L’arte tra i Visconti e gli Sforza: quando Milano era il centro d’Europa Palazzo Reale di Milano

L’arte tra i Visconti e gli Sforza:
quando Milano era il centro d’Europa

 Palazzo Reale di Milano

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La composita mostra L’arte tra i Visconti e gli Sforza di Palazzo Reale a Milano interpreta il ruolo primario della cultura artistica lombarda tra il Trecento e il Cinquecento, riprendendo i motivi degli studi e dell’esposizione omonima del 1958, a cura di Gian Alberto Dell’Acqua e di Roberto Longhi. Ribadisce su quell’onda, ora, a distanza di quasi sessant’anni e in prossimità dell’Expo, la centralità di Milano, alla riscoperta dell’identità e delle radici storiche e culturali di tutta la Lombardia, trascurata nei secoli, a cominciare dal Vasari, che privilegiava la Toscana.

Il lavoro di ricerca, di valorizzazione e di restauro del ricco patrimonio artistico lombardo avviato nel 1958, dunque, è continuato per la mostra attuale – che ha richiesto una preparazione di quattro anni con approfondimenti, nuove datazioni e attribuzioni, raccogliendo, altresì, i frutti proficui di studi cinquantennali.

Le 250 opere presenti in mostra, distribuite in quindici sale, seguono l’ ordine cronologico della successione dei Signori Visconti dal 1310 al 1447 e degli Sforza dal 1450 al 1535 con una sorprendente e vasta documentazione.

Le sezioni evidenziano di ciascun Signore il ruolo, in particolare di Azzone Visconte, che a Milano chiamò Giotto, e di Ludovico il Moro, che vi invitò Leonardo e Bramante, determinando, così, accanto alla svolta politica anche quella artistica, con l’intento di competere con le altre corti italiane.

Azzone, infatti, promosse grandi imprese urbanistiche a Como, Parma e in parte Milano. Favorì le arti applicate e Goffredo da Viterbo, considerato il fondatore della “miniatura” gotica in Lombardia che gli dedicò la splendida copia del Liber Pantheon del 1331, in mostra.

Nel campo della pittura, l’influenza del rinnovamento arrivò in Lombardia con le novità di Giotto: la plastica delle figure e la profondità dello spazio che dilagarono in Val Padana.

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Con l’arrivo da Pisa di Giovanni di Balduccio, allievo di G. Pisano, prese avvio a Milano, anche il rinnovamento della scultura come si vede, ad esempio, in mostra nella sua leggiadra statua della Temperanza dalla Chiesa di S. Eustorgio, dove si trova anche il suo capolavoro: l’arca di S. Pietro Martire.

Altre opere coeve in mostra sono quelle dello scultore ufficiale di corte Bonino da Campione su cui recenti studi hanno portato nuova luce; le sue statue: di S. Agostino, di Madonna con Bambino, di Giovanni dolente, proveniente da Berlino e il grande marmo di Alda d’Este, da Mantova, ne attestano il carattere forte, schietto e anche dolce di rappresentazione.

Bastarono cento anni perché il dominio dei Visconti giungesse all’affermazione massima di magnificenza nell’arte e nell’ urbanistica. Difatti, Galeazzo II, che sposò Bianca di Savoia, fondò il castello di Pavia nel 1360 e il primo nucleo del castello Sforzesco nel 1368, dando avvio, inoltre, ad un’accorta politica di alleanze tramite parentele col re d’Inghilterra e il re di Francia ai cui figli diede in sposa e in marito i propri.

downloadChiamò a corte Francesco Petrarca, dal 1353, il cui ruolo fu essenziale sia come arbitro di pace tra i Visconti e l’imperatore Carlo IV di Lussemburgo nel 1354, sia per aver dato sviluppo, tra il 1365-1370, all’Università di Pavia, sia per aver creato la Biblioteca viscontea di cui in mostra sono presenti alcuni preziosi manoscritti.

Con Gian Galeazzo, che governò fino al 1402, poi, Milano divenne una capitale europea, con il consolidamento della cerchia muraria, la costruzione di dimore per lo svago e la fondazione del Duomo. Anche lui alimentò un collezionismo raffinato ed costituì una Biblioteca di oltre mille volumi, tra cui il De natura deorum di Cicerone e Rerum memorandatum di Petrarca, per limitarsi agli esempi preziosi in mostra.

Di questi due secoli creativi delle due Signorie, insomma, sono documentati in mostra, accanto alle pitture e sculture, anche miniature, oreficerie, arredi di pregio, numismatica del Pisanello e tre vetrate del 1300, uniche più che rare, le sole rimaste di una Chiesa di Bergamo.

Le opere, comunque, provengono non soltanto dalla Lombardia, ma anche da importanti musei italiani e stranieri.

Ad esempio, dopo secoli, si è ricomposto il trittico di Bonifacio Bembo diviso tra Cremona e Denver e il dittico di Franceschino Zavattari separato tra Praga e gli Stati Uniti. A confronto, per l’ attribuzione incerta, la «Madonna del Roseto» di Michelino da Besozzo del Museo di Castelvecchio a Verona con la «Madonna in trono» di Stefano Zevio, della Galleria Colonna di Roma, e quella del Museo di Palazzo Venezia a Roma, attribuita a Michelino o anche a Zevio.

Riunita per la prima volta anche il polittico della Madonna col Bambino con S. Gerolamo di Zanetto Bugatto, 1470, tavole della Fondazione Cagnola alla Gazzada, Varese.

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Tra gli altri prestiti, oltre ai già citati G. di Balduccio, il Maestro di Viboldone, Bonino da Campione, anche Giovanni da Milano, Giusto de’ Menabuoi, Giovannino de’ Grassi, Michelino da Besozzo la cui bella Madonna è diventata simbolo della mostra, il Maestro Paroto, Francesco Zavattari, Bonifacio Bembo, Pisanello, Gentile da Fabriano, Vincenzo Foppa, Zanetto Bugatto, il Maestro di Chiaravalle, Gottardo Scotti, Giovanni Antonio Amadeo, Bernardino Butinone, Bergognone oltre che i leonardeschi Boltraffio, de Predis e Zenale.

La sezione introduttiva dell’esposizione ci presenta otto rappresentativi Signori delle due Casate in grandi medaglioni in marmo, posti a confronto e riuniti per la prima volta, provenendo dal Museo Sforzesco, ma anche dal Louvre e dalla National Gallery di Washinghton.

Dal Trecento in poi sono in mostra numerose lavori di allievi di Giovanni di Balduccio: statue di S. Pietro, Madonne e l’ affresco giottesco strappato “Compianto su Cristo morto” del 1320 della Chiesa di S. Francesco a Brescia. Ci sono inoltre dipinti su tavola, oreficerie, manoscritti, Liber Pantheon, 1331, e il Libro d’Ore Bodmer, dalla Morgan Library & Museum di New York.

Gian Galezzo Visconti creò il cantiere del Duomo, nel 1400, con maestranze francesi e tedesche, si affermò quindi la scultura tardogotica internazionale più importante in Europa. Fiorirono miniature, come l’elegante Offiziolo, decorazioni, oreficerie e preziosità che attestano il fasto di corte, sebbene con Gian Galeazzo si fosse ormai prossimi al declino non solo del gotico internazionale lombardo, ma anche alla fine del dominio politico visconteo che terminò per mancanza di eredi. Con l’avvento di Francesco Sforza, marito di Bianca Maria Visconti, legittimata da Filippo Maria, prese avvio il nuovo corso politico con l’apertura verso l’Umanesimo, con influenze della cultura fiorentina, padovana e ferrarese nella seconda metà del XV secolo.

Milano, coi capolavori eseguiti da Bramante, arrivato nel 1479, e da Leonardo, dal 1482, infatti, raggiunse il suo apice artistico distinguendosi sia in ambito italiano sia europeo. La politica di Francesco Sforza, pur nell’idea di continuità col passato, si integrò coi nuovi tempi in una fervida politica di alleanze e col trasferimento della corte da Pavia a Milano. Nacquero vivaci botteghe artistiche che decorarono sia il Castello Sforzesco di Milano.

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Gli anni di Ludovico il Moro, poi, diedero il via al nuovo corso dell’arte lombarda, con cambiamenti drastici nell’architettura, nell’urbanistica e nell’arte che sono attestati dalla mostra a Brera di Bramante e dal 15 aprile da quella di Leonardo.

Nell’ ultima sezione della ricca mostra sono presenti dipinti di Foppa, Bergognone e Butinone, e dei leonardeschi Boltraffio, Ambrogio de Predis e Zenale.

La fioritura creativa, tuttavia, si interruppero quando Ludovico il Moro decadde per l’arrivo dei Francesi.

Questo ed molto ancora racconta la coinvolgente e imperdibile esposizione – valorizzata da eccellenti scenografie e da moderne luci a led – che non soltanto è da vedere, ma anche da rivedere su indicazioni degli approfonditi saggi dei curatori Mauro Natale e Serena Romano e degli apparati critici di collaboratori nel ricco catalogo edito da Skira, indispensabile guida per un visione globale dei recenti studi.

Promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, coprodotta da Palazzo Reale e Skira Editore, l’esposizione è una fucina di indicazioni per allargare l’orizzonte di conoscenza ai Musei e alle Chiese Milano e della Lombardia, testimonianze complementari e permanenti di un’epoca d’oro.

Anna Maria Di Paolo

Palazzo Reale, fino al 28 giugno 2015

Orari lun 14:30-19:30; mar, mer, ven, sab,

dom 9:30-19:30; gio 9:30-22:30
Info:
http://www.viscontisforza.it
http://ww.comune.milano.it/palazzoreale

http://www.skiragrandimostre.it/viscontisforza/

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