PIRRO CUNIBERTI. Sognatore di segni

PIRRO CUNIBERTI. Sognatore di segni




In concomitanza con la 57. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia e a un anno dalla scomparsa, la mostra ideata e promossa dalla Galleria d’Arte Maggiore G.A.M. per gli spazi di Art Warehouse Zattere vuole rendere omaggio a Pirro Cuniberti, una delle grandi figure dell’arte italiana, imponente ma discreta, capace di far proprie le suggestioni di respiro europeo per proporre un lavoro che si muove con orginalità nel mondo della pittura, o meglio del disegno. La mostra, a cura di Francesco Poli, intende infatti seguire la scelta operata dall’artista di abbandonare la tela per dedicarsi esclusivamente alla realizzazione di lavori su carta, prediligendo la piccola dimensione. In mostra una selezione di lavori realizzati su fogli del medesimo formato, il classico A4, che si trasformano così nelle tessere di un mosaico con cui ricomporre il pensiero e il linguaggio visivo inconfondibile dell’artista. Il catalogo edito da Silvana Editoriale è arricchito da un contributo critico di Flaminio Gualdoni. 

E’ sulla superficie del foglio che Cuniberti sviluppa con leggerezza ed equilibri armonici il suo alfabeto immaginario costituito dagli elementi base del linguaggio pittorico (il segno, la linea, il punto, ma anche lettere e numeri) con cui dar vita a paesaggi, nature morte e figure libere. Forme sospese a confine con il mondo dell’immaginazione e della memoria, storie che si snodano senza la costrizione di dover rispondere ad un ordine logico ma piuttosto apparizioni allusive, colte velocemente nel loro manifestarsi e fissate quindi per sempre sulla carta da tracce di grafite e ombre di colori. Ciò che emerge chiaramente dai lavori in mostra è l’ispirazione all’arte di Paul Klee, che Cuniberti potè ammirare proprio alla Biennale di Venezia nel 1948. “Quando ho visto Van Gogh sono quasi svenuto, ma poi ho visto i quadri di Paul Klee e i miei piedi non toccavano terra”. A partire dall’opera del grande maestro, Cuniberti ne traforma i tratti più geometrici in un linguaggio più fluido e in un universo aperto all’improvvisazione in cui rintracciare anche una sempre acuta ironia. Opere dai “segni duri, segni morbidi sfumati, segni che racchiudono forme nitide, segni che alludono, segni sgranati, segni da brivido…” come amava definirli l’artista stesso.


L’idea della mostra è quindi quello di creare un tracciato che si gioca tutto all’interno di un “paese dei segni” lirico, ironico e magico, in cui l’artista si muove con passo leggero portando alla nostra attenzione di volta in volta un paesaggio dai toni fiabeschi, un mondo privato ed intimo, un percorso segreto che però diventa reale grazie alla sua pittura “esatta e allusiva” come la definì Francesco Arcangeli. Un ricerca inesauribile portata avanti da un artista “paziente come un archeologo, preciso come uno scienziato, oscuro e fantastico come un alchimista”. 




Pier Achille Cuniberti, detto Pirro, nasce a Padulle di Sala Bolognese il 10 settembre 1923. Dal 1945 al 1948 è allievo all’Accademia di Belle Arti di Giorgio Morandi e Giovanni Romagnoli. Diplomatosi nel 1948, in quello stesso anno visita per la prima volta la Biennale di Venezia, esperienza fondamentale per la sua carriera artistica. Nel 1949 segue il corso di Virgilio Guidi e realizza molti disegni, pastelli, tempere su carta, piccole tele a olio, ma di questa fase iniziale distruggerà tutto. Nel 1952 inizia ad utilizzare la penna a sfera con la quale realizza disegni, sulla carta da macchina, che approdano all’astrazione. Tra mostre personali e collettive, il suo lavoro viene esposto in importanti sedi istituzionali, come la Galleria d’Arte Moderna, Palazzo dei Diamanti, a Ferrara, il Musée d´Art Moderne de la Ville de Paris e il Centre George Pompidou a Parigi, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Si spegne a Bologna il 5 marzo 2016.

Anna Maria Di Paolo


Pirro Cuniberti. Sognatore di segni

Art Warehouse Zattere, Fondamenta Zattere Ai Saloni 47, 30123, Venezia


orari di apertura: 11.00 – 18.00

chiuso il martedì

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Carolee Schneemann Leone d’Oro alla Carriera della Biennale Arte 2017 

Carolee Schneemann Leone d’Oro alla Carriera 

della Biennale Arte 2017 

 Sarà attribuito a Carolee Schneemann il Leone d’Oro alla Carriera della 57. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia – VIVA ARTE VIVA. 

La decisione è stata presa dal Cda della Biennale presieduto da Paolo Baratta, su proposta della curatrice della 57. Esposizione Internazionale d’Arte, Christine Macel, che ha dichiarato: 

«Carolee Schneeman (nata a Fox Chase in Pennsylvania nel 1939, vive e lavora nella Hudson Valley, New York) è una delle figure più importanti nell’ambito dello sviluppo della Performance e Body Art. È una pioniera della performance femminista dei primi anni ’60 e ha utilizzato il proprio corpo come materia principale della propria arte. Così facendo l’artista concepisce la donna sia come creatrice sia come parte attiva della creazione stessa. In opposizione alla tradizionale rappresentazione delle donne come semplici oggetti nudi, Schneemann ha utilizzato il corpo nudo come forza primitiva e arcaica in grado di unificare le energie. Il suo stile è diretto, sessuale, liberatorio e autobiografico. L’artista promuove l’importanza del piacere sensuale femminile ed esamina le possibilità di emancipazione politica e personale dalle convenzioni sociali ed estetiche predominanti. Attraverso l’esplorazione di una vasta gamma di mezzi espressivi come la pittura, il cinema, la video arte e la performance, Schneemann riscrive una personale storia dell’arte, rifiutando l’idea di una storia narrata esclusivamente dal punto di vista maschile.» 


Il riconoscimento a Carolee Schneemann sarà consegnato sabato 13 maggio 2017 a Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia, nel corso della cerimonia di premiazione e inaugurazione della Biennale Arte 2017, che aprirà al pubblico nello stesso giorno alle ore 10. 

A. M. D. P. 
Sito web ufficiale della 57. Esposizione Internazionale d’Arte: http://www.labiennale.org 

Hashtag ufficiale: #BiennaleArte2017 #VivaArteViva 

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GUERCINO A PIACENZA


 

GUERCINO A PIACENZA

 

 
Piacenza, fino al 4 giugno, ricorda Guercino, artista nato a Cento, FE, 1591 e morto a Bologna, 1666, e che in città ha lasciato importanti testimonianze. Così si può godere la mostra «Guercino tra sacro e profano» nella Cappella ducale di Palazzo Farnese, a cura di Daniele Benati e Antonella Gigli, insieme con un comitato scientifico composto da Antonio Paolucci, Fausto Gozzi e David Stone; vi sono presentati 20 capolavori, che hanno reso Guercino uno degli artisti del Seicento italiano più amati a livello internazionale.

Al Duomo, poi, un suggestivo percorso fino alla cupola consente di ammirare da vicino i sei scomparti affrescati con le immagini dei profeti Aggeo, Osea, Zaccaria, Ezechiele, Michea, Geremia, le lunette in cui si alternano episodi dell’infanzia di Gesù – Annuncio ai Pastori, Adorazione dei pastori, Presentazione al Tempio e Fuga in Egitto oltre a otto affascinanti Sibille e il fregio del tamburo. 

Lo straordinario ciclo di affreschi fu realizzato da Guercino tra il 1626 e il 1627 e si presenta in tutta la sua bellezza con la nuova illuminazione realizzata da Davide Groppi.



Guercino a Piacenza è promosso dalla Fondazione Piacenza e Vigevano, dalla Diocesi di Piacenza-Bobbio e dal Comune di Piacenza, con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, del MiBACT e col contributo della Camera di Commercio di Piacenza, di APT Servizi Regione Emilia Romagna, di Iren; main sponsor Crédit Agricole Cariparma.


Una sala multimediale introduce nella sagresteria ortogonale(catalogo Skira).

La mostra è stata dedicata dai curatori a Sir Denis Mahon, il «riscopritore novecentesco» del maestro emiliano.

Le opere, esposte in ordine temporale, sono tra altre, «Madonna con Bambino e santi Pancrazio e Chiara» (1615) o «San Bernardino e san Francesco in preghiera davanti alla Madonna di Loreto» (1618), ma ci sono lungo il percorso anche prestiti da altri musei e collezioni: «Et in Arcadia ego» (1618) da Palazzo Barberini di Roma, «San Martino e l’angelo» dai Musei Capitolini (1622), «Cleopatra morente» (1648) da Palazzo Rosso di Genova, «Susanna e i vecchioni» (1649-50) dalla Galleria nazionale di Parma tra gli altri.

Presenti anche 4 disegni che Guercino esegui’; egli, infatti, non amava l’affresco, perché la tecnica poco si adattava ai cambiamenti in corso d’opera, e non a caso per la cupola di Piacenza, che appartiene alla fase centrale della sua produzione, aveva approntato un numero altissimo di disegni preparatori. 


L’iter artistico di Guercino presenta una 

varietà di registri”, che vanno dalla pittura di storia sacra e mitologica alla pittura realistica caravaggesca, al classicismo e alla rappresentazione dei sentimenti.


Catalogo Skira.

Una mostra da non perdere


Anna Maria Di Paolo



Cattedrale di Piacenza (piazza Duomo)

Musei di Palazzo Farnese (piazza Cittadella 29), fino al 4 giugno 2017


 

Orari:

martedì, mercoledì, giovedì, domenica, 10.00 – 19.00

venerdì e sabato, 10.00 -23.00; lunedì chiuso

 Orari

Aperture speciali:

Giovedì 13 aprile

Cattedrale: chiuso

Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 19.00


Venerdì 14 aprile

Cattedrale: apertura dalle 10.00 alle 17.00

Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 23.00


Sabato 15 aprile

Cattedrale: apertura dalle 10.00 alle 21.00 

Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 23.00


Domenica 16 aprile (Pasqua)

Cattedrale: apertura dalle 12.30 alle 18.00

Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 19.00


Lunedì 17 aprile

Cattedrale e Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 19.00


Domenica 23 aprile

Cattedrale: apertura dalle 10.00 alle 17.00

Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 19.00


Lunedì 24 aprile

Cattedrale e Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 19.00


Martedì 25 aprile

Cattedrale e Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 19.00


Lunedì 1 maggio

Cattedrale e Palazzo Farnese: apertura dalle 10.00 alle 19.00

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METAMORFOSI. Uno sguardo alla scultura contemporanea a Mendrisio

METAMORFOSI. Uno sguardo alla scultura contemporanea


                                     Benedetta Mori Ubaldini


Il Museo d’arte di Mendrisio inaugura un’esposizione collettiva con sculture e installazioni dal titolo Metamorfosi. Uno sguardo alla scultura contemporanea. La mostra propone un percorso nella scultura contemporanea, creata nel segno di una forma complessa, che recupera la struttura organica e di origine naturale sia attraverso materiali tradizionali (come il legno, il bronzo, il marmo, la ceramica), sia tramite composti caratteristici della produzione contemporanea: dal silicone al vetro acrilico, dalla plastica all’alluminio.
Opere accomunate da forme che attraggono la curiosità dell’osservatore per la loro complessità, eccentricità e artificialità, in maniera non dissimile da ciò che suscitavano già a partire dalla fine del XVI secolo le celeberrime Wunderkammer, i piccoli gabinetti delle meraviglie di principi e reali in cui venivano conservati, raccolti ed esibiti oggetti bizzarri e originali in grado di generare sorpresa e stupore nel visitatore.
È un viaggio nella forma labirintica, molecolare, indefinibile, riflesso sì del mondo organico, ma soprattutto manipolata e ingigantita da una dimensione interiorizzata, psichica e onirica. La mostra allestita negli spazi dell’ex Convento dei Serviti è un itinerario fra naturalia e artificialia contemporanee, attraverso le opere di 24 artisti (ticinesi, svizzeri e provenienti da vari paesi del mondo) noti e meno noti, appartenenti alle più svariate generazioni, messi in dialogo l’uno con l’altro in modo da dar vita, ciascuno nella sua singolarità, a un insieme unitario in grado di restituire uno spaccato degli orientamenti della scena artistica attuale.


                                                John Armleder, Silvano 

L’articolarsi e il moltiplicarsi di forme nello spazio, l’enorme varietà di materiali, la ricchezza e l’esuberanza dei colori, la realtà naturale come fonte inesauribile nel lavoro creativo, la predilezione per l’assemblaggio, l’accumulo o l’incastro, e quindi la propensione al fantastico: questi alcuni aspetti distintivi di una breve ma significativa ricerca attraverso la molteplicità degli approcci nella scultura contemporanea.

Il catalogo contempla una presentazione della mostra, schede critico-biografiche dei singoli artisti, tavole con le opere in mostra e fotografie delle sculture negli spazi del Museo d’arte Mendrisio. Curatori della mostra: Museo d’arte Mendrisio in collaborazione con Daniele Agostini.
Artisti presenti:
Ai Weiwei, John Armleder, Jean Arp, Selina Baumann, Mirko Baselgia, Alan Bogana, Carlo Borer, Lupo Borgonovo, Serge Brignoni, Lorenzo Cambin, Loris Cecchini, Julian Charrière, Tony Cragg, Matteo Emery, Luisa Figini & Rolando Raggenbass, Christian Gonzenbach, Christiane Löhr, Claudia Losi, Margaret Penelope Mackworth-Praed, Benedetta Mori Ubaldini, Meret Oppenheim, Julia Steiner, Gerda Steiner & Jörg Lenzlinger, Teres Wydler.
A.M.D.P.
Metamorfosi, Mendrisio, Piazzetta dei Serviti
9 aprile – 25 giugno 2017

Intero chf/euro 10, ridotto chf/euro 8
Ma-Ve: 10.00 – 12.00 / 14.00 – 17.00 10.00 – 18.00
Sa-Do e festivi: Festivi aperto

Lunedì chiuso

Ufficio Stampa:

Lucia Crespi, lucialuciacrespi.it
http://www.mendrisio.ch/museo; museo@mendrisio.ch

tel. +41. 058.688.33.50

 

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Di “Franca Ghitti”presentato un nuovo volume allaTriennale di Milano.

Di “Franca Ghitti”

presentato un nuovo volume alla


Triennale di Milano.

Franca Ghitti ha ideato e realizzato una gran quantità e varietà di opere, sempre seguendo la sua salda concezione di scultura e usando materiali quali il legno e il metallo. Ha infatti impiegato stampi, ritagli, tondini, chiodi, polvere di fusione, recuperati nelle fucine della Valcamonica e scarti di lavorazione delle industrie metalliche, riusati con incisività organizzativa in forme modulari essenziali e geometriche.

Ne sono nate: mappe, vicinìe, meridiane, spirali, dischi, colonne, boschi, labirinti, cascate, modelli-forma di città ideali, luoghi utopici di incontro e vita comune; insomma, un totale e composito suo mondo d’arte preminente anche nel linguaggio, legato alla radice dei suoi luoghi camuni e alla storia e alla vite vissute degli uomini.
Elena Pontiggia, docente all’ Accademia di Brera, attorno alla composita opera della Ghitti ha concluso un rilevante e approfondito studio, edito da Skira, che ha presentato alla Triennale di Milano con Cecilia De Carli, docente all’ Università Cattolica di Milano, e con Micol Forti, direttrice della Collezione d’Arte Moderna ai Musei Vaticani.
Nel suo saggio Elena Pontiggia abbraccia l’ eterogenea opera dell’Artista dalle prime opere degli anni ’60 fino a quelle degli ultimi anni passando, quindi, per Milano, Parigi, Salisburgo, per l’esperienza in Africa e per le mostre internazionali in Europa e negli Stati Uniti.
In Italia, inoltre, le opere di Franca Ghitti (1932-2012) fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e i Musei Vaticani.
Le sculture e le installazioni della Ghitti, dunque, costituiscono la sua cifra espressiva più caratteristica, sostenute inoltre dal suo linguaggio concreto e rigoroso che lega il presente al passato: espressioni artistiche moderne che richiamano le incisioni rupestri Di “Franca Ghitti” presentato un nuovo volume allaTriennale di Milano.della Valcamonica o la simbologia arcaica delle tribù africane, restituiti con nuova forza evocativa, come in I Rituali, Le Storie dei morti, I Reliquiari , Orme del Tempo, Totem, Cancelli, Libri Chiusi, Alberi, Alfabeti perduti e Alfabeti “altri”, modi di comunicazione alternativi all’alfabeto stesso.
Franca Ghitti, artista bresciana, in sintesi, ci ha lasciato con la sua “severa” ricerca artistica una lezione di equilibrio e di identità, una mappa continuativa di memorie e di vita vissuta “intensamente nell’arte” che ha espresso nelle riformulazioni geometriche, e nella varietà di installazioni conferendo loro una nuova identità, convinta che non esiste “improvvisazione. Un’opera è il risultato di una lunga meditazione, di un processo di conoscenza che dura tutta la vita”.

L’incontro in Triennale si è concluso con la proiezione del trailer del documentario “Franca Ghitti. Il film” del regista Davide Bassanesi sui momenti più significativi della vita della scultrice.

Era presente, inoltre, Giovanni Cadeo, architetto restauratore dell’edificio, ormai nella sua fase conclusiva, che sarà sede del Museo Archivio della Scultrice e sede dell’omonima Fondazione.

Franca Ghitti, nata nel 1932 a Erbanno in Val Camonica, Brescia, studiò all’Accademia di Brera di Milano, approfondì gli studi all’Académie de la Grande Chaumière e fece poi a Salisburgo un’esperienza straordinaria frequentando il corso di incisione tenuto da Oskar Kokoschka. Collaborò con Emmanuel Anati alla fondazione del Centro Camuno di Studi Preistorici nel 1963, affascinata dalle incisioni rupestri di Naquane che le ispirarono le mappe su tavolette di legno e chiodi.

Dagli anni Settanta viaggiò in Kenya, dove insegnò alcuni anni e dove realizzò vetrate per la chiesa degli Italiani a Nairobi. Quell’esperienza le permise di rintracciare altrettanti segni e codici formali di antiche culture che le ispirarono, tornata in Italia, diverse opere.
Sempre dinamica, Franca seguì alla fine del Settanta una ricerca in collaborazione con il Museo nazionale delle Arti e delle Tradizioni popolari a Roma, pubblicando Memoria del ferro, La Valle dei Magli e La farina e i giorni per le Edizioni Scheiwiller di Milano, una collana di Arti e Tradizioni Popolari Camune.
Realizzò anche Il segno dell’acqua, una cascata in ferro nel lago d’Iseo, Brescia, un’opera per la piazza di Nadro in Valcamonica, e tra altre, un’installazione in vetro-cemento e altri materiali a San Polo a Brescia.
Nel corso degli anni realizzò varie mostre in Italia e all’estero, tra cui New York, Bilbao e San Pietroburgo con Pagine chiodate in occasione delle celebrazioni russe per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Sul lavoro di Franca Ghitti hanno scritto poeti e uomini di cultura come Vittorio Sereni, Calvino, Scheiwiller, Argan, e tra altri Carlo Bertelli, Crispolti, Elda Fezzi, Giuseppe Marchiori ed Elena Pontiggia.
Anna Maria Di Paolo

Franca Ghitti, a cura di Elena Pontiggia, Editore Skira

info@irmabianchi.it

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Venezia. Presentato il programma MUVE 2017

Venezia. Presentato il programma MUVE 2017



Nell’ ambito della presentazione a Venezia, al Museo Correr, del vastissimo programma generale delle attività 2017 della Fondazione Musei Civici di Venezia, è stato altresì rinnovato, nell’ ambito della Biennale d’Arte a Maggio, l’appuntamento con “MUVE Contemporaneo”, progetti e mostre dedicate alla contemporaneità con eventi che coinvolgono la maggior parte dei Musei civici.

Erano presenti Mariacristina Gribaudi, presidente Muve, Gabriella Belli, direttore Muve e Giorgia Pea, presidente della Commissione Cultura del Comune di Venezia.


 “Muve Contemporaneo” si inaugura al Centro Culturale Candiani, sede di MUVE Mestre, dove dal 14 Aprile per “Corto Circuito. Dialogo tra le arti”, è stato ideato “Attorno a Tiziano. L’annuncio e la luce verso il contemporaneo. Garofalo, Canova, Fontana, Dan Flavin”, a cura di Gabriella Belli e Luca Massimo Barbero sul tema dell’Annunciazione con l’ Annunciazione di Tiziano della Scuola di S. Rocco messa vicino a Lucio Fontana, iconografia antica e concettualizzazione contemporanea con capolavori delle collezioni veneziane.


Il secondo appuntamento sarà il 1 luglio, con la mostra “Attorno alla Pop Art nella Sonnabend Collection. Da Johns e Rauschenberg a Warhol e Lichtenstein, fino a Koons”, curata da Antonio Homem su progetto di Gabriella Belli e realizzata in collaborazione con la Sonnabend Collection Foundation.
La mostra ripercorrerà, attraverso un nucleo di quaranta capolavori dei più importanti protagonisti della Pop Art appartenenti alla prestigiosa collezione americana – dal 2012 in deposito a lungo termine a Ca’ Pesaro – , gli straordinari anni Sessanta, sempre a Mestre.


Punto di forza del programma è l’eccezionale presenza a Ca’Pesaro di David Hockney – tra i più noti e affermati artisti contemporanei – dal 24 giugno nelle sale del museo di San Stae con i suoi “82 ritratti e una natura morta”: una mostra organizzata dalla Royal Academy of Arts di Londra in collaborazione con Fondazione Musei Civici di Venezia e con il sostegno di Crédit Agricole FriulAdria. La direzione scientifica è di Gabriella Belli e la cura di Edith Devaney.


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Dal 13 maggio – in contemporanea con l’avvio della 57° Esposizione Internazionale d’Arte – si apriranno al pubblico molti eventi espositivi del “fuori Biennale”.

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A Palazzo Fortuny vi sarà la mostra “Intuition” curata da Axel Vervoordt e Daniela Ferretti: ultima nata di una serie di esposizioni realizzate dai Musei Civici con la Axel & May Vervoordt Foundation.

Al Museo Correr invece “La casa dei miei occhi” (The Home of My Eyes) dell’iraniana Shirin Neshat a cura da Thomas Kellein, un evento supportato da The Written Foundation, presenterà un ciclo di 55 fotografie in gelatina d’argento realizzate nel 2015 e mai esposte in Europa: affresco di varia umanità multietnica che riesce a convivere.

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Gaetano Pesce, scultore architetto e designer, sarà protagonista al Museo del Vetro di Murano con una eccezionale mostra dedicata ai suoi originalissimi lavori in vetro.


Sempre al Museo muranese, interessante focus a cura di Chiara Squarcina per ricordare – grazie alla collezione di Lutz Holz – il veneziano Corrado “Dino” Martens. Pittore e designer (1894-1970), trasferitosi da Milano a Murano negli anni Venti, e per quasi 25 anni, direttore artistico della Vetreria Aureliano Toso.

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Marzia Migliora è presente a Ca’Rezzonico, con la mostra “Velme” – microcosmi di “relazioni tra acqua e terra, simbolo di qualcosa di sommerso che non deve smettere di emergere” – curata da Beatrice Merz e realizzata in collaborazione con la Fondazione Merz: un progetto site-specific tra le opere della collezione del Museo del Settecento veneziano, come Tiepolo e Longhi. Il progetto è coordinato da Elisabetta Barisoni e Alberto Craievich.

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Quindi, Douglas Gordon alle prigioni di Palazzo Ducale, con un progetto di video-arte a cura di Mario Codognato, co-prodotto con The Venetian Heritage, The British Council e Canon; Maria Bissacco – con la creatività e la modernità dei suoi merletti a fusello – al Museo del Merletto e, a Palazzo Mocenigo in collaborazione con il Museo Nazionale di Stoccolma, la mostra “Trasformation”: sei giovani artisti svedesi che creano le loro opere-gioiello con materiali “poveri”, come polvere di alluminio, crini di cavallo o pelle di pesce.


Infine Roger de Montebello, artista franco-americano dal ’92 a Venezia, espone al Museo Correr una serie di opere che sono un po’ il filo conduttore della sua originale ricerca, ritratti di persone, corride e quasi metafisici ritratti di Venezia, a cura di Jean Clair.

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I progetti di “MUVE Contemporaneo” proseguono lungo tutto il periodo della Biennale. 




A luglio a Ca’ Rezzonico inaugurerà la mostra “Ritratto/Copia”, che propone le riflessioni sulla città e i suoi visitatori di 4 giovani artisti tedeschi, ospitati dal Centro Tedesco di Studi Veneziani – e in autunno, al Museo del Vetro di Murano, si aprirà la mostra Rosslynd Piggott. Garden Fracture / Mirror in Vapour e, sempre in isola, un progetto del filandese Markku Piri, che presenterà opere realizzate dai maestri vetrai muranesi, tra cui un’installazione di perle giganti lunga 5 metri.

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La collezione Drom sarà inoltre esposta a Palazzo Mocenigo (dal 28 aprile), mentre, e la collezione di perle del Museo del Vetro di Murano, forse la più grande esistente al mondo, sarà curata da Augusto Panini: Il mondo in una perla (dal 15 dicembre).

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L’ultimo grande appuntamento internazionale dell’anno 2017 sarà però nel mese di settembre con la stupefacente bellezza delle favolose gemme d’India appartenenti alla Collezione di Sua Altezza Reale Hamad bin Abdullah Al Thani, della famiglia reale del Qatar, esposte per la prima volta in Italia nel magico scenario di Palazzo Ducale, dal 9 settembre fino al 7 gennaio 2018.

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“Dai Gran Moghul ai Mahraja. Tesori dalla Collezione Al Thani”: 181 gioielli eccezionali selezionati dai curatori Amin Jaffer e Giancarlo Calza – tra cui The Idol’s Eye, il più grande diamante blu del mondo – testimoniano l’antica passione dei Sovrani dell’India per le gemme preziose, diamanti, zaffiri e rubini, lavorati con talento ineguagliabile da abili gioielleri e designers, che hanno fatto di questa mirabile arte una delle più rare e preziose espressioni della genialità creativa dell’homo faber.

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Prima l’impero Moghul nel XVI secolo e poi i Maharaja sotto il Raj britannico, in collaborazione con le più celebri maison di gioielli d’Europa, svilupparono e diedero continuità a quella favolosa tradizione: una storia di cultura, design e bellezza lunga più di quattro secoli.

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Si riconferma così il ruolo di primo piano della Fondazione Musei Civici di Venezia nella complessa riflessione sui linguaggi più attuali dell’arte, in una città sfavillante di Arte antica che ha fatto tuttavia della ricerca contemporanea una delle principali chiavi d’innovazione e sviluppo.


A. M. D. P.






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NATURE FOREVER. Piero Gilardi al Maxxi di Roma

                                  NATURE FOREVER. Piero Gilardi al Maxxi di Roma

 

Ha ricreato porzioni di natura in forma di tappeti, ha riprodotto volti di politici e industriali in maschere satiriche, ha coinvolto i manifestanti di un corteo a spingere tutti insieme un gigantesco masso e ha costruito sassi che battono al ritmo del nostro cuore.

Crede in un’arte militante, democratica, libera dal mercato, motore positivo di trasformazione sociale. E’ Piero Gilardi, cui il MAXXI dedica NATURE FOREVER una grande monografica. La mostra racconta 50 anni di attività dell’artista, a partire dalla complessa relazione tra uomo e natura, indagando l’era del consumismo e l’utilizzo delle nuove tecnologie, in un percorso che affronta e approfondisce temi come l’ecologia, la natura relazionale dell’arte, l’impegno sociale e politico.

La mostra è a cura di Hou Hanru, Bartolomeo Pietromarchi e Marco Scotini.



A. M. D. P.

NATURE FOREVER. Piero Gilardi al Maxxi di Roma

dal 13 aprile al 15 ottobre 2017

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Venezia. Biennale Arte 2017.  22 Eventi Collaterali


Venezia. Biennale Arte 2017
22 Eventi Collaterali


                  Shirin Neshat The Home of My Eyes. Museo Correr




Sono 22 gli Eventi Collaterali della 57. Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo VIVA ARTE VIVA, curata da Christine Macel e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta, aperta al pubblico dal 13 maggio al 26 novembre 2017.
 

Gli Eventi Collaterali ammessi dal curatore, e promossi da enti e istituzioni nazionali e internazionali senza fini di lucro, sono organizzati in numerose sedi della città di Venezia e propongono un’ampia offerta di contributi e partecipazioni che arricchiscono il pluralismo di voci che caratterizza la mostra di Venezia. 

 

 

Eventi collaterali

 

A bonsai of my dream – works by Wong Cheng Pou

Arsenale, Castello, 2126/A (Campo della Tana)

13 maggio – 12 novembre

Promotori: The Cultural Affairs Bureau of the Macao S.A.R. Government;

The Macao Museum of Art

http://www.icm.gov.mo

http://www.mam.gov.mo

 

Alberto Biasi, Sara Campesan, Bruno Munari e altri amici di Verifica 8+1

Istituzione Fondazione Bevilacqua La Masa, galleria di Piazza San Marco, 71/c

28 luglio – 8 ottobre

Promotore: Associazione Culturale Ars Now Seragiotto

http://www.bevilacqualamasa.it

 

Body and Soul. Performance Art – Past and Present

Palazzo Pisani, San Marco, 2810 (Campiello Pisani)

13 maggio – 26 novembre

Promotore: Rush Philantropic Arts Foundation

rushphilantropic.org

 

Catalonia in Venice_La Venezia che non si vede

Cantieri Navali, Castello, 40 (Calle Quintavalle)

13 maggio – 26 novembre

Promotore: Institut Ramon Llull

http://www.llull.cat

blind.wiki/venezia

 

Doing Time

Palazzo delle Prigioni, Castello, 4209 (San Marco, Ponte della Paglia)

13 maggio – 26 novembre

Promotore: Taipei Fine Arts Museum of Taiwan

http://www.tfam.museum

 

Fernando Zobel Contrapuntos

Fondaco Marcello, San Marco, 3415 (Calle del Traghetto o Ca’ Garzoni)

13 maggio – 26 novembre

Promotore: Ayala Foundation/Ayala Museum

http://www.ayalafoundation.org / http://www.ayalamuseum.org

 

Future Generation Art Prize @ Venice 2017

Palazzo Contarini dal Zaffo Polignac, Dorsoduro, 874 (Accademia)

12 maggio – 13 agosto

Promotore: Victor Pinchuk Foundation

 

James Lee Byars, The Golden Tower

Dorsoduro, Campo San Vio

13 maggio – 26 novembre

Promotore: Fondazione Giuliani

http://www.fondazionegiuliani.org

 

Jan Fabre – Glass and Bones Sculptures 1977 – 2017

Abbazia di San Gregorio, Dorsoduro, 172

13 maggio – 26 novembre

Promotore: GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Bergamo

http://www.gamec.it

 

Man as Bird. Images of Journeys

Palazzo Soranzo Van Axel, Canna regio, 6099 (Fondamenta Sanudo)

13 maggio – 5 settembre

Promotore: The Pushkin State Museum of Fine Arts

http://www.arts-museum.ru

 

Michelangelo Pistoletto

Isola di San Giorgio Maggiore, Basilica di San Giorgio Maggiore

10 maggio – 26 novembre

Promotore: Associazione Arte Continua

http://www.arteallarte.org

 

Modus

Ca’ Faccanon, San Marco, 5016 (Poste Centrali)

13 maggio – 26 novembre

Promotore: WAVE’s (women arts Venice)

http://www.venicewave.com

 

Philip Guston and the Poets

Gallerie dell’Accademia di Venezia, Dorsoduro, 1050 (Campo della Carità)

13 maggio – 3 settembre

Promotore: Museo Nazionale Gallerie dell’Accademia di Venezia

http://www.gallerieaccademia.it



Philip Guston, Mother and Child, c. 1930 © The Estate of Philip Guston, Courtesy Hauser & Wirth



Pierre Huyghe

Espace Louis Vuitton Venezia, San Marco, 1353 (Calle del Ridotto)

13 maggio – 26 novembre

Promotore: Fondation Louis Vuitton

http://www.fondationlouisvuitton.fr

 

Ryszard Winiarski. Event-Information-Image

Palazzo Bollani, Castello, 3647

13 maggio – 26 novembre

Promotore: Starak Family Foundation

http://www.starakfoundation.org

http://www.venice2017winiarski.pl

 

Salon Suisse: Ataraxia

Palazzo Trevisan degli Ulivi, Dorsoduro, 810 (Campo Sant’ Agnese)

11 maggio; 31 agosto – 2 settembre; 19 – 21 ottobre; 23 – 25 novembre

 Promotore: Swiss Arts Council Pro Helvetia

http://www.prohelvetia.ch

http://www.biennials.ch

 

Samson Young: Songs for Disaster Relief, Hong Kong in Venice

Arsenale, Castello, 2126 (Campo della Tana)

13 maggio – 26 novembre

Promotori: M+, West Kowloon Cultural District; Hong Kong Arts Development Council

http://www.westkowoloon.hk

http://www.hkadc.org.hk

http://www.venicebiennale.hk

 

Scotland + Venice presents Rachel Maclean’s Spite Your Face

Chiesa di Santa Caterina, Cannaregio, 4090/4091 (Fondamenta di Santa Caterina)

13 maggio – 26 novembre

Promotore: Scotland + Venice

http://www.scotlandandvenice.com

http://www.creativescotland.co.uk




Shirin Neshat The Home of My Eyes

Museo Correr, San Marco, 52

10 maggio – 26 novembre

Promotore: Written Art Foundation

http://www.writtenartfoundaton.com

 

The Court of Redonda

Ca’ Dandolo, San Polo, 2879

13 maggio – 26 novembre

Promotore: The Heong Gallery at Downing College, University of Cambridge

http://www.dow.cam.ac.uk

 

Wales in Venice: James Richards

Santa Maria Ausiliatrice, Castello, 450 (Fondamenta di San Gioacchin)

13 maggio – 26 novembre

Promotore: Cymru yn Fenis Wales in Venice

venice.arts.wales

http://www.experiencewalesinvenice.org

 

Yesterday/Today/Tomorrow: Traceability is Credibility

Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore, Sala Borges

13 maggio – 13 agosto

Promotore: Fondazione Giorgio Cini

http://www.cini.it

 

 

 

 A.M.D.P.

 

 

 

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Roma. Galleria della Biblioteca AngelicaYORGOS GIOTSASMATERIA LA PRIMA

  • Roma. Galleria della Biblioteca Angelica
  • YORGOS GIOTSAS
  • MATERIA LA PRIMA



Yorgos Giotsas inaugura la sua quinta mostra personale, 

Giovedì 16 marzo 2017, alla Galleria della Biblioteca Angelica di Roma. L’artista presenta una serie di opere recenti a tecnica mista di cui protagoniste assolute sono la terra e la combustione.

 

Scrive Giuliano Serafini, curatore della mostra, in catalogo:

…Si pensi al grande motivo archetipico che ritorna ossessivo ovunque, là dove la scaturigine della materia si confronta con la sua distruzione e la sua perdita attraverso l’elemento primario fondante, il fuoco. E’ da qui, dalla fiamma che distrugge e rigenera all’infinito, che si dovrà cominciare per una ricognizione nel cuore di un’opera così segreta, così apparentemente chiusa e ostile a ogni ipotesi ermeneutica.

A questa no man’s land della visione e del pensiero, i materiali di Giotsas non possono che “rispondere“ per ossimori: colle e combustioni che assemblano organico e inorganico, morbido e duro, coriaceo e soffice, polveroso e solido….

Yorgos Giotsas ha frequentato l’Accademia di Belle Arti in Grecia e la facoltà di Graphic Design alla Hertfordshire University in Inghilterra: Ha vissuto e lavorato a Londra, Istanbul ed Atene. Attualmente vive ed opera tra Italia e Grecia. Ha preso parte a numerose mostre personali e collettive in Grecia e all’estero. Sue opere si trovano in collezioni private e pubbliche, come al Museo d’Arte Contemporanea e del Novecento di Monsummano (PT), all’ Hungarian Open Air Muzeum Szentendre di Budapest e al Muzeum Kresow Lubaczow in Polonia.

 

A. M. D. P.


Roma. Galleria della Biblioteca Angelica

YORGOS GIOTSAS MATERIA LA PRIMA, Dal 17 al 29 Marzo 2017

lunedì e venerdì (8,30-16,30) sabato (8,30-14.00) 

martedì, mercoledì e giovedì (8,30-19.00)

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Uliano Lucas. Retrospettiva a Brescia, Ma.Co.f , Centro Italiano di Fotografia


Uliano Lucas. Retrospettiva a 

Brescia, Ma.Co.f , Centro Italiano di Fotografía



 Uliano Lucas, protagonista della fotografia italiana, da cinquant’anni attento osservatore e narratore della società e delle sue contraddizioni, con “Archeologia del mio vissuto” ricostruisce attraverso oltre 150 immagini percorsi tematici e stilistici, interessi, sensibilità, legami culturali.

Il suo centro è il mondo intellettuale della Milano della fine degli anni Cinquanta che l’ ha l’influenzato nella ricerca formale delle sue prime fotografie e nella stessa scelta di dedicarsi alla fotogiornalismo legato ai profondi cambiamenti sociali e di costume e alle battaglie politiche e civili degli anni Sessanta e Settanta.

La rassegna, che Tatiana Agliani e Renato Corsini gli dedicano al Ma.Co.f (Centro Italiano di Fotografia), con una selezione di 50 anni di fotografia, testimonia il suo impegno sociale condotto per immagini.

Rivivono la Milano dell’immigrazione e del boom economico, il mondo degli “altri”: le carceri, gli ospedali psichiatrici, l’altra faccia del benessere, le contestazioni del ‘68 vissute in presa diretta, volti anonimi o già famosi o destinati a diventare tali in una città che “viveva” le sue contraddizioni.




Ma oltre Milano ci sono l’Etiopia affamata, la nuova Cina alla scoperta del capitalismo e la tragedia di Sarajevo.

I servizi di Lucas sui grandi periodici e sui quotidiani hanno aperto potenti finestre sull’attualità del mondo. Il suo personale impegno sociale lo ha portato sino agli ultimi degli ultimi in India, Corea, Etiopia, a contatto con bambini senza storia e senza futuro.


A. M. D. P. 

ULIANO LUCAS. Retrospettiva, Fino – 07 Maggio 2017

Brescia, Ma.Co.f (Centro Italiano di Fotografia)

Ufficio Stampa: gestione2@studioesseci.net (Simone Raddi)




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Torino. L’ITALIA DI MAGNUM. Da Henri Cartier-Bresson a Paolo PellegrinCentro Italiano per la Fotografia 

Torino. L’ITALIA DI MAGNUM. 
Da Henri Cartier-Bresson a Paolo Pellegrin
 Centro Italiano per la Fotografia 

La nuova stagione espositiva di CAMERA, Centro Italiano per la Fotografia, si apre giovedì 3 marzo con “L’Italia di Magnum. Da Henri Cartier-Bresson a Paolo Pellegrinla” una mostra di 200 fotografie.

Curata dal neo-direttore Walter Guadagnini, con la collaborazione di Arianna Visani, la mostra vuole celebrare anche il settantesimo anniversario della nascita di Magnum, partner ufficiale di Camera sin dalla sua fondazione. Venti sono gli autori chiamati a raccontare eventi grandi e piccoli, personaggi e luoghi dell’Italia dal dopoguerra a oggi del nostro paese. 
Introdotta da un omaggio ad Henri Cartier-Bresson e al suo viaggio in Italia negli anni Trenta, la mostra prende avvio da Robert Capa sulla fine della Seconda Guerra Mondiale, con le rovina dei cinque anni di conflitto, e poi da David Seymour, che nel 1947 riprende invece i turisti che tornano a visitare con speranza la Cappella Sistina. L’esposizione prosegue con le immagini di Elliott Erwitt, René Burri e di Herbert List: il primo racconta Roma, le sue bellezze; il secondo ci porta all’interno della storica mostra di Picasso del 1953 a Milano; il terzo infine, con una serie di scatti strepitosi, porta lo spettatore all’interno di Cinecittà, la “Hollywood sul Tevere”. Altri fotografi di Magnum sono: Thomas Hoepker, con immagini del trionfo di Cassius Clay alle Olimpiadi di Roma del 1960, Bruno Barbey, che documenta i funerali di Togliatti, e Erich Lessing, con un servizio sul “boom” economico, sulla spiaggia di Cesenatico, con i suoi riti e i suoi miti. 

Cambia il clima negli anni Settanta e Ferdinando Scianna racconta il passaggio tra i due decenni attraverso le immagini di una Sicilia sempre uguale e sempre mutevole, Leonard Freed riprende frammenti dello storico referendum sul divorzio, mentre Raymond Depardon presenta una delle sue serie più struggenti, quella sui manicomi, realizzata nel momento della Legge Basaglia. Una decina di fotografie ancora realizzate da Scianna aprono gli anni Ottanta: sono le immagini di un Berlusconi in versione imprenditore di successo, prima della discesa in politica. 

Ma il decennio è anche quello della definitiva affermazione del turismo di massa nel nostro paese: la grandi fotografie di Martin Parr colgono il contrasto tra la bellezza dei luoghi e il cattivo gusto dei nuovi visitatori, con effetti comici. Patrick Zachmann invece racconta la Napoli della camorra, prima di “Gomorra” ma con la stessa intensità.

Per gli anni Novanta e Duemila: Alex Majoli fotografa le discoteche romagnole; Thomas Dworzak riporta le giornate del G8 di Genova, Peter Marlow documenta la guerra nella ex Jugoslavia, narrata dagli occhi dei soldati americani; Chris Steele Perkins torna invece in Vaticano per raccontare il torneo di calcio tra religiosi “Clericus Cup”. 

Paolo Pellegrin chiude la sala e il decennio, con le immagini della folla assiepata in Piazza San Pietro nella veglia per la morte di Papa Giovanni Paolo II e inoltre la folla dei migranti su un barcone. Uscendo dall’ultima sala, il visitatore incontra infine la grande, infine Mark Power fotografa Piazza San Marco, la Basilica di San Petronio a Bologna, il Museo del Cinema di Torino e il Duomo di Milano. 

Sono dunque immagini di un’epoca e capolavori fotografici.

Il catalogo bilingue è edito da Silvana Editoriale.

La mostra L’Italia di Magnum si inserisce nell’ambito delle celebrazioni del settantesimo anniversario di Magnum Photos: mostre, pubblicazioni ed eventi da Brescia a Cremona, fino a Parigi e New York, per tutto il 2017.

Anna Maria Di Paolo

 
L’Italia di Magnum. Centro Italiano per la Fotografia

Via delle Rosine 18, 10123 – Torino

Dal 3 marzo al 21 maggio 2017. Lunedì – Domenica 11.00 – 19.00



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Keith Haring a Milano, Palazzo Reale

– Palazzo Reale di Milano rende omaggio a Keith Haring (1958-1990) con una grande mostra dal titolo Keith Haring. About Art, curata da Gianni Mercurio.

La retrospettiva, che presenta 110 opere del geniale artista americano, di cui alcune inedite o mai esposte in Italia, è tesa a mettere in luce il rapporto di Haring con la storia dell’arte. Per tale motivo il percorso espositivo è realizzato in modo da creare un dialogo tra le opere dell’artista e quelle che sono state le sue fonti ispirative che vanno dall’archeologia classica, alle figure archetipe delle religioni, alle maschere del Pacifico e alle creazioni dei nativi americani, fino a arrivare ai maestri del Novecento, quali Pollock, Dubuffet, Klee.

Nell’arco della sua breve quanto intensa carriera, Haring, attraverso il suo stile unico e inconfondibile, ha affrontato temi propri del suo e del nostro tempo: droga, razzismo, Aids, minaccia nucleare, alienazione giovanile, discriminazione delle minoranze, arroganza del potere. Haring ha partecipato di un sentire collettivo diventando l’icona di artista-attivista globale. Il suo progetto, reso ben evidente in questa mostra, fu tuttavia quello di ricomporre i linguaggi dell’arte in un unico personale, immaginario simbolico, che fosse al tempo stesso universale, per riscoprire l’arte come testimonianza di una verità interiore che pone al suo centro l’uomo e la sua condizione sociale e individuale.

                                                                                      Omaggio a Magritte



La mostra, aperta al pubblico dal 21 febbraio al 18 giugno 2017, è corredata da un catalogo, pubblicato da GAmm Giunti/24 ORE Cultura, che comprende, oltre a una vasta biografia illustrata e a tutte le opere esposte, i saggi del curatore, Gianni Mercurio, Demetrio Paparoni, Marina Mattei e Giuseppe Di Giacomo.
Dal 21 Febbraio 2017 al 18 Giugno 2017

Milano, Palazzo Reale

c.mostre@comune.milano.it

http://www.mostraharing.it
 

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