LE PIETRE DI VENEZIA. John Ruskin

LE PIETRE DI VENEZIA. John Ruskin

John Ruskin, scrittore, pittore e critico d’arte, (1819-1900) ebbe un legame fortissimo con Venezia, alla quale dedicò la sua opera letteraria più nota, “Le pietre di Venezia”: uno studio della sua architettura, sondata e descritta nei dettagli, e un inno alla bellezza, all’unicità ma anche alla fragilità di questa città.

Ruskin, ammirato da Tolstoj e da Proust, capace di in influenzare l’estetica del tempo con la sua idea dell’arte e dell’architettura, torna ora a Venezia nei luoghi della sua ispirazione; torna a Palazzo Ducale con: taccuini, acquarelli, rilievi architettonici, calchi in gesso, albumine, platinotipi che ritraggono la Venezia gotica e bizantina, medievale e anticlassica che egli tanto amava e che desiderava preservare dall’oblio.

“[Venezia] giace ancora davanti ai nostri sguardi come era nel periodo finale della decadenza: un fantasma sulle sabbie del mare, così debole, così silenziosa, così spoglia di tutto all’infuori della sua bellezza, che qualche volta quando ammiriamo il languido riflesso nella laguna, ci chiediamo quasi fosse un miraggio quale sia la città, quale l’ombra. Vorrei tentare di tracciare le linee di questa immagine prima che vada perduta per sempre, e di raccogliere, per quanto mi sia possibile, il monito che proviene da ognuna delle onde che battono inesorabili, simili ai rintocchi della campana a morto, contro le pietre di Venezia” John Ruskin, The Stones of Venice, vol. I.”

La mostra, voluta da Gabriella Belli, è curata da Anna Ottani Cavina. Pervaso da spirito religioso maturato nell’Inghilterra vittoriana, animato da una visione etica, che lo spinse ad agire sul piano sociale e politico con l’obiettivo utopico di una società organica e felice per tutti (tanto che Gandhi ne sarà incantato), strenuo oppositore del meccanicismo e del materialismo che vedeva diffondersi, Ruskin nel corso della sua vita opera e s’interroga sulle questioni sociali, sull’arte, sul paesaggio e sulla Natura; scrive di mineralogia e di botanica, così come di economia, architettura e restauro. 

Cento le sue opere prestate tutte da musei internazionali giacché in Italia non si custodiscono suoi lavori. La mostra celebra, dunque, John Ruskin come grande e singolare pittore, al di là del suo eclettismo e della sua stessa determinazione a privilegiare la parola scritta di un intellettuale che da critico si batté per la modernità riconoscendo, in particolare, la forza rivoluzionaria della pittura di Turner, difeso contro i detrattori, in vari scritti e nell’opera in più volumi “Modern Painters” in cui lo definisce

“pittore della luce”.

Saranno in mostra alcune straordinarie raffigurazioni della città lagunare, come “Venezia, Punta della Dogana e Santa Maria della Salute” prestato dalla National Gallery di Washington e “Venezia, cerimonia dello Sposalizio del mare” dalla Tate di Londra. La pittura di Ruskin non punta in realtà al sublime come quella di Turner, né all’astrazione tutto colore e luce: è descrittiva, analitica, finalizzata a immortalare la realtà nelle resa dei particolari architettonici in cui tuttavia c’e’ anche visionarietà.

Oltre al viaggio in Italia e alla fascinazione per la natura – con una serie di acquarelli che privilegiano il tema della montagna e i paesaggi della penisola – il cuore dell’esposizione è comunque il rapporto dell’artista con Venezia, visitata dai sedici anni, e alimentato in undici viaggi tra il 1835 e il 1888, come da Studi di nuvole, Tramonti, Pleniluni, Scorci della laguna, Studi dai grandi pittori veneziani: Carpaccio, Veronese, Tintoretto.

A “The Stones of Venice” (1851-1853, 3 volumi) vanno aggiunte le scenografie da tavole in folio degli “Examples of the Architecture of Venice”, pubblicate negli stessi anni, e “St. Mark’s Rest”, nato come revisione de Le pietre di Venezia, dopo che egli aveva assistito alla demolizione di parti importanti della Basilica di San Marco, e divenuto una guida della città “per i pochi viaggiatori che ancora hanno a cuore i suoi monumenti”.

Infine, ad accompagnare questo affascinante viaggio, c’è anche una selezione dei “Venetian Notebooks”, taccuini di schizzi, misurazioni, piante, spaccati e appunti, conservati alla Morgan Library di New York.

La Venezia di Ruskin è paradigma, scoperta, ossessione; città per lui da amare per l’assoluta bellezza e da odiare per il suo decadimento, in uno stringente rapporto tra architettura e società civile; Venezia da cantare e da salvare: Ruskin “Direttore di co- scienze”, come lo definì Proust nel necrologio pubblicato a pochi giorni dalla sua morte e che lancia un monito ancora attuale.   

A. M. D. P.

 

VENEZIA, Palazzo Ducale, Dal 10 Marzo 2018 al 10 Giugno 2018

E-MAIL INFO: info@fmcvenezia.it

SITO UFFICIALE: http://palazzoducale.visitmuve.it/

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