MUve. Marzia Migliora Museo di Ca’ Rezzonico. Venezia

Marzia Migliora Museo di Ca’ Rezzonico. Venezia



Di Marzia Migliora a Ca’ Rezzonico è allestista la mostra Velme, un progetto studiato per porre in relazione la sua opera con lo spazio e la storia del Museo prestigioso cogliendone le suggestioni in un dialogo coraggioso e talora anche in contrasto. L’impatto emotivo percorrendo le sale è davvero forte poiché il candore delle sculture di salgemma sbozzate grossolanamente sono in forte contrasto con la bellezza delle sale, degli arredi e dei quadri del 700 che caratterizzano il fantastico Palazzo. E paradossalmente prezioso diventa andare alla ricerca delle opere più della Migliora disseminate a bella posta tra tanta magnificenza, compresa la scritta “cui contra nos” sulla grande specchiera delle sale degli Arazzi, del Trono, del Tiepolo e Lazzarini. Ed è il secondo indizio, dopo il titolo della mostra che come un filo rosso ci scopre l’intendimento della Migliora di sottolineare il deterioramento delle risorse della natura per il mero guadagno che ci si ritorcono contro. Infatti Velma, che dà il titolo alla mostra, è la melma del fondale lagunare a rischio a causa del degrado morfologico dell’area e dell’erosione dei fondali marini, determinati dalla scarsa consapevolezza e dalle continue violazioni perpetrate dall’uomo. 




La mostra, curata da Beatrice Merz, comprende 5 installazioni, una è al Portego de mezo, è l’ opera La fabbrica illuminata: cinque banchi da orafo, con l’ “oro bianco” il sale, fondamentale nella storia commerciale di Venezia, illuminati da una fila di neon.


Il capolavoro di Pietro Longhi Il Rinoceronte diventa poi citazione e rivelazione per l’installazione Taci, anzi parla. Della dama del dipinto del Longhi, che indossa una maschera femminile, detta Moréta,


Dal corpus scultoreo degli Etiopi portavaso di Andrea Brustolon e dall’affresco di Gian Domenico Tiepolo Mondo Novo nasce l’omonima installazione di Marzia Migliora situata nel salone al primo piano e nella sala del Brustolon. L’artista muove le statue in avanti e li ruota di 180° rispetto all’attuale posizione nella collezione, segnando questo minimo spostamento con un’asta metrica in uso per la fotografia documentaria dei reperti archeologici. Grazie a questo avanzamento gli Etiopi praticano metaforicamente un passo in avanti, compiendo un cambiamento in direzione del Mondo novo: da schiavi e oggetti incatenati a presenze umane.


 


L’installazione collocata della Sala del Longhi dal titolo Remains, un corno dorato di rinoceronte, rimanda ancora all’ opera Rinoceronte del Longhi. Nella scena nel dipinto il corno tagliato ed esibito rappresenta ancora oggi una minaccia col bracconaggio.

Sono dunque installazioni che, riferendosi a problemi di forte atttualita’, coinvolgono alla partecipazione del visitatore.

Il catalogo che accompagna l’esposizione è edito da Fondazione Merz, con testi di Gabriella Belli, Beatrice Merz e Alberto Salza.   


Anna Maria Di Paolo 


Marzia Migliora Museo di Ca’ Rezzonico – Portego Primo Piano – Fino al 26 novembre 2017


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