IMPRESSIONISMO E AVANGUARDIE Capolavori dal Philadelphia Museum of Art a Palazzo Reale di Milano

IMPRESSIONISMO E AVANGUARDIE

Capolavori dal Philadelphia Museum of Art

a Palazzo Reale di Milano

Chagall

Il Museo di Philadelphia,  uno dei musei più grandi e prestigiosi degli Stati Uniti, ha prestato a Milano 50 opere di grandi artisti Impressionisti e dell’Avanguardia che vanno da  Bonnard, Cézanne, Degas, Edgard Manet a Gauguin, Claude Monet, van Gogh, Pissarro, Renoir  e poi da Braque, Kandinsky, Klee, Matisse a Chagall,  Brancusi e Picasso, fino a Dalí e a Mirò, a Berthe Morisot e a Mary Cassatt.

Ma come si trovano in America  tante opere di un periodo di cambiamenti nell’arte tali da non essere capiti e apprezzati neanche in Europa? Semplice, per merito di appassionati collezionisti d’oltreoceano che comprarono tante opere per se stessi, ne formarono ampie raccolte e poi le donarono al Museo della loro città.

Il Museo di Philadelphia, fondato nel 1876 in occasione dell’Esposizione Universale per il primo centenario della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America, su ispirazione del Victoria and Albert Museum di Londra, si è arricchito quindi nel tempo di tante collezioni e  capolavori.

Brancusi

La donazione che formalmente  diede inizio alla vastissima collezione d’arte moderna del Museo fu quella di Albert Eugene Gallatin che nel 1927 creò la prima collezione pubblica d’arte moderna del XX secolo negli Stati Uniti.

Fece seguito la “collezione dei coniugi Arensberg” che annovera opere di Duchamp di cui i coniugi erano amici. Per loro Marcel realizzò varie opere e fu lui a consigliare loro di destinare la loro grande collezione al Philadelphia Museum. Tra le opere ci sono, tra altre, il Bacio di Brancusi e l’importante tela di Kandinskij su Il tema dei cerchi, sculture africane e precolombiane, una Bagnante di Renoir, Post Impressionista, opere di scomposizione cubista di Picasso e opere di stampo surrealista di Miró, Dali’ e del regista Buñuel, il trio Catalano che, nella realtà europea del primo dopoguerra fecero proposte artistiche spesso legate all’irrazionale,  quasi per sfuggire alla realtà drammatica della storia “ verso il polo interiore”.

Spicca anche la collezione Cassat, favorita per prima da Mary la quale, artista lei stessa, frequentò a lungo Parigi e partecipò a mostre collettive degli impressionisti. Così, lei coinvolse negli acquisti non soltanto il fratello Alexander, che condivise il suo entusiasmo per quel tipo di ricerca con numerosi acquisti, ma anche sollecitò colleghi e collezionisti di Philadelphia che iniziarono ad apprezzare, più che a Parigi, l’arte europea moderna. Questa, infatti, aveva mutato la percezione della realtà perché la guardava nella sua totalità, la coglieva, soprattutto, in un’ “impressione” generale e la rendeva con pennellate di colore rapide e vivide per effetto del plein air. In tal modo, i pittori immersi nel  paesaggio, facevano emergere sensazioni e percezioni visive date dalle particolari condizioni di luce nelle varie ore del giorno,  allontanandosi dal classicismo e dal realismo; la qualcosa li faceva guardare con diffidenza.

Contribuirono alla formazione del Museo altre raccolte quali la “collezione White” con ben 400 opere dalle avanguardie, da Cézanne, fino agli esordi del Cubismo con le nature morte di Braque.

Kandinsky

E ancora la “collezione Stern”, approntata dall’ avvocato ebreo di origine Ucraina, grande collezionista, a cui si deve l’acquisto de “il Doganiere” di Rousseau e varie opere di Chagall del quale Stern divenne amico, in ciò favorito dalla comune origine geografica e dall’ uguale lingua yiddish in cui parlavano giacché Marc non conosceva l’inglese. Stern, a lungo amministratore del Philadelphia Museum of Art, lasciò alla sua morte  al Museo circa trecento opere, fra cui i dipinti di Cézanne, Renoir, Bonnard e Matisse presenti in mostra.

L’esposizione, con catalogo Skira, promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e Mondo Mostre Skira, si inserisce nella linea espositiva “Musei del mondo a Palazzo Reale”, inaugurata nel 2015, che vede la realizzazione di mostre delle più importanti collezioni museali di tutto il mondo non sempre note al grande pubblico e non sempre accessibili.

La mostra milanese, pertanto, costituisce una buona occasione per ampliare la conoscenza: dei Paesaggi in Monet, Sisley e Pissarro; delle Vedute urbane; dei Volti, sentimenti e silenzi dei Ritrattidi Manet, Morisot e Renoir; delle opere emblematiche di Van Gogh e Gauguin; di quelle dei cubisti: Picasso, Braque, Juan Gris dell’ École de Parische accolse anche un gruppo internazionale di artisti come il romeno Brancusi, l’ebreo russo Soutine, come Chagall, l’italiano Modigliani, artisti che fecero riferimento a Matisse e agli altri artisti del suo gruppo Fauves, definiti appunto “belve feroci”: de Vlaminck, Dufy e Rouault.

Si tratta, insomma, di un’interessante panoramica sull’Impressionismo e sulle Avanguardie.

Anna Maria Di Paolo

Milano, Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, fino al 2 settembre 2018

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