DE CHIRICO A FERRARA. Metafisica e avanguardia

DE CHIRICO A FERRARA.

Metafisica e avanguardie

De Chirico. Le muse inquietanti

De Chirico. Le muse inquietanti

Nel 1913 Apollinaire, recensendo una mostra con trenta opere di Giorgio de Chirico, allestita nell’atelier dell’artista, ricorse alla definizione “metafisico” che connotò poi la sua pittura. L’artista nel 1916 dipinse i capolavori “Ettore e Andromaca” e “Le Muse inquietanti” e affascinò De Pisis e Carrà con la sua poetica, caratterizzata da una lente di ingrandimento sugli oggetti che nascondevano la follia della guerra, riscattata soltanto dalla Poesia e dall’Arte. Nella rivista “Valori Plastici” teorizzò la nascita della “pittura metafisica” che influenzò le avanguardie europee del dopoguerra anche tramite le sue mostre itineranti, organizzate dal suo editore Mario Broglio dal 1919 in tutta Europa e negli Stati Uniti. Gli stessi artisti dadaisti e surrealisti e quelli del Realismo Magico furono influenzati, infatti, dalla sua pittura come è documentato in mostra da opere di Man Ray, Raoul Hausmann, George Grosz, René Magritte, Salvador Dalí e Max Ernst che realizzarono straordinari capolavori ispirati ai temi e alle iconografie ferraresi di de Chirico e Carrà.

Ora, a cento anni dalla loro creazione tornano a Ferrara i rari capolavori metafisici che Giorgio De Chirico, Volos 1888 – Roma 1978, dipinse nella città estense tra il 1915 e il 1918.

070_m-1

De Chirico, I progetti della ragazza, 1915, 1916. New York, Museum of Modern Art

I progetti della fanciulla, 1915, Il grande metafisico, 1917, Le Muse inquietanti”, 1918, esprimono i momenti incantati della sua vita nelle grandi piazze deserte e senza tempo o nel Castello Estense a Ferrara che sviluppa una finalità magica divenendo la città metafisica per eccellenza. Anche i grandi manichini senza volto come Il Trovatore, 1917, o Ettore e Andromaca, 1917, sono inquadrati in prospettive inaspettate, quelle che gli apparivano nelle sue ricognizioni tra i vicoli del ghetto, come luoghi impenetrabili e oscuri.

De Chirico aveva soggiornato nella città emiliana perché, quando l’Italia entrò nella prima guerra mondiale, egli e suo fratello Alberto Savinio avevano lasciato Parigi per arruolarvisi e alla fine di giugno del 1915 vennero assegnati al 27° reggimento di fanteria di Ferrara. Ciò determinò cambiamenti profondi tanto nella pittura di Giorgio e nei temi ispiratori dei suoi quadri quanto nelle creazioni di Alberto, che a Ferrara abbandonò decisamente la musica per dedicarsi solo alla scrittura.

De Chirico, spirito inquieto e ironico, impulsivo più che pianificatore, favoleggiò sulla sua nascita, sul suo destino e sul suo lavoro. Alimentò l’alone magico e misterioso della sua vita e della sua ricerca artistica con opere dall’ acceso cromatismo che hanno sfidato la realtà entrando nell’ illusione di estrosi significati. La sua pittura “mentale” più che “letteraria” ha amplificato oggetti comuni con valenze simboliche e con sogni, colti nella illogicità delle apparenze. De Chirico ha inventato, infatti, nuove iconografie e nuove atmosfere che altri artisti hanno raccolto e fatto proprie, così, ad esempio, il tema dell’occhio, anche simbolo apotropaico, torna spesso in Magritte o Man Ray, come il tema del quadro nel quadro che assume un aspetto nuovo in Magritte o in Dalì.

Magritte

Magritte

I capolavori di de Chirico e di Carrà, in mostra, furono dipinti nel 1917 a Villa del Seminario, l’ospedale psichiatrico militare per la cura delle nevrosi di guerra, dove i due artisti s’incontrarono e fraternizzarono.

Dopo quarantacinque anni, ora, sono esposti anche gli originali dei grandi manichini di de Chirico del 1917-18 insieme alla serie quasi completa delle opere metafisiche di Carrà: “Il gentiluomo briaco, Composizione TA, Penelope, Natura morta con la squadra, La camera incantata, Solitudine, Madre e figlio, Il dio ermafrodito, L’ovale delle apparizioni, Il cavaliere dello spirito occidentale, Il figlio del costruttore”.

Presente all’esposizione anche Giorgio Morandi con: “Natura morta rosa”, Busti di manichino e i Vasi sul tavolo rotondo”, espressioni del suo realismo magico.

Preziosa, inoltre, la presenza di Filippo de Pisis, il primo e più fedele compagno ferrarese di de Chirico, con opere quali “Natura morta accidentale, 1919-20, I pesci sacri, 1926, Natura morta con gli occhi”, 1923.

Carrà. jpg

Carlo Carrà

In totale sono settanta opere in mostra che provengono dai principali musei e collezioni di tutto il mondo e sono ordinate in sezioni cronologico-tematiche.

ll catalogo della mostra, punto d’arrivo di oltre trent’anni di studio e di ricerche, è arricchito dai saggi dei maggiori specialisti di quel periodo storico e offrirà uno sguardo completo su questa straordinaria stagione dell’arte italiana ed europea.

Nel centenario del soggiorno di de Chirico a Ferrara si è altresì creato un ricco calendario di proposte culturali ed educative, tra conferenze, concerti, incontri, mostre e progetti didattici. Con il biglietto d’ingresso all’esposizione di Palazzo dei Diamanti, sarà possibile accedere gratuitamente alla mostra Il manichino e i suoi paesaggi presso la Palazzina Marfisa d’Este e alla mostra di Mustafa Sabbagh, ispirata all’opera di Alberto Savinio, al Museo Civico di Storia Naturale di Ferrara.

La mostra è a cura di Paolo Baldacci e Gerd Roos, e organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalla Staatsgalerie di Stoccarda in collaborazione con l’Archivio dell’Arte Metafisica, Milano / Berlino.

Anna Maria Di Paolo

DE CHIRICO A FERRARA. Metafisica e avanguardie

Ferrara, Palazzo dei Diamanti, fino al 28 febbraio 2016

tutti i giorni 9.00 – 19.00, aperto anche 8, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio

Info: diamanti@comune.fe.it

http://www.palazzodiamanti.it

Per pacchetti e offerte turistiche http://www.visitferrara.eu

Ufficio stampa: Studio ESSECI,

info@studioesseci.net; http://www.studioesseci.net

Annunci

Informazioni su annamariadipaolo

ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
Questa voce è stata pubblicata in ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA. Contrassegna il permalink.