“Il cibo nell’arte. Capolavori dei grandi maestri dal Seicento a Warhol” a Brescia

Il cibo nell’arte. Capolavori

dei grandi maestri

dal Seicento a Warhol” a Brescia

 Noletti

Noletti

Il cibo è sempre stato connotato di significati tangibili, emotivi e comunitari, come rituale conviviale di forte valenza territoriale e culturale attraverso le varie epoche.

Il cibo, dunque, è alla base di pratiche sociali che, nel tempo, ha costruito modelli culturali consolidando identità e appartenenze di luoghi e di cultura.

Ora, una mostra su “Il cibo nell’arte”, visibile a Palazzo Martinengo di Brescia, annovera cento pitture dal Seicento ai nostri giorni, in anticipo dell’ Expo 2015 che ha scelto proprio il tema principale “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” nell’esposizione universale di Milano.

Si tratta di opere che provengono in prevalenza da collezioni private e che pongono con qualità allegorie del gusto e dei cinque sensi.

I dipinti raffigurano fiori, frutti, oggetti, utensili, cacciagione, pesci, tolti dal loro contesto naturale, in una rappresentazione di pittura di genere che interpreta scene di vita quotidiana, densa di significati come era tipico della natura morta.

La scena di genere, che nasce nel nord Europa costituiva, in precedenza, sfondi o elementi decorativi del quadro, ma successivamente ebbe vita autonoma.

In Italia Vincenzo Campi, cremonese, presente in mostra con “I mangiatori di ricotta” fu tra i primi ad affidare alla natura morta una particolare autonomia, accanto alla presenza di figure umane; così come Annibale Carracci, altro precursore del genere, dipinse il famoso “Mangiatore di fagioli” 1583, raffigurante il realismo della quotidianità di un popolano col suo pasto frugale di legumi o anche la “Bottega del macellaio” del 1585 in cui i quarti di bue rappresentati hanno, pittoricamente, nel “vero naturale” quasi la stessa importanza degli uomini.

Figino

Figino

In Italia, comunque, il primo esempio di natura morta come soggetto a sé stante, è un piccolo quadro di Ambrogio Figino, milanese: “Piatto metallico con pesche e foglie di vite” 1591 – 1594, che, metaforicamente, dà avvio alla mostra bresciana; basti ricordare che la celebre “Canestra di frutta” di Caravaggio fu dipinta cinque anni dopo. Anche la pittrice Fede Galizia fu una pioniera con “L’alzatina di vetro con pesche” del 1607.

Il bergamasco Evaristo Baschenis, inoltre, in prevalenza pittore di strumenti musicali, si specializzò coi soggetti di natura morta, e, in mostra è presente una tela raffigurante “Paioli e pentole di rame” ben lustre.

L’esposizione, curata da Davide Dotti, annovera opere d’arte che, dal Barocco al Rococò, dal Romanticismo alle Avanguardie del Ventesimo secolo, ripercorrono la tradizione del cibo come sintesi di significati simbolici e relazionali che vanno oltre le semplici necessità fisiologiche del nutrimento da soddisfare, ma costituiscono un alimento della mente e del cuore.

La mostra ordinata secondo un criterio iconografico e cronologico in dieci sezioni a tema si snoda attraverso: L’allegoria dei cinque sensi, Mercati dispense e cucine, La frutta, La verdura, Pesci e crostacei, Selvaggina da pelo e da penna, Carne salumi e formaggi, Dolci vino e liquori, Tavole imbandite, Il cibo nell’arte del XX secolo.

Le cento le opere di maestri dell’arte antica, quali Ambrogio Figino, Campi, Baschenis, Ceruti, Recco, Ruoppolo, Stanchi, Gargiulo, Noletti, Luca Forte, Giacomo Nani, il napoetano Recco, e, tra altri, il Pitocchetto e di autori moderni e contemporanei, da Magritte a de Chirico, da Manzoni a Fontana, a Lichtenstein, a Andy Warhol, insomma, attraversano quattro secoli, fino ad una Piramide Alimentare, realizzata da Paola Nizzoli.

Si potranno così ammirare in mostra: la tela “Cuoche in cucina” che preparano il pranzo di Marten de Vos, Cesto di frutta su tappeto di Francesco Noletti detto il Maltese, “Il guardiano dell’Orto” Scultore arcimboldesco della metà del XVII secolo, e inoltre Tavolo con angurie del pittore divisionista Emilio Longoni, allievo di Segantini, “Gorgonzola e gruviera” di Tallone, Pesce, bottiglia di vino e coltello su tavolo di de Pisis, Composizione di frutta con statua classica di de Chirico, Il macellaio (studio per la Vucciria) di Guttuso, Tableau Piege di Spoerri, “Achrome” e “Uova con impronte digitali” di Piero Manzoni, un bel Dipinto Spaziale di Lucio Fontana, “Limoni” di Lichtenstein e, tra altri, Andy Wharol, con le sue Campbell’s Soup, serigrafie ripetute per sottolineare l’ossessione del marketing che pilota l’acquisto di un prodotto e, infine, l’Ultima Cena, sempre di Warhol, che reinterpreta in chiave pop il Cenacolo di Leonardo.

Il percorso espositivo, tra le attività collaterali, prevede laboratori didattici per le scuole e un concorso a premi per studenti sul tema del cibo.

Promossa dall’Associazione Amici di Palazzo Martinengo, la mostra ha avuto il patrocinio della Provincia di Brescia, della Regione Lombardia e di EXPO 2015.

Da vedere questo connubio tra cibo e arte, dunque, con cui celebriamo la nostra quotidianità nella vita e, in alcune culture, fino nell’aldilà.

Anna Maria Di Paolo

Palazzo Martinengo di Brescia “Il cibo nell’arte. Capolavori dei grandi maestri dal Seicento a Warhol” fino al 14 giugno 2015 . http://www.mostraciboarte.it/

Informazioni su annamariadipaolo

ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
Questa voce è stata pubblicata in ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA. Contrassegna il permalink.