“Arshile Gorky: 1904 – 1948” alla Ca’ Pesaro di Venezia

“Arshile Gorky: 1904 – 1948”

alla Ca’ Pesaro di Venezia

La Fondazione Musei Civici di Venezia presenta la prima ampia retrospettiva mai realizzata in Italia su “Arshile Gorky: 1904 – 1948”, uno dei protagonisti dell’Espressionismo Astratto, con 80 opere.

Gorky, armeno, trasferitosi nel 1920 negli Stati Uniti, per sfuggire al genocodio determinato dall’invasione turca del suo Paese, portò con sé la conoscenza della cultura europea tanto che la sua pittura in quegli anni risentì dell’influenza di Braque, Cézanne e soprattutto di Picasso a cui si ispirò per i ritratti.

A New York studiò alla Grand Central School of Art e divenne insegnante di disegno inserendosi presto anche nell’ambiente artistico americano ed ebbe per amico Stuart Davis, J. Graham e de Kooning.

Raggiunse prontamente uno stile personale e la sua pittura fu apprezzata anche da Breton di cui fu amico insieme ad altri artisti surrealisti europei emigrati negli Stati Uniti, come Miró e Masson. Frequentò anche Matta.

Iniziò una pittura composita in cui, mescolando forme vegetali ed elementi fluttuanti in spazi indistinti, evocava un suo personale spazio originario.

Nel 1931 tenne con successo la prima personale a Filadelfia nella quale emerse la complessità delle sue conoscenze artistiche e gli influssi che lo porrtarono ad essere una delle figure centrali nell’ Avanguardia americana del XX secolo, con de Kooning, Pollock, Rothko, Calder e Noguchi. I suoi dipinti testimoniano, infati, il suo eclettismo nello stile e nei temi enunciati. Gorky passò dai primi ritratti concreti di famiglia e di amici ad una sintesi cubista e surrealista con “forme biomorfiche” sia nei paesaggi sia nelle nature morte degli anni ’30, esplicando la sua “sensibilità europea” nel contesto americano.

La retrospettiva alla Ca’ Pesaro, realizzata in collaborazione con “The Arshile Gorky Foundation” e con i familiari, espone anche opere mai mostrate prima. Altri prestiti, inoltre, provengono da: National Gallery di Washington; Tate Gallery di Londra; Centre Pompidou di Parigi; Whitney Museum di N.Y.; Hirshhorn Museum di Washington e, tra altri, il Gulbenkian Foundation di Lisbona.

Un’ antologica a Ca’ Pesaro, dunque, in occasione della Biennale Arte, che documenta l’iter della sua ricerca artistica efficace e prolifica.

Gorky non si pose mai confini né nella vita – cambiò anche nome in onore dello scrittore russo Maxim Gorky – nè nell’arte in cui evocò in vari modi sia la “tragedia personale” della straziante infanzia perduta sia “nazionale” in uno stile che sintetizza le Avanguardie storiche europee, e le Avanguardie newyorkesim fino all’ Astrazione.

Conosciuto e apprezzato, quando ebbe anche successo economico lavorò per la prima volta senza preoccupazioni finanziarie, come scrisse con soddisfazione alla sorella in una lettera.

La mostra, curata da Gabriella Belli e da Edith Devaney, presenta anche disegni come “Nighttime, Enigma and Nostalgia” che seguono l’iter dell’astrazione. E poi opere come “Apple Orchard” che rivelano quanto gli giovasse la vita in campagna per l’ affinità perduta con la natura e col paesaggio che espresse con stile scorrevole.
In mostra anche le ultime opere come ” The Liver is the Cock’s Comb”, con evocazione e ricordi dei giardini dell’Armenia; e “One Year the Milkweed” dipinto astratto lirico e spigliato, con forme biomorfe surrealiste, con procedura dell’automatismo.

L’iter artistico di Gorky, in sintesi, rispecchia la complessità della sua esistenza, segnata anche da due guerre mondiali e dall’adattamento as una megalopoli come New York che nel frattempo divenne capitale artistica su Parigi. Fece di tutto per adattarsi, formò una famiglia, ebbe due figli, soggiornava spesso in una Farm in Virginia dove lavorò intensamente in un ritrovata serenità a contatto con la natura da cui ricavò nuovi stimoli. Tradusse, infatti, quella quiete in allegorie visive e in nuove forme metamorfiche, vicine alla sua sensibilità. Tuttavia, la sua vita terminò in modo atroce, dopo una serie di disgrazie. Un incendio della sua casa, infatti, distrusse 27 dipinti e tantissimi disegni, si ammalò di cancro, ebbe un incidente d’ auto che gli impedì di lavorare e col divorzio perse anche i figli. Sta di fatto che, totalmente in crisi, si impiccò nel 1948.
Di Arshile Gorky ( 1904 – 1948) rimane il suo lavoro di astrazione lirica che, con un nuovo linguaggio, influenzò l’arte americana. Suoi dipinti e disegni sono presenti in tutti i principali musei americani e del mondo.

Anna Maria Di Paolo

“Arshile Gorky: 1904 – 1948” Ca’ Pesaro- Galleria Internazionale d’Arte Moderna Santa Croce 2076, Venezia, dal 9 maggio al 22 settembre 2019,

Stampa: press@fmcvenezia.it; Roberta Barbaro gestione3@studioesseci.net; info@andreaschwan.com

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