Mendrisio. Piero Guccione, la pittura come il mare

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LA PITTURA COME IL MARE. PIERO GUCCIONE A MENDRISIO

Guccione, nei suoi lavori di luce e di colori mediterranei di paesaggi e soprattutto del mare ha attuato una contemplazione quotidiana della sua Sicilia, che ritrasse con amore e coraggio. Emerge così il suo continuo stupore e la sua paziente attesa per il prodigio che la natura offre alla vita.

In ciò è aiutato anche dalla perizia della stile e della tecnica che gli consentono di dipingere non l’impressione della natura, ma il modo in cui egli aveva quelle “visioni”.

Ora, il Museo d’Arte Mendrisio ha organizzato la sua prima retrospettiva post mortem, con l’esposizione di 60 opere tra oli e pastelli, a cura del direttore Simone Soldini e dell’“Archivio Piero Guccione”, corredata da un catalogo edito dallo stesso Museo.

Piero Guccione, nato a Scicli, in Sicilia, e scomparso ad ottobre 2018, a 83 anni, aveva anche animato il “Gruppo di Scicli” con la compagna Sonia Alvarez, Ugo Caruso, Giuseppe Colombo, e tra altri, Franco Sarnari con mostre personali e collettive del Movimento.

Guccione, tuttavia, si dedico ad una ricerca autonoma, sia negli oli sia nei pastelli, contemplando in solitaria la natura. Egli non mirò all’astrazione, ma ad una allegoria dei suoi stati d’animo sia nei pastelli, dagli anni Settanta – tecnica “veloce” con cui esprimeva con immediatezza emozioni di gioia, di malinconia e di dolore – sia negli oli con strati e strati di colore azzurro coi quali otteneva tonalità simili all’essenza poetica del “M’illumino d’immenso” di Ungaretti.

Egli spiegava la sua “passione” del mare con essenzialità: “Mi attira l’assoluta immobilità del mare, che però è costantemente in movimento”. E in effetti, cogliere l’azzurro del mare e del cielo, le variazioni dell’intensità della luce con l’intento di fissarne il movimento incessante fu laborioso, ma non attuato perché rispondeva al flusso del suo stato d’animo.

Nelle belle sale del Museo di Mendrisio si snodano, dunque, queste sorprendenti opere dallo stesso tema, ma sempre diverse, espressione di chi è tornato alle cose e alla radice della “normalità pensante” in cui mente e cuore si incontrano penetrando la materia con umiltà fino a visioni sublimi di sintesi tra l’inquietudine, espressa dalle velature nere, e l’estasi degli azzurri in continua variazione.

Artista lontano da mode, sperimentalismi e avanguardismi, Guccione ha sempre improntato la sua ricerca appartata al connubio del “saper guardare” e del “saper fare”, improntato al concetto che “non è importante saper dipingere, ma saper guardare” trasmessogli dall’amico Guttuso del quale fu anche assistente alla cattedra di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma.

“La mia pittura oggi va verso un’idea di piattezza… che però, in qualche modo, contenga un dato di assolutezza, di una cosa che assomiglia a niente e che assomiglia a tutto.»

Assolutezza del mare e del cielo, pertanto, in cui la distinzione si fa via via più impercettibile nel quadro, come sottolineò anche Moravia. Una sorta di “sintesi suprema di pittura figurativa e astratta” – Sgarbi -, sebbene gli azzurri rarefatti e senza confine diano il senso di impercettibilità.

Del resto, l’assenza del tempo e della figura umana in spazi semplici e al contempo complessi, rendono la sua percezione e proiezione di totale silenzio e di apparente imperturbabilità.

La ricerca di Guccione, in sintesi, è stata una progressiva dissoluzione dell’immagine del mare e del cielo fino all’espansione indistinta dell’azzurro, a riflettere il suo spazio interiore illimitato ed evanescente, in un senso di vuoto evocativo.

La pittura di Guccione, che non ha partecipato al clamore del mondo dell’arte, ha riscosso, però, il sostegno di grandi critici – Jean Clair, Tassi, Calvesi, Caroli, A. Trombadori, e, tra altri, Marisa Vescovo e importanti scrittori – Moravia, Siciliano, Nico Orengo, Sciascia, Susan Sontag.

Ha partecipato a importanti esposizioni pubbliche nazionali e internazionali invitato a Washington, al Metropolitan Museum of Art di New York, a Roma, X e XII edizione della Quadriennale, a Venezia dove partecipò nove volte alla Biennale che nel 1988 gli dedicò una sala personale nel Padiglione Italiano. E ha esposto, inoltre, al Palazzo: delle Esposizioni di Roma, Reale di Milano, ai Diamanti di Ferrara, al Palazzo dei Leoni

di

di Messina, alla Kunstmesse di Basilea, e tra altre sedi, a Chicago.

Sue opere, oli e pastelli, ad esempio: Cielo e nuvole a Punta Corvo, Luna d’Agosto, Albero del siparietto, Pré le matin, La nave e l’ombra del mare, Linee del mare, conservati in collezioni pubbliche e private nel mondo, ora sono presentati al pubblico svizzero e italiano nella ridente città di Mendrisio, a mezz’ora di auto da Milano.

Anna Maria Di Paolo

Piero Guccione. Museo d’arte di Mendrisio, Piazzetta dei Serviti 1

CH, fino al 30 giugno 2019

Raggiungibile anche in treno http://www.tilo.ch

Info: museo@mendrisio.ch

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