«Lo splendore di Venezia. Canaletto, Bellotto, Guardi e i vedutisti dell’ 800» a Brescia

«Lo splendore di Venezia.

Canaletto, Bellotto, Guardi e i vedutisti dell’ 800»

a Brescia

 

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                               Canaletto

Il Vedutismo ebbe degli antesignani già alla fine del Quattrocento con Gentile Bellini, 1429-1507, e Vittore Carpaccio, 1465-1525, che avevano adottato come sfondo nelle loro grandi tele  le splendide architetture di Venezia, ma è nel Seicento che l’interesse per la produzione di vedute in primo piano si sviluppò a Venezia, sull’esempio dei paesi nordici: e infatti fu Joseph Heintz il Giovane, 1600-1678, tedesco trapiantato a Venezia, ad anticiparlo nella città lagunare.

In seguito Gaspar Vanvitelli, 1653-1736, adottò il Vedutismo facendone uno stile con la trasformazione radicale di ritrarre le architetture della città non dall’alto, a “a vista d’occhio”, che poi farà scuola nel Settecento.

Già Carlevarijs, maestro del Canaletto, aveva rappresentato fedelmente la città utilizzando sia le sue conoscenze matematiche nella prospettiva e nell’architettura, sia il mezzo meccanico come la camera ottica. L’accortezza elegante, sapiente e analitica adottata poi dal Canaletto, 1697-1768, perfezionò oltremisura questo genere portandolo al suo apice nel XVIII secolo.

ll tema della mostra Lo splendore di Venezia a Palazzo Martinengo di Brescia è che il Vedutismo del Settecento a Venezia con Canaletto, Bellotto, e, tra altri, il Guardi non si esaurì con la fine della Repubblica di Venezia, a seguito del Trattato di Campoformio nel 1797, ma proseguì anche durante l’Ottocento.

Ora, a Palazzo Martinengo di Brescia è in corso una mostra che annovera cento opere tra Canaletto, Bellotto, Guardi, e tra altri Marieschi e i vedutisti dell’Ottocento ripercorrendo la storia del Vedutismo veneziano e narrando la meraviglia e l’incanto infinito di Venezia.

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                          Gaspar Van Wittel

L’esposizione, infatti, rende omaggio al fascino di Venezia con l’occhio ammirato e ispirato dei tanti artisti che la ritrassero in dipinti, disegni, acquarelli e stampe.

Del resto, la veduta era richiesta sia dalla committenza locale, sia da chi non potendo viaggiare ne voleva una raffigurazione pittorica o grafica, sia dai visitatori stranieri che sull’onda del grand tour ne potenziarono il mercato, amando ricordare la bellezza della straordinaria città e i vari aspetti della vita sociale, delle feste e dei giochi.

Oltre ai dipinti, per una diffusione più ampia dell’immagine di Venezia in Europa, artisti come Canaletto, Marieschi, Visentini, Antonio Sandi e Giambattista Brustolon, specialisti della tecnica, crearono incisioni all’acquaforte e al bulino, alcune delle quali si possono ammirare in mostra.

L’esposizione a Palazzo Martinengo, per la cura di Davide Dotti, rivela, in un percorso cronologico la suggestione di Venezia, coi canali e gli imponenti palazzi, ma anche con le sue eccentricità legate al costume del tempo, ai “capricci” e talora al popolano pittoresco, con opere dell’olandese Gaspar Van Wittel e del friulano Luca Carlevarijs.

La seconda sezione è dedicata al Canaletto, al padre Bernardo Canal e al nipote Bernardo Bellotto che, dimostrando un precoce talento nel vedutismo reso brioso e gradevole, lavorò principalmente all’estero diventando famoso per le sue vedute di Dresda, Varsavia, Vienna e Monaco, oltre che di Venezia.

Vari i quadri di Canaletto che, per riprodurre con precisione le reali architetture di scorcio e in prospettiva, usò la camera ottica – aderendo alla richiesta dall’Illuminismo che, dopo le scenografie barocche, voleva rappresentazioni il più possibile realistiche -. Egli rese in tal modo una profonda, luminosa e vivace veduta di canali, chiese, campi e monumenti veneziani, da Piazza San Marco a Riva degli Schiavoni, dal Canal Grande con la Salute fino a Campo Santi Giovanni e Paolo, e, con l’effetto di un grandangolo , fu “preciso nei particolari ma non fedele al vero” anche nella serie di opere che descrivevano le feste di Venezia dando un’immagine del lusso e dello splendore delle celebrazioni della città.

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                          Francesco Guardi

 

Anche Francesco Guardi con levità di stile rese incantate le atmosfere lagunari e nella decina di opere presenti restituisce l’immagine di Venezia sfumata, indefinita e malinconica a sottolineare una sorta di decadenza, a seguito dei travagliati cambiamenti socio politici, ma sempre magica e suggestiva mescolando elementi di realtà e di fantasia.

Presenti inoltre: Michele Marieschi, buon vedutista, che compose interessanti “capricci” elaborazioni fantastiche della Serenessima e maestri come, Francesco Albotto, Antonio Gnoli, Jacopo Fabris, lo svedese Johan Richter e l’inglese William James.

Il Vedutismo era così radicato che non si esaurì neanche con la fine della Repubblica di Venezia e infatti proseguì nell’Ottocento. Mediatore del Vedutismo dal XVIII al XIX secolo,

è considerato il friulano G. Bernardino Bison, che pur vivendo in pieno Neoclassicismo, interpretò i movimenti artistici contemporanei come il Romanticismo realizzando vedute fantastiche alcune delle quali si confrontano con opere di altri artisti, in mostra, quali Vincenzo Chilone, Giovanni Migliara, Giuseppe Borsato, Francesco Moja e Giuseppe Canella la cui caratteristica fu il ricorso a soluzioni luministiche originali inquadrando palazzi e chiese prospetticamente.

Due sono le sale dedicate ad opere della famiglia Grubacs, tra i quali si distingue Carlo con scene di balenìo serale, e ad Ippolito Caffi che, ritraendo gli allora recenti lampioni lungo il Bacino di San Marco,

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                      Angelo Inganni

sottolinea con stupore l’ efficacia della luce artificiale nelle vedute notturne.

Presente, anche, una Piazza San Marco di grandi dimensioni del maestro bresciano Angelo Inganni, del 1839, allogato al Museo Rivoltella di Trieste, che raffigura bizzarrie e costumi d’epoca.

L’ultima sezione, infine, comprende dipinti della seconda metà dell’Ottocento, “trasfigurazioni del banale”, rispondenti alla dettagliata descrizione della gente semplice, nella consuetudine quotidiana, rilevata da Fragiacomo, da Favretto e da Santoro fino alla solidarietà con gli indigente e gli emarginati

di Belloni, Milesi, Zezzos, Querena, Francesco Zanin e Guglielmo Ciardi. Quest’ultimo in uno dei quadri più famosi, Il Canale della Giudecca, inoltre, rende irreale il profilo delle case e ingrandisce lo spazio che si riflette nell’acqua dilatandone l’estensione prospettica in una luce fantastica.

Le opere provengono da collezioni pubbliche e private, italiane e internazionali.

Nata per iniziativa dell’Associazione Amici di Palazzo Martinengo, la mostra, che ha il patrocinio della Provincia e del Comune di Brescia, è, in sintesi, un’ ampia e dettagliata documentazione a tema, e presenta Venezia come teatro della vita del tempo con variegate proposte di scene di realtà quotidiana e festiva ambientate in campi e campielli, tra le calli e i canali della città, talora, anche evocata per l’ attenzione alle atmosfere e alla qualità evanescente della luce.

Anna Maria Di Paolo

Lo splendore di Venezia. Canaletto, Bellotto, Guardi e i vedutisti dell’Ottocento” Palazzo Martinengo,
via dei Musei, 30, Brescia fino al 12 giugno 2016.
* Per le scuole sono proposte 7 laboratori e 6 percorsi tematici condotti da operatori specializzati.

http://www.mostravenezia.it/

Press: anna.defrancesco@clponline.it

 

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