Artemisia Gentileschi  Palazzo Braschi a Roma

                              Artemisia Gentileschi 

                           Palazzo Braschi a Roma


 Ad Artemisia Gentileschi il Museo di Roma a Palazzo Braschi dedica un’importante mostra. 

L’esposizione, promossa e prodotta da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Arthemisia Group e organizzata con Zètema Progetto Cultura, nasce da un’idea di Nicola Spinosa, avvalendosi di un prestigioso comitato scientifico ed è curata dallo stesso Spinosa per la sezione napoletana, da Francesca Baldassari per la sezione fiorentina, e da Judith Mann per la sezione romana.

La mostra è un viaggio nella vita e nell’arte di Artemisia, con un approfondito esame degli scambi e delle influenze con gli artisti a lei vicini quali Cristofano Allori, Simon Vouet, Giovanni Baglione, Antiveduto Grammatica e Giuseppe Ribera, altri grandi protagonisti del ‘600.
Frutto di un lunghissimo lavoro preparatorio, la mostra presenta 90 opere, che coprono un arco temporale che va dal 1610 al 1652, tra le quali Giuditta che taglia la testa a Oloferne dal Museo di Capodimonte, Ester e Assuero dal Metropolitan Museum di New York, Autoritratto come suonatrice di liuto, Wadsworth Atheneum di Hartford Connecticut, e moltissime altre, prestate dai principali musei del mondo, tra cui la Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze e il Národní galerie v Praze di Praga.
L’esposizione è a cura di Francesca Baldassari, Judith Mann, Nicola Spinosa.

L’artista, nata a Roma nel 1593 e morta a Napoli nel 1653, protagonista di noti episodi drammatici e scandalosi, ha vissuto e lavorato a: Firenze, Roma e Napoli.

Il padre Orazio le insegnò il rigore del disegno, e da Caravaggio, riprese l’aspetto drammatico e teatrale. Divenne nota per il processo per stupro contro Agostino Tassi tanto che sorsero numerose associazioni e circoli intitolati a lei. Fu dunque una figura di donna impegnata e indipendente diventando un’apprezzata artista. 

Roberto Longhi ha scritto di lei che è «l’unica donna in Italia che abbia mai saputo che cosa sia pittura, e colore, e impasto, e simili essenzialità…». In verità, così non è stato in quanto prima di Artemisia, tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600, ci furono altre donne pittrici, come Sofonisba Anguissola che fu chiamata in Spagna da Filippo II; Lavinia Fontana che si recò a Roma su invito di papa Clemente VIII; Fede Galizia che dipinse, tra l’altro, originali nature morte e una bella Giuditta con la testa di Oloferne; Lucrina Fetti che lavorò per i Gonzaga. 

La storia personale e artistica di Artemisia fu, comunque, davvero singolare e rimarchevole

come ben si evince dalle opere presentate nella mostra di Roma.

A. M. D. P. 


ROMA, Palazzo Braschi, fino all’ 08 Maggio 2017

INFO: museodiroma@comune.roma.it

 http://www.museodiroma.it

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A SANTA MARIA PRESSO SAN SATIRO A MILANO LA NUOVA ILLUMINAZIONE DELLA BASILICA



A SANTA MARIA PRESSO SAN SATIRO A MILANO


LA NUOVA ILLUMINAZIONE DELLA BASILICA

 

 

La Basilica di Santa Maria presso San Satiro a Milano, a pochi passi da Piazza Duomo, in Via Torino, è uno dei gioielli dell’arte rinascimentale che conserva al suo interno il famoso coro prospettico di Donato Bramante e ora si presenta in tutto il suo splendore, come mai si era vista prima per effetto della nuova illuminazione.

Voluta nel 1478 dal duca Gian Galeazzo Sforza e dalla madre reggente Bona di Savoia per rafforzare il culto di Maria e per abbellire la città, fu affidato l’incarico all’architetto Donato Bramante, autore anche della Chiesa di S. Maria delle Grazie. I lavori interni ed esterna della chiesa vennero definitivamente conclusi nel 1518.


Dopo lunghe e travagliate sorti, tra il 1939 e il 1942, inoltre l’intero complesso fu restaurato restituendo la planimetria iniziale e l’autentica struttura del sacello di San Satiro, stravolti nel tempo.


A San Satiro, fratello di Sant’Ambrogio – 339-397 circa – fu dunque dedicata questa chiesa mentre al protettore della città fu innalzata la famosa basilica di Sant’Ambrogio, appunto.


La chiesa di Santa Maria, antico oratorio stretto e lungo, adiacente al Sacello di San Satiro, di epoca carolingia, fu dunque trasformato da Bramante in un edificio a croce tau a tre navate con volte a botte e cupola emisferica a cassettoni ispirata a Brunelleschi. 

Dietro all’altare, senza coro e senza abside, l’ interruzione era disarmonica e la genialità di Bramante fu quella di creare un finto coro in stucco dipinto che equilibra l’intera struttura dando l’illusione spaziale; infatti Bramante in soli 90 cm ha creato la prospettiva di un’abside profonda, coperta da volte a botte con cassettoni, un perfetto trompe l’oeil.



Ora tanta bellezza complessiva risplende per il nuovo impianto d’illuminazione, reso possibile grazie alla collaborazione di Artemide S.p.A. e della Fondazione Banca del Monte di Lombardia.


Anna Maria Di Paolo

 

Milano, Basilica di Santa Maria di San Satiro (via Torino 17/19)

Da GIOVEDÌ 24 NOVEMBRE 2016

 

Referente: anna.defrancesco@clponline.it





 

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               Ennio Morlotti. Dalla collezione Merlini                                  al Museo Morandi di Bologna

               Ennio Morlotti. Dalla collezione Merlini

                                  al Museo Morandi

Giorgio Morandi ed Ennio Morlotti a confronto è la proposta che 

Il Museo Morandi | Istituzione Bologna Musei fa per continuare a valorizzare la propria collezione.
In una delle sale espositive, infatti, sarà possibile ammirare un’ampia se­lezione di dipinti e di pastelli di Morlotti, uno dei più amati dal collezionista Giusep­pe Merlini.

Arturo Carlo Quintavalle riporta un aneddoto che lo stesso Morlotti gli riferì a proposito dell’osservazione di Roberto Longhi davanti ad alcune sue opere esposte al Milione tra il ’39 e il ’40; sembra infatti che avesse chiesto al gallerista Gino Ghiringhelli: “chi è questo morandiano così interessante?”. 

Comunque sia, i dipinti e i pastelli di Morlotti in mostra ripercorrono tutti i momenti salienti dell’attività dell’artista, a partire dagli esordi a Milanese nei primi anni Quaranta, documentati anche da una rara Natura morta del 1942 e Dossi del 1946: era il tempo, insomma, in cui Morlotti indivi­duo’ in Morandi un riferimento e un modello rielaborato autonomamente da Morlotti.


Certo ci fu anche il confronto, nell’ambito del generale orientamento neo-cubista dell’arte italiana intorno alla fine della seconda guerra,

con Picasso, ma già alla metà degli anni Cinquanta l’artista elabora uno stile proprio, caratterizzato da una intensa immersione nella natura composita con spessore materico e ricchezza cromatica. Morlotti con le opere Nudi, Granoturco e Adda a Imbersago, che rivelano il suo passaggio anche attraverso la ricerca artistica di Paul Cézanne, da’ una prova della sua cultura figurativa.


La sequenza di dipinti di Rocce, inoltre, che va dalla metà degli anni Settanta ai tardi anni Ottanta, mostra la centralità dell’idea di serialità mutuata da Monet che, come già in Morandi e soprattutto in Cézanne, non è una semplice variazione sul tema, ma indagine profonda di penetrazione della natura e del tempo del suo svelarsi.
L’esposizione si avvale di un ricco catalogo, edito da Silvana Edi­toriale, con riproduzione di tutte le opere esposte e testi dei curatori: saggi di Fabrizio D’Amico e di Mariella Gnani, conservatrice della collezione Merlini.


 Il volume comprende inol­tre le schede di tutti i lavori di Morlotti della collezione Merlini e un’antologia di saggi critici

pregressi sia su Morlotti che su Giorgio Morandi.
 Anna Maria Di Paolo

Dal 17 nov. 2016 all’8 genn. 2017
Museo Morandi, Via Don Minzoni 14 – Bologna

Tel. 0516496611 – info@mambo-bologna.org

http://www.mambo-bologna.org/museomorandi/ 
Ufficio stampa MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna 
 e-mail: elisamaria.cerra@comune.bologna.it
Ufficio stampa collezione Merlini Studio ESSECI – Sergio Campagnolo. 

Info: http://www.studioesseci.net

Referente Stefania Bertelli: gestione1@studioesseci.net

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 Alla Triennale di Milano Scatti per Bene 2016

  Alla Triennale di Milano Scatti per Bene 2016

Asta di scatti fotografici d’autore a sostegno dei progetti di CAF onlus e delle sue quattro comunità per bambini e adolescenti maltrattati

 
La fotografia d’autore incontra la solidarietà: il 17 novembre la Triennale di Milano, in viale Alemagna 6, ospiterà l’edizione 2016 di Scatti per Bene, l’asta benefica organizzata dall’associazione Caf in collaborazione con la casa d’aste Sotheby’s e con la piattaforma benefica CharityStars.
Grandi nomi del mondo della fotografia nazionale ed internazionale hanno donato i propri scatti a sostegno delle attività di accoglienza e cura dei minori maltrattati o in grave difficoltà, ospiti delle quattro Comunità Residenziali dell’Associazione milanese.

Tra le opere all’asta, ricordiamo quelle di Gabriele Basilico, uno dei più importanti fotografi urbani al mondo, Maurizio Galimberti, inventore della celebre tecnica del“mosaico fotografico”, Gianni Berengo Gardin, Giovanni Gastel, dallo stile fotografico inconfondibile, Massimo Vitali e Ugo Mulas, famoso per aver fatto della fotografia un mezzo per indagare gli sviluppi più fecondi della scena contemporanea.

La piattaforma web CharityStars affianca l’associazione attraverso una pre-asta online attiva fino al 15 novembre. Le offerte fatte tramite il web costituiranno la base d’asta per l’aggiudicazione in sala durante la serata, in collaborazione con la casa d’aste Sotheby’s.
Per le offerte: http://www.charitystars.com
1- Ugo Mulas “Alberto Giacometti, XXXI Esposizione Internazionale Biennale d’Arte”
2 – Gabriele Basilico “Milano 1989″

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Maria Mater Misericordiae a Senigallia. UN VIAGGIO ARTISTICO ALLE RADICI DEL SACRO

Maria Mater Misericordiae a Senigallia
UN VIAGGIO ARTISTICO ALLE RADICI DEL SACRO

A Palazzo del Duca di Senigallia (AN) la mostra “Maria Mater Misericordiae” è l’ultima delle mostre che la Regione Marche dedica al Giubileo della Misericordia.
La rassegna, il cui percorso espositivo attraversa dal medioevo al ‘700 l’immagine della Vergine, si apre in un momento delicato per la Regione, ferita fin nel profondo dagli eventi sismici recenti e odierni, e proprio per questo vuole essere un messaggio di speranza.

Particolarmente emblematica appare la presenza della Madonna della Misericordia di Girolamo di Giovanni, eseguita nel 1463, e scelta per rappresentare la mostra. Questo capolavoro, le cui affinità formali evocano il nome di Piero della Francesca, è conservata a Camerino, città che in queste ultime ore ha subìto considerevoli danni al proprio patrimonio storico artistico.

Sono esposte opere dei maggiori artisti italiani, prima fra tutte La Vergine delle Rocce di Leonardo. Altre significative opere sono quelle di Perugino, Rubens, Carlo Crivelli, Lorenzo Monaco sul forte sentimento devozionale per Maria, Madre Misericordiosa.

 Curata da Giovanni Morello e Stefano Papetti, in collaborazione con la Fondazione Giovanni Paolo II e l’ANCI Marche, l’esposizione si avvale di un nucleo di dipinti e sculture provenienti dalle più prestigiose raccolte internazionali quali i Musei Vaticani, la Galleria degli Uffizi, la Pinacoteca Nazionale di Siena, la Galleria Nazionale delle Marche, la Galleria Borghese di Roma, il Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli, l’Accademia Carrara di Bergamo.

Al centro della narrazione artistica troviamo i mutamenti iconografici ai quali è sottoposta l’immagine della Madonna della Misericordia alla quale i fedeli chiedono un’opera di intercessione per salvare la comunità urbana minacciata dalla peste.

È anche esposta la più antica rappresentazione iconografica della Madonna della Misericordia dipinta da Barnaba da Modena tra il 1375 e il 1376, conservata nella Chiesa dei Servi di Genova. Si tratta di un artista che ha operato nel palazzo ducale di Genova, nel monumentale Camposanto di Pisa, in altre città del nord Italia e le cui opere sono oggi esposte presso il Museum of Fine Arts a Boston, nella collezione Cruz di Santiago del Cile e alla National Gallery di Londra. Eseguita per una confraternita genovese, la tavola è il prototipo più antico della nuova iconografia della Madonna della peste o delle frecce per l’inarrestabile pioggia di frecce scagliate dagli angeli e dal Figlio. 

Altro capolavoro è a Madonna della Misericordia con i Santi Stefano e Girolamo e committenti di Pietro Perugino, oggi conservata nel museo comunale di Bettona in cui l’ampio manto della Vergine, quasi una tenda, è usato come simbolo di protezione e accoglie Santo Stefano, San Girolamo e i committenti raffigurati alle loro spalle. La Vergine dal volto sereno e dalle morbide fattezze assume l’atteggiamento dolce e materno di chi è invocata a propria protezione.

Presente inoltre la Madonna della peste, del 1472, di Benedetto Bonfigli della chiesa parrocchiale di Corciano. Questo pittore definito dal Vasari il più grande artista umbro prima dell’ascesa del Perugino lavorò sia in Vaticano, sia soprattutto nella sua città natale, Perugia nella cui Galleria Nazionale è esposto il suo più importante ciclo di affreschi eseguito per la cappella di Palazzo dei Priori. Nell’opera esposta la funzione tutelare dalla Madonna è espressa nel manto di broccato sul quale si frantumano i dardi della punizione celeste.

Altra opera di straordinaria bellezza è la Madonna del latte di Carlo Crivelli, conservata nella pinacoteca parrocchiale della chiesa dei santi Pietro, Paolo e Donato di Corridonia. La tavola databile al 1472 ed eseguita per la chiesa di sant’Agostino costituisce la parte centrale di un polittico, forse smembrato e le cui parti laterali sono ormai definitivamente perdute. Considerata opera eccelsa, in questo dipinto il Crivelli abbandona il tradizionale fondo oro e raffigura Maria seduta su un trono con il tipico drappo alla veneziana che cala coprendo lo schienale, ed è attorniata da una gloria di cherubini e serafini e dipinge uno sfondo di colore azzurro. 

Di Girolamo di Giovanni è la Madonna della Misericordia che evoca l’análoga tela di Piero della Francesca per le affinità formali col polittico di Borgo San Sepolcro. L’imponente figura della Vergine che apre il mantello sotto il quale si riparano i devoti, assieme ai santi Venanzio e Sebastiano, rappresenta la madre misericordiosa che accoglie coloro che hanno vissuto la grazia e a cui garantisce un destino di salvezza alla propria anima.

Dalla chiesa di Sant’Ermete in Pisa proviene l’opera Vergine col Bambino e angeli di Lorenzo Monaco. L’artista che viene ricordato per essere l’ultimo esponente importante dello stile giottesco, prima della rivoluzione rinascimentale di Beato Angelico che fu suo allievo e del Masaccio.

Nell’ambito de “Le mostre del Giubileo della Misericordia delle Marche”; fino all’8 gennaio 2017 è possibile visitare a Loreto, anche la mostra “La Maddalena tra peccato e penitenza”, a cura di Vittorio Sgarbi, e a Osimo, presso Palazzo Campana, fino al 15 gennaio 2017, la mostra “Lotto Artemisia Guercino. Le stanze segrete di Vittorio Sgarbi”.
A. M. D. P. 

Le tre mostre sono visitabili con un coupon sconto disponibile presso gli uffici turistici, gli alberghi e, inoltre è scaricabile da: eventi.turismo.marche.it

La Mostra Maria Mater Misericordiae allestita nel Palazzo del Duca di Senigallia rimarrà aperta fino al 29 gennaio 2017:

dal martedì al mercoledì dalle 15.00 alle 20.00

dal giovedì alla domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 20.00

sito internet. http://www.senigalliaturismo.it

Internet http://www.rosifontana.it

Posta: info@rosifontana.it

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       Fondazione Torino Musei. Dimissioni della Presidente Patrizia Asproni

                                                              Fondazione Torino Musei. Dimissioni della Presidente Patrizia Asproni
 comunicato stampa con la posizione ufficiale del CONSIGLIO DIRETTIVO in merito alle dimissioni – presentate oggi – della Presidente Patrizia Asproni.
“Le dimissioni di Patrizia Asproni dalla fondazione Torino Musei sono la diretta conseguenza dell’azione di sfiducia messa in atto dalla Città di Torino. Tutto ciò avviene senza nessun dialogo o confronto con gli altri soci della Fondazione e senza nessuna riflessione sui destini strategici della stessa. Il Consiglio Direttivo chiede a Patrizia Asproni di ripensarci e auspica un immediato confronto della Città di Torino con gli altri soci. Le dimissioni della Presidente Asproni avvengono infatti in un momento delicato per la Fondazione Torino Musei: l’imminente apertura della nuova edizione di Artissima, la selezione del nuovo Direttore, la scadenza del doppio contratto del direttore di Gam e Rivoli, un equilibrio finanziario delicato dovuto ai ritardi di pagamento di Città e Regione, un programma delle attività sostanzialmente fermo in attesa di indicazioni da parte della Città di Torino.

Alla Presidente Asproni va il nostro ringraziamento per il lavoro svolto con entusiasmo e competenza, lavoro che ha portato indubbi risultati di crescita, lavoro che sottolineiamo è’ stato svolto a titolo gratuito”.

 

SOLIDARIETA’ PIENA A PATRIZIA ASPRONI!

 A. M. D. P. 

  comunicato stampa della Presidente Patrizia Asproni.

 

 

Torino, 24 ottobre 2016

 

 

“Lascio per profonda sfiducia nella nuova amministrazione comunale”: la Presidente della Fondazione Torino Musei, Patrizia Asproni, si dimette dall’incarico che ha ricoperto da settembre 2013.

 

“Avrei voluto incontrare la Sindaca e parlare con lei dei progetti della Fondazione. Non è stato possibile. La città ha dimostrato un comportamento non istituzionale – per non dire maleducato e offensivo – nei miei confronti e verso un ente autonomo come la Fondazione, in cui siedono i rappresentanti della Regione Piemonte, della Fondazione Crt e della Compagnia di San Paolo” dichiara Patrizia Asproni.

 

“Sono un manager che presta gratuitamente servizio civile e rispondo attraverso i risultati. Che dimostrano una crescita costante in termini di visitatori: +48% di visitatori nel 2014, +31% nel 2015, +32% nel primo semestre 2016. E un incremento delle sponsorizzazioni: +320% nel primo semestre 2016, con una crescita da 160.000 a 667.500 euro. Le entrate proprie salgono a +21% nel primo semestre 2016 rispetto allo stesso periodo 2015, paragonate ad una media nazionale che si attesta intorno al 16.1%. Come ho già dichiarato, il mio ruolo è prevedere stanziamenti e attuare modalità di gestione”.

 

“La nuova amministrazione e la Sindaca Chiara Appendino non hanno voluto incontrarmi, preferendo una battaglia politica che nulla ha a che fare con il lavoro che ho svolto in questi anni per la Fondazione insieme ai Direttori dei singoli musei e a tutto lo staff. In questo modo hanno creato un clima d’odio non solo nei miei confronti, ma anche nei confronti della città stessa”.

 

“Nel dare le mie dimissioni, ci tengo molto a ringraziare tutti coloro con cui ho lavorato in questi anni per il bene dei nostri musei e della cultura cittadina. Torino è un modello riconosciuto da tutti. Ringrazio quindi i membri del Consiglio Direttivo e il Segretario Generale Cristian Valsecchi. Soprattutto ringrazio tutti i dipendenti della Fondazione Torino Musei, che, insieme ai Direttori di Palazzo Madama, della Gam, del Mao e del Borgo Medievale, hanno costruito il virtuoso modello Torino, attento ai contenuti delle mostre, attività ed eventi dei suoi musei, e sempre con un’attenzione al bilancio. Una gestione che ha contribuito a portare Torino alla ribalta, a livello nazionale ed internazionale, in piena collaborazione con le politiche culturali della città”.

 

Come ha detto Paolo Sorrentino, premio Oscar, sul Corriere della Sera “Dare addosso ad un altro è molto più facile che costruire qualcosa”. 

 

 

Per informazioni:

Ufficio Stampa Fondazione Torino Musei

Barbara Papuzzi – m. +39 333 6535410 / +39 342 8035550 barbara.papuzzi@fondazionetorinomusei.it

Michelle Aggio – m. +39 340 6171803 michelle.aggio@gmail.com

 

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Sandro Chia. PENSO QUINDI dipingo. Londra, Jerome Zodo Gallery

PENSO QUINDI dipingo


Nato a Firenze, l’Italia nel 1946, Sandro Chia pittore, disegnatore, incisore e scultore, 

 ha studiato presso l’Istituto d’Arte e poi all’Accademia di Belle Arti di Firenze dove si è laureato nel 1969. Dopo la laurea, 

Chia viaggiato in Europa e in India prima di stabilirsi a Roma. 

Ha iniziato ad esporre il suo lavoro nel 1971, un anno dopo 

essersi trasferito a Roma.  Dai primi quadri di ‘arte concettuale”,  alla fine del 1970 è 

tornato alla  pittura figurativa,  affermandosi come uno dei maggiori artisti del movimento

italiano conosciuto comeTransavanguardia.

Ha esposto alla Biennale di Parigi e San Paolo e tre volte alla Biennale di Venezia.

 Di fama internazionale ha esposto in  importanti mostre personali  al Museo Stedelijk di Amsterdam (1983), al 

Metropolitan Museum di New York (1984), alla Galerie Nazionale di Berlino (1984, 1992), al Museo d’Arte Moderna di Parigi 

(1984); Musei di Dusseldorf (1984), Anversa (1989), Città del Messico (1989); Palazzo Medici Riccardi a Firenze (1991); iai 

Musei di Karlsruhe (1992), Palm Springs (1993), Villa Medici a Roma (1995); Palazzo Reale di Milano (1997),al 

Museo Boca Raton of Art, Florida (1997), la Galleria Civica di Siena (1997), la Galleria Civica di Trento (2000), al

Museo d’Arte di Ravenna (2000); Palazzo Pitti e il Museo Archeologico Nazionale di Firenze (2002); e più di recente al 

Duomo di S. Agostino a Pietrasanta (2005) e alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma (GNAM) (2010).
A. M. D. P. 
21 October – 10 December, 2016 
Opening Reception: Friday, October 21, 2016 from 6pm to 9pm
Jerome Zodo Gallery
(Penso Quindi Dipingo) 
 email: andre@jerome-zodo.com 

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VENEZIA, GLI EBREI E L’EUROPA A PALAZZO DUCALE di VENEZIA

VENEZIA, GLI EBREI E L’EUROPA  A PALAZZO DUCALE di VENEZIA

Francesco Hayez, “La distruzione del Tempio di Gerusalemme”, Venezia, Gallerie dell’Accademia  ©


In occasione delle celebrazioni per i 500 anni della fondazione del Ghetto di Venezia, Palazzo Ducale mostre organizza ‘Venezia, gli Ebrei e l’Europa’, un’affascinante esposizione aperta al pubblico fino al 13 novembre 2016, allestita nelle eleganti sale dell’Appartamento del Doge.

La mostra sul Ghetto di Venezia, il primo ‘recinto’ per gli ebrei al mondo, approfondisce le dinamiche che portarono alla sua ideazione, alla sua storia ed i rapporti instaurati dalla comunità ebraica veneziana con la società locale e con gli altri quartieri ebraici in Europa e nel Mediterraneo, nonché con le altre minoranze religiose e sociali presenti a Venezia, come i Tedeschi con il loro Fondaco, i greci ortodossi a cui concessero di costruire a loro spese una chiesa e un collegio e così gli albanesi, i persiani, i turchi e gli ebrei.

Marc Chagall “Rabbino N. 2″, 1914 – 1922, Ca’ Pesaro ©
Ricchissima la  culturale ebraica, accanto alla narrazione delle vicende insediative, vi s’intrecciano incontri con personaggi significativi, racconti di viaggio, letteratura, musica, teatro.

Importanti dipinti – da Bellini e Carpaccio, da Foraboschi a Hayez e Poletti, da Balla a Wildt fino a Chagall – disegni architettonici d’epoca, volumi in rarissime edizioni originali, documenti d’archivio, oggetti liturgici e arredi, ricostruzioni multimediali ripercorrono una vicenda di lungo periodo, fatta anche di permeabilità, di relazioni e scambi culturali.   


Joseph Heintz il Giovane, Caccia ai tori in campo San Polo, Venezia, Museo Correr ©
 Distribuita in 10 sezioni tematiche e cronologiche

 – Prima del Ghetto, La Venezia cosmopolita, Il Ghetto cosmopolita, Le sinagoghe, Cultura ebraica e figura femminile, I commerci tra XVII e XVIII secolo, Napoleone: l’apertura dei cancelli e l’assimilazione, Il mercante di Venezia, Collezioni, collezionisti, Il XX secolo –

 l’esposizione è corredata anche da apparati multimediali e innovative tecnologie di grande suggestione, elaborate da Studio Azzurro. 

Curata da Donatella Calabi con il coordinamento scientifico di Gabriella Belli e il contributo di numerosi studiosi, la mostra si avvale di un ricco catalogo edito da Marsilio Editori.



Giovanni Bellini, Ebbrezza di Noè, 1515 ca., Besançon, Musée des beaux-arts et d’archéologie | © Photo Charles Choffet.  

La mostra è promossa dalla Città di Venezia e dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, con il sostegno del Comitato “I 500 anni del Ghetto di Venezia”, della Comunità Ebraica di Venezia e dell’Unione delle Comunità Ebraiche italiane, con il contributo della Regione del Veneto, Save Venice Inc, The Gladis Krieble Delmas Foundation, Venetian Heritage, David Berg Foundation New York, Fondazione Ugo e Olga Levi -realizzate in collaborazione e con il supporto della Fondazione di Venezia. Il progetto multimediale è realizzato in collaborazione e con il supporto della Fondazione di Venezia.


A. M. D. P. 
Mostra Venezia Palazzo Ducale – ‘Venezia, gli Ebrei e l’Europa’


http://palazzoducale.visitmuve.it/


Fino al 13 novembre 2016
——– 

 

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VIVA ARTE VIVA ALla 57. BIENNALE ARTE DI VENEZIA 2017

La Biennale di Venezia57. Esposizione Internazionale d’Arte

 

 

P.Baratta e C. Macell, foto Andrea Avezzi
Biennale Arte 2017

curata da Christine Macel

 

VIVA ARTE VIVA

 

Venezia (Arsenale e Giardini), 13 maggio – 26 novembre 2017
 

Venezia, 22 settembre 2016 – Il Presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta, accompagnato dalla Curatrice della 57. Esposizione Internazionale d’Arte, Christine Macel, ha incontrato oggi a Ca’ Giustinian i rappresentanti di 57 Paesi. La 57. Esposizione si svolgerà dal 13 maggio al 26 novembre 2017 (vernice 10, 11 e 12 maggio) ai Giardini e all’Arsenale nonché in vari luoghi di Venezia.

 

Il tema scelto da Christine Macel per la Biennale Arte 2017 è:

 

VIVA ARTE VIVA

 

Christine Macel ha presentato i temi della prossima edizione con questa dichiarazione:

 

«L’arte di oggi, di fronte ai conflitti e ai sussulti del mondo, testimonia la parte più preziosa dell’umano in un momento in cui l’umanesimo è seriamente in pericolo. È il luogo per eccellenza della riflessione, dell’espressione individuale e della libertà, così come dei fondamentali interrogativi. È un “sì” alla vita, a cui certamente spesso segue un “ma”. Più che mai, il ruolo, la voce e la responsabilità dell’artista appaiono dunque cruciali nell’ambito dei dibattiti contemporanei.

 

Viva Arte Viva è quindi un’esclamazione, un’espressione della passione per l’arte e per la figura dell’artista. Viva Arte Viva è una Biennale con gli artisti, degli artisti e per gli artisti, sulle forme che essi propongono, gli interrogativi che pongono, le pratiche che sviluppano, i modi di vivere che scelgono.

 

La Mostra si sviluppa secondo una linea organica piuttosto che tematica, in una sequenza di padiglioni, di stanze che si susseguono come “stanze” di una poesia e propongono allo spettatore l’esperienza di un viaggio dall’interiorità all’infinito. 

 

 

Questi padiglioni o Trans-padiglioni, che riuniscono artisti di ogni generazione e provenienza, si succedono tra loro senza soluzione di continuità, come i capitoli di un libro. Dal “Padiglione degli artisti e dei libri” al “Padiglione del tempo e dell’infinito”, si presentano come una dozzina di universi che propongono un racconto, spesso discorsivo e talvolta paradossale sulla complessità del mondo e la molteplicità di pratiche e posizioni.

La Mostra vuole perciò essere un’esperienza che disegna un movimento di estroversione, dal sé verso l’altro, verso lo spazio comune e le dimensioni meno definibili, aprendo così alla possibilità di un neoumanesimo.

 

Ogni settimana, durante i sei mesi della Mostra, un artista terrà una Tavola Aperta in cui pranzerà con il pubblico, creando così un occasione di dialogo in cui possa raccontare il suo lavoro. 

 

Nelle settimane precedenti l’apertura della Mostra, ogni giorno sarà pubblicato un video online sul sito della Biennale, dando la possibilità di conoscere gli artisti prima dell’Esposizione».
Da parte sua il Presidente Paolo Baratta ha dichiarato:

 

«In gennaio, nell’annunciare la nomina di Christine Macel ebbi a dire che “la Biennale trova in lei una curatrice protesa a valorizzare il grande ruolo che gli artisti hanno nell’inventare i loro universi e nel riverberare generosa vitalità nel mondo che viviamo.”

Ispirata a una visione “umanistica”, con l’attenzione concentrata sull’atto creativo dell’artista, la Mostra svilupperà anche, in misura nuova e più intensa, il dialogo tra i visitatori e molti degli artisti le cui opere saranno esposte, con un programma di incontri appositamente concepito in spazi dedicati».
 

La 57. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia presenterà, come di consueto, le Partecipazioni nazionali, con proprie mostre nei Padiglioni ai Giardini e all’Arsenale, oltre che nel centro storico di Venezia.

 

Anche per questa edizione si prevedono selezionati Eventi Collaterali, proposti da enti e istituzioni internazionali, che allestiranno le loro mostre e le loro iniziative a Venezia in concomitanza con la 57. Esposizione.

 
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HOKUSAI HIROSHIGE UTAMARO A PALAZZO REALE DI MILANO


HOKUSAI HIROSHIGE UTAMARO e’ la straordinaria mostra che potrà essere visitava a Palazzo Reale di Milano dal 22 settembre al 29 gennaio. Si tratta di duecento tra xilografie policrome e libri illustrati che 

provengono dalla collezione dell’ Honolulu Museum of Art. Le opere dei tre maestri immettono in un viaggio ideale nel Mondo Fluttuante del piacere e del divertimento semplice e momentaneo.
L’esposizione organizzata per celebrare la ricorrenza dei 150 anni delle relazioni tra Italia e il Paese del Sol Levante – infatti, le relazioni bilaterali tra i due Paesi sono iniziate formalmente il 25 agosto 1866, con la firma del Trattato di amicizia e di commercio – è la prima che anticiperà altre manifestazioni culturali che si avvicenderanno in molte città – per tutto il 2016 fino all’estate del 2017 – mostre d’arte, di fotografia, fumetti, architettura e design, eventi riguardanti cibo, sport, teatro, cinema, musica e letteratura, dedicati al Giappone e alla sua cultura. 
A Roma, per esempio, è in corso fino al 7 aprile all’Istituto giapponese di cultura la mostra Manga Hokusai Manga, che nasce dal confronto tra il libro di schizzi di Hokusai – spesso utilizzato per spiegare le radici del manga contemporaneo – e gli autori contemporanei di questo tipo di disegni animati. Al Giappone sarà collegato anche un grande simbolo di Roma, il Colosseo, che L’11, 12 e 13 maggio avrà una speciale illuminazione – realizzata da Motoko Ishii e sua figlia Akari Lisa Ishii, artiste della luce di fama internazionale – per lanciare un appello al mondo sull’importanza di amare il nostro pianeta e le persone che lo popolano.


Sempre a Roma ai manga di Hokusai e ai fumetti contemporanei sarà dedicata una mostra all’Istituto giapponese di cultura per rilevarne influenze e rapporti. 

 

Itinerante (Roma, Firenze, Vicenza, Venezia) lo spettacolo dedicato al teatro Noh, mentre una performance del genere teatrale Bunraku sarà ospitata dall’Istituto giapponese di cultura. 

 

Tra gli eventi destinati all’architettura spiccano la Mostra del padiglione giapponese alla Biennale di Venezia e una mostra sull’architettura residenziale contemporanea al Maxxi di Roma. 
Per la letteratura e il cinema, il tema riguarderà le donne`con la conferenza «Donne alla ricerca di un uomo da conquistare» all’Istituto di cultura. La rassegna cinematografica «Donne protagoniste» presenterà i più recenti titoli messi a disposizione dalla Japan Foundation Film Library di Tokyo. 

 

 Si terranno, inoltre, a Firenze corsi di cucina italiana e giapponese e il monaco buddhista Aoe Kakuho terrà a Roma una conferenza sulla cultura alimentare. 
 

L’esposizione è promossa e prodotta dall’Ambasciata del Giappone, dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira ed è curata dalla professoressa Rossella Menegazzo, docente di Storia dell’Arte dell’Asia Orientale dell’Università degli Studi di Milano. 

La mostra mette in luce da una parte le peculiarità tecniche, l’abilità e l’eccentricità dei singoli artisti, dall’altra il mercato dell’immagine dell’epoca che richiedeva di trattare soggetti precisi, luoghi e volti ben noti al pubblico, temi e personaggi alla moda. 
Da non perdere
A.M. D. P.
Milano. Palazzo Reale, Piazza Duomo
 www.it.emb-japan.go.jp/150/index.html
Ufficio stampa Skira
lucia@luciacrespi.it

 

 

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PAUL SIGNAC RIFLESSI SULL’ACQUA Al MASI di Lugano

PAUL SIGNAC RIFLESSI SULL’ACQUA

Al MASI di Lugano

A a Paul Signac (1863-1935) e’ dedicata una grande mostra dal Museo d’arte della Svizzera italiana (MASI Lugano. Le prime mostre del secondo anno di attività del MASI Lugano intendono aprire una riflessione sugli sviluppi del linguaggio pittorico attraverso l’opera di artisti moderni e contemporanei che trova un punto di partenza ideale nell’opera dell’artista francese Paul Signac, grande precursore della pittura moderna.
Paul Signac. Riflessi sull’acqua, riunisce oltre centoquaranta opere, fra dipinti, disegni, acquerelli e incisioni, appartenenti a un’eccezionale collezione d’arte, uno dei più importanti nuclei di opere dell’artista conservato in mani private. Presentata alla Fondation de l’Heritage di Losanna all’inizio di quest’anno e ora al MASI Lugano, la mostra offre un’esaustiva panoramica dell’evoluzione artistica del pittore ripercorrendo le fasi che hanno segnato i mutamenti della sua tecnica pittorica. Attraverso un percorso cronologico e tematico, la mostra rivela le molteplici sfaccettature di un uomo innamorato del colore. Le opere esposte documentano le diverse fasi dell’evoluzione artistica di Paul Signac: dai primi dipinti impressionisti fino agli ultimi acquerelli della serie dei Porti di Francia, passando per gli anni eroici del neoimpressionismo, il fulgore di Saint-Tropez, le immagini scintillanti di Venezia, Rotterdam e Costantinopoli.

La mostra Paul Signac. Riflessi sull’acqua, a cura di Marina Ferretti Bocquillon, direttore scientifico del Musée des impressionnismes di Giverny e corresponsabile degli Archives Signac, è posta sotto l’alto patronato di Sua Eccellenza, Signor René Roudaut, Ambasciatore di Francia in Svizzera ed è stata organizzata in collaborazione con la Fondation de l’Hermitage di Losanna, istituzione con cui il Museo ha già avuto occasione di collaborare nel 2012 per la realizzazione della grande mostra tematica Una finestra sul mondo. 

La mostra è accompagnata dalla pubblicazione Signac. Riflessi sull’acqua edita da Skira, che presenta immagini a colori delle opere esposte, testi critici di Marina Ferretti Bocquillon, curatrice della mostra e una prefazione firmata dalla curatrice insieme a Sylvie Wuhrmann, direttrice della Fondation de l’Hermitage di Losanna e Marco Franciolli, direttore del Museo d’arte della Svizzera italiana.
A. M. D. P.
4 settembre 2016 – 8 gennaio 2017 

LAC Lugano Arte e Cultura
Uff. Stampa 
margherita.baleni@battage.net  
alessandra.deantonellis@ddlstudio.net
mariachiara.salvanelli@ddlstudio.net 

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 UN’ESTATE AI MUSEI CIVICI DI VENEZIA

  

 

 

 

 

 

 UN’ESTATE AI MUSEI CIVICI DI VENEZIA.

 Agosto 2016

 

Proposte d’arte e cultura sono offerte anche quest’anno dalla Fondazione Musei Civici di Venezia.

Tutti i 12 musei veneziani con le loro collezioni permanenti e i percorsi rinnovati costituiscono infatti un’occasione per tutti di godere dei capolavori e delle caffetterie museali – accessibili liberamente – come ad esempio il Museo di Ca’ Pesaro con i suoi tavolini sul Canal Grande, la zona Wi Fi e il Baby Pit Stop e che, inoltre, resterà eccezionalmente aperto a Ferragosto, come tutti i musei della Fondazione Musei Civici di Venezia.

  

Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Moderna, posta nel più importante palazzo barocco della città, espone Boccioni, Casorati, Martini, Morandi, De Chirico, Rodin, Chagall, Kandinsky, Mirò e Wildt, per citare alcune delle opere dell’importante e ricca collezione.

Al Museo Correr si possono ammirare le sale restaurate del Palazzo Reale, residenza dalla principessa Sissi e da Francesco Giuseppe d’Austria, oppure il nuovo percorso dedicato al “Sublime Canova”; visibile anche la mostra dedicata a Ippolito Caffi, il pittore-reporter di metà Ottocento, con le sue vedute di Venezia, Roma, Napoli e dell’Oriente. 

L’iniziativa “Musei al chiaro di luna” continuerà infine fino a metà ottobre per Palazzo Ducale che, oltre ad offrire anch’esso un panorama mozzafiato dell’area marciana, è sempre una fonte inesauribile di percorsi e suggestioni.

Nel Palazzo dei Dogi è anche in corso la mostra sui 500 anni del Ghetto di Venezia: un percorso tra arte, documenti storici e contributi multimediali sul primo ghetto al mondo.

Il monumento simbolo della Serenissima, oltre ai percorsi tradizionali, offre sempre alternative fascinose: dagli “Itinerari segreti” tra piombi, uffici inquisitori e sala delle torture alla visita di ambienti più intimi e riservati – “I Tesori del Doge”- come la Chiesetta dogale con la “Madonna del Sansovino” fresca di restauro e aperta al pubblico da solo un anno.

 

Altro sito dei Musei Civici e’ la casa-atelier di Mariano Fortuny a Sant’Angelo, ricolma di testimonianze dell’arte e della vita di questo geniale ed eclettico artista e spesso sede di grandi mostre temporanee, come in questo periodo in cui è presentata una selezione di 250 opere dei principali movimenti artistici internazionali, dagli anni Sessanta-Settanta. La mostra è inclusa nel biglietto del museo.

 

A Ca’ Rezzonico è ancora in corso invece (fino al 26 settembre) l’esposizione dedicata a “Geminiano Cozzi e le sue porcellane” una delle più celebri manifatture veneziane del XVIII secolo: il Palazzo progettato dal Longhena, “tempio” del Settecento veneziano, con i suoi folgoranti saloni e arredi e le opere pittoriche dei maggiori maestri del periodo d’oro della Repubblica, da Tiepolo a Longhi, da Guardi a Canaletto.
Restando in centro storico gli amanti della paleontologia e dell’antropologia non possono mancare una giornata al Museo di Storia Naturale di Venezia, che raccoglie – con il suo innovativo allestimento nel palazzo che fu il Fontego dei Turchi (eretto nel XIII secolo) – le principali collezioni scientifiche lagunari; Casa Goldoni continua invece i suoi appuntamenti con rappresentazioni e incontri per piccoli, adulti e senior, mentre il Museo di Palazzo Mocenigo con le sue peculiari raccolte di tessuti e costumi – pezzi rari e unici – e l’originale percorso dedicato al profumo dà conto di un altro aspetto peculiare e affascinate della tradizione veneziana.

 

E proprio alle manifatture e alla creatività più tipiche di queste terre sono dedicati invece i musei civici nelle isole lagunari. Spettacolare il Museo del Vetro di Murano: per scoprire, con il nuovo allestimento e una nuova e luminosa ala, la storia e qualità del vetro artistico dell’isola nei secoli passati fino al connubio novecentesco tra maestri vetrai e designer.

Qui, fino all’11 settembre, la mostra “Silvia Levenson. Identidad desaparecida” testimonia anche il dialogo più che mai vivace tra vetro e arte contemporanea. Sempre poetico ed emozionante il Museo del Merletto a Burano: custode di preziose testimonianze della produzione veneziana dal XVI al XX secolo e sede tuttora della Scuola dei Merletti di Burano.

A. M. P. D.

Info: http://www.visitmuve.it/

Fondazione Musei Civici di Venezia

Villaggio Globale International

Antonella Lacchin

lacchin@villaggio-globale.it

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