Di “Franca Ghitti”presentato un nuovo volume allaTriennale di Milano.

Di “Franca Ghitti”

presentato un nuovo volume alla


Triennale di Milano.

Franca Ghitti ha ideato e realizzato una gran quantità e varietà di opere, sempre seguendo la sua salda concezione di scultura e usando materiali quali il legno e il metallo. Ha infatti impiegato stampi, ritagli, tondini, chiodi, polvere di fusione, recuperati nelle fucine della Valcamonica e scarti di lavorazione delle industrie metalliche, riusati con incisività organizzativa in forme modulari essenziali e geometriche.

Ne sono nate: mappe, vicinìe, meridiane, spirali, dischi, colonne, boschi, labirinti, cascate, modelli-forma di città ideali, luoghi utopici di incontro e vita comune; insomma, un totale e composito suo mondo d’arte preminente anche nel linguaggio, legato alla radice dei suoi luoghi camuni e alla storia e alla vite vissute degli uomini.
Elena Pontiggia, docente all’ Accademia di Brera, attorno alla composita opera della Ghitti ha concluso un rilevante e approfondito studio, edito da Skira, che ha presentato alla Triennale di Milano con Cecilia De Carli, docente all’ Università Cattolica di Milano, e con Micol Forti, direttrice della Collezione d’Arte Moderna ai Musei Vaticani.
Nel suo saggio Elena Pontiggia abbraccia l’ eterogenea opera dell’Artista dalle prime opere degli anni ’60 fino a quelle degli ultimi anni passando, quindi, per Milano, Parigi, Salisburgo, per l’esperienza in Africa e per le mostre internazionali in Europa e negli Stati Uniti.
In Italia, inoltre, le opere di Franca Ghitti (1932-2012) fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e i Musei Vaticani.
Le sculture e le installazioni della Ghitti, dunque, costituiscono la sua cifra espressiva più caratteristica, sostenute inoltre dal suo linguaggio concreto e rigoroso che lega il presente al passato: espressioni artistiche moderne che richiamano le incisioni rupestri Di “Franca Ghitti” presentato un nuovo volume allaTriennale di Milano.della Valcamonica o la simbologia arcaica delle tribù africane, restituiti con nuova forza evocativa, come in I Rituali, Le Storie dei morti, I Reliquiari , Orme del Tempo, Totem, Cancelli, Libri Chiusi, Alberi, Alfabeti perduti e Alfabeti “altri”, modi di comunicazione alternativi all’alfabeto stesso.
Franca Ghitti, artista bresciana, in sintesi, ci ha lasciato con la sua “severa” ricerca artistica una lezione di equilibrio e di identità, una mappa continuativa di memorie e di vita vissuta “intensamente nell’arte” che ha espresso nelle riformulazioni geometriche, e nella varietà di installazioni conferendo loro una nuova identità, convinta che non esiste “improvvisazione. Un’opera è il risultato di una lunga meditazione, di un processo di conoscenza che dura tutta la vita”.

L’incontro in Triennale si è concluso con la proiezione del trailer del documentario “Franca Ghitti. Il film” del regista Davide Bassanesi sui momenti più significativi della vita della scultrice.

Era presente, inoltre, Giovanni Cadeo, architetto restauratore dell’edificio, ormai nella sua fase conclusiva, che sarà sede del Museo Archivio della Scultrice e sede dell’omonima Fondazione.

Franca Ghitti, nata nel 1932 a Erbanno in Val Camonica, Brescia, studiò all’Accademia di Brera di Milano, approfondì gli studi all’Académie de la Grande Chaumière e fece poi a Salisburgo un’esperienza straordinaria frequentando il corso di incisione tenuto da Oskar Kokoschka. Collaborò con Emmanuel Anati alla fondazione del Centro Camuno di Studi Preistorici nel 1963, affascinata dalle incisioni rupestri di Naquane che le ispirarono le mappe su tavolette di legno e chiodi.

Dagli anni Settanta viaggiò in Kenya, dove insegnò alcuni anni e dove realizzò vetrate per la chiesa degli Italiani a Nairobi. Quell’esperienza le permise di rintracciare altrettanti segni e codici formali di antiche culture che le ispirarono, tornata in Italia, diverse opere.
Sempre dinamica, Franca seguì alla fine del Settanta una ricerca in collaborazione con il Museo nazionale delle Arti e delle Tradizioni popolari a Roma, pubblicando Memoria del ferro, La Valle dei Magli e La farina e i giorni per le Edizioni Scheiwiller di Milano, una collana di Arti e Tradizioni Popolari Camune.
Realizzò anche Il segno dell’acqua, una cascata in ferro nel lago d’Iseo, Brescia, un’opera per la piazza di Nadro in Valcamonica, e tra altre, un’installazione in vetro-cemento e altri materiali a San Polo a Brescia.
Nel corso degli anni realizzò varie mostre in Italia e all’estero, tra cui New York, Bilbao e San Pietroburgo con Pagine chiodate in occasione delle celebrazioni russe per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Sul lavoro di Franca Ghitti hanno scritto poeti e uomini di cultura come Vittorio Sereni, Calvino, Scheiwiller, Argan, e tra altri Carlo Bertelli, Crispolti, Elda Fezzi, Giuseppe Marchiori ed Elena Pontiggia.
Anna Maria Di Paolo

Franca Ghitti, a cura di Elena Pontiggia, Editore Skira

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