Biennale 2015 Venezia. 56. Esposizione Internazionale d’Arte All the World’s Futures

Biennale 2015

Venezia. 56. Esposizione Internazionale d’Arte

All the World’s Futures

The artwork "The End of carrying All" by Kenyan artist Wangeti Mutu is on display inside the Pavilion of the Nations at the 56th International Art Exhibition in Venice, Italy, 05 May 2015. ANSA/ANDREA MEROLA

The artwork “The End of carrying All” by Kenyan artist Wangeti Mutu is on display inside the Pavilion of the Nations at the 56th International Art Exhibition in Venice, Italy, 05 May 2015. ANSA/ANDREA MEROLA

Il senso della Biennale 2015, «All the World’s Futures», è nell’ impostazione teorica e politica, scelta dal direttore Okwui Enwezor, di “nozione di palcoscenico”, tra immagini, video, narrazione, musica.

Intanto, nel Padiglione Centrale ai Giardini, c’è l’Arena, disegnata dall’architetto ganese David Adjaye, dove avviene la lettura in inglese de Il Capitale di Marx, curata da Isaac Julien, artista e regista. Performance d’impegno politico, inoltre, accompagnano la lettura su: Beirut tra il 1997 e il 2006; i canti di una prigione dell’Angola; le poesie di Pasolini e di Pavese e, tra altro, di forte richiamo è il progetto di Olaf Nicolai – partecipazione tedesca – con gli spartiti di Luigi Nono, veramente spiazzante.

Altro epigono, collocato nell’atrio del Padiglione centrale, è l’opera di Klee “Angelus Novus”, l’Angelo della Storia che, nonostante i disastri e le barbarie quotidiane perpetrate in nome del progresso è, comunque, spinto verso il futuro, nell’aspirazione utopica alla saggezza e all’armonia tra gli uomini.

E nella stessa sala centrale, il Curatore, partendo da temi possenti dell’impegno politico degli anni ’70, ha posto, sotto la cupola di Galileo Chini, il Muro di Fabio Mauri, un allestimento di valige di cartone di poveri migranti, mentre riecheggia la voce di Pasolini nella video intervista di Christian Boltanski sul fascismo.

Richiami, quindi, ai conflitti del secolo e all’attualità.

Si tratta di na marea le opere dei 136 artisti provenienti dai soliti 53 Paesi e a cui, per la prima volta, si aggiungono: Grenada, Mauritius, Mongolia, Repubblica del Mozambico, Repubblica delle Seychelles. Esposte nei 29 padiglioni stranieri, nel Padiglione Centrale ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia, nel complesso, simboleggiano la disordinata multiculturalità geopolitica nell’attuale stato delle cose, a cui gli artisti reagiscono, però, con vitalità cercando di trovarvi un senso.

Centrali si presentano i temi della “politica” e della “natura” che testimoniano il modo in cui la composita realtà umana influenza l’evoluzione dell’arte.

L’istallazione “Lampedusa”, d’attualità, barca simile a quella che fanno i bambini con la carta, ma qui di 15 metri, di Vik Muniz, nella zona navale di Venezia, denuncia la tragedia degli esuli nelle acque del Mediterraneo, mentre, opere di 14 artisti della Repubblica dell’Armenia, a 100 anni dalla diaspora, testimoniano – nel Padiglione a San Lazzaro, a cura di Adelina von Fürstenberg – la tragedia di quel popolo; gli è stato assegnato il Leone d’oro per la migliore partecipazione nazionale.


Foto Alessandra Chemollo Courtesy
Molti, poi, sono gli interventi sui comportamenti umani e sulla “natura”, come, ad es., De Vries che, nel Padiglione dell’Olanda ai Giardini e nell’isola abbandonata del Lazzaretto vecchio, ha classificato pietre e piante nella relazione tra arte, scienza e filosofia o
Fiona Hall, che inaugura il nuovo Padiglione Australia – in marmo nero dello studio Denton Corker Marshall – con reperti naturali di ogni foggia e invia alla fine un messaggio salvifico, ispirato al verso dantesco “E alfin uscimmo a riveder le stelle”.

Per il Padiglione di Francia, Boursier-Mougenot ha installato enormi alberi, con radici e terra che, con suoni e divani, invita alla contemplazione dell’aspetto onirico della natura; mentre ha una visione apocalittica Il gruppo IC-98 in “Ours, Years, Eonns” nel Padiglione finlandese di Alvar Aalto; così nel Padiglione Usa, premiato, Joan Jonas propone video e disegni sulla fragilità e vulnerabilità della natura. Incetta di premi per gli USA: Leone d’oro per il miglior artista della mostra è andato ad Adrian Piper, artista concettuale, e Leone d’oro speciale a Susanne Ghez, sempre USA. La Grecia, ai Giardini, infine, con tre artisti espone un’installazione sulla Pace!

Altra questione sentita è il problema degli “scarti” della società dei consumi, in via di esurimento, e che forse potrebbero seppellirci come in “Roof off”, dello svizzero Thomas Hirschhorn, Padiglione centrale e ancora i copertoni che ricoprono il Padiglione di Israele, pieno zeppo di materiali desueti.

Non manca il problema del “colonialismo” in cui Wangeti Mutu, Kenya, nel Padiglione centrale, affronta la condizione di cambiamento in “The end of carrying”, a sottolineare la fine della sudditanza dell’Africa al consumismo occidentale. “Il Mare” di John Akofram, proiettato su tre schermi circonvessi, con immagini dell’ oceano, intervallato da fotogrammi d’archivio, è un diverso riferimento d’acqua sulla dura violenza umana.

Nota dissonante, giocosa e ironica è, invece, quella di Sarah Lucas, Padiglione Gran Btretagna, con opere paradossali e dissacranti sul tema della sessualità.

Notevole anche la graffiante rappresentazione del potere di Irina Nakhova, con gigantesca maschera antigas e pareti rosso verde spiazzanti, la prima donna ad avere una personale nel Padiglione russo.

Questa edizione della Biennale non è, dunque, né facile, né semplice. Sono tantissimi le installazioni, i video, i film, la pittura, la scultura a cui si può dedicare solo una parte di attenzione.

The artwork "Rooms" by Russian artist Irina Nakhova is on display inside the pavilion of Russia at the 56th International Art Exhibition in Venice, Italy, 05 May 2015. ANSA/ANDREA MEROLA

The artwork “Rooms” by Russian artist Irina Nakhova is on display inside the pavilion of Russia at the 56th International Art Exhibition in Venice, Italy, 05 May 2015. ANSA/ANDREA MEROLA

Impressionante anche la seconda tappa alla mostra dell’Arsenale, con le scritte al neon alle pareti su odio e amore, morte e vita di Bruce Nauman, mentre, a terra, sono assemblate sciabole e coltelli dell’algerino Adel Abdessemed a ricordare la violenza nel mondo attuale.

Continuando lungo il percorso colpisce l’allestimento di Katherina Grosse, una stanza piena di giganteschi panni multicolori e cumuli di terra o i video di Chantal Akerman, mentre poco più avanti l’artista Eduardo Ballesteros aziona a mano degli aerei, in un gesto atemporale. L’ istallazione video di Boltanski registra, inoltre, il poetico suono di campane giapponesi al vento nel deserto del Cile, in contrasto alla rudezza delle matrici di messaggi stampati di Barthélémy Toguo per “Urban Requiem”, a ricordo delle vittime di ingiustizia. L’insatallazione video, immagini, sculture, disegni e suoni della Cina imbastiscono la relazione tra tradizione e modernità.

L’aspetto storico antropologico dei genocidi viene ricordato, poi, nel Padiglione America Latina-IILA all’Arsenale che, col progetto “Voci indigene”, rimanda all’anima di popolazioni distrutte, attraverso le voci degli ultimi sciamani mentre le motoseghe sospese e grondanti sangue di Monica Bonvicini sono metafora delle stragi del nostro tempo.

Attraversare le assi sommersi d’acqua del Padiglione del Tuvalu, isola dell’Arcipepalago della Polinesia, procura difficoltà e un certo senso di paura: minima, in verità, rispetto a quella dei suoi abitanti per la probabile sparizione di quel lembo di terra per inondazione, dovuta al riscaldamento del pianeta!

Sono anche presenti nelle Sale d’Armi: la Santa Sede per la seconda volta, con progetto positivo di tre artisti su In Principio, curato da Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani; gli Emirati Arabi, l’Argentina con lo scultore Carlos Di Stefano e il Sudafrica.

Tra le installazioni alle Corderi,e Theaster Gates con Martyr Construction presenta lo smantellamento e la scomparsa di chiese delle etnie afroamericane e ispaniche negli Stati Uniti.

Gli artisti importanti, insomma sono tantissimi: Georg Baselitz, Chris Ofili Chris Marker, Haacke, Broodthaers, Walker Evans, Argelia Bravo, Oscar Murillo, Carsten Holler, e, tra tanti altri, Rosa Barba, ma è impossibile darne conto. Doveroso un ultimo accenno al «Codice Italia 2015» il Padiglione Italia, curato da Vincenzo Trione con Alis/Filliol, Aquilanti, F. Barocco, la Beecroft, Biasiucci, Caccavale, Gioli, Kounellis, Longobardi, M, Migliora, Monterastelli, Paladino, Parmiggiani, Samorì e Aldo Tambellini: senza sussulti.

Per la città di Venezia, infine, molti eventi sono in Palazzi storici meravigliosi che vale la pena di vedere.

Anna Maria Di Paolo

Venezia. 56. Esposizione ai Giardini della Biennale e all’ Arsenale,

fino a domenica 22 novembre 2015, 10-18

Sito web ufficiale della: www.labiennale.org

Eventi collaterali: http://www.labiennale.org/it/arte/archivio/esposizione-54/eventi-collaterali/

http://www.labiennale.org/it/arte/biglietteria/index.html

Annunci

Informazioni su annamariadipaolo

ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
Questa voce è stata pubblicata in ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA. Contrassegna il permalink.