RITRATTO DI DONNA. IL SOGNO DEGLI ANNI VENTI E LO SGUARDO DI UBALDO OPPI A VICENZA

RITRATTO DI DONNA. IL SOGNO DEGLI ANNI VENTI

E LO SGUARDO DI UBALDO OPPI A VICENZA

A Vicenza, nella Basilica palladiana, è in corso la mostra “Ritratto di donna” che indaga i fermenti artistici degli Anno Venti iniziando dalla “Giuditta” di Klimt, opera esposta alla Biennale di Venezia del 1910, e acquistata dal Comune per Ca’ Pesaro.

L’eroina, che sconfisse il tiranno Oloferne, indicava infarri un emblema della trasformazione della donna anche italiana che in quegli anni comprese il suo valore; durante la grande guerra infatti aveva dovuto sostituire in tutto gli uomini che erano al fronte cosicché poi volle rafforzare la libertà conquistata, anche con seduzione e modernità. Era la “Belle Epoque” con desiderio di pace, di benessere e di cambiamenti della società, e perché no, anche degli abiti corti o del taglio di capelli delle donne moderne: così Coco Chanel cambiò la moda, Amelia Earhart attraversò in volo l’Atlantico e Josephine Baker

incantò Parigi coi suoi balli.Si tratta del “Realismo Magico”, la pittura figurativa italiana così definita da Massimo Bontempelli che riprese la definizione del critico Franz Roht, 1925, con riferimento al ritorno al classicismo rinascimentale, rivisitato in una visione immobile, sospesa e incantata. Sono, infatti, visioni di due realtà, una realistica e una magica che coesistono, creando atmosfere arcane, ambigue, lontane dal presente – del resto la prima guerra mondiale con i suoi orrori e i 50 milioni di morti era finita da poco -.

Così, passata anche l’euforia e lo spirito selvaggio delle Avanguardie storiche, il Movimento individuò nel Classicismo il riferimentoper narrare il presente con forme di immobilità, silenzio e fantasia. Si guardò Dunque sia alla Secessione Viennese dominata da Gustav Klimt sia ai cambiamenti della pittura avvenuti a Parigi dal Simbolismo e dall’Espressionismo.

Tutto ciò influenzò giovani artisti riuniti nella mostra a Ca’ Pesaro: Zecchin, Cavaglieri e Casorati, ma anche Guido Cadorin, Arturo Martini e Gino Rossi che in mostra sono presenti con quadri i cui temi centrali sono il doppio, riflesso nello specchio, il rapporto tra il pittore e la modella, l’amicizia femminile, le donne fatali, ma anche lavoratori nella crudezza della realtà accanto ad altri contesti di sogno e di nostalgia di paradisi perduti.

Sono artisti della “classicità moderna”: Campigli, Marussig, tra altri, Sironi, e, ovviamente, Ubaldo Oppi che dipinsero ragazze, ninfe attraenti, muse dormienti o seduttrici come dentro un sogno di fiaba in ritratti seducenti, forme ambigue e trasognate, quali come le visioni oniriche di Casorati, la solidità misurata di Funi, il realismo e la spiritualità di Carrà o lo sguardo analitico di Donghi.

Ampia sezione è dedicata a Ubaldo Oppi, nato a Bologna nel 1889, cresciuto a Vicenza, ma formatosi tra Vienna, Venezia e Parigi. Scoperto a Milano dalla Sarfatti, la prima critica donna, e da Ugo Ojetti, fu uno degli iniziatori del movimento artistico del “Novecento italiano” e uno dei maggiori esponenti delRealismo magico”. Ebbe un immediato successo per la sua svolta classicista piena di immaginazione e meraviglia in cui evocò amanti, abbracci e danze musicali. A Parigi dal 1911 Oppi, conobbe Modigliani ed ebbe un flirt con Fernande Olivier, amante di Picasso, della quale sono in mostra tre ritratti a confronto: “Fernande Olivier ”, 1907, di van Dongen, “Ritratto” di Picasso, 1906, e “Figura in rosso”, 1912, di Oppi.

Rientrato in Italia nel 1915, Oppi prese parte alla prima guerra mondiale, venne ferito e fatto prigioniero. Altri però saranno uccisi come il figlio di Margherita Sarfatti che Ubaldo Oppi soldato conobbe a Milano, iniziando così una intensa collaborazione artistica. Quando però Ojetti per la Biennale del 1924 offrì ad Oppi una mostra personale quel sodalizio s’interruppe. Oppi vi espose La giovane sposa, Le amiche e le Amazzoni, opere seducenti con figure di donne libere, imponenti ed esotiche.

Il tema del “doppio” de Le amiche, si ritrova inoltre nelle opere di Sironi, Carlo Sbisà, Bortolo Sacchi, Cagnaccio di San Pietro, Tullio Garbari, Campigli e Mario Mafai in cui nella figura della donna classica s’intravede un’aura irreale.

Sironi e Casorati invece rappresentano le donne con atteggiamento più materno, quasi ad indicarne l’ ambito domestico, ma sono presentate anche: le nudità del “Concerto“ 1924 e il paesaggio sognante de “La quiete” di Casorati, 1921; e poi “Lede” e “Muse” enigmatiche di Bucci, Cadorin e Borra. Di Gio’ Ponti sono esposti vasi con donne sulle nuvole e cacciatrici, già presentate nel 1925 all’Esposizione Internazionale di Parigi. Anche Oppi molto apprezzato espose dal Salon d’Automne di Parigi al Premio Carnegie di Pittsburgh, a varie Biennali di Venezia e alla mostra di Modern Italian Art di New York.

Sono presentati inoltre abiti e gioielli degli anni Venti, da Chanel a Cartier, come nei dipinti.

Altre opere sono incentrate sul lavoro: “I pugilatori” e “L’ingegnere” o la “Pastorella”, i “Pescatori di Santo Spirito” ,1924, ritratti di Oppi o il lavoro umile de l’ “Alzaia” di Cagnaccio di San Pietro.

I quadri della fine degli Anni Venti di Oppi come “Adamo e Eva” “L’Adriatico”, 1926, chiudono l’esposizione indicando una partenza enigmatica di donne tra i flutti.

Certo è che le figure del Realismo Magico non mostrano emozioni, in riferimento forse al periodo storico post-bellico in cui l’apatia è legata al disincanto.

Un limite del Movimento è stato il valore anche politico del “ritorno all’ordine” italiano, sarà infatti soltanto la pittura metafisica di De Chirico degli Anni Venti che, con la classicità delle sue atmosfere smarrite, oltrepassò i confini nazionali, influenzando il Surrealismo europeo.

Quadri prestati da collezioni private e da Musei italiani e stranieri.l

L’esposizione, curata da Stefania Portinari, è promossa dal Comune in collaborazione con il Cisa Andrea Palladio, la Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza e l’Accademia Olimpica. La mostra, parte di un progetto di rilancio della Basilica Palladiana di Vicenza, città ideale di vera eleganza creata dal genio di un solo eccelso architetto del Rinascimento: Andrea Palladio, è patrimonio Unesco. Motivo ulteriore per visitare l’esposizione.

Anna Maria Di Paolo

RITRATTO DI DONNA. Il sogno degli anni Venti e lo sguardo di Ubaldo Oppi

Vicenza, Basilica palladiana, Piazza dei Signori,

Fino 13 aprile 2020.

Prevendita > +39 0444 326418

INFO > 39 0444 326418

info@mostreinbasilica.it

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