visse dall’ età di sette anni con un fratellastro; vi frequentò per tre anni la Accademia di Brera serale, vi conobbe, tramite il compagno di studi e disegnatore Carlo Bugatti, la diciassettenne Bice, sua sorella, con la quale rimase per tutta la vita, pur non potendola sposare, essendo lui apolide. A Milano, inoltre, espose alla galleria milanese di Vittore e Alberto Grubicy che non soltanto gli fecero conoscere l’arte europea contemporanea, attraverso pubblicazioni e riproduzioni, da Millet alla Scuola di Barbizon e alla scuola olandese, ma lo finanziarono tutta la vita.

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Si possono quindi ammirare gli scorci dei Navigli di fine Ottocento, come “Il Naviglio a Ponte San Marco”, gioioso e colorato, e l’ascetico “Coro della chiesa di Sant’Antonio”, dipinto quando era ancora allievo a Brera.

Segue, sulla scia della Scapigliatura, la sezione del “Ritratto. Dallo specchio al simbolo” con “Ritratto della signora Torelli”, “Ritratto di Carlo Rotta”, “Gottardo da bimbo” o “ Ritratto di Barbara Huffer. Dal Verismo, poi, gli derivò l’ attenzione alla minuziosa descrizione dei particolari: “Il vero ripensato: la Natura morta”, come i pannelli decorativi, “Le azalee”, i “Pesci”, “La gioia del colore” e infine, col trasferimento in Brianza: le scene sulla natura all’aria aperta: gli uomini e gli animali : “La raccolta dei bozzoli”, “L’ultima fatica del giorno”, “Allo sciogliersi dele nevi”, tre opere sullo stesso tema “Sul balcone” e quindi una serie interessante de “Il disegno dal dipinto”, carboncini, sanguigne, gessetti, biacca, ecc. In “Natura e Simbolo”, Sentimento e spiritualità si trovano”, “Cavalli al galoppo” “A messa prima”, “Mezzogiorno sulle Alpi”, logo della mostra stessa e, poi, altri capolavori tra cui l’olio “Ave Maria a trasbordo” e quattro splendidi disegni sullo stesso tema che affrontano il tema del Grande Paesaggio, accanto ai capolavori del periodo di Savognino, come “La raffigurazione della primavera” o “Donna alla fonte”.

Nella natura Segantini ricercò un linguaggio che cogliesse la trascendenza delle sommità limpide delle montagne, e lo trovò attraverso la luminosità e la spiritualità dei luoghi, dove da solo, spesso, si trasferiva per lunghi periodi per dipingere en plein air, riuscendo a restituirci il mistico e insondabile mistero della Natura. Altro tema fondamentale della sua ricerca è quello della Maternità, come ne “Le due madri” in cui raggiunse l’apice, tanto che l’ opera venne ritenuta il manifesto del Divisionismo italiano. In mostra, inoltre, sono «L’angelo della vita» nelle versioni di Milano e di Budapest in cui la figura della madre è posta su rami di betulla parzialmente inaridita, simbolo di vita e di morte a cui la maternità attribuisce, però, valore di eternità, opere simboliste in cui l’uso dell’oro e argento in polvere si abbina a una tecnica mista di derivazione divisionista, e poi i disegni, «L’angelo alle fonti della vita», sempre della Galleria d’Arte Moderna di Milano, e, tra altri, «Pascoli di primavera» di Brera.

In tutte le opere che attraversano le varie fasi del suo itinerario artistico, insomma, – comprese quelle derivanti da fonti letterarie e religiose, come la Bibbia e Così parlò Zarathustra di Nietzsche e soprattutto nel “Grande trittico” – emerge, l’originalità di Segantini, precursore del linguaggio moderno all’interno del Divisionismo italiano.

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Nato nel 1858 ad Arco, nel Trentino ancora

austriaco, Segantini, nel 1899 mentre stava terminando il “Trittico della Natura” sul monte Schafberg, 2700 mt, in Engadina, che avrebbe dovuto presentare al padiglione dell’Esposizione Universale di Parigi del 1900, vi morì di peritonite all’età di 41 anni.

Drammatica fu la sua infanzia; orfano di madre a sette anni, venne affidato prima alla sorellastra che viveva a Milano, ma finì in riformatorio fino al 1873, e poi al fratellastro Napoleone che lo accolse, in cambio di servigi, nel suo laboratorio fotografico dove Segantini sviluppò la sua sensibilità artistica tanto che iniziò dal 1878 a frequentare corsi all’Accademia di Brera. Qui conobbe Emilio Longoni, Carlo Bugatti e, poi, nel’Esposizione Nazionale di Brera del 1879 avvenne l’incontro decisivo con il pittore ungherese Vittore Grubicy e il fratello.
Nel 1880, poi, Segantini si trasferì con Bice in Brianza, dove dipinse soggetti di vita agreste con uno stile personale, già affrancato dall’accademismo.
All’Esposizione Internazionale di Amsterdam nel 1883 vinse la medaglia d’oro per “Ave Maria a trasbordo”.
Nel frattempo i fratelli Grubicy, il cui archivio storico è oggi depositato al Mart, promossero i suoi quadri, facendolo conoscere in Italia e in Europa anche con particolari libri d’arte, e presentandolo a Parigi e a Londra.

Nel 1894, però, Segantini pieno di debiti per la vita dispendiosa, emigrò con la famiglia in Svizzera; qui conobbe il pittore Giovanni Giacometti, padre dello scultore Alberto, e venne, altresì in contatto con artisti della Secessione Viennese che lo considerarono un Maestro.

Nel 1895, alla prima Biennale di Venezia, la giuria internazionale gli assegnò il premio di 5.000 lire del Governo italiano per la tela “Ritorno al paese natio”.

Realizzò, inoltre, il famoso quadro “Alla stanga”, nel 1886, presentato alla Permanente di Milano dove riscosse grande successo tanto che lo Stato italiano lo acquistò, per 18.000 lire, per la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma.
Negli anni ’90, continuò a lavorare intensamente affinando la lezione del Simbolismo già diffuso in Europa.

Nell’ultima opera, infine, “Trittico della Natura”, suo testamento spirituale – opera mai uscita dal suo Museo di Saint Moritz, ricostruita in mostra attraverso disegni, studi preparatori e filmati – i soggetti dall’apparente naturalità diventano metafore della Vita, della Morte e della Natura.
Le opere di Segantini che non sono molte e per di più divise in tutto il mondo hanno consentito finora poche antologiche, se si eccettuano la mostra di San Gallo in Svizzera del 1956 e la retrospettiva del centenario ad Arco nel 1958. Ecco perché l’attuale esposizione di Milano, riproponendo al pubblico tanti suoi capolavori significativi, provenienti dall’Europa e dagli Stati Uniti, offre l’occasione di ricollocare un Autore, relegato dopo la morte ad una dimensione limitata, ad un livello di importanza e grandezza internazionale proprio per la libertà intellettuale e artistica con cui attraversò le diverse tendenze pittoriche e culturali della sua epoca.

L’evento, inoltre, – grazie alla sinergia di due fondamentali e meritevoli Editori d’arte quali Skira e Mazzotta, nomi di alto e non improvvisato profilo culturale – si pone come uno degli appuntamenti culturali più importanti che precedono Expo 2015 e si avvale di un ricco catalogo edito dalla stessa Skira. Vi sono riprodotti i 120 dipinti e disegni provenienti dai musei e collezioni europee e statunitensi a cui fanno seguito: le schede delle opere, a cura di Annie-Paule Quinsac e Donatella Tronelli, l’elenco e gli gli apparati con le esposizioni, un aggiornamento dei passaggi di proprietà e la bibliografia. L’elegante volume illustra la vita e l’opera di Segantini con saggi di Annie-Paule Quinsac e di Diana Segantini, raccogliendo, inoltre, i contributi di Pietro Bellasi, Luigi Zanzi, Dora Lardelli, Guido Magnaguagno, Beat Stutzer, Gianluca Poldi, Stefania Frezzotti e Letizia Montalbano.

Una mostra da non perdere, in conclusione, poiché ci restituisce la parabola artistica ascendente di Segantini che pervenne così dalle opere di impostazione verista ad un Naturalismo peculiare, arricchito di elementi della Scapigliatura, poi del Divisionismo, fino al Simbolismo, rielaborati in modo originale e visionario.

Anna Maria Di Paolo

Segantini. “Ritorno a Milano” Palazzo Reale, Piazza Duomo, 12. Milano. Aperta fino al 18 gennaio. Orari: lunedì 14.30-19.30, martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30, giovedì e sabato 9.30-22.30. Ingresso 12/10 euro.

http://www.mostrasegantini.it/

http://www.skira.net/giovanni-segantini-6428.html

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