URBINO. BALDASSARRE CASTIGLIONE E RAFFAELLO VOLTI E MOMENTI DELLA VITA DI CORTE

BALDASSARRE CASTIGLIONE E RAFFAELLO

VOLTI E MOMENTI DELLA VITA DI CORTE

Urbino, città natale di Raffaello, celebra Baldassarre Castiglione, suo grande amico e intellettuale di primo piano della cultura e della politica dei primi decenni del Cinquecento, con una importante mostra.

Nato a Casatico (Mantova) nel 1478, viene mandato dal padre nel 1490 a Milano dove acquisisce un’ampia cultura classica e umanistica alla scuola di Giorgio Merulae di Demetrio

Calcondila. Infatti le lingue e le letterature classiche, in particolare il greco, rimangono le predilette dallo scrittore come testimoniano anche le lettere e l’inventario della sua ricca biblioteca.

Dopo la morte del padre, 1499, rientra a Mantova dove inizia la sua carriera diplomatica al servizio di Francesco Gonzaga.

Nel 1504 si trasferisce a Urbino presso la corte di Guibubaldo di Montefeltro. Durante gli anni urbinati compie numerose missioni, tra cui quella del 1506 in cui si reca in Inghilterra presso Enrico VII.

Dal 1513 al 1516 in qualità di ambasciatore del tan duca di Urbino si stabilisce a Roma durante il papato di Leone X, e in quel periodo si rinsaldarono i legami di amicizia e di affinità intellettuale che lo univano ai protagonisti, artisti e letterati, della vita culturale di quegli anni fin dalla stagione urbinate, tra cui P. Bembo, L. di Canossa, A. Beazzano, Raffaello, B. Dovizi da Bibbiena, G. G. Calandra, A. Tebaldeo, C. Gonzaga, Giuliano de’ Medici, G. Romano, L. Leonbruno.

Rientrato a Mantova dopo la morte della moglie Ippolita Torelli, nel 1520 abbraccia lo stato ecclesiastico e nel 1524 viene nominato da Clemente VII nunzio apostolico in Spagna alla corte di Carlo V.

Muore a Toledo l’8 febbraio 1529 di febbre pestilenziale.

Il Cortegiano, edito a Venezia nel 1528, ma già noto anni prima nella cerchia degli amici in veste manoscritta, è l’opera a cui si lega la fama di Castiglione ed è uno dei primi grandi libri europei moderni, come documenta la sua straordinaria diffusione in Italia e in tutta Europa nel XVI secolo, numerosissime infatti sono le traduzioni in spagnolo, francese, inglese, tedesco, polacco, latino. Scrittore nutrito della migliore tradizione classica e umanistica, Castiglione ha lasciato un’abbondante messe di testi in prosa e in poesia.

Nel 1506, a Urbino coautore Cesare Gonzaga, ha composto l’egloga Tirsi, elogio della duchessa Elisabetta Gonzaga, inoltre sonetti e canzoni, e i Carmina, tra cui le elegie De morte Raphaellipictoris, De Elisabella canente, e quella Qua fingitHippoliten suam ad se ipsum scribentem.

Di massimo interesse sono le Lettere famigliari e diplomatiche, ora disponibili nell’edizione critica a cura di A Stella, G. La Rocca, U. Morando (Torino, Einaudi 2016). L’imponente corpus epistolare, sono 1779 quelle ad oggi raccolte, consente di ripercorrere le vicende storiche dei primi decenni del Cinquecento intrecciate ad un’intensa vita famigliare, e rappresenta un documento di straordinaria vitalità e vivacità descrittiva della vita delle corti nel primo Rinascimento Italiano. Tra le Lettere più importanti da punto di storico e artistico conviene citare almeno quella scritta in collaborazione con Raffaello a Leone X sul ricupero delle rovine romane (1519); quella a Clemente VII della fine del 1527 in cui Castiglione si difende dalle calunnie sulla sua presunta responsabilità in relazione ai terribili fatti del Sacco di Roma, e quella, veemente, in risposta alle velenose accuse di Alfonso Valdès, influente segretario di Carlo V del 1528.

Dalle Lettere di Castiglione si possono estrarre numerosi passi nei quali l’autore ricorda momenti della sua vita e del cenacolo di artisti e letterati negli anni trascorsi nelle corti di Urbino e di Roma. In essi si parla di parate e di fatti d’arme, di teatro e di musica, di cerimonie e di feste, si sottolinea l’importanza di vestire abiti eleganti, si elogia la studiata piacevolezza del discorrere nutrita dalla profonda conoscenza della cultura classica e moderna.

Questi passi, che corrispondono alle qualità del perfetto cortigiano via via elencate nel dialogo, introdurranno le sezioni della mostra. Aiuteranno inoltre a comprendere la natura dei rapporti di amicizia che uniscono Castiglione a grandi artisti (Gian Cristoforo Romano, Raffaello, Lorenzo Leombruno, Giulio Romano), nonché a letterati, ambasciatori e alti funzionari delle corti coinvolti nelle vicende politiche e letterarie degli anni 1500-1528. Va messo inoltre in rilievo il rapporto di stima e di fiducia, di affinità culturale che lega negli anni lo scrittore a papi, cardinali e a signori di cui era al servizio, Federico Gonzaga e in particolare Isabella d’Este, che in due occasioni si rivolgono a lui anche quale intermediario per sollecitare opere di Raffaello.

Questi i legami si alimentano anche sulla condivisa passione per il collezionismo. Rivolgendosi per lo più ai suoi amici o alla madre Castiglione parla di oggetti a lui carissimi, quadri, strumenti musicali, abiti, tessuti, gioielli, cammei, bronzi, marmi antichi, da custodire gelosamente in luoghi sicuri, lontani da occhi indiscreti, alcuni dei quali inseguiti tenacemente.

Le Lettere ci illuminano sulla cultura, sui gusti e sulle preferenze artistiche dello scrittore, oltreché sulle tappe della sua carriera diplomatica; consentono di seguirlo nei fatti e nelle azioni, ma soprattutto fotografano dal vivo e dall’interno affanni, affetti e dolori della sua vita quotidiana. Le Lettere sono anche una guida preziosa e indispensabile per meglio comprendere la complessità de il Cortegiano, poliedrico testo.

Il progetto della mostra e’ di Vittorio Sgarbi e Elisabetta Soletti

A. M. D. P.

Urbino, Palazzo Ducale, Sale del Castellare

19 luglio – 1 novembre 2020

Info: http://www.vieniaurbino.it

 

Ufficio Stampa:
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo

rif. Simone Raddi gestione2@studioesseci.net